CASSANDRA CLARE.

SIGNORA DELLA MEZZANOTTE.


Ciclo The Dark Artifices. 1.

Parte 1.

Titolo originale: The Dark Artifices. Lady Midnight. 2016.
Traduzione di: Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Los Angeles 2012. Sono passati cinque anni da quando Emma Carstairs ha perso i genitori,
barbaramente assassinati. Dopo il sangue e la violenza a cui ha assistito da bambina, la ragazza ha
dedicato la sua vita alla lotta contro i demoni ed  diventata la Shadowhunter pi talentuosa della sua
generazione. Non ha per mai smesso di cercare coloro che hanno distrutto la sua famiglia e, quando si
rende conto che l'unico modo per arrivare ai colpevoli  quello di allearsi con le fate, da anni in lotta
con gli Shadowhunters, non si tira indietro.  una partita molto pericolosa, ma Emma, insieme a Julian,
suo migliore amico e parabatai, ha tutte le intenzioni di giocarla fino in fondo. Non solo la ragazza
potrebbe finalmente vendicarsi, ma per Julian si apre la possibilit di riabbracciare il fratello Mark, che
anni prima era stato costretto a unirsi al Popolo Fatato. Inizia cos una corsa contro il tempo,
un'indagine ricca di colpi di scena, dove i bluff e i doppi giochi non mancano e i sentimenti pi
profondi sono messi a dura prova. Compreso quello che lega Emma e Julian, forse di natura diversa
rispetto a quel legame puro, unico e indissolubile che dovrebbe unire due parabatai: un sentimento che
la Legge non accetta.
Questa  un'edizione speciale con il racconto in esclusiva La festa di fidanzamento.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los
Angeles e New York, ora si  fermata a Brooklyn dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV,
scrive i suoi libri nei bar e nei ristoranti.
La saga Shadowhunters ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy con
oltre 36 milioni di copie vendute nel mondo. La saga ha ispirato un film per il cinema uscito nelle sale
nel 2013 e una serie TV in onda nel 2016.
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A Holly.
Era elfico, lui.
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PROLOGO.
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Los Angeles, 2012.
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Le serate al Mercato delle Ombre erano le preferite di Kit.
In quelle occasioni gli era permesso uscire di casa e aiutare suo padre alla bancarella.
Frequentava quel luogo da quando aveva sette anni: adesso ne erano passati otto, eppure Kit provava
ancora lo stesso senso di stupore e meraviglia quando camminava lungo Kendall Alley, nella citt
vecchia di Pasadena, fino a raggiungere un muro di mattoni spoglio, attraversarlo ed entrare cos in un
mondo esplosivo di luci e colori.
A pochi isolati di distanza c'erano gli Apple Store che vendevano computer portatili e
dispositivi vari, ristoranti della catena Cheesecake Factory e supermercati di cibo biologico, negozi
American Apparel e boutique alla moda. Ma in quel punto la strada si apriva su una piazza enorme,
sorvegliata su ogni lato per evitare che qualcuno si avventurasse per errore nel Mercato delle Ombre.
Il Mercato compariva con la luna crescente o calante, esisteva e non esisteva. Kit era
consapevole, quando metteva piede tra le file di vivaci bancarelle, di stare camminando in uno spazio
che al sorgere del sole si sarebbe volatilizzato.
Ma per il tempo in cui ci restava, si divertiva. Era strano avere il Dono quando nessun altro
attorno a te lo possedeva. Era suo padre che lo definiva "Dono", anche se Kit in fondo non lo riteneva
chiss quale dote. Hyacinth, l'indovino dalla pelle azzurra nel banchetto in fondo al mercato, lo
chiamava "Vista".
Per Kit quella definizione aveva pi senso. Dopotutto, l'unica cosa che lo distingueva dai
ragazzi normali era la capacit di vedere, letteralmente, cose che loro non potevano distinguere. Cose
innocue, a volte; pixie che sbucavano dall'erba secca lungo i marciapiedi spaccati, pallidi volti di
vampiri nelle stazioni di servizio a tarda notte, un uomo che schioccava le dita al bancone di una tavola
calda  a guardarlo una seconda volta, si era accorto che le dita erano artigli. Gli succedeva da quando
era piccolo, e succedeva anche a suo padre. La Vista era una caratteristica ereditaria.
Reprimere l'impulso di reagire era la cosa pi difficile. Un pomeriggio, tornando a casa da
scuola, aveva visto un branco di lupi mannari che lottavano per la supremazia facendosi a pezzi in un
parco giochi deserto. Si era fermato sul marciapiede e aveva urlato finch non erano arrivati i poliziotti,
che per non riuscivano a vedere nulla. Dopo quell'episodio suo padre l'aveva tenuto quasi sempre in
casa, lasciando che si istruisse da solo leggendo vecchi libri. Giocava ai videogiochi nel seminterrato e
usciva di rado, o durante il giorno oppure quando c'era il Mercato delle Ombre.
L non doveva preoccuparsi delle proprie reazioni: il Mercato era un posto bizzarro e variopinto
persino per chi lo popolava. C'erano ifrit che tenevano al guinzaglio djinn ammaestrati e splendide
ragazze peri che danzavano davanti a bancarelle con polveri luccicanti e pericolose in vendita. Una
banshee gestiva un banchetto che prometteva di rivelarti il giorno della tua morte, anche se Kit non
riusciva a immaginare perch qualcuno dovesse desiderare saperlo. Un cluricaun si offriva di ritrovare
oggetti smarriti e una graziosa, giovane strega con i capelli corti verde brillante vendeva ciondoli e
braccialetti incantati con cui attirare attenzioni romantiche. Quando Kit la guardava, lei gli sorrideva.
Ehi, Romeo. Suo padre gli diede una gomitata nel costato. Non ti ho portato qui per fare il
cascamorto. Aiutami ad appendere l'insegna.
L'uomo spinse con un calcio lo sgabellino di metallo verso di lui e gli pass un'asse di legno
sulla quale aveva impresso a fuoco il nome della sua bancarella: DA JOHNNY ROOK.
Non era il pi fantasioso dei nomi, ma d'altronde suo padre non aveva mai brillato per
creativit. Per era strano, riflett Kit mentre si arrampicava per appendere l'insegna, se si pensava che
la sua clientela era composta da stregoni, lupi mannari, vampiri, spiriti, wight, ghoul e, una volta,
persino una sirena (si erano incontrati di nascosto al parco acquatico).
Nonostante tutto, forse un'insegna semplice era la cosa migliore. Suo padre vendeva pozioni e
polveri, nonch, sottobanco, alcune discutibili armi legali, ma non erano quelle ad attirare la gente.
Johnny Rook era uno che sapeva le cose, ecco il punto.
Nel Mondo dei Nascosti di Los Angeles non poteva succedere niente senza che lui venisse a
saperlo, e non esisteva nessuno cos potente da impedirgli di conoscere un segreto sul suo conto o un
modo per contattarlo. Johnny era uno che sapeva e, se avevi i soldi, parlava.
Kit salt gi dallo sgabello e il padre gli diede due banconote da cinquanta dollari. Vai a
fartele cambiare gli disse senza guardarlo. Aveva estratto da sotto il bancone il suo libro mastro rosso
e ora lo stava sfogliando, probabilmente per controllare chi gli dovesse dei soldi. Sono i tagli pi
piccoli che ho.
Kit annu e sbuc fuori dalla bancarella, felice. Ogni commissione era buona per andarsene un
po' a zonzo. Pass accanto a un banchetto pieno di fiori bianchi che emanavano un aroma misterioso,
dolce e letale, e a un altro dove un gruppo di persone in completo elegante distribuiva opuscoli davanti
a un cartello che diceva: SEI IN PARTE SOPRANNATURALE? NON SEI SOLO. I SEGUACI DEL
GUARDIANO VOGLIONO LA TUA FIRMA PER LA LOTTERIA DELLA FORTUNA! FAI
ENTRARE LA BUONA SORTE NELLA TUA VITA!
Una donna con i capelli neri e le labbra rosse cerc di piazzargli un volantino in mano. Vedendo
che lui non lo prendeva, lanci uno sguardo languido in direzione di Johnny, il quale le fece un sorriso.
Kit alz gli occhi al cielo, esasperato. Ogni giorno spuntavano come funghi milioni di piccoli
culti per l'adorazione di angeli e demoni minori, ma non si capiva mai che fine facessero.
Quando raggiunse una delle sue bancarelle preferite, compr una granita rossa che sapeva di
frutto della passione, lamponi e panna tutti insieme. Cercava di stare sempre attento a dove faceva
acquisti, perch al mercato c'erano caramelle e bibite in grado di rovinarti la vita per sempre, ma in
realt nessuno voleva correre rischi con il figlio di Johnny Rook. Lui aveva informazioni su tutti: se lo
facevi arrabbiare, potevi star tranquillo che i tuoi segreti non sarebbero rimasti tali.
Fece il giro dietro la strega con i gioielli incantati. Lei non aveva un banchetto: se ne stava
seduta come al solito su un pareo fantasia, di quelli che potevi comprare per pochi spiccioli a Venice
Beach. Quando lo vide avvicinarsi alz lo sguardo.
Ciao, Wren! la salut lui. Dubitava che fosse il suo vero nome, ma al Mercato la chiamavano
tutti cos.
Ehi, bel ragazzo! La strega si fece da parte per lasciargli spazio e, muovendosi, produsse un
tintinnio di bracciali e cavigliere. Cosa ti porta nella mia umile dimora?
Kit si mise accanto a lei sul pareo. Aveva i jeans consumati, con i buchi alle ginocchia. Gli
sarebbe piaciuto poter tenere i soldi che suo padre gli aveva dato per comprarsi qualche vestito nuovo.
Il pap mi ha chiesto di cambiare due da cinquanta.
Ssst! Lei gli fece segno con la mano di abbassare la voce. Qui c' gente che per due
banconote da cinquanta sarebbe pronta a tagliarti la gola spacciando il tuo sangue per fuoco di drago!
Oh, non a me rispose Kit, convinto. Nessuno qui oserebbe mai toccarmi. Si appoggi
all'indietro sulle mani. A meno che non lo voglia, chiaro.
E io che pensavo di aver finito gli amuleti dell'abbordaggio sfacciato...
Ma sono io il tuo amuleto dell'abbordaggio sfacciato! Kit sorrise a due passanti: un ragazzo
alto e bello, con una ciocca bianca fra i capelli neri, e una brunetta con lo sguardo celato dietro a un
paio di occhiali da sole. Lo ignorarono. Wren invece scatt sull'attenti alla vista dei due potenziali
clienti subito dietro di loro: un uomo corpulento e una donna con i capelli castani raccolti in una coda
che scendeva sulla schiena.
Amuleti di protezione? propose in tono accattivante. Con questi sarete al sicuro, garantito.
Ce li ho anche d'oro e d'ottone, non soltanto d'argento.
La donna compr un anello con una pietra di luna incastonata e poi se ne and chiacchierando
con il compagno. Come facevi a sapere che erano lupi mannari? chiese Kit a Wren.
Lo sguardo gli disse lei. I lupi mannari sono acquirenti compulsivi. E poi con gli occhi
evitano automaticamente qualsiasi cosa d'argento. Sospir. Sto facendo degli affaroni con gli
amuleti di protezione da quando sono cominciati quegli omicidi.
Quali omicidi?
Wren fece una smorfia. Non so, una roba assurda che ha a che fare con la magia. Cadaveri tutti
ricoperti di scritte in linguaggi demoniaci. Corpi bruciati, affogati, mani mozzate... Girano voci di tutti
i tipi. Come hai fatto a non sentirne parlare? Non segui i pettegolezzi?
No disse Kit. Non proprio. Stava guardando la coppia di lupi mannari che si dirigeva verso
l'estremit nord del mercato, dove si radunavano in genere i licantropi per comprare ci di cui avevano
bisogno: posate di legno e ferro, aconito strozzalupo, pantaloni della tuta a strappo (o cos sperava).
Sebbene il Mercato fosse inteso come luogo dove i Nascosti si mescolavano fra loro, le varie
specie tendevano a formare dei gruppi. C'era la zona in cui si radunavano i vampiri per comprare
sangue aromatizzato o cercare nuovi soggiogati tra quelli che avevano perso il loro padrone. C'erano i
gazebi coperti di fiori e piante rampicanti sotto ai quali si muovevano leggiadre le fate, scambiandosi
amuleti e sussurrandosi presagi; si tenevano in disparte, perch a loro era vietato commerciare come gli
altri. Gli stregoni, rari e temuti, occupavano le bancarelle in fondo al Mercato, e ognuno di loro
sfoggiava una caratteristica che ne rivelava l'origine demoniaca: chi aveva la coda, chi le ali e chi corna
ricurve. Una volta Kit aveva intravisto uno stregone donna con la pelle tutta azzurra come un pesce.
Poi c'erano quelli con la Vista, come lui e suo padre, gente comune ma in grado di vedere il
Mondo delle Ombre, di guardare oltre gli incantesimi. Anche Wren era cos: una strega autodidatta che
aveva pagato uno stregone per farle un corso in incantesimi di base, per cercava di non farsi notare. In
teoria gli umani non praticavano la magia, ma il mercato sommerso di chi la insegnava era molto
florido. Si potevano fare bei soldi, purch non ti beccassero gli...
Shadowhunters disse a un tratto Wren.
Come facevi a sapere che stavo pensando proprio a loro?
Perch ce ne sono due laggi. Guarda! Gir il mento verso destra, lo sguardo all'erta.
In realt era come se tutto il Mercato si fosse irrigidito, e alcuni si erano messi all'opera per far
sparire con nonchalance flaconi e scatole di pozioni o amuleti con i teschi. I djinn al guinzaglio si
nascondevano dietro ai loro padroni. Le peri avevano smesso di danzare e ora stavano guardando gli
Shadowhunters con espressioni fredde e dure sugli incantevoli visi.
Erano in due, un ragazzo e una ragazza, sui diciassette o diciotto anni. Lui aveva i capelli rossi,
era alto e con un fisico atletico; della sua compagna Kit non riusciva a vedere il viso, ma soltanto una
cascata di capelli biondi che le arrivavano fino alla vita. Portava una spada assicurata alla schiena e
camminava con quel genere di disinvoltura che non poteva essere frutto di una messinscena.
Erano entrambi in tenuta da combattimento, una divisa di protezione nera che li
contraddistingueva come Nephilim: in parte umani in parte angeli, signori incontrastati di ogni altra
creatura soprannaturale sulla faccia della terra. Avevano gli Istituti, paragonabili a enormi stazioni di
polizia, in quasi tutte le grandi citt del mondo, da Rio a Baghdad, da Lahore a Los Angeles. La
maggior parte degli Shadowhunters erano nati tali, ma avevano la capacit di trasformare gli umani per
farli diventare come loro. E da quando avevano perso cos tante vite nella Guerra Oscura, cercavano
disperatamente di rimpolpare i loro ranghi: si diceva rapissero chiunque sotto i diciotto anni mostrasse
anche la minima potenzialit di diventare Shadowhunter.
In altre parole, chiunque avesse la Vista.
Stanno andando verso la bancarella di tuo padre sussurr Wren. Aveva ragione. Kit si irrigid
vedendo che sfilavano davanti ai venditori e puntavano dritto verso l'insegna con la scritta DA
JOHNNY ROOK.
Alzati! Wren era in piedi, e stava scuotendo Kit perch si sollevasse dal pareo. Quando si
chin per raccogliere la sua merce, lui not un curioso disegno sul dorso della mano, un simbolo simile
a linee d'acqua che correvano sotto una fiamma. Forse se l'era scarabocchiato da sola. Devo andare.
Per colpa degli Shadowhunters? le chiese, sorpreso, tenendosi un passo indietro per
permetterle di prendere le sue cose.
Ssst! sibil Wren, poi corse via facendo saltellare su e gi la sua vivace chioma.
Strano mormor Kit prima di incamminarsi verso la bancarella del genitore. Arriv da un
lato, a testa bassa e con le mani in tasca. Era piuttosto certo che suo padre gli avrebbe gridato contro se
si fosse presentato di fronte agli Shadowhunters, considerate le voci sull'arruolamento forzato di tutti i
mondani sotto i diciotto anni dotati di Vista, ma non poteva resistere alla tentazione di origliare.
La ragazza bionda era piegata in avanti, con i gomiti appoggiati sul bancone di legno.  un
piacere rivederti, Rook disse con un sorriso ammaliante.
Kit pens che fosse carina. Era pi grande di lui, e il ragazzo che la accompagnava una
montagna di muscoli. E poi era una Shadowhunter. Quindi era carina senza offrire speranze, ma pur
sempre carina. Aveva le braccia nude, e dal gomito al polso le correva una cicatrice lunga e pallida.
Tatuaggi neri, con le forme di strani simboli, le decoravano la pelle intrecciandosi. Uno faceva capolino
dallo scollo a V della maglietta: erano rune, i Marchi magici che conferivano agli Shadowhunters il
loro potere. Erano gli unici a poterle portare. Se venivano disegnate sulla pelle di una persona normale
o di un Nascosto l'avrebbero condotto alla follia.
E questo chi ? domand Johnny Rook, indicando con un cenno del mento il ragazzo
Shadowhunter. Il famoso parabatai?
Kit osserv la coppia con rinnovato interesse. Chiunque conoscesse i Nephilim sapeva cosa
fossero i parabatai: due Shadowhunters che si giuravano lealt platonica in eterno, e che avrebbero
sempre combattuto l'uno accanto all'altro. Jace Herondale e Clary Fairchild, i due Shadowhunters pi
famosi del mondo, avevano ciascuno il proprio parabatai. Persino lui lo sapeva.
No rispose la ragazza, con voce strascicata, mentre prendeva un vasetto di vetro pieno di
liquido verdastro dalla pila accanto alla cassa. In teoria doveva essere una pozione d'amore, ma Kit
sapeva che diversi di quei vasetti contenevano solo acqua e colorante alimentare. Questo non 
esattamente un posto da Julian aggiunse facendo guizzare lo sguardo attorno a s.
Piacere, Cameron Ashdown. La montagna di muscoli tese una mano e Johnny, perplesso,
gliela strinse. Kit colse l'occasione per infilarsi dietro al bancone. Il ragazzo di Emma.
A quella frase la bionda, che dunque doveva essere Emma, trasal in maniera appena
percettibile. Quel Cameron Ashdown poteva anche essere il suo attuale ragazzo, pens Kit, ma sul fatto
che lo sarebbe rimasto ancora a lungo... be', non ci avrebbe scommesso.
Uh fece Johnny, togliendo il vasetto dalle mani di Emma. Quindi presumo tu sia qui per
prendere quello che avevi lasciato. Pesc dalla tasca quello che sembrava un brandello di stoffa rossa.
Kit lo fiss. Cosa poteva esserci di cos interessante in un quadrato di cotone?
Emma si mise dritta sulla schiena. Ora sembrava impaziente. Hai scoperto qualcosa?
Se lo metti in lavatrice con un carico di bianchi,  sicuro che ti escono i calzini rosa.
Emma corrug la fronte e agguant la stoffa. Dico sul serio. Tu non sai quanta gente ho
dovuto corrompere per averlo. Sono stata nel Labirinto a Spirale.  un pezzo della maglietta che
indossava mia madre quando  stata uccisa.
Johnny si scherm con una mano. Lo so. Stavo solo...
Non fare il sarcastico. Sarcasmo e battute sono compito mio. Il tuo  farti mettere sotto torchio
per dare informazioni.
O venire pagato aggiunse Cameron Ashdown. Anche essere ricompensati per dare
informazioni va bene.
Sentite, non posso aiutarvi rispose il padre di Kit. Qui non c' magia.  solo un pezzo di
cotone. Malridotto e impregnato di acqua di mare, ma pur sempre cotone.
L'espressione delusa che prese forma sul viso della ragazza fu intensa, inconfondibile. Non si
sforz di nasconderla mentre si infilava la stoffa in tasca. Kit non pot fare a meno di pensare che la
capiva, e ne rimase sorpreso, visto che non si sarebbe mai immaginato di capire uno Shadowhunter.
Emma lo guard, neanche avesse parlato ad alta voce. E cos... disse, con un improvviso
guizzo negli occhi. Tu hai la Vista proprio come il tuo vecchio, eh? Quanti anni hai?
Kit si pietrific. Suo padre gli si mise subito di fronte, proteggendolo dallo sguardo di Emma.
Insomma, io pensavo che mi avresti chiesto degli omicidi che si stanno verificando. Sei rimasta
indietro con le notizie, Carstairs?
A quanto pareva Wren aveva ragione, pens Kit. Tutti sapevano di quei delitti. Lo capiva dalla
nota di avvertimento nel tono di voce di suo padre che avrebbe dovuto tagliare la corda, ma era
intrappolato dietro al bancone, senza vie di fuga.
Ho sentito delle voci su certi mondani morti disse Emma. La maggior parte degli
Shadowhunters utilizzava questo termine con grande disprezzo per definire i normali esseri umani.
Emma sembrava semplicemente stanca. E noi non facciamo indagini sui mondani che si uccidono tra
loro. Quella  roba per la polizia.
C'erano delle fate tra i morti disse Johnny. Diversi cadaveri erano di fata.
Non possiamo indagare nemmeno su quelli dichiar Cameron. Lo sai. La Pace Fredda ce lo
vieta.
Kit ud un debolissimo mormorio provenire dalle bancarelle vicine: un rumore da cui cap di
non essere l'unico a origliare.
La Pace Fredda era una Legge Shadowhunter nata quasi cinque anni prima. Quasi non ricordava
un'epoca precedente. E comunque la chiamavano "Legge", ma in realt era una punizione.
Quando lui aveva dieci anni, una guerra aveva sconquassato l'universo di Nascosti e
Shadowhunters. Uno di questi ultimi, Sebastian Morgenstern, si era rivoltato contro la propria gente:
era andato di Istituto in Istituto ad attaccarne gli occupanti, in modo da poter controllare i loro corpi e
costringerli a combattere per lui riunendosi in uno scellerato esercito di schiavi dalla mente ottenebrata.
Quasi tutti gli Shadowhunters dell'Istituto di Los Angeles erano stati catturati o uccisi.
A Kit era capitato di fare degli incubi in proposito, incubi di sangue che scorreva attraverso
corridoi che non aveva mai visto, decorati con le rune dei Nephilim.
Nel suo tentativo di annientare gli Shadowhunters, Sebastian era stato aiutato dal Popolo Fatato.
Kit aveva studiato le fate a scuola: adorabili creaturine che vivevano tra gli alberi e indossavano
copricapo floreali. Invece no, il Popolo Fatato non c'entrava niente con quella descrizione. I suoi
membri potevano essere sirene, goblin e kelpie con denti di squalo, ma anche fate di ceto nobile che
occupavano posizioni di rango elevato nelle proprie corti. Le fate di questo tipo erano creature alte,
bellissime e terrificanti. Si dividevano in due corti: la Corte Seelie, un luogo pericoloso governato da
una regina che nessuno vedeva da anni, e la Corte Unseelie, un oscuro luogo di inganno e magia nera
governato da una specie di mostro uscito da una leggenda.
Poich le fate facevano parte dei Nascosti, e avevano giurato alleanza e lealt agli
Shadowhunters, il loro tradimento era stato un crimine imperdonabile. Gli Shadowhunters le avevano
punite ferocemente con una misura radicale diventata nota come "Pace Fredda": le avevano costrette a
pagare ingenti somme, a ricostruire gli edifici degli Shadowhunters che erano andati distrutti, le
avevano private dei loro eserciti e intimato agli altri Nascosti di non aiutarle mai. La punizione, in caso
contrario, sarebbe stata molto severa.
Quello delle fate era un popolo orgoglioso, antico e magico, o almeno cos si diceva. Perch Kit
le aveva sempre viste a pezzi, nient'altro.
La maggioranza dei Nascosti e degli altri abitanti della zona d'ombra fra mondo dei mondani e
mondo degli Shadowhunters non le detestava, n provava chiss quale rancore nei loro confronti. Ma,
d'altra parte, nessuno aveva voglia di mettersi contro gli Shadowhunters. Vampiri, lupi mannari e
stregoni stavano alla larga dalle fate, tranne che nei posti come il Mercato delle Ombre, dove il denaro
era pi importante delle Leggi.
Davvero? disse Johnny. E se ti dicessi che i corpi sono stati ritrovati coperti di scritte?
Emma alz la testa di scatto. Aveva gli occhi castano scuro, quasi neri, sorprendenti su una
pelle cos chiara. Che cosa hai detto?
Mi hai sentito.
Che genere di scritte?  lo stesso linguaggio trovato sul corpo dei miei genitori?
Non so rispose l'altro. Cos ho sentito dire. Per  sospetto come dettaglio, vero?
Emma disse Cameron, mettendola in guardia. Al Conclave non piacer.
Il Conclave era il governo degli Shadowhunters. E per quanto ne sapeva Kit, a quelli non
piaceva niente.
Non m'importa fece Emma. Kit not che si era chiaramente dimenticata di lui: ora fissava
suo padre con due occhi di fuoco. Dimmi quello che c' da sapere. Te ne do duecento.
Bene, ma non ho cos tante informazioni. In pratica pigliano qualcuno che, poche notti dopo,
viene trovato morto.
E l'ultima volta che hanno "pigliato" qualcuno? chiese Cameron.
Due notti fa rispose Johnny. Si vedeva che era convinto di meritarsi la sua ricompensa.
Probabilmente abbandoneranno il corpo domani notte. Non dovete fare altro che presentarvi e
prendere chi lo scarica.
Emma incroci le braccia al petto. Allora perch non ci dici come fare?
Johnny soffi aria fuori dal naso. Corre voce che il prossimo corpo verr scaricato a West
Hollywood. Al Sepulchre Bar.
Emma batt le mani per l'entusiasmo. Il suo ragazzo la chiam di nuovo per riportarla
all'ordine, ma Kit non aveva dubbi che stesse solo perdendo tempo: non aveva mai visto, infatti, una
ragazza tanto esaltata per qualcosa, nemmeno per un attore famoso, una boyband, un gioiello. E quella
stava praticamente scoppiando d'emozione all'idea di un cadavere.
Perch non ci pensi tu, se questi omicidi ti interessano tanto? domand Cameron a Johnny.
Kit trovava che i suoi occhi verdi fossero molto belli. Quei due formavano una coppia troppo attraente,
davano quasi fastidio. Si chiese che aspetto avesse il mitico Julian... Se aveva giurato di essere il
migliore amico platonico di quella ragazza per l'eternit, probabilmente era bello come un calcio sulle
gengive.
Perch non voglio rispose Johnny. Mi sembra pericoloso. Ma a voi il pericolo piace, vero,
Emma?
La ragazza sorrise. Kit pens che suo padre dovesse conoscerla piuttosto bene. Si vedeva che
doveva gi essere passata da quelle parti prima di fare tutte quelle domande. Strano vederla solo ora per
la prima volta... Per, in effetti, lui non partecipava sempre al Mercato. Mentre la guardava affondare
una mano in tasca, estrarne un rotolo di banconote e porgerlo a suo padre, si chiese se fosse mai stata a
casa loro. Ogni volta che riceveva dei clienti, Johnny lo costringeva a scendere nel seminterrato e a
restarci, in silenzio.
Tratto con il genere di persone che tu non dovresti conoscere si limitava a dirgli.
Una volta si era avventurato al piano di sopra per sbaglio mentre suo padre era "in riunione"
con un gruppo di mostri incappucciati. O almeno cos gli erano sembrate quelle creature: avevano occhi
e labbra cucite, teste pelate e lucenti. Suo padre gli aveva detto che erano Gregori, Fratelli Silenti 
Shadowhunters sfregiati e torturati con la magia fino a diventare qualcosa di pi di esseri umani;
parlavano con la mente e riuscivano a leggere dentro a quella altrui. Dopo quell'episodio, non era mai
pi salito dal seminterrato mentre suo padre teneva uno dei suoi incontri.
Kit sapeva che era un criminale. Sapeva che vendeva segreti per guadagnarsi da vivere, ma
bugie no: Johnny si vantava di avere informazioni di prima scelta. E sapeva anche che, probabilmente,
alla fine avrebbe seguito le sue stesse orme. Del resto era difficile vivere in maniera normale quando
dovevi sempre fingere di non vedere cosa ti stava accadendo sotto il naso.
Bene, allora grazie per le informazioni disse Emma, facendo per allontanarsi dalla bancarella.
Kit vide l'elsa d'oro della sua spada scintillare e si domand come fosse essere un Nephilim, vivere in
mezzo a gente che vedeva le stesse cose che vedevi tu, non avere mai paura di cosa potesse annidarsi
nell'ombra. Ci si vede, Johnny.
Emma fece l'occhiolino a Kit. Suo padre si gir di scatto per guardarlo, ed Emma spar in
mezzo alla folla insieme al suo ragazzo.
Le hai detto qualcosa? volle sapere Johnny. Perch ti ha puntato a quel modo?
Kit alz le mani in segno di resa. Io non ho detto niente si difese. Avr notato che stavo
ascoltando.
Johnny fece un lungo sospiro. Allora cerca di farti notare di meno.
Adesso che gli Shadowhunters se n'erano andati, il Mercato era tornato al solito fermento.
Kit sent della musica e un gorgoglio crescente di voci. La conosci bene?
Emma Carstairs? Be', sono anni che viene da me. A quanto pare non le importa di infrangere
le regole dei Nephilim. Mi piace, per quanto possa piacermi uno di loro.
Vuole che scopri chi ha ucciso i suoi genitori.
Johnny apr bruscamente un cassetto. Non so chi sia stato, Kit. Probabilmente le fate. 
successo durante la Guerra Oscura. Parlava con un tono di superiorit. Quindi volevo aiutarla. I soldi
degli Shadowhunters non puzzano.
E tu vuoi che loro si concentrino su qualcosa che non sei tu. Era un'ipotesi, ma Kit sospettava
che fosse fondata. Stai nascondendo qualcosa?
Johnny chiuse il cassetto di scatto. Forse.
Per essere uno che vende segreti, ne hai parecchi, poco ma sicuro comment Kit infilandosi
le mani in tasca.
Suo padre gli mise un braccio attorno alle spalle, in un raro gesto d'affetto. Il mio segreto pi
grande gli disse sei tu.
...
.
...
1.
.
UN SEPOLCRO IN QUESTO REGNO.
.
No, non sta funzionando disse Emma. La storia, intendo.
Dall'altro capo del telefono giunsero dei suoni sconsolati. Emma riusciva a malapena a
decifrarli: sul tetto del Sepulchre Bar la ricezione non era il massimo. Stava camminando sul bordo
guardando in basso, verso il cortile centrale. Gli alberi di jacaranda erano decorati con fili di luci,
mentre il giardino era disseminato di tavolini e sedie eleganti dallo stile ultramoderno. Giovani uomini
e donne altrettanto eleganti e ultramoderni affollavano il locale: i calici di vino scintillavano nelle loro
mani come bolle trasparenti riempite di rosso, bianco e rosa. Qualcuno aveva preso in affitto il bar per
una festa privata: uno striscione luccicante pendeva tra due alberi e i camerieri si facevano largo tra la
folla offrendo vassoi di stuzzichini.
C'era qualcosa, in quello scenario cos glamour, che faceva venire voglia a Emma di
interromperlo calciando qualche tegola gi dal tetto o facendo una capriola sugli invitati. Peccato che,
se ti comportavi cos, il Conclave ti rinchiudeva per un bel po' di tempo: i mondani non dovevano mai
nemmeno intravedere gli Shadowhunters. E comunque, anche se fosse veramente piombata in cortile
con un balzo, nessuno degli ospiti si sarebbe accorto di lei. Era ricoperta di rune, disegnate da Cristina,
che la rendevano invisibile a chiunque non possedesse la Vista.
Emma sospir e si riport il telefono all'orecchio. Ok, la nostra storia disse. La nostra storia
non sta funzionando.
Emma! la chiam Cristina sussurrando forte dietro di lei. Emma si gir, con gli stivali in
equilibro sul ciglio del tetto. Cristina era seduta sul pendio di tegole alle sue spalle, intenta a lucidare
un coltello da lancio con un panno celeste abbinato ai nastri che impedivano ai capelli neri di ricaderle
sul viso. Tutto, in Cristina, era ordinato e composto: con la sua tenuta nera da combattimento riusciva a
sembrare carina e professionale come la maggior parte della gente sarebbe riuscita a esserlo solo in un
elegante completo da ufficio. La sua medaglietta d'oro portafortuna le scintillava nell'incavo del collo
e l'anello di famiglia, percorso da un intreccio di rose simbolo dei Rosales, le brill sul dito quando
depose il coltello accanto a s, avvolto nel suo panno. Emma, ricordati le frasi che ti sei preparata. In
prima persona!
Cameron continuava a parlare a ruota libera all'altro capo del telefono, farneticando qualcosa a
proposito di un incontro di chiarimento, che Emma sapeva sarebbe stato inutile. Lei si concentr sulla
scena sotto di s: era un'ombra, quella che stava scivolando tra la folla, oppure si stava immaginando
tutto? Forse era perch ci sperava troppo. Johnny Rook in genere era affidabile, e poi le era sembrato
molto, molto sicuro su quella notte, ma lei odiava caricarsi e stare sulle spine per poi scoprire che non
ci sarebbero state battaglie in cui sfogare tutta l'energia.
Qui si tratta di me, non di te disse nel microfono. Cristina le fece i pollici in su per
incoraggiarla. E io sono stanca di te. Fece un sorriso radioso mentre l'altra si prendeva il viso tra le
mani. Quindi cosa ne dici se torniamo a essere amici?
Si sent un clic. Cameron aveva riattaccato. Emma si infil il telefono in tasca e scrut di nuovo
la folla. Niente. Scocciata, si arrampic su per il pendio del tetto per sedersi con un tonfo accanto a
Cristina. Be', sarebbe potuta andare meglio disse.
Tu credi? Cristina si tolse le mani dal viso. Che cosa  successo?
Non lo so. Emma sospir e prese lo stilo, il raffinato strumento di scrittura fatto di adamas
che gli Shadowhunters utilizzavano per tracciarsi rune di Protezione sulla pelle. Il suo aveva
un'impugnatura intarsiata in osso di demone ed era un regalo di Jace Herondale, la sua prima cotta. La
maggior parte degli Shadowhunters trattava gli stili come i mondani tenevano le matite, ma quello per
lei era speciale, e lo custodiva con la stessa cura che dedicava alla spada. Va sempre a finire cos.
Tutto ok, finch un mattino mi sveglio e basta il suono della sua voce a farmi venire la nausea.
Guard Cristina con aria colpevole. Ci ho provato aggiunse. Ho aspettato settimane! Ho continuato
a sperare che le cose sarebbero migliorate. Ma non  successo.
Cristina le diede una pacca sul braccio. Lo so, cuata disse.  solo che non sei molto brava
ad avere...
Tatto? sugger Emma. L'inglese di Cristina era quasi privo di accento, e a Emma capitava
spesso di dimenticare che non fosse la sua prima lingua. D'altro canto, Cristina parlava sette lingue
oltre al suo spagnolo. Lei invece parlava inglese, pochissimo spagnolo, greco e latino, sapeva leggere
in tre linguaggi demoniaci e imprecare in cinque.
Stavo per dire "relazioni" ribatt Cristina. Un guizzo le balen negli occhi castano scuro.
Sono qui da due mesi appena e tu ti sei dimenticata ben tre appuntamenti con Cameron, oltre al suo
compleanno, e ora lo hai mollato perch oggi  una serata di pattuglia poco movimentata.
Voleva sempre giocare ai videogiochi. E io i videogiochi li odio.
Nessuno  perfetto, Emma.
Ma certe persone sono perfette l'una per l'altra. Non sei d'accordo?
Sul viso di Cristina comparve una strana espressione, ma spar cos in fretta che Emma fu sicura
di essersela immaginata. A volte rifletteva sul fatto che, per quanto vicina potesse sentirsi a quella
ragazza, in realt non la conosceva. Non la conosceva come conosceva Jules, come conosci qualcuno
con il quale hai condiviso ogni momento della tua vita da quando eravate bambini. Quello che era
successo a Cristina in Messico  qualunque cosa l'avesse spinta a scappare a Los Angeles, lontano da
famiglia e amici  era un argomento che non avevano mai affrontato.
Be' fece Cristina. Almeno sei stata abbastanza saggia da portarmi con te per ricevere
supporto morale in questo momento cos difficile.
Emma la punzecchi con il suo stilo. Non avevo in programma di mollare Cameron. Eravamo
qui, lui mi ha chiamata, ho visto la sua faccia sullo schermo del telefono  o meglio, ho visto la foto di
un lama, perch di sue non ne avevo e cos ho scelto quella  e mi sono talmente arrabbiata che non
sono riuscita a trattenermi.
Brutto momento per essere un lama.
Ma, diciamocelo,  mai un buon momento? Emma rigir la punta dello stilo verso di s e
inizi a disegnarsi sul braccio una runa Sicuro nel Cammino. Si vantava di avere un equilibrio notevole
anche senza rune, ma in cima a un tetto forse era meglio andare sul sicuro.
Pens a Julian, laggi in Inghilterra, e prov una lieve fitta al cuore. Lui sarebbe stato felice di
vedere che agiva con prudenza. Avrebbe detto in proposito qualcosa di spiritoso e adorabile per
sminuirsi. Sentiva tremendamente la sua mancanza, ma forse era cos che doveva essere quando si era
parabatai, legati dalla magia e dall'amicizia.
Tutti i Blackthorn le mancavano. Emma era cresciuta in mezzo a Julian e ai suoi fratelli,
andando a vivere con loro all'et di dodici anni, quando lei aveva perso i genitori e Julian, gi orfano di
madre, aveva perso il padre. E cos, da figlia unica era stata catapultata in una famiglia grande,
chiassosa e irresistibile. Non erano state certo rose e fiori, per li adorava tutti, dalla timida Drusilla a
Tiberius, appassionato di racconti polizieschi. All'inizio dell'estate erano partiti per andare a trovare
una loro prozia nel Sussex: la famiglia Blackthorn era di origini britanniche. Marjorie, aveva spiegato
Julian, aveva quasi cento anni e sarebbe potuta morire da un momento all'altro, quindi volevano
rivederla il prima possibile. Era un dovere morale.
E cos erano partiti per due mesi, tutti tranne lo zio, il capo dell'Istituto. Per Emma era stato un
vero trauma. L'Istituto era passato dal caos al silenzio. Peggio ancora, quando Julian non c'era, lei lo
avvertiva fisicamente, come un disagio costante, un dolore sordo al petto.
Uscire con Cameron non era servito, mentre l'arrivo di Cristina l'aveva aiutata moltissimo. Era
normale, per gli Shadowhunters che compivano diciotto anni, andare in visita agli Istituti stranieri per
imparare usi e costumi diversi dai propri. Cristina era venuta a Los Angeles da Citt del Messico...
Non che ci fosse niente di strano, per aveva sempre avuto l'aria di una che scappava da qualcosa. Lei,
nel frattempo, stava fuggendo dalla solitudine. E cos, nella loro fuga, si erano corse incontro,
diventando migliori amiche pi in fretta di quanto avrebbe mai potuto ritenere possibile.
Diana sar contenta di sapere che hai lasciato Cameron, almeno le disse Cristina. Mi sa che
non le piaceva molto.
Diana Wrayburn era la tutor della famiglia Blackthorn. Estremamente intelligente,
estremamente severa, estremamente stanca di vedere Emma addormentarsi nel bel mezzo della lezione
perch la sera prima era uscita.
Diana pensa solo che qualsiasi storia sia una distrazione dallo studio ribatt Emma. Perch
frequentare qualcuno, quando potresti imparare un linguaggio demoniaco in pi? Insomma, chi non
vorrebbe sapere come si dice "Vieni spesso qui?" in purgatico?
Cristina scoppi a ridere. Mi sembri Jaime. Lui odiava studiare.
Emma drizz le orecchie: capitava di rado che Cristina parlasse degli amici o dei parenti che
aveva lasciato a Citt del Messico. Sapeva che suo zio aveva gestito l'Istituto della capitale finch non
era stato ucciso nella Guerra Oscura e quindi sostituito dalla madre di Cristina. Sapeva che suo padre
era morto quando lei era piccola. Ma non sapeva molto altro.
Diego invece no. A lui piaceva un sacco. Studiava anche cose in pi per puro divertimento.
Diego? Il ragazzo perfetto? Quello che tua madre adora? Emma riprese a passarsi lo stilo
sulla pelle e a poco a poco la runa di Lunga Vista prese forma sul suo avambraccio. Le maniche della
tenuta le arrivavano fino ai gomiti, e la sua pelle nuda era completamente segnata da pallide cicatrici di
rune usate molto tempo prima.
Cristina si sporse per toglierle lo stilo di mano. Qua, lascia fare a me. Continu lei la runa di
Lunga Vista: aveva una mano eccezionale, attenta e precisa. Non voglio parlare di Diego il Perfetto
disse. Ci pensa gi abbastanza mia madre. Invece posso chiederti un'altra cosa?
Emma annu. La pressione dello stilo contro la pelle era un contatto familiare, quasi piacevole.
So che volevi venire qui perch Johnny Rook ti ha detto che sono stati ritrovati dei corpi
coperti di scritte, e lui crede che ne spunter uno anche stanotte.
Esatto.
E tu speri che siano le stesse scritte di quelle che c'erano sulla pelle dei tuoi genitori.
Emma si irrigid. Non poteva farne a meno. Qualsiasi vago accenno all'uccisione dei suoi
genitori bruciava come se fosse successa il giorno prima, e questo anche se a parlarne era una persona
gentile come Cristina. S.
Il Conclave sostiene che sia stato Sebastian Morgenstern a ucciderli.  quello che mi ha detto
Diana.  quello che credono loro. Ma non tu, vero?
Il Conclave. Emma lasci spaziare lo sguardo sulla notte di Los Angeles, verso la luccicante
esplosione elettrica dello skyline e di Sunset Boulevard, con le sue file ininterrotte di cartelloni
pubblicitari. Le era parsa una parola innocua, "Conclave", la prima volta che l'aveva pronunciata. Il
Conclave non era altro che il governo dei Nephilim, composto da tutti gli Shadowhunters attivi
maggiori di diciotto anni.
In teoria ogni Shadowhunter aveva un voto a disposizione e la stessa voce in capitolo degli altri.
In pratica, alcuni Shadowhunters erano pi influenti di altri: come in qualsiasi partito politico, anche
nel Conclave c'erano corruzione e pregiudizi. Per i Nephilim ci significava un rigoroso codice
d'onore e regole alle quali tutti dovevano aderire, pena conseguenze terribili.
Il Conclave aveva anche un motto: la Legge  dura, ma  pur sempre la Legge. E non c'era
Shadowhunter che non ne conoscesse il significato. Le regole della Legge del Conclave dovevano
essere rispettate, a prescindere da quanto fosse difficile o doloroso. La Legge era al di sopra di
qualunque altra cosa: necessit, sofferenze, perdite, ingiustizie e slealt personali. Era la Legge.
Quando il Conclave aveva chiesto a Emma di accettare il fatto che i suoi genitori fossero stati
assassinati nel corso della Guerra Oscura, il loro era stato un ordine.
Lei non lo aveva eseguito.
No, infatti rispose lentamente. Non ci credo.
Cristina se ne stava seduta con lo stilo immobile nella mano, senza aver completato la runa.
L'adamas splendeva al chiaro di luna. Ti va di dirmi perch?
Sebastian Morgenstern stava formando un esercito spieg Emma, con lo sguardo ancora fisso
sul mare di luci. Prendeva gli Shadowhunters e li trasformava in mostri al suo servizio. Non riempiva
la loro pelle di scritte in linguaggio demoniaco per poi buttarli nell'oceano. Quando i Nephilim hanno
provato a spostarli, i cadaveri dei miei genitori si sono dissolti. Una cosa che con le vittime di Sebastian
non era mai successa. Fece scorrere un dito lungo una tegola del tetto. E poi...  una sensazione.
Non di quelle passeggere. Ne sono convinta da sempre, e ci credo di pi ogni giorno che passa. Le
morti dei miei genitori sono state diverse. E il fatto che loro diano la colpa a Sebastian vuol dire che...
Si interruppe per sospirare. Scusa, sto parlando a vanvera. Senti, vedrai che non ne verr fuori niente.
Non ti preoccupare.
Io mi preoccupo per te disse Cristina, ma subito riappoggi lo stilo sulla pelle dell'amica e
complet la runa senza aggiungere una parola. Era una caratteristica che Emma aveva apprezzato in lei
sin dal primo momento in cui aveva conosciuto quella ragazza: Cristina non insisteva e non ti metteva
mai sotto pressione.
Abbass lo sguardo, ammirata, mentre la sua amica si rimetteva seduta dopo aver concluso
l'opera. Ora sul braccio le luccicava, nitida, la runa della Lunga Vista. L'unica persona che conosco
capace di disegnare rune migliori  Julian disse. Ma lui  un artista...
Julian, Julian, Julian le fece eco Cristina per prenderla in giro. Julian  un pittore, Julian 
un genio, Julian saprebbe sistemarlo, Julian saprebbe costruirlo. Sai, nelle ultime sette settimane ho
sentito cos tante cose strepitose su quel ragazzo che, quando lo incontrer, finir per innamorarmi di
lui all'istante.
Emma si sfreg con cura le mani ruvide lungo le gambe. Sentiva di essere tesa, una corda di
violino. Si era caricata mentalmente per affrontare una battaglia e adesso invece nulla di fatto, pens.
Non c'era da stupirsi se avesse voglia di guizzare fuori dalla propria pelle. Non credo sia il tuo tipo
ribatt. Ma  il mio parabatai, quindi non sono obiettiva.
Cristina le restitu lo stilo. Ho sempre voluto un parabatai disse, un po' malinconica.
Qualcuno votato a proteggerti e a guardarti le spalle. Un miglior amico per sempre, per tutta la vita.
Un miglior amico per sempre, per tutta la vita. Quando i genitori di Emma erano morti, lei
aveva lottato per stare con i Blackthorn. Un po' perch aveva perso tutto ci che le era familiare e non
sopportava l'idea di dover ricominciare da capo, un po' perch voleva rimanere a Los Angeles per
poter investigare sull'uccisione dei suoi.
Sarebbe potuto uscirne qualcosa di strano; si sarebbe potuta sentire, unica Carstairs in una casa
di Blackthorn, fuori posto in quella situazione. Invece no, mai, grazie a Jules. Il legame parabatai era
pi di un'amicizia, pi di una famiglia: era un vincolo potente che ti univa in un modo che tutti gli
Shadowhunters rispettavano e riconoscevano quanto il matrimonio.
Nessuno avrebbe separato due parabatai. Nessuno avrebbe mai osato: insieme, i parabatai
erano pi forti. Lottavano fianco a fianco come se potessero entrare l'uno nella mente dell'altro. Una
singola runa fatta dal parabatai era pi potente di dieci rune fatte da chiunque altro. E spesso
succedeva che chiedessero che le loro ceneri venissero tumulate nella stessa tomba, cos da non essere
divisi nemmeno nella morte.
Non tutti avevano un parabatai, anzi, era qualcosa di piuttosto raro. Un impegno vincolante,
lungo una vita intera. Giuravi di rimanere al fianco dell'altra persona, giuravi di proteggerla sempre, di
andare dove andava lei, di considerare come tua la sua famiglia. Le parole del giuramento erano
antiche, tratte dalla Bibbia: Dove andrai tu, andr anch'io... Il mio popolo sar il tuo popolo... Dove
morirai tu, morir anch'io e vi sar sepolto.
Emma pens che, volendo trovare un'espressione comune per esprimere lo stesso concetto,
avrebbe potuto usare "anima gemella". Un'anima gemella in senso platonico, perch non erano
permessi coinvolgimenti amorosi con il proprio parabatai. Come molte altre cose, anche quella sarebbe
stata un'infrazione alla Legge. Non aveva mai capito perch, visto che in fondo era priva di senso, ma
del resto gran parte della Legge non ne aveva. Cos come, per esempio, che il Conclave avesse esiliato
e abbandonato i fratellastri di Julian, Helen e Mark, soltanto perch la loro madre era una fata: eppure
lo avevano fatto lo stesso, dopo la proclamazione della Pace Fredda.
Si alz in piedi, facendo scivolare lo stilo nella cintura delle armi. Be', i Blackthorn arrivano
dopodomani. Tra poco lo conoscerai. Raggiunse di nuovo il ciglio del tetto, e questa volta sent un
rumore di stivali sulle tegole che le annunci la presenza di Cristina dietro di s. Vedi qualcosa?
Forse non sta succedendo niente di strano. Cristina fece spallucce. Forse  solo una festa.
Eppure Johnny Rook era sicurissimo... mormor Emma.
Ma Diana non ti aveva espressamente vietato di andare da lui?
Ok, forse mi ha detto di smetterla di vederlo ammise la ragazza. E forse lo ha anche definito
"un criminale che commette crimini", espressione che, devo ammetterlo, mi  sembrata un po' forte,
per non ha detto che non potevo andare al Mercato delle Ombre.
Perch lo sanno gi tutti che gli Shadowhunters, al Mercato delle Ombre, non ci devono
andare.
Emma ignor il commento. E se avessi incontrato per caso Rook, supponiamo al Mercato, e
lui mi avesse detto delle cose mentre chiacchieravamo del pi e del meno, e poi io gli avessi
accidentalmente lasciato cadere dei soldi in mano? Chi potrebbe definirlo "pagare per ricevere
informazioni"? Si tratterebbe di due amici e basta, uno sbadato con i pettegolezzi, l'altra sbadata con le
finanze...
Non  questo lo spirito della Legge, Emma. Ricordi? La Legge  dura, ma  pur sempre la
Legge.
Pensavo fosse: "La Legge  irritante, ma anche elastica".
Non  quello il motto. E Diana ti ammazzer.
Non se risolviamo gli omicidi. Il fine giustificher i mezzi. E se non succede niente, non dovr
mai venire a saperlo. Giusto?
Cristina non rispose.
Ehi, giusto? le chiese di nuovo Emma.
L'altra inspir profondamente. Hai visto? domand, puntando un dito.
Emma aveva visto. Un uomo alto e affascinante, con i capelli corti, la carnagione pallida e i
vestiti di taglio sartoriale si stava muovendo tra la folla.
Quando passava, uomini e donne si giravano per guardarlo, con l'espressione rapita.
 coperto da un incantesimo disse Cristina. Emma inarc un sopracciglio. Gli incantesimi
erano magia illusoria, e venivano normalmente utilizzati dai Nascosti per celarsi agli occhi dei
mondani. Anche gli Shadowhunters potevano utilizzare Marchi che avevano pi o meno lo stesso
effetto, bench i Nephilim non la considerassero magia. La magia era roba da stregoni; le rune erano un
dono dell'Angelo. La questione : vampiro o fata?
Emma esit. L'uomo si stava avvicinando a una giovane donna che svettava su un paio di tacchi
esagerati e teneva in mano una coppa di champagne. Quando le parl, il suo viso divenne assente.
Annuendo con fare disponibile, si port le mani dietro al collo e slacci la pesante collana d'oro che
indossava. La lasci cadere dentro la mano aperta dello sconosciuto, sorridendogli mentre lui se la
faceva scivolare in tasca.
Fata sentenzi Emma portandosi una mano alla cintura delle armi. Le fate rendevano tutto
pi complicato. Erano creature off limits, una razza di Nascosti maledetta e proibita da quando la Pace
Fredda l'aveva spogliata di ogni diritto, esercito e avere. Le antiche terre che possedevano un tempo
non erano pi considerate loro, e altri Nascosti litigavano su chi potesse rivendicarle. Cercare di placare
quegli scontri costituiva buona parte del lavoro dell'Istituto di Los Angeles, per erano cose da adulti.
Gli Shadowhunters dell'et di Emma non potevano interagire direttamente con le fate.
La Legge  irritante, ma anche elastica. Estrasse da una sacca che teneva agganciata alla
cintura una bustina chiusa da un laccio. Inizi ad aprila mentre la fata si allontanava dalla donna
sorridente per raggiungere un signore elegante in giacca nera, il quale consegn di buon grado gli
scintillanti gemelli della sua camicia. Ora ci mancava poco che la fata si trovasse esattamente sotto il
punto in cui erano lei e Cristina. Ai vampiri l'oro non interessa, mentre il Popolo Fatato rende
omaggio al proprio Re e alla propria Regina con oro, gemme e altri preziosi.
Ho sentito dire che la Corte Unseelie lo versa in sangue umano disse Cristina, tetra.
Non stasera ribatt Emma rovesciando il contenuto del sacchettino gi dal tetto, in testa alla
fata.
Cristina trasal per l'orrore: la fata sotto di loro aveva lanciato un urlo straziante e l'incantesimo
le si stava staccando di dosso come la pelle di un serpente che faceva la muta.
Al rivelarsi del vero aspetto della creatura, dalla folla si lev un coro di grida. In fronte le
spuntarono rami che sembravano corna ritorte e la pelle divent verde scuro come muschio o muffa,
tutta crepata come corteccia. Al posto delle mani aveva delle specie di artigli spatolati a tre dita.
Emma la mise in guardia Cristina. Dovremmo fermarlo... Chiamare i Fratelli Silenti...
Ma Emma era gi saltata gi.
Per un momento fu senza peso, in caduta libera nell'aria. Poi tocc terra, con le ginocchia
piegate come le avevano insegnato. Ricordava bene quei primi salti da grandi altezze, le cadute brusche
e goffe, i giorni passati ad attendere la guarigione prima di poter fare un nuovo tentativo.
Si rimise in piedi, faccia a faccia con la fata in mezzo alla folla che correva spaventata. Gli
occhi della creatura, luccicanti su quel volto legnoso, erano gialli come quelli di un gatto.
Shadowhunter... le sibil contro.
Gli invitati continuavano a fuggire dal cortile attraverso i cancelli che davano sul parcheggio.
Nessuno di loro vedeva Emma, eppure l'istinto faceva s che la aggirassero come acqua attorno ai
piloni di un ponte.
La ragazza alz il braccio dietro alla spalla e richiuse le dita della mano attorno all'elsa della
sua spada, Cortana. Quando la sguain, puntandola dritta contro la fata, la lama sprigion un bagliore
dorato. No, ma quale Shadowhunter. Mi hanno mandata qui per farti una serenata. E questo  il mio
costume di scena.
La fata parve perplessa.
Emma sospir. Com' difficile fare battute con voi del Popolo Fatato. Non le capite mai!
Invece siamo molto conosciuti per arguzie, facezie e ballate rispose la creatura, chiaramente
offesa. Alcune delle nostre ballate si tramandano per settimane.
Non ho tutto quel tempo disse Emma. Sono una Shadowhunter. E il mio motto : "Fai
battute ogni giorno come se fosse l'ultimo". Gir e rigir la punta di Cortana con impazienza.
Adesso svuota le tasche.
Non ho fatto niente che infranga la Pace Fredda protest la fata.
Tecnicamente hai ragione, ma i furti ai danni dei mondani non ci piacciono molto. Svuota le
tasche, altrimenti ti strappo un corno e te lo infilo dove non batte il sole.
La creatura non cap. Dove non batte il sole? Cos', un indovinello?
Emma sospir ancora, esasperata, e alz Cortana. Svuotale, altrimenti inizio a staccarti la
corteccia di dosso. Mi sono appena lasciata con il mio ragazzo, quindi non sono esattamente di
buonumore.
La fata inizi a depositare lentamente il contenuto delle proprie tasche a terra, senza per
smettere di fissare Emma. E cos adesso sei single. Sai che sorpresa!
Dall'alto si sent un sussulto. Questa per  vera maleducazione intervenne Cristina,
sporgendosi oltre il bordo del tetto.
Grazie, Cristina.  stato un colpo basso. Ma per tua informazione, mia cara fata, sono stata io a
lasciare lui!
La creatura fece spallucce. Fu un gesto notevolmente espressivo, che riusc a trasmettere diversi
tipi di indifferenza allo stesso tempo.
Anche se non so perch comment Cristina. Lui era molto carino.
Emma fece roteare lo sguardo. La fata stava ancora scaricando il bottino: orecchini, preziosi
portafogli in pelle, anelli di diamanti rotolavano a terra in una cacofonia luccicante. Ma a lei in realt
non importavano i gioielli o il furto: era pi interessata a riconoscere armi, libri d'incantesimi, qualsiasi
segno della magia nera legata ai segni sul corpo dei suoi genitori. Gli Ashdown e i Carstairs non
vanno d'accordo disse.  un fatto risaputo.
A quella frase, la fata sembr rimanere di ghiaccio. Carstairs ripet con disprezzo, tenendo lo
sguardo giallo fisso su Emma. Tu sei Emma Carstairs?
Emma batt le palpebre, colta alla sprovvista. Alz la testa: Cristina era sparita dal ciglio del
tetto. Non credo che ci siamo mai conosciuti. Mi ricorderei di un albero parlante.
Davvero? Le mani spatolate si contorcevano lungo i fianchi della fata. Mi sarei aspettato un
trattamento pi cortese. Oppure tu e i tuoi amici dell'Istituto vi siete gi dimenticati di Mark
Blackthorn?
Mark? Emma, incapace di mostrarsi indifferente, rest come pietrificata. E proprio in quel
momento vide qualcosa di luccicante precipitare verso il suo viso: la fata le aveva scagliato contro una
collana di diamanti. Aveva fatto in tempo a piegarsi, ma il gioiello l'aveva comunque presa di striscio
sulla guancia. Sent un dolore pungente e il calore del sangue.
Si rimise subito dritta, ma nel frattempo la fata era sparita. Imprec, asciugandosi il sangue sul
viso.
Emma! Era Cristina, nel frattempo scesa dal tetto e ora ferma accanto a una porta sbarrata.
Un'uscita d'emergenza.  passato di qui!
Emma saett verso l'amica e insieme aprirono la porta con un calcio, ritrovandosi nel vicolo sul
retro del locale. Era sorprendentemente buio; qualcuno aveva mandato in frantumi i lampioni della
zona. I cassonetti dell'immondizia addossati al muro puzzavano di cibo marcio e alcol. Emma sent
bruciare la runa della Lunga Vista. Proprio in fondo al vicolo, riconobbe la sagoma snella della fata che
accelerava verso sinistra.
Part all'inseguimento, con Cristina al suo fianco. Aveva passato cos tanto tempo a correre con
Julian che le veniva difficile adattare il passo a chiunque altro; fece uno scatto in avanti, correndo al
massimo delle forze. Purtroppo le fate erano note per la loro velocit. Svolt l'angolo con Cristina,
dove la strada si stringeva. La fata in fuga aveva avvicinato due cassonetti per bloccare loro la via.
Emma allora prese lo slancio per saltare e, facendo risuonare il metallo sotto gli stivali, li us come
trampolino per volteggiare in avanti.
Cadde e atterr su qualcosa di morbido. Sotto le unghie sent qualcosa che sembrava stoffa...
Vestiti? S, vestiti indosso a un corpo umano. Vestiti bagnati. Il fetore di acqua di mare e
decomposizione aleggiava ovunque. Abbass lo sguardo e si ritrov faccia a faccia con il viso gonfio di
un cadavere.
Dovette sforzarsi per non urlare. Un secondo dopo ci fu un altro rumore metallico e Cristina
atterr accanto a lei. Emma la ud sussurrare un'esclamazione di stupore in spagnolo, poi sent attorno a
s le sue braccia che la tiravano via dal corpo. Fin sull'asfalto, goffamente, incapace di distogliere lo
sguardo da quella scena raccapricciante.
Era senza dubbio un umano. Un uomo di mezza et, con le spalle ricurve, i capelli grigio
argento portati come la criniera di un leone. Aveva la pelle bruciata a chiazze rosse e nere, con grosse
vesciche nei punti dove le ustioni erano pi gravi; sembravano bolle di schiuma su una saponetta.
La camicia grigia era strappata, e su petto e braccia correvano file di rune nere, non quelle degli
Shadowhunters bens frutto di una contorta scrittura demoniaca. Erano rune che Emma conosceva bene
quanto le cicatrici sulle proprie mani. Le aveva osservate, in fotografia, per cinque lunghi anni. Erano i
segni che il Conclave aveva trovato sui cadaveri dei suoi genitori.
Stai bene? le chiese Cristina. Sorreggendosi al muro di mattoni del vicolo, che emanava un
odore alquanto discutibile ed era ricoperto di vernice spray, Emma stava lanciando sguardi di fuoco al
cadavere del mondano e ai Fratelli Silenti che lo circondavano.
Come prima cosa subito dopo aver riacquistato la lucidit, aveva chiamato i Fratelli Silenti e
Diana, ma ora si stava pentendo di quella decisione. I Fratelli erano arrivati all'istante e avevano
circondato il corpo, parlandosi di tanto in tanto con le loro voci mute mentre ispezionavano,
esaminavano, prendevano appunti. Avevano usato delle rune di Difesa per darsi il tempo di lavorare
prima dell'arrivo della polizia, ma  con garbo e fermezza, usando solo una scarsa dose di forza
telepatica  avevano impedito a Emma di avvicinarsi anche solo un po' al cadavere.
Sono furibonda! esclam Emma. Io devo vedere quei segni. Devo fotografarli. Sono i miei
genitori a essere stati uccisi. Ma ai Fratelli Silenti cosa importa? Ho conosciuto solo uno di loro che
fosse in gamba, e ha lasciato l'ordine.
Gli occhi di Cristina si spalancarono. Emma non sapeva come, ma la sua amica era riuscita a
rimanere perfettamente pulita, aveva un aspetto fresco e le guance rosa. Lei invece, con i capelli che
andavano da tutte le parti e i vestiti sporchi d'immondizia, doveva sembrare davvero una strega
orripilante.
I Fratelli Silenti erano Shadowhunters che avevano scelto di ritirarsi dal mondo, come monaci, e
dedicarsi allo studio e alla guarigione.
Vivevano nella Citt Silente, le grandi caverne sotterranee dove veniva seppellita la
maggioranza degli Shadowhunters dopo la morte. Le loro spaventose cicatrici erano il risultato di rune
troppo potenti per gran parte delle carni umane, persino per quelle degli Shadowhunters, ma erano
anche quelle che li rendevano praticamente immortali. Erano consiglieri, archivisti e guaritori, e
potevano anche esercitare il potere della Spada Mortale.
Erano stati loro a celebrare la cerimonia parabatai fra Emma e Julian. Presenziavano ai
matrimoni, alla nascita dei bambini Nephilim, alla loro morte. Tutti gli eventi importanti della vita di
uno Shadowhunter, insomma, erano contraddistinti dalla presenza di un Fratello Silente.
Emma pens all'unico fra loro che le fosse mai piaciuto. Sentiva la sua mancanza, a volte.
All'improvviso il vicolo si illumin a giorno. Emma batt le palpebre e, voltandosi, vide
arrivare un pick-up che le era familiare. Il veicolo si ferm, con i fari ancora accesi, e dal sedile del
guidatore scese Diana Wrayburn.
Quando Diana era andata a lavorare all'Istituto di Los Angeles, cinque anni prima, in qualit di
tutor per i ragazzi, Emma aveva pensato che fosse la donna pi bella che avesse mai visto. Era alta,
magra ed elegante, con il tatuaggio argentato di una carpa che le risaltava sulla pelle scura di uno
zigomo pronunciato. Aveva gli occhi castani punteggiati da pagliuzze verdi, occhi che in quell'esatto
momento stavano divampando. Indossava un vestito nero lungo fino alle caviglie che le fasciava il
corpo longilineo in sinuosi drappeggi. Nell'insieme sembrava proprio la temibile dea romana della
caccia da cui prendeva il nome.
Emma! Cristina! corse verso di loro. Che cosa  successo? State bene?
Per un attimo Emma smise di fissare la scena e si godette il potente abbraccio di Diana. Era
sempre stata troppo giovane per poterla considerare una madre, ma una sorella maggiore forse s. Una
figura protettiva. Diana la lasci andare e abbracci anche Cristina, che parve stupita da quel gesto.
Emma nutriva da molto tempo il sospetto che, in casa della sua amica, gli abbracci non fossero
all'ordine del giorno. Che cosa  successo? Emma, perch stai letteralmente cercando di bucare con
gli occhi Fratello Enoch?
Eravamo di pattuglia... accenn lei.
Abbiamo visto una fata che derubava degli umani si affrett ad aggiungere Cristina.
S, e io l'ho fermata per dirle di svuotare le tasche...
Una fata? Sul viso di Diana scese un velo d'inquietudine. Emma, lo sai che non devi
affrontare i membri del Popolo Fatato, nemmeno con Cristina al tuo fianco...
Ho gi combattuto contro di loro protest lei. Ed era vero: Emma e Diana avevano
combattuto ad Alicante quando l'esercito oscuro di Sebastian aveva sferrato il suo attacco. Le strade
erano colme di guerrieri delle fate. Gli adulti avevano preso i bambini e li avevano rinchiusi nella Sala
degli Accordi, dove avrebbero dovuto stare al sicuro. Invece le fate avevano forzato le serrature...
Diana c'era, ed era corsa a destra e a sinistra con la sua spada per salvare decine e decine di
bambini. Emma era stata una di quelli che ce l'avevano fatta. Da allora, le voleva bene.
Avevo la sensazione che stesse per succedere qualcosa di pi grande e di ben peggiore le
disse. Ho seguito la fata quando  scappata di corsa. So che non avrei dovuto, ma... ho trovato quel
cadavere. Ed  ricoperto dalle stesse rune che c'erano sui corpi dei miei genitori. Sono gli stessi segni,
Diana.
La donna si rivolse a Cristina. Tina, per favore, potresti lasciarci sole un attimo?
Cristina esit. Tuttavia, in quanto ospite dell'Istituto di Los Angeles e giovane Shadowhunter in
permesso, era tenuta a fare quello che i membri pi anziani le chiedevano. Lanci uno sguardo a Emma
e si volt verso il punto dove ancora giaceva il cadavere. Era circondato da una schiera di Fratelli
Silenti, uno stormo di uccelli pallidi nelle loro vesti pergamena. Stavano cospargendo i segni di polvere
scintillante, o almeno cos sembrava. Emma avrebbe voluto essere pi vicina per vedere meglio.
Diana sospir. Emma, ne sei sicura?
La ragazza si morse la lingua per non risponderle male. Capiva perch Diana glielo stesse
chiedendo. Nel corso degli anni c'era stata una serie infinita di piste sbagliate: tante volte aveva
pensato di aver trovato un indizio, la traduzione dei segni o una storia interessante su un giornale
mondano. E ogni volta si era sbagliata.
 solo che non voglio che tu ti illuda le disse la tutor.
Lo so. Ma non posso far finta di niente. E tu mi credi. Tu mi hai sempre creduto, vero?
A proposito del fatto che non sia stato Sebastian Morgenstern a uccidere i tuoi genitori? Oh,
tesoro, certo, lo sai che ti credo. Diana diede a Emma una leggera carezza sulla spalla. Solo non
voglio che tu soffra, e senza Julian qui...
Emma aspett che finisse la frase.
Ecco, ora che Julian non  qui tu sei pi vulnerabile. I parabatai si sostengono a vicenda. Io so
che sei forte, perch lo sei, ma questa  una cosa che ti ha ferito profondamente quando eri appena una
bambina.  la Emma dodicenne quella che reagisce a qualsiasi cosa possa avere a che fare con i suoi
genitori, non la Emma quasi adulta. Diana sussult e le accarezz la testa. Fratello Enoch mi sta
chiamando disse. I Fratelli Silenti erano capaci di comunicare con gli Shadowhunters facendo ricorso
alla telepatia e in caso di necessit erano in grado di comunicare anche ai gruppi. Ce la fai a tornare in
Istituto?
S, ma se potessi rivedere un secondo quel corpo...
I Fratelli Silenti dicono di no afferm Diana, risoluta. Facciamo che io cerco di scoprire il
possibile e poi ne parlo con te, ci stai?
Emma annu a malincuore. Ci sto.
Diana si diresse verso i Fratelli Silenti fermandosi a parlare un attimo con Cristina. Quando
Emma ebbe raggiunto il pick-up parcheggiato, Cristina era gi al suo fianco, e insieme salirono a bordo
in silenzio.
Emma rimase seduta inerte per un istante, esausta, con le chiavi della macchina che le
penzolavano dalla mano. Nello specchietto retrovisore vedeva la stradina alle loro spalle, illuminata
come uno stadio da baseball dai potenti fari del veicolo. Diana si stava muovendo tra i Fratelli nelle
loro vesti pergamena. La polvere a terra era bianca nel riverbero delle luci.
Tutto bene? chiese Cristina.
Emma si gir verso di lei. Devi dirmi cosa hai visto la preg. Tu eri vicina al cadavere. Hai
sentito Diana che diceva qualcosa ai Fratelli? Si tratta sicuramente degli stessi segni?
Non devo dirtelo rispose l'altra.
Cristina... Emma si interruppe. Era disperata. Aveva mandato a monte tutto il piano per
quella notte, lasciato scappare la fata ladra, perso l'occasione di poter esaminare il cadavere e forse
anche urtato i sentimenti di Cristina. So che non sei tenuta a dirmi niente. Ma mi dispiace davvero.
Non volevo metterti nei guai.  solo che...
Non intendevo quello. Cristina rovist dentro la tasca della sua tenuta. Non devo dirtelo
perch posso fartelo vedere con i tuoi occhi. Qua, guarda queste. Le allung il cellulare, ed Emma
sent il cuore che le faceva un balzo dentro al petto: l'amica le stava mostrando, una dopo l'altra, le foto
scattate al cadavere circondato dai Fratelli. Al vicolo. Al sangue. Tutto!
Cristina, io ti amo! esult. Io ti sposo. Io-ti-spo-so!
L'amica si mise a ridacchiare. Mia madre ha gi scelto chi dovr sposare, ricordi? Pensa a
come la prenderebbe, se portassi a casa te!
Dici che non preferirebbe me a Diego il Perfetto?
Dico che la sentiresti gridare fino a Idris. Idris era la patria degli Shadowhunters, il luogo
della loro creazione, la sede del Conclave. Era nascosta al confine tra Francia, Germania e Svizzera,
protetta agli occhi degli umani da una serie di incantesimi. La Guerra Oscura aveva messo a ferro e
fuoco la sua capitale, Alicante, ancora in fase di ricostruzione.
Emma rise. Iniziava a sentirsi sollevata. Dopotutto, qualcosa in mano ce l'avevano. Un indizio,
come avrebbe detto Tiberius alzando il naso da uno dei suoi romanzi gialli.
All'improvviso sent la sua mancanza, e mise in moto la macchina.
Ma davvero ci hai tenuto a precisare a quella fata che sei stata tu a rompere con Cameron e
non viceversa? le domand Cristina.
Ti prego, non parliamone. Non ne vado fiera.
L'altra sbuff. Era stato un gesto decisamente indegno di una signora.
Quando arriviamo all'Istituto puoi venire in camera mia? le chiese Emma accendendo i
fanali. Voglio farti vedere una cosa.
Cristina fece una smorfia preoccupata. Non si tratta, vero, di una strana voglia sulla pelle o di
una verruca, vero? Una volta la mia abuela mi aveva detto che voleva farmi vedere una cosa, e alla fine
era una verruca sul...
Non  una verruca! Mentre Emma si immetteva nel traffico, percep il brivido
dell'impazienza scorrerle nelle vene. Di solito dopo un combattimento si sentiva esausta, scarica di
adrenalina.
Ora, invece, stava per mostrare a Cristina qualcosa che nessuno tranne Julian aveva mai visto.
Qualcosa di cui nemmeno lei andava esattamente fiera. Non poteva fare a meno di chiedersi come
l'avrebbe presa l'amica.
2
E NEMMENO GLI ANGELI SU NEL CIELO
Julian dice che sembro la maniaca di un film disse Emma.
Era in piedi con Cristina davanti alla cabina armadio spalancata della sua stanza.
All'interno non c'erano capi d'abbigliamento. Il guardaroba di Emma, composto per lo pi da
vestiti e jeans vintage scovati a Silver Lake e a Santa Monica, era tutto appeso in un ripostiglio o
piegato in un cassettone. Le pareti interne della cabina armadio di quella stanza dipinta di azzurro (il
murale sulla parete del letto, con le rondini in volo sopra le torri di un castello, era stato fatto da Julian
quando si era trasferita l, in omaggio al simbolo della famiglia Carstairs) erano tappezzate di
fotografie, ritagli di giornale e biglietti adesivi riempiti con la sua illeggibile calligrafia.
 tutto suddiviso per colori spieg indicando i biglietti. Storie prese da riviste mondane,
ricerche sugli incantesimi, studi sui linguaggi demoniaci, informazioni che sono riuscita a cavare a
Diana nel corso degli anni...  tutto quello che ho scoperto finora sulla morte dei miei.
Cristina si avvicin per osservare meglio, poi, all'improvviso, si volt per guardare Emma negli
occhi. Alcuni sembrano documenti ufficiali del Conclave.
E lo sono ammise lei. Li ho rubati dall'ufficio del Console a Idris quando avevo dodici
anni.
Li hai rubati a Jia Penhallow? Cristina era sconvolta, ed Emma pens che in effetti non
poteva biasimarla. Il Console era il pi alto ufficiale eletto del Conclave: soltanto l'Inquisitore gli si
avvicinava, in termini di potere e influenza.
E dove altro potevo andare per ottenere le foto dei cadaveri dei miei? disse sfilandosi la
giacca dalle spalle e lanciandola sul letto. Sotto indossava una canotta, e l'aria che soffiava da fuori era
fredda sulle sue braccia.
Quindi le foto che ho scattato stasera... dove andranno? chiese Cristina mentre gliele
porgeva. Erano ancora umide di inchiostro: la prima cosa che avevano fatto una volta tornate
all'Istituto era stato stampare le due pi nitide del cadavere nel vicolo. Emma le prese e, con delle
puntine, le fiss accuratamente accanto alle fotografie scattate dal Conclave ai corpi dei suoi genitori,
ormai gi sbiadite dal tempo e arricciate ai bordi.
Indietreggi per osservare prima le une poi le altre. I segni sui corpi erano orrendi, affilati, linee
sulle quali era difficile concentrarsi. Era come se lottassero per non essere guardati. Non erano scritti in
un linguaggio demoniaco che qualcuno fosse mai riuscito a identificare, ma davano l'impressione di
non poter essere frutto di una mente umana.
E adesso che si fa, Emma? Voglio dire, qual  la prossima mossa?
Prima aspetto di sentire cosa mi dice domani Diana. Magari scopre qualcosa. I Fratelli Silenti
sanno gi degli omicidi di cui parlava Rook? Perch altrimenti io torno al Mercato delle Ombre.
Racimoler tutti i soldi che riesco, oppure dir a Johnny di segnarsi che gli devo un favore, non
m'importa. Se ora c' qualcuno che ammazza la gente e imbratta i corpi con queste scritte, allora
significa che... Significa che non  stato Sebastian Morgenstern a uccidere i miei genitori cinque anni
fa. Significa che ho ragione io, e che la loro morte era qualcosa di diverso.
Potrebbe non essere proprio cos, Emma prov a suggerirle Cristina in tono gentile.
Sono una dei pochi sopravvissuti ad aver visto l'attacco di Sebastian Morgenstern contro
l'Istituto ribatt lei. Era, allo stesso tempo, uno dei suoi ricordi pi nitidi e una nebbia indistinta:
ricordava di aver preso in braccio il piccolo Tavvy, con Dru che li seguiva, attraversando l'Istituto
mentre i guerrieri oscuri di Sebastian urlavano; ricordava il momento in cui aveva visto lo stesso
Sebastian, capelli completamente bianchi e occhi neri da demonio; ricordava il sangue, il Marchio e
Julian che la aspettava. Io l'ho visto. L'ho visto in faccia, ho visto i suoi occhi quando mi ha guardata.
Non  che non pensi che possa aver ucciso i miei genitori, perch quello avrebbe ucciso chiunque gli si
fosse messo tra i piedi. Solo, credo che non si sarebbe preso il disturbo... Le pungevano gli occhi.
Mi servono altre prove e basta. Devo convincere il Conclave. Perch finch si continuer a dare la
colpa a lui, allora il vero assassino, la persona responsabile, non verr punita. E io non credo di poterlo
sopportare.
Emma. Cristina le accarezz lievemente il braccio. Tu lo sai che io sono convinta che
l'Angelo abbia dei progetti per noi. Per te. E qualsiasi cosa potr fare per aiutarti, la far.
S, Emma lo sapeva. Per molti Shadowhunters, l'Angelo che aveva creato la razza dei Nephilim
era una figura distante. Per Cristina, invece, Raziel era una presenza vivente. Portava al collo una
medaglietta dedicata a lui: c'era la sua immagine incisa, e una scritta in latino sul rovescio: benedetto
sia l'Angelo, la mia forza, colui che insegna alle mie mani a guerreggiare e alle mie dita a lottare.
Cristina la toccava spesso: per trarne forza, prima di un esame, prima di una battaglia. Per molti
versi Emma invidiava la sua fede. A volte pensava che le uniche cose in cui avesse fede lei fossero
invece la vendetta e Julian.
Appoggi la schiena alla parete, con i ritagli e i biglietti che le graffiavano la pelle nuda della
spalla. Anche se significasse infrangere le regole? So che detesti farlo.
Ehi, non sono noiosa come forse pensi tu! esclam l'altra dandole un colpetto scherzoso sulla
spalla. Comunque stasera non c' pi niente che possiamo fare. Cosa ti aiuterebbe a distrarti un po'?
Qualche brutto film? Del gelato?
Farti conoscere i Blackthorn disse Emma staccandosi dalla parete.
Ma non sono qui... Cristina la guard come se temesse che avesse preso una botta in testa.
Ci sono e non ci sono. Emma le tese una mano. Vieni con me.
Cristina si lasci trascinare in corridoio. Era tutto in legno e vetro, con le finestre che davano su
paesaggi di mare, sabbia e deserto. Quando si era trasferita all'Istituto, Emma aveva pensato che prima
o poi avrebbe iniziato a non fare pi caso a quello spettacolo, dicendosi che non si sarebbe svegliata
tutte le mattine ancora stupita dall'azzurro dell'oceano e del cielo. Invece no. L'oceano continuava ad
affascinarla con la sua superficie in costante mutamento, e il deserto con le sue ombre e i suoi fiori.
Ora, dalle finestre che si aprivano sulla notte, vedeva il riflesso luccicante della luna sull'acqua:
un quadro di nero e d'argento.
Si fecero strada lungo il corridoio. Emma si ferm in cima a un'enorme scalinata che scendeva
fino all'ingresso. Era collocata esattamente al centro dell'edificio, separando l'ala nord da quella sud.
Ai tempi aveva scelto di proposito una camera da letto dalla parte opposta rispetto a dove dormivano i
Blackthorn: era stato il suo modo silenzioso per dichiarare che sapeva di essere ancora una Carstairs.
Adesso si aggrapp al corrimano e abbass lo sguardo, Cristina accanto. Gli Istituti erano
costruiti per risultare di grande effetto: erano luoghi d'incontro per gli Shadowhunters, il cuore degli
Enclavi, comunit di Nephilim locali. L'imponente atrio, una stanza a pianta quadrata il cui punto
focale era rappresentato dall'immensa scalinata che portava sul ballatoio e poi al secondo piano, aveva
il pavimento bianco e nero di marmo ed era arredato con dei mobili dall'aria scomoda sui quali non si
sedeva mai nessuno. Sembrava l'ingresso di un museo.
Dal pianerottolo si poteva vedere che le piastrelle bianche e nere del pavimento formavano,
tutte insieme, la figura dell'Angelo Raziel che sorgeva dalle acque del Lago Lyn a Idris, tenendo in
mano due degli Strumenti Mortali: una spada scintillante e una coppa d'oro.
Era un'immagine che tutti i bambini Shadowhunter conoscevano. Mille anni prima, l'Angelo
Raziel era stato evocato da Jonathan Shadowhunter, padre di tutti i Nephilim, per sconfiggere la
minaccia demoniaca. Raziel gli aveva fatto dono degli Strumenti Mortali e del Libro Grigio, nel quale
erano contenute tutte le rune. Aveva anche mischiato il proprio sangue a quello umano, dandolo da bere
allo stesso Jonathan e ai suoi seguaci, permettendo alla loro pelle di tollerare le rune e creando il primo
dei Nephilim. L'immagine di Raziel che sorge dalle acque, sacra per i Nephilim, era chiamata il
Trittico, e la si ritrovava nei luoghi dove gli Shadowhunters si riunivano o dove erano deceduti.
L'immagine sul pavimento nell'atrio dell'Istituto era un memoriale. Quando Sebastian
Morgenstern e il suo esercito fatato avevano fatto irruzione nell'edificio, il pavimento era di marmo
semplice. Dopo la Guerra Oscura, i giovani Blackthorn erano tornati e avevano scoperto che la stanza
in cui tanti avevano perso la vita era gi in fase di rifacimento: le pietre sulle quali gli Shadowhunters
avevano versato il loro sangue erano state sostituite per creare un disegno sul pavimento con cui
commemorare i defunti.
Ogni volta che Emma vi posava un piede, ripensava ai suoi genitori e al padre di Julian. Non era
un problema: lei non voleva affatto dimenticare.
Quando hai detto che ci sono e non ci sono, intendevi perch qui c' Arthur? domand
Cristina. Stava osservando l'Angelo con espressione pensierosa.
Affatto. Arthur Blackthorn era il capo dell'Istituto di Los Angeles. O per lo meno quello era
il suo titolo. Era un classicista, ossessionato dalla mitologia greca e romana, perennemente rinchiuso in
soffitta con frammenti di cocci antichi, libri ammuffiti e un numero sterminato di saggi e monografie.
Emma non ricordava di averlo mai visto interessarsi direttamente a una qualsiasi questione degli
Shadowhunters. Poteva contare sulle dita di una mano le volte in cui lei e Cristina lo avevano
incrociato, da quando la sua amica era arrivata in Istituto. Per mi colpisce vedere che ti ricordi che
vive qui.
Cristina alz gli occhi al cielo.
Non fare quella faccia. Rovina il mio momento drammatico. E io voglio che il mio momento
drammatico resti tale.
Ma quale momento drammatico, Emma? Perch mi hai trascinata qui, quando invece vorrei
solo farmi una doccia e togliermi questa tenuta di dosso? E poi mi serve del caff...
A te serve sempre del caff le disse Emma tornando indietro verso il corridoio e l'altra ala
dell'edificio.  una dipendenza debilitante.
Sottovoce, Cristina disse qualcosa di poco carino in spagnolo, per la curiosit ebbe
evidentemente la meglio su di lei, perch segu l'amica. Emma si volt per camminare all'indietro,
come una guida turistica.
Ok. Allora, la maggior parte della famiglia vive nell'ala sud disse. Prima fermata, stanza di
Tavvy. La porta della camera di Octavian Blackthorn era gi aperta; non gli importava granch della
privacy, avendo solo sette anni. Emma si sporse e Cristina, un po' perplessa, la imit.
La stanza conteneva un lettino con le coperte a righe variopinte, una casa dei giochi alta quasi
quanto Emma e una tenda colma di libri e giocattoli. Tavvy soffre di incubi. A volte Julian viene qui e
dorme in tenda con lui spieg Emma.
Cristina sorrise. Anche Di... mia madre lo faceva con me quando ero piccola.
La stanza successiva era quella di Drusilla. Dru aveva tredici anni e un'ossessione per i film
dell'orrore. Il pavimento era disseminato di libri sulle pellicole slasher e sui serial killer. Le pareti
erano nere, e le finestre coperte con delle locandine vintage. Dru adora gli horror. Qualsiasi cosa,
purch contenga le parole "sangue", "terrore", "non entrate da qualche parte" o "prom". Chiss poi
perch il ballo di fine anno si chiama cos...
"Prom"  l'abbreviazione di "promenade" spieg Cristina.
Perch tu parli inglese meglio di me?
Non  inglese, Emma le fece notare l'altra mentre lei proseguiva veloce lungo il corridoio. 
francese.
I gemelli occupano due stanze una di fronte all'altra disse Emma indicando due porte chiuse.
Qui c' Livvy. Spalanc una porta e rivel una camera da letto pulitissima e arredata a meraviglia.
Qualcuno aveva egregiamente rivestito la testata del letto con uno stravagante tessuto punteggiato di
piccole tazze da t. Sulle pareti, alcuni pannelli inchiodati ospitavano una vivace bigiotteria e accanto
al letto c'erano pile ordinate di libri su computer e linguaggi di programmazione.
Linguaggi di programmazione! esclam Cristina. Le piacciono i computer?
A lei e a Ty rispose Emma. A Ty piacciono i computer, gli piace il modo in cui organizzano
degli schemi che pu analizzare, ma in realt non  una cima in matematica. A quella ci pensa Livvy, e
insieme fanno squadra.
L'altra stanza era quella di Ty. Tiberius Nero Blackthorn... forse i genitori hanno esagerato un
po' con il nome.  stato un po' come chiamare qualcuno Magnifico Bastardo.
Cristina ridacchi. La stanza di Ty era ordinata, con i libri allineati non in ordine alfabetico ma
per colore. Quelli che a lui piacevano di pi, come l'azzurro, l'oro e il verde, erano davanti, vicino al
letto. I colori che invece non gli piacevano  l'arancione e il viola  erano relegati agli angolini vicino
alla finestra. A qualcuno sarebbe potuto sembrare un ordine casuale, invece Emma sapeva che Ty
conosceva l'esatta posizione di ogni singolo volume.
Sul comodino c'erano i suoi libri preferiti: i racconti di Arthur Conan Doyle sulle avventure di
Sherlock Holmes. Accanto, una collezione di piccoli giocattoli realizzati da Julian anni prima, quando
aveva scoperto che se il fratello teneva in mano qualcosa riusciva a concentrarsi meglio. C'era
un'arzigogolata palla fatta con gli scovolini da pipa e un cubo di plastica nera composto da parti a
incastro che potevano essere rigirate per formare disegni diversi.
Cristina not l'espressione tenera di Emma. Mi hai gi parlato di lui.  quello a cui piacciono
gli animali.
Emma annu. Se ne sta sempre all'aperto a tormentare lucertole e scoiattoli. Fece un gesto
con la mano per indicare il deserto che si apriva dietro all'Istituto: un territorio incontaminato, senza
case n alcun tipo di insediamento umano, che si estendeva fino al limitare delle montagne tra la
spiaggia e la San Fernando Valley. Speriamo si stia divertendo in Inghilterra. Ovviamente dovr stare
alla larga dal budino di cane... Com' che si chiama? Ah s, Yorkshire pudding.
Ma Emma! Il cane non c'entra nulla! E non  nemmeno un budino.
Eddai, ti stavo prendendo in giro! ribatt lei, continuando lungo il corridoio.
Per un attimo non ne sono stata cos sicura... obiett Cristina mentre Emma apriva la
maniglia della porta successiva. All'interno la stanza era dipinta quasi nella stessa tonalit di azzurro
dell'oceano e del cielo fuori dalla finestra. Le pareti erano ricoperte: motivi intricati e, sul lato di fronte
al deserto, la sagoma di un castello circondato da un'alta muraglia di rovi. Un principe correva in
quella direzione a testa bassa, con la spada spezzata.
La Bella Durmiente disse Cristina. La bella addormentata. Ma non ricordavo che fosse cos
triste, n che il principe fosse cos sconfitto. Guard Emma. Julian  un ragazzo malinconico?
No rispose lei, prestandole attenzione solo in parte. Non aveva pi messo piede in camera di
Jules da quando se n'era andato. A quanto pareva, prima di partire non aveva riordinato: c'erano vestiti
sul pavimento, disegni lasciati a met sulla scrivania, persino una tazza abbandonata sul comodino che
probabilmente conteneva del caff da tempo avariato. Non  depresso n niente del genere.
Depresso non  lo stesso che malinconico osserv Cristina.
Ma Emma non aveva voglia di pensare che Julian fosse triste, non ora che mancava cos poco al
suo ritorno a casa. Adesso che era passata la mezzanotte, tecnicamente sarebbe arrivato presto il giorno
dopo. Prov un brivido di gioia e di sollievo.
Vieni. Usc dalla stanza e torn in corridoio, sempre seguita da Cristina. Pos la mano contro
una porta chiusa. Era di legno, come le altre, ma con la superficie scrostata come se nessuno la
carteggiasse n la pulisse pi da anni.
E questa era la stanza di Mark.
Il nome di Mark Blackthorn era noto a tutti gli Shadowhunters. Lui era il ragazzo per met fata
e per met Shadowhunter che era stato rapito durante la Guerra Oscura e inserito nei ranghi della
Caccia Selvaggia, composta dai membri pi feroci del Popolo Fatato. Quelli che attraversavano il cielo
a cavallo una volta al mese, predando gli umani, piombando sulle battaglie, nutrendosi di paura e morte
come avvoltoi assassini.
Mark era sempre stato gentile. Emma si chiedeva se lo fosse ancora.
Mark Blackthorn  parte del motivo per cui sono venuta qui ammise Cristina, un po'
intimidita. Ho sempre sperato di poter contribuire, un giorno, a negoziare un trattato migliore della
Pace Fredda. Qualcosa di pi giusto per i Nascosti e per quegli Shadowhunters che magari hanno dei
legami affettivi con loro.
Emma si accorse di aver sgranato gli occhi. Non lo sapevo... Non me lo avevi mai detto.
Cristina allarg le braccia per indicare quello che aveva attorno. Tu hai condiviso qualcosa con
me disse. Hai condiviso i Blackthorn. E cos mi sembrava giusto condividere io qualcosa con te.
Sono contenta che tu sia venuta qui, Cristina le disse Emma d'istinto, e lei arross. Anche se
 stato in parte per Mark. E anche se non vuoi dirmi niente sugli altri motivi.
Cristina si strinse nelle spalle. Mi piace Los Angeles rispose, rivolgendo a Emma un
sorrisetto furbo. Sei proprio sicura che non ti va qualche brutto film con un po' di gelato?
Emma inspir profondamente. Ripens a quella volta in cui Julian le disse che, quando le cose
cominciavano a diventare troppo difficili da sopportare, lui immaginava di poter rinchiudere certe
situazioni e certe emozioni in una scatola e metterla via. Tu rinchiudile e mettile via, aveva detto, cos
non ti daranno pi fastidio.
Adesso immagin di prendere il ricordo del cadavere trovato nel vicolo, il ricordo di Sebastian
Morgenstern e del Conclave, la rottura con Cameron, la rabbia contro il mondo intero per la morte dei
suoi genitori, la necessit di avere risposte, la voglia di rivedere Julian e gli altri il giorno dopo, e di
rinchiudere tutto dentro a una scatola. Poi immagin di metterla in un luogo facilmente accessibile, dal
quale potesse riprenderla e aprirla di nuovo.
Emma? la chiam Cristina, preoccupata. Stai bene? Sembra quasi che tu stia per
vomitare...
Click. La serratura della scatola si era chiusa. Dentro la sua mente, Emma la mise da parte; nel
mondo reale, sorrise a Cristina. Gelato e brutti film mi sembrano un'ottima idea. Andiamo!
Nel cielo sopra l'oceano si rincorrevano striature in diverse tonalit del rosa. Emma rallent il
ritmo da una vera e propria corsa a una corsetta leggera; aveva il fiatone, e il cuore le martellava dentro
al petto.
Di solito si allenava di pomeriggio e di sera, mentre la mattina presto andava a correre. Quel
giorno per si era svegliata tardi, perch era rimasta alzata con Cristina quasi tutta la notte. Aveva
trascorso ore a esaminare in maniera febbrile le prove che aveva in mano, chiamando Johnny Rook per
convincerlo a darle altri dettagli sugli omicidi, scrivendo appunti da appendere nella cabina armadio e
aspettando impaziente che Diana si facesse vedere.
A differenza della maggior parte dei tutor, Diana non viveva nell'Istituto insieme ai Blackthorn
 aveva una casa a Santa Monica. Tecnicamente, quel giorno non avrebbe nemmeno avuto bisogno di
presentarsi, ma Emma le aveva mandato almeno sei messaggi. Sette, forse. Cristina le aveva impedito
di inviare l'ottavo, consigliandole di andare a farsi una corsetta per scaricare la tensione.
Si chin in avanti, con le mani appoggiate sulle ginocchia piegate, cercando di riprendere fiato.
La spiaggia era quasi deserta, fatta eccezione per alcune coppie che stavano concludendo le loro
passeggiate romantiche al tramonto e ora tornavano alle macchine parcheggiate lungo la statale.
Si chiese quanti chilometri avesse percorso facendo avanti e indietro su quel tratto di spiaggia,
negli anni trascorsi all'Istituto. Otto chilometri al giorno, tutti i giorni. E dopo tre ore almeno in
palestra. Met delle cicatrici che aveva sul corpo se le era procurate da sola mentre imparava a cadere
dalle travi pi alte o si abituava a resistere al dolore allenandosi a piedi nudi sui vetri rotti.
La cicatrice peggiore di tutte era sull'avambraccio, e in un certo senso si era fatta da sola anche
quella. Era opera di Cortana, il giorno in cui i suoi genitori erano morti. Julian le aveva messo l'arma
tra le braccia, e lei se l'era cullata nel sangue e nel dolore, piangendo mentre la lama le tagliava la
pelle. Quel gesto disperato le aveva lasciato una lunga linea bianca lungo il braccio, una linea che a
volte la metteva in imbarazzo se doveva indossare un vestito senza maniche o una canottiera. Si chiese
se anche agli altri Shadowhunters capitasse di fissargliela, domandandosi come se la fosse procurata.
Julian, per, non la guardava mai.
Si rimise dritta. Da sopra la superficie dell'acqua riusciva a vedere l'Istituto, tutto vetro e pietra,
in cima alla collina che dominava la spiaggia. Ecco la sporgenza della soffitta di Arthur, e la finestra
buia della sua stanza, dove quella notte aveva dormito un sonno tormentato. Aveva sognato il mondano
morto, i segni sulla sua pelle, i segni sulla pelle dei suoi genitori. Aveva cercato di evocare immagini di
quello che avrebbe fatto una volta scoperta la verit sui loro assassini. E pensato a come qualsiasi dose
di dolore fisico che avrebbe potuto infliggere non sarebbe mai stata abbastanza per rimediare nemmeno
a un briciolo di quello che aveva perso.
Aveva sognato anche Julian. Non ricordava esattamente cosa, per si era svegliata con
l'immagine distinta di lui dentro la mente: l'alto, agile Jules, con i suoi ricci castano scuro e due
sorprendenti occhi verde-azzurro; le ciglia scure e la pelle chiara, il modo in cui si mangiava le unghie
quando era agitato, la grande dimestichezza con le armi e quella, ancora pi spiccata, con pennelli e
colori.
Julian, che il giorno dopo sarebbe tornato. Lui s che avrebbe capito esattamente cosa stava
provando, la sua smania di avere un indizio sui suoi genitori. E capito perch, adesso che ne aveva
trovato uno, il mondo le sembrasse all'improvviso colmo di una possibilit terribilmente vicina.
Ripens a quello che le aveva detto Jem, l'ex Fratello Silente che aveva presieduto alla sua cerimonia
parabatai, a proposito di cosa fosse Julian per lei. C'era un'espressione in cinese, la sua lingua madre,
per descriverlo: zhi yin, o "Colui che capisce la tua musica".
Emma non sapeva suonare una sola nota con nessuno strumento, per Julian capiva la sua
musica. Anche la musica della vendetta.
Nubi scure rotolavano dall'oceano. Stava per piovere. Cercando di togliersi Jules dalla mente,
Emma ricominci a correre, attraversando come un fulmine la strada sterrata che conduceva all'Istituto.
In prossimit dell'edificio rallent, lo sguardo fisso. C'era un uomo che scendeva le scale. Era
alto e smilzo, avvolto in un lungo cappotto del colore delle penne di un corvo. Aveva i capelli quasi
completamente grigi. Vestiva spesso di nero, e forse era per quello che lo chiamavano "Rook", il corvo.
Non era uno stregone, Johnny Rook, anche se dal nome si sarebbe detto il contrario. Era altro.
La vide e i suoi occhi, di un nocciola torbido, si spalancarono. Emma acceler, tagliandogli la
strada prima che lui potesse fare il giro dell'edificio e sfuggirle.
Gli si par di fronte, bloccandogli il passaggio. E tu che cosa ci fai qui?
Gli strani occhi di lui saettarono a destra e a sinistra, in cerca di una via di fuga. Niente.
Passavo.
Hai detto qualcosa a Diana sul fatto che sono venuta al Mercato delle Ombre? Perch se 
cos...
Lui raddrizz le spalle. C'era qualcosa di bizzarro nel suo viso, oltre che negli occhi. Aveva
l'espressione quasi sconvolta, come se da giovane gli fosse successo qualcosa di terribile, qualcosa che
gli aveva inciso nella pelle solchi profondi come ferite di coltello. Non sei il capo dell'Istituto, Emma
Carstairs le disse. L'informazione che ti ho dato era buona.
Avevi detto che saresti stato zitto!
Emma. Il suo nome, pronunciato con fermezza e precisione. Terrorizzata, si gir lentamente,
e vide Diana che la guardava dalla cima delle scale: aveva il vento della sera tra i capelli ricci e
indossava un altro vestito lungo ed elegante che la faceva sembrare alta e imponente. Oltre che
assolutamente furibonda.
Ti sono arrivati i miei messaggi, vero? prov a chiederle. Diana non le rispose.
Lascia in pace il signor Rook. Io e te dobbiamo parlare: voglio vederti nel mio ufficio tra dieci
minuti esatti.
Diana si gir e torn verso l'Istituto.
Emma lanci a Rook uno sguardo avvelenato. Gli affari con te dovrebbero rimanere segreti
gli disse puntandogli l'indice contro al petto. Non avrai esattamente promesso di tenere la bocca
chiusa, ma sappiamo tutti e due che  questo che la gente vuole da te. Che si aspetta da te.
Un sorrisetto tent di fare capolino agli angoli delle labbra di lui. Non ho paura di te, Emma.
Forse dovresti.
 questa la cosa buffa di voi Nephilim. Sapete dell'esistenza del Mondo dei Nascosti, ma non
ci vivete dentro. Le port le labbra all'orecchio, abbastanza vicino da metterla a disagio. E in questo
mondo ci sono cose molto pi spaventose di te, Emma Carstairs.
Emma si scost bruscamente, si gir e corse su per i gradini dell'Istituto.
Dieci minuti dopo era in piedi davanti alla scrivania di Diana, con i capelli ancora umidi per la
doccia che sgocciolavano sul pavimento di piastrelle lucide.
Anche se Diana non viveva all'Istituto, aveva un suo ufficio, una confortevole stanza d'angolo
con vista sulle montagne. Emma le vedeva svettare sullo sfondo del tramonto, adombrate di blu dai
cespugli di salvia costiera. La pioggia aveva ricominciato a battere contro le finestre, segnandole di
rivoli.
L'ufficio era scarsamente arredato. Sulla scrivania c'era la foto di un signore alto, con il braccio
attorno a una ragazzina che, nonostante la giovane et, assomigliava a Diana. Erano in piedi davanti a
un negozio sulla cui insegna campeggiava la scritta LA FRECCIA DI DIANA.
Sul davanzale della finestra c'erano dei fiori, messi da lei per ravvivare la stanza. Ora teneva le
braccia incrociate davanti al petto e la stava fissando con sguardo calmo e intenso.
Ieri sera mi hai mentito disse.
No protest Emma. Non esattamente. Io...
Non dire che hai omesso delle informazioni, Emma. Sai che non me la bevo.
Che cosa ti ha detto Johnny Rook? le chiese, pentendosi immediatamente di quella domanda.
L'espressione di Diana si era incupita.
Perch non me lo dici tu? Anzi, gi che ci sei dimmi che cosa hai fatto e quale dovrebbe essere
la tua punizione. Ti va?
Emma incroci a sua volta le braccia al petto in segno di sfida. Non sopportava quando vaniva
scoperta, e Diana era brava a scoprirla. Era una tipa sveglia, cosa il pi delle volte eccezionale, ma non
quando era arrabbiata.
Adesso aveva due possibilit: raccontare a Diana quello per cui pensava fosse arrabbiata,
rischiando di rivelare pi di quanto realmente sapesse; oppure starsene zitta, rischiando di irritarla
ancora di pi. Dopo un attimo di riflessione, disse: Dovrei prendermi cura di uno scatolone pieno di
micetti. Sai anche tu come possono essere crudeli, con quei loro artigli minuscoli e il caratterino che si
ritrovano.
A proposito di caratterini ribatt Diana, giocherellando svogliata con una matita. Sei andata
al Mercato delle Ombre, infrangendo regole precise. Hai parlato con Johnny Rook. Lui ti ha spifferato
che avrebbero scaricato al Sepulchre un corpo potenzialmente riconducibile alla morte dei tuoi genitori.
Non eri l per caso. Non eri di pattuglia.
Ho pagato Rook per non fargli dire niente mormor Emma. Mi fidavo di lui!
Diana picchi la matita sulla scrivania. Emma, quel tipo  conosciuto come Rook
l'Imbroglione. Anzi, non  un semplice imbroglione,  sulla lista nera del Conclave perch lavora con
le fate senza averne il permesso. Qualunque Nascosto o mondano faccia una cosa del genere,  escluso
da ogni attivit con gli Shadowhunters e perde la loro protezione. E questo tu lo sai.
Emma alz le braccia in aria. Ma quelle sono tra le persone pi utili che ci siano! Escluderle
non significa aiutare il Conclave, significa punire gli Shadowhunters!
Diana fece di no con la testa. Le regole sono regole per un motivo. Per essere uno
Shadowhunter, un bravo Shadowhunter, non basta allenarsi quattordici ore al giorno e conoscere
sessantacinque modi per uccidere un uomo con delle pinze da insalata.
Sessantasette a Emma venne spontaneo precisare. Diana, mi dispiace. Mi dispiace un sacco,
soprattutto per aver tirato in mezzo anche Cristina. Non  colpa sua.
Oh, lo so. Diana continuava ad avere la fronte corrugata. Emma tent il tutto per tutto.
La scorsa notte hai detto che mi credevi. Credevi al fatto che non sia stato Sebastian a uccidere
i miei genitori. Che ci sia sotto qualcos'altro. La loro morte non  stata soltanto... soltanto un gesto di
Sebastian per distruggere il Conclave. Qualcuno li voleva morti. La loro morte significava qualcosa...
Tutte le morti significano qualcosa ribatt Diana in tono brusco. Si pass una mano sugli
occhi. Ieri sera ho parlato con i Fratelli Silenti. Ho scoperto quello che sanno. E Dio solo sa se non ho
continuato a ripetermi che sarebbe stato il caso di mentirti al riguardo...  tutto il giorno che ci penso.
Ti prego mormor Emma. Ti prego, non mentire.
Ma non posso. Ricordo quando sono venuta qui e tu eri solo una ragazzina di dodici anni,
distrutta dal dolore. Avevi perso tutto. Potevi contare solo su Julian e sul tuo bisogno di vendetta. Sul
bisogno che Sebastian non fosse la causa della morte dei tuoi, perch, in quel caso, come avresti fatto a
punirlo? Fece un respiro profondo. So che Johnny Rook ti ha detto che c' stata una serie di omicidi.
Ha ragione. Dodici in tutto, con quello dell'altra sera. Nessuna traccia dell'assassino. Tutte vittime non
identificate. Denti rotti, portafogli spariti, impronte digitali cancellate con la lima.
E i Fratelli Silenti non lo sapevano? Il Conclave, il Consiglio...?
S che lo sapevano. E questa  la parte che non ti piacer. Diana inizi a tamburellare con le
dita contro il vetro della scrivania. Molti dei morti erano membri del Popolo Fatato. E questo rende la
vicenda materiale per la Scholomance, i Centurioni e i Fratelli Silenti. Non per gli Istituti. I Fratelli
Silenti sapevano. Il Conclave sapeva. Non ci hanno detto niente apposta, perch non vogliono il nostro
coinvolgimento.
La Scholomance?
La Scholomance era un pezzo vivente di storia degli Shadowhunters. Collocata in un freddo
castello di torri e corridoi scavato dentro al fianco di una montagna nei Carpazi, per secoli era stata un
luogo in cui i migliori Shadowhunters in assoluto venivano addestrati ad affrontare la doppia minaccia
di demoni e Nascosti. Era stata chiusa quando erano stati firmati i primi Accordi: una dimostrazione di
fiducia nel fatto che Nascosti e Shadowhunters non fossero pi in guerra.
Ora, con l'avvento della Pace Fredda, la Scholomance era stata riaperta ed era di nuovo in
attivit. Per essere ammessi bisognava superare una serie di prove molto dure, e ci che si imparava l
dentro non poteva essere condiviso con nessuno. Coloro che riuscivano a portarla a termine
diventavano i cosiddetti "Centurioni", studiosi eruditi e guerrieri leggendari; Emma non ne aveva mai
conosciuto uno di persona.
Forse non sar giusto, per  la verit.
Ma i segni? Hanno ammesso che erano uguali a quelli sul corpo dei miei genitori?
Non hanno ammesso niente rispose Diana. Dicono che ci penseranno loro. Dicono di non
intrometterci, che l'ordine era arrivato dal Consiglio stesso.
E i corpi? I corpi si sono dissolti quando hanno cercato di spostarli, come  successo con mio
padre e mia madre?
Emma! Diana si alz in piedi. I capelli le formavano una nuvola scura e incantevole attorno
al viso. Noi non ci intromettiamo nelle faccende che riguardano le fate, non pi.  questo il significato
della Pace Fredda. Il Conclave non ci ha dato un semplice suggerimento: ci ha vietato di interferire con
le faccende del Popolo Fatato. Se ti intrometti, le conseguenze potrebbero colpire non soltanto te, ma
anche Julian.
Per Emma fu come se Diana avesse preso uno dei fermacarte pi pesanti della scrivania e glielo
avesse scagliato contro al petto. Julian?
Che cosa fa lui ogni anno? Il giorno dell'anniversario della Pace Fredda?
Emma pens a Julian seduto l, in quell'ufficio. Anno dopo anno, da quando ne aveva dodici ed
era tutto gomiti sbucciati e jean strappati. Si sedeva, pazientemente munito di penna e inchiostro, e
scriveva una lettera al Conclave per chiedere di lasciar tornare a casa sua sorella dall'isola di Wrangel.
L'isola di Wrangel era la sede di tutte le difese del mondo, un insieme di incantesimi fatti un
migliaio di anni prima per proteggere la terra da alcuni demoni. Ma era anche un minuscolo banco di
ghiaccio, centinaia e centinaia di chilometri al largo del Mar Glaciale Artico. Quando era stata
dichiarata la Pace Fredda, Helen era stata mandata laggi; il Conclave aveva detto che il suo compito
sarebbe stato quello di studiare le difese, ma tutti avevano capito che, di fatto, si trattava di un esilio.
Da allora le erano stati concessi un paio di viaggi di ritorno a casa, compreso quello a Idris per
sposare Aline Penhallow, la figlia del Console. Ma nemmeno quel potente legame era servito a
liberarla. Julian scriveva ogni anno per perorare la sua causa. E ogni anno la sua richiesta veniva
respinta.
Diana parl in tono pi sommesso. Ogni anno il Conclave dice no, perch Helen potrebbe
essere fedele al Popolo Fatato. Che impressione credi che daremmo se pensassero che noi stiamo
indagando su una serie di uccisioni di fate contro i loro ordini? Quali sarebbero le ripercussioni sulla
possibilit che la lascino tornare?
Julian vorrebbe che io... fece per dire Emma.
Julian si taglierebbe una mano, se glielo chiedessi tu. Ma questo non significa che dovresti
chiederglielo. Diana si massaggi le tempie come se le facessero male. La vendetta non  una
famiglia, Emma. Non  un'amica, e nel letto non ti scalda. Lasci cadere la mano e and verso la
finestra, poi gir la testa e la fiss. Sai perch ho accettato questo lavoro, qui in Istituto? E non darmi
una risposta sarcastica.
Emma abbass lo sguardo sul pavimento.
Era composto da piastrelle alternate bianche e blu; dentro quelle bianche c'erano dei disegni:
una rosa, un castello, la guglia di una chiesa, l'ala di un angelo, uno stormo di uccelli, ognuna diversa.
Perch eri ad Alicante durante la Guerra Oscura disse Emma con un nodo in gola. Eri l
quando Julian ha dovuto... fermare suo padre. Ci hai visti combattere, hai pensato che eravamo
coraggiosi e ci hai voluti aiutare.  quello che hai sempre detto.
Quando ero pi giovane avevo qualcuno che mi ha aiutata a diventare chi sono veramente. A
quella frase, Emma prest ancora pi attenzione, perch Diana non parlava quasi mai della sua vita
privata. I Wrayburn erano stati per generazioni una famosa famiglia di Shadowhunters, ma lei era
l'ultima. Non accennava mai alla sua infanzia, ai suoi parenti. Era come se la sua esistenza fosse
cominciata quando aveva preso in gestione l'armeria del padre ad Alicante. Io volevo aiutare te a
diventare chi sei veramente.
E cio?
La migliore Shadowhunter della tua generazione. Ti alleni e combatti come non ho mai visto
fare a nessuno. Che poi  l'esatto motivo per cui non voglio vederti sprecare il tuo potenziale per
inseguire qualcosa che non guarir le tue ferite.
Sprecare il mio potenziale? Diana non sapeva, non capiva. Nessuno della sua famiglia era
morto nella Guerra Oscura. I genitori di Emma non erano morti combattendo: erano stati assassinati,
torturati e mutilati. Magari gridando il nome della loro figlia durante quei momenti, brevi, lunghi o
infiniti, tra la vita e la morte.
Qualcuno buss con forza alla porta. Quando si spalanc, comparve Cristina. Indossava un paio
di jeans e un maglione, e aveva le guance lievemente rosse, come se le dispiacesse interrompere. I
Blackthorn disse. Sono qui.
Emma dimentic completamente qualsiasi cosa stesse per dire a Diana e si fiond verso la
porta. Che cosa? Ma non dovevano arrivare domani?
Cristina fece spallucce. Allora pu darsi che dal Portale gi all'ingresso sia appena entrata una
famiglia numerosa che non  la loro!
Emma si port una mano al petto. Cristina aveva ragione. Riusciva a sentirlo: quel dolore sordo
che provava dietro la cassa toracica da quando Julian se n'era andato era migliorato e peggiorato
all'improvviso: adesso faceva meno male, ricordava pi una farfalla che le sbatteva selvaggiamente le
ali sotto al cuore.
Schizz fuori dall'ufficio, i passi che risuonavano sul pavimento di legno lucido del corridoio.
Arriv alle scale e le scese due gradini alla volta. Ora sentiva delle voci: ebbe l'impressione di
riconoscere quella acuta e gentile di Dru che saliva a intonare una domanda, e Livvy che rispondeva.
E poi si ritrov l, sulla galleria del secondo piano che dava sull'atrio. Era tutto illuminato a
giorno da una miriade di colori vorticanti, resti di un Portale che si stava dissolvendo. Al centro della
stanza c'erano i Blackthorn: Julian che troneggiava sopra i gemelli quindicenni, Livvy e Ty. Accanto a
loro Drusilla, che teneva per mano il pi piccolo, Tavvy; sembrava stesse dormendo in piedi, la testa
riccia appoggiata al braccio di Dru e gli occhi chiusi.
Siete tornati! esclam Emma.
Alzarono tutti lo sguardo su di lei. I Blackthorn erano da sempre una famiglia i cui membri si
assomigliavano molto: stessi capelli mossi castano scuro, color cioccolato fondente, e stessi occhi
verde-azzurro. Faceva eccezione Ty che, con i suoi occhi grigi, la figura scarna e i capelli neri arruffati,
sembrava un intruso proveniente da un altro ramo dell'albero genealogico.
Dru e Livvy stavano sorridendo, e nel serio cenno di Ty c'era il piacere del ritorno a casa, ma fu
Julian quello che Emma vide veramente. Quando anche lui alz lo sguardo su di lei, sent la runa
parabatai pulsarle sul braccio.
Si precipit gi dalle scale. Julian era chinato a dire qualcosa a Dru. Si volt e fece diversi passi
veloci verso Emma, che in quel momento non not altro: lui riempiva completamente il suo campo
visivo. Non vedeva Julian soltanto per come le appariva adesso, mentre attraversava il pavimento con il
disegno dell'Angelo, ma vedeva lui con in mano le spade angeliche che aveva invocato, lui che le
cedeva sempre la coperta quando in macchina faceva freddo, lui che le stava di fronte nella Citt
Silente, fuoco bianco e oro che saliva tra loro mentre prestavano il giuramento dei parabatai.
Si incontrarono al centro dell'atrio, quando lei gli butt le braccia al collo. Jules disse, ma la
sua voce venne smorzata dalla spalla di lui che ricambiava l'abbraccio. Emma risent nella mente le
parole del loro giuramento mentre respirava il suo profumo: chiodi di garofano, sapone, sale.
Dove andrai tu, andr anch'io.
Per un attimo le braccia di Julian la strinsero cos forte che fu a malapena in grado di respirare.
Poi lui la lasci andare e indietreggi di un passo.
Emma per poco non perse l'equilibrio. Non si era aspettata n un abbraccio cos potente n un
allontanamento cos rapido.
Anche lui le sembrava diverso, in un modo che non riusciva bene a inquadrare.
Pensavo sareste arrivati domani mattina gli disse. Cerc di guardarlo negli occhi, di farsi
ricambiare il sorriso di bentornato che gli stava rivolgendo. Invece lui guardava i suoi fratelli come se li
stesse contando per essere sicuro che ci fossero tutti.
Malcom si  presentato in anticipo le rispose dandole le spalle e girando verso di lei solo la
testa.  comparso all'improvviso nella cucina della prozia Marjorie, in pigiama, dicendo che si era
dimenticato del fuso orario. Lei per poco non ha tirato gi i muri a suon di grida.
Emma sent la tensione che le stringeva il petto allentarsi a poco a poco. Malcom Fade, capo
degli stregoni di Los Angeles, era un amico di famiglia, e la sua eccentricit era fonte di diverse battute
fra lei e Jules.
Poi per sbaglio ha aperto il Portale a Londra, anzich qui esord Livvy, saltellando da Emma
per abbracciarla. E cos abbiamo dovuto cercare qualcuno che ce ne aprisse un altro, ovvero Diana!
Livvy si stacc da Emma e and verso la sua tutor. Per qualche istante fu tutto un caos di saluti,
abbracci, domande. Tavvy si era svegliato e se ne andava in giro per l'atrio tirando gli altri per la
manica. Emma gli scompigli i capelli. Il mio popolo sar il tuo popolo. La famiglia di Julian era
diventata la sua da quando loro due erano divenuti parabatai. Da quel punto di vista, il loro era quasi
come un matrimonio.
Guard in direzione di Julian. Stava osservando la propria famiglia con espressione assorta,
come se si fosse dimenticato della sua presenza. E in quel momento, all'improvviso, Emma sent la
mente risvegliarsi e presentarle la lista di tutto quello che in lui sembrava diverso.
Aveva sempre portato i capelli corti, ma in Inghilterra doveva essersi dimenticato di andare a
tagliarli: adesso erano lunghi, e formavano i ricci fitti e sinuosi dei Blackthorn. Le punte gli arrivavano
oltre le orecchie. Era abbronzato, e non che Emma non sapesse di che colore avesse gli occhi, per ora
le sembravano tutto a un tratto pi luminosi e pi cupi al tempo stesso, come se l'intenso verde-azzurro
dell'oceano giacesse un chilometro sotto la superficie. Anche la forma del viso era cambiata,
riadattandosi a lineamenti pi adulti, perdendo la tenerezza dell'infanzia, rivelando la linea netta della
mascella che terminava in un mento leggermente a punta, eco della forma alata della clavicola, visibile
appena sotto lo scollo della maglietta.
Distolse lo sguardo. Si rese conto con sorpresa che il cuore le stava battendo forte, come se
fosse agitata. Confusa, si inginocchi per abbracciare Tavvy. Ehi, ti mancano dei denti gli disse
quando lo vide sorridere. Te li sei dimenticati da qualche parte?
Dru mi ha detto che te li rubano le fate mentre dormi rispose il piccolo.
Perch  quello che le ho detto io fece Emma rimettendosi in piedi. Sent un tocco leggero sul
braccio.
Era Julian. Con il dito inizi a tracciarle delle lettere sulla pelle: era una cosa che facevano da
tutta la vita, da quando si erano accorti che avevano bisogno di un modo per comunicare in silenzio
durante le lezioni scolastiche o le conversazioni noiose con gli adulti. T-U-T-T-O B-E-N-E?
Lei gli fece di s con la testa. Nell'espressione con cui Julian la stava guardando c'era un
pizzico di apprensione, e per Emma fu un sollievo. Le diede un senso di familiarit. Era davvero cos
diverso? Era meno allampanato e pi muscoloso, ma comunque longilineo. Sembrava uno di quei
nuotatori che lei aveva sempre ammirato per la loro bellezza spartana. Per attorno ai polsi portava
ancora la stessa combinazione di bracciali di pelle, conchiglie e vetri di mare. Aveva ancora le mani
chiazzate di pittura. Era ancora Julian.
Ma guarda come siete tutti abbronzati stava dicendo Diana. Com' possibile? Pensavo che
in Inghilterra piovesse sempre!
Io non sono abbronzato dichiar Tiberius in tono serio. Aveva ragione, lui non era
abbronzato. Ty odiava il sole. Quando andavano tutti insieme in spiaggia, di solito lo trovavi sotto un
ombrellone di dimensioni spropositate a leggersi un racconto poliziesco.
La prozia Marjorie ci faceva allenare tutto il giorno all'aperto disse Livvy. Be', tranne
Tavvy. Lui se lo teneva dentro, e gli dava da mangiare gelatina di more.
Tiberius si nascondeva intervenne Drusilla. Nel fienile.
Non era nascondersi precis Ty. Era battere in ritirata strategica.
Era nascondersi ribad Dru con un'espressione contrariata sul viso rotondo. Dai lati della
testa le spuntavano due trecce alla Pippi Calzelunghe, ed Emma gliene tir una con fare affettuoso.
Non litigare con tuo fratello disse Julian, poi si gir verso Ty. Non litigare con tua sorella.
Siete tutti e due stanchi.
E cosa c'entra essere stanchi con il fatto di non dover litigare? volle sapere Ty.
Julian vuole dire che dovreste essere tutti a nanna intervenne Diana.
Ma sono solo le otto! E sono appena arrivati! protest Emma.
Diana indic con un dito Tavvy, che si era raggomitolato sul pavimento e ora dormiva dentro al
fascio di luce angolare emanato da una lampada, proprio come un gatto. In Inghilterra  molto pi
tardi.
Livvy si fece avanti per prendere delicatamente in braccio il fratellino, che le pos la testa sulla
spalla. Lo metto io a letto.
Gli occhi di Diana si incrociarono per un istante con quelli di Julian. Grazie, Livvy disse.
Vado a dire a zio Arthur che siamo arrivati sani e salvi. Si guard attorno e fece un sospiro. Alle
valigie ci pensiamo domani mattina. Adesso tutti a dormire!
Livvy borbott qualcosa; Emma non cap. Si sentiva disorientata, anzi pi che disorientata.
Anche se Julian aveva risposto ai suoi messaggi e alle sue chiamate con lettere brevi e neutre, non era
pronta a rivedere un ragazzo diverso, non soltanto nell'aspetto. Lei voleva il Julian di sempre, con quel
sorriso che sembrava riservato alle loro interazioni soltanto.
Diana stava augurando la buonanotte, prendendo con s chiavi e borsetta. Approfittando del suo
momento di distrazione, Emma allung una mano per tracciare delicatamente un messaggio sulla pelle
di Julian.
D-E-V-O P-A-R-L-A-R-T-I, scrisse.
Senza guardarla, Julian abbass a sua volta una mano e le scrisse sull'avambraccio: D-I
C-O-S-A?
La porta dell'atrio si apr e si richiuse alle spalle di Diana, facendo entrare un gelido soffio di
vento e pioggia. Quando si gir per guardare Julian, Emma si sent raggiungere da uno schizzo
d'acqua.  importante gli disse. Si chiese se gli stesse sembrando credibile: non le era mai capitato di
avere bisogno di dirgli che c'era qualcosa di importante. Se diceva che aveva bisogno di parlargli, lui
sapeva che era davvero cos.  solo che... Abbass la voce. Vieni in camera mia dopo aver visto
Arthur.
Lui esit, per un istante soltanto. I vetri di mare e le conchiglie che aveva sui polsi tintinnarono
quando si scost i capelli dal viso. Livvy era gi diretta al piano di sopra con Tavvy, e gli altri la
stavano seguendo. Emma sent il fastidio appena percepito sciogliersi all'istante in senso di colpa. Jules
era esausto, ovviamente. Tutto l.
A meno che tu non sia troppo stanco gli disse.
Lui scosse il capo, l'espressione del viso indecifrabile  quando invece Emma gliel'aveva
sempre saputa leggere. Vengo le disse, poi le mise un braccio intorno alle spalle. Una mano leggera,
un gesto casuale. Come se non fossero stati lontani due mesi.  bello rivederti aggiunse prima di
voltarsi per salire le scale dietro agli altri.
Ovvio che dovesse andare da Arthur, pens Emma. Qualcuno doveva pur dire al loro eccentrico
tutore che i Blackthorn erano tornati. Ovvio che fosse stanco. E altrettanto ovvio che le sembrasse
diverso: era sempre cos, quando stavi per un po' di tempo senza vedere una persona. Forse sarebbero
stati necessari un giorno o due per tornare come erano prima: a loro agio. Inseparabili. Al sicuro.
Si port una mano al petto. Anche se il dolore provato mentre Julian era in Inghilterra, quella
sensazione di elastico teso che aveva detestato, era scomparsa, adesso provava una nuova, strana fitta
vicino al cuore.
3
GIACCH MAI RAGGIA LA LUNA CHE NON MI PORTI SOGNI
La soffitta dell'Istituto era poco illuminata. Nel tetto erano stati costruiti due lucernari, ma zio
Arthur li aveva rivestiti di carta paraffinata la prima volta che aveva trasferito in quella stanza i suoi
libri e le sue carte, nel timore che la luce solare potesse danneggiare i delicati strumenti del suo studio.
Arthur e suo fratello Andrew, il padre di Julian, erano stati educati da genitori con il pallino per
l'antichit classica: per il greco e il latino, per i poemi epici, per la mitologia e la storia della Grecia e
di Roma.
Julian era cresciuto con le storie dell'Iliade e dell'Odissea, degli Argonauti e dell'Eneide, di
uomini e mostri, di ed eroi. Ma mentre Andrew aveva nutrito una semplice passione per i classici (che
si estendeva in verit al desiderio di dare ai figli nomi di imperatori e sovrane  Julian era ancora
riconoscente a sua madre per il fatto di essere solo un Julian e non un Julius, come avrebbe desiderato
suo padre), Arthur ne era realmente ossessionato.
Aveva portato con s dall'Inghilterra centinaia di libri e, nel corso degli anni, quella soffitta
aveva continuato a riempirsi a dismisura.
I volumi erano disposti secondo un sistema di archiviazione che solo lui capiva: l'Antigone di
Sofocle, per esempio, poggiava contro La guerra del Peloponneso di Tucidide, monografie varie e libri
con la costa strappata le cui singole pagine erano accuratamente distese su diverse superfici. L dentro
dovevano esserci almeno sei scrivanie: quando una si riempiva troppo di fogli e frammenti di vasi o
statue, zio Arthur ne comprava semplicemente una nuova.
Ora era seduto a una scrivania sul lato est della stanza. Attraverso uno strappo nella carta
paraffinata che copriva la finestra accanto, Julian riusciva a intravedere uno sprazzo del blu
dell'oceano. Le maniche del vecchio maglione dello zio erano arrotolate. Sotto gli orli dei suoi logori
pantaloni chinos sbucavano un paio di pantofole malridotte. Il bastone, che usava raramente, poggiava
contro un muro.
Achille aveva una phorminx stava borbottando con un giogo in argento; Ercole aveva
imparato a suonare la cetra. I nomi di entrambi gli strumenti furono tradotti con "lira", ma sono la
stessa cosa? Se s, perch due parole diverse per descriverli?
Ciao, zio lo salut Julian. Sollev un vassoio sul quale aveva raffazzonato una sorta di cena.
Siamo tornati.
Arthur si volt lentamente, come un vecchio cane che alzava la testa stanca al suono di
qualcuno che lo chiamava. Andrew, che piacere vederti. Stavo riflettendo sugli ideali greci
dell'amore. Agape, ovviamente, l'amore supremo, l'amore che provano gli di. Poi eros, l'amore
romantico. Philia, l'amore degli amici, e storge, l'amore della famiglia. Quale di questi diresti che
corrisponda al tuo sentimento parabatai? Si avvicina di pi a philia o ad agape, considerato,
ovviamente, che eros  vietato? E in tal caso, come Nephilim, siamo dotati di qualcosa che i mondani
non potranno mai comprendere? Ma allora come facevano i greci a esserne al corrente? Un paradosso,
Andrew...
Julian trasse un sospiro. L'ultima cosa di cui voleva parlare era del genere di amore che i
parabatai provassero l'uno per l'altro. E poi non voleva essere chiamato con il nome del suo defunto
padre. Avrebbe preferito trovarsi altrove, da qualsiasi parte, ma avanz lo stesso verso il punto in cui la
luce era pi intensa, dove suo zio avrebbe potuto vederlo in faccia. Sono Julian. Ho detto che siamo
tornati, tutti quanti. Tavvy, Dru, i gemelli...
Arthur lo fiss con uno sguardo verde-azzurro sconcertato, e Julian si sforz di non perdersi
d'animo. Lui non ci voleva nemmeno salire l sopra, lui voleva raggiungere Emma. Per, dall'ultimo
messaggio di fuoco ricevuto da Diana, aveva intuito che un giretto in soffitta sarebbe stato necessario
subito dopo l'arrivo a casa.
Era sempre stato compito suo. E sempre lo sarebbe stato.
Pos il vassoio sulla scrivania, stando attento a evitare le montagne di carta. Accanto al gomito
di suo zio c'era una pila di posta da spedire e di appunti scribacchiati sui pattugliamenti. Niente di
esagerato, ma di sicuro quelle cataste di carta si erano abbassate meno di quanto avesse sperato. Ti ho
portato la cena.
Arthur guard fisso il vassoio come fosse un oggetto lontano a malapena distinguibile
attraverso la nebbia, corrugando le sopracciglia. La cena consisteva in una scodella di minestra
velocemente riscaldata in cucina, che adesso si stava raffreddando. Julian aveva avvolto con cura le
posate nei tovaglioli e si era premurato di accompagnare il piatto con un cestino di pane, per sapeva
che il mattino dopo, tornando a sparecchiare, avrebbe trovato il cibo praticamente intatto.
Secondo te  un indizio? gli chiese lo zio.
Secondo me sarebbe un indizio cosa?
La cetra e la phorminx. Si incastrano nel quadro, ma  un quadro cos grande... Zio Arthur si
appoggi all'indietro con un sospiro e alz lo sguardo sulla parete di fronte a s, dove erano stati
attaccati centinaia di pezzi di carta ricoperti da una calligrafia simile a una ragnatela. La vita  breve, e
la saggezza lunga da imparare sussurr.
La vita non  cos breve ribatt Julian. O per lo meno non dovrebbe esserlo. Pens che
forse per i suoi genitori lo era stata. Lo era spesso, per gli Shadowhunters. Ma cosa avrebbe mai potuto
fare del male ad Arthur, recluso nella sua solitaria soffitta? Probabilmente sarebbe sopravvissuto a tutti
loro.
Pens a Emma, ai rischi che correva, alle cicatrici sul suo corpo che vedeva quando nuotavano
o si allenavano. Ce l'aveva dentro, nelle sue vene scorreva il sangue degli Shadowhunters che avevano
rischiato la loro vita per generazioni, che vivevano dell'ossigeno dato dall'adrenalina e dal
combattimento. Per rimosse il pensiero di lei che moriva come erano morti i suoi genitori: non era
qualcosa che potesse sopportare.
Nessun uomo sotto il cielo vive due volte mormor Arthur, probabilmente citando qualche
autore antico. Come sua abitudine, del resto. Aveva riabbassato lo sguardo sulla scrivania e ora
sembrava assorto nei suoi pensieri. Julian si ricord di quando, anni prima, il pavimento della soffitta
era stato ricoperto dalle impronte delle mani insanguinate di suo zio. Quella notte era stata la prima
volta che aveva chiamato Malcom Fade.
Se allora tu sei a posto, io... fece Julian, iniziando ad allontanarsi.
Arthur alz la testa di scatto. Per un istante il suo sguardo fu limpido e vigile. Sei un bravo
ragazzo disse. Per alla fine non servir.
Julian rest di sasso. Cosa, scusa?
Ma Arthur era gi tornato alle sue scartoffie.
Il ragazzo si gir e scese i gradini della soffitta, che scricchiolarono in maniera familiare sotto i
suoi piedi. L'Istituto di Los Angeles non era particolarmente vecchio, di certo non tanto quanto altri,
per la soffitta aveva qualcosa di antico e polveroso che la distingueva dal resto dell'edificio.
Raggiunse la porta in fondo alle scale. Rest per un attimo con la schiena appoggiata alla
parete, avvolto dalla penombra e dal silenzio.
Il silenzio era qualcosa di cui poteva godere raramente, a meno che non stesse andando a
dormire. In genere era circondato dal chiacchierio costante dei suoi fratelli. Li aveva sempre attorno,
desiderosi della sua attenzione, bisognosi del suo aiuto.
Ripens anche al cottage in Inghilterra, al tranquillo brusio delle api in giardino, alla quiete
sotto gli alberi. Tutto verde e azzurro, cos diverso dal deserto con le sue tonalit di marrone arido e
d'oro avvizzito. Non aveva voluto lasciare Emma, ma, allo stesso tempo, aveva pensato che sarebbe
stato utile. Come per un drogato stare lontano dalla causa della sua dipendenza.
Basta. C'erano cose a cui non aveva senso pensare. Nel buio e nelle ombre dove vivevano i
segreti, quello era il luogo in cui Julian sopravviveva. Era cos che era riuscito per anni ad andare
avanti.
Fece un respiro profondo e usc in corridoio.
Emma era in piedi sulla spiaggia. Non c'era nessun altro, tutto deserto. Vaste distese di sabbia
si estendevano alla sua destra e alla sua sinistra, con i frammenti di mica che luccicavano debolmente
sotto un sole coperto dalle nubi.
Davanti a lei c'era l'oceano. Era magnifico e letale quanto le creature che lo abitavano: i
grandi squali bianchi con i loro fianchi ruvidi e pallidi, le orche striate di bianco e nero come
chaise-longue da giardino di epoca edoardiana. Emma guard l'oceano e prov quello che aveva
sempre provato: un miscuglio di desiderio e terrore, una voglia di gettarsi nel verde freddo che era
come la voglia di guidare troppo veloce, saltare troppo in alto, lanciarsi in battaglia disarmati.
Thanatos, lo avrebbe chiamato Arthur. La pulsione di morte.
L'acqua lanci un forte grido, simile a quello di un animale, e cominci a ritirarsi. Scorse
rapida via da lei, lasciandosi dietro una moria di pesci che si dimenavano, grovigli di alghe, relitti di
navi affondate, i detriti sul fondo del mare. Emma sapeva che avrebbe dovuto correre, ma rest
paralizzata mentre l'acqua si innalzava formando una torre, un'imponente muraglia trasparente 
riusciva a vedere delfini inermi e squali che si agitavano convulsamente al suo interno, chiusi in
trappola dai suoi tumultuosi versanti. Url, e cadde in ginocchio quando vide i cadaveri dei suoi
genitori, imprigionati nell'acqua che saliva come fossero intrappolati dentro un'enorme bara di vetro,
sua madre rigida e colta da spasmi, suo padre con la mano tesa verso di lei attraverso la schiuma e il
gorgoglio delle onde...
Emma si mise a sedere nel letto di scatto cercando Cortana, distesa di traverso sul suo
comodino. La mano per le scivol, e la spada cadde con fragore a terra. Cerc a tastoni l'interruttore
della lampada e lo accese.
La stanza si riemp di una luce gialla. Si guard attorno sbattendo pi volte le palpebre. Si era
addormentata in pigiama, sopra le coperte.
Butt le gambe gi da un lato del letto e si strofin gli occhi. Si era sdraiata mentre aspettava
Jules, con la porta della cabina armadio aperta e la luce accesa.
Voleva fargli vedere le nuove fotografie. Voleva raccontargli tutto, sentire la sua voce:
suadente, familiare, tenera. Ascoltarlo mentre la aiutava a capire come comportarsi.
Ma lui non era venuto.
Si alz in piedi, pescando un maglione dallo schienale della sedia. Una rapida occhiata alla
sveglia sul comodino le disse che erano quasi le tre del mattino. Fece una smorfia e scivol fuori, in
corridoio.
Era buio e silenzioso. Non c'erano strisce di luce sotto le porte a lasciar intuire che qualcun
altro fosse sveglio. Avanz verso la stanza di Julian, spinse la porta per aprirla ed entr.
Quasi non si aspettava di trovarlo l. Aveva pensato che magari fosse nel suo studio, visto che di
sicuro gli era mancato dipingere l dentro, invece lo trov disteso in maniera scomposta sul letto,
addormentato.
Dentro la stanza c'era pi chiaro che in corridoio. La finestra si affacciava sulla luna che
splendeva sopra alle montagne, e quella luce bianca bordava tutto d'argento. I ricci di Julian erano una
macchia scura sul cuscino, le ciglia nere, soffici e fini come fuliggine, gli sfioravano gli zigomi.
Aveva un braccio piegato dietro la testa e l'orlo della maglietta sollevato. Emma distolse lo
sguardo dalla pelle scoperta e si arrampic sul materasso, prendendo Julian per una spalla.
Julian gli sussurr piano. Jules.
Lui si stiracchi, aprendo gli occhi lentamente. Alla luce della luna sembravano grigio argento,
come quelli di Ty.
Emma disse, con la voce impastata dal sonno.
Pensavo che saresti venuto in camera mia, avrebbe voluto dirgli, ma non ci riusc: lui le parve
cos stanco che le si sciolse il cuore. Allung una mano con l'intenzione di scostargli i capelli dagli
occhi, ma si ferm e gliela pos sulla spalla. Lui si era rotolato sul fianco; riconobbe la maglietta e i
pantaloni della tuta che indossava.
Gli occhi gli sfarfallavano, sul punto di richiudersi.
Jules gli disse, d'impulso. Posso restare?
Era il loro codice, la versione breve della richiesta pi lunga: restare mentre tu mi fai
dimenticare gli incubi. Restare mentre tu dormi accanto a me. Restare mentre tu scacci i brutti sogni, i
ricordi del sangue, dei genitori morti, degli Ottenebrati con gli occhi nero pece.
Quella era una richiesta che entrambi avevano fatto, e pi di una volta. Era da quando erano
piccoli che entravano l'uno nel letto dell'altra per dormire. Una volta Emma aveva immaginato che i
loro sogni si fondessero come se loro due abbandonassero lo stato di coscienza all'unisono,
condividendo frammenti e dettagli del reciproco universo onirico. Era uno degli aspetti del legame
parabatai che lo rendevano una magia alla quale aveva fortemente aspirato: in un certo senso, voleva
dire che non eri mai solo. Nella veglia e nel sonno, in battaglia e in pace, avevi qualcuno attaccato al
tuo fianco, votato alla tua vita, alle tue speranze e alla tua felicit, un sostegno quasi perfetto.
Julian si spost di fianco, gli occhi mezzi aperti, la voce smorzata. Resta.
Si rannicchi sotto le coperte accanto a lui, che le fece spazio piegando e distendendo il lungo
corpo. Nel solco lasciato dal suo peso, le lenzuola erano calde e sapevano di chiodi di garofano e di
sapone.
Ma lei continuava a tremare. Si avvicin a lui di un paio di centimetri, verso il calore irradiato
dal suo corpo. Dormiva sulla schiena, con un braccio dietro la testa e l'altro con la mano aperta sulla
pancia. I braccialetti scintillavano alla luce della luna. La guard  Emma sapeva che l'aveva vista
avvicinarsi  e poi i suoi occhi si serrarono volontariamente, ciglia scure che si abbattevano sugli
zigomi.
Il respiro gli divent quasi subito lento e regolare. Si era riaddormentato, ma Emma rest
sveglia a osservare il modo in cui il suo petto saliva e scendeva, un metronomo costante.
Non ebbero il minimo contatto. Capitava di rado, infatti, quando dormivano nello stesso letto,
che si sfiorassero. Da bambini litigavano per le coperte, a volte formavano un muro di libri per
risolvere le discussioni su chi stesse invadendo la met di materasso dell'altro. Ora avevano imparato a
dormire nello stesso spazio, ma tenevano tra loro la stessa distanza dei libri, un ricordo condiviso.
Riusciva a sentire l'oceano martellare il lontananza. Riusciva a vedere il verde muro d'acqua
del sogno che le saliva dietro alle palpebre. Ma le sembrava tutto distante, con il terrificante schianto
delle onde smorzato dal delicato respiro del suo parabatai.
Un giorno lei e Julian sarebbero stati sposati, con altre persone. Non ci sarebbero pi stati
intrufolamenti nel letto dell'altro. Non ci sarebbero pi state confessioni di mezzanotte. La loro
vicinanza non si sarebbe spezzata, ma flessa e distesa per assumere una nuova forma. Avrebbe dovuto
imparare a conviverci.
Un giorno. Ma adesso non ancora.
Quando Emma si svegli, Julian non c'era pi.
Si mise a sedere, stordita. Era met mattina, pi tardi di quando si svegliava di solito, e la stanza
era rischiarata da una luce dorata con una punta di rosa. Le lenzuola e la coperta blu marino di Julian
erano aggrovigliate ai piedi del letto. Quando appoggi una mano sul suo cuscino, lo sent ancora
caldo. Doveva essersene andato da poco.
Ricacci indietro il senso di disagio dovuto al fatto che fosse uscito senza dirle niente.
Probabilmente non aveva voluto svegliarla; Julian aveva sempre faticato un po' a dormire, e la
differenza di fuso orario non poteva certo aiutarlo. Dicendosi che non c'era niente di cui preoccuparsi,
torn nella propria camera e si cambi, mettendosi dei leggings, una maglietta e un paio di infradito.
Di solito avrebbe prima controllato nello studio, ma da un rapido sguardo fuori dalla finestra
aveva visto che era una splendida, luminosa giornata estiva. Il cielo era percorso da tante lievi
pennellate di nuvole bianche. L'oceano scintillava, e la sua superficie era una danza di pagliuzze
dorate. In lontananza Emma riusciva a vedere i puntini neri dei surfisti che si muovevano su e gi sopra
le onde.
Sapeva che Julian doveva aver sentito la mancanza dell'oceano  lo sapeva dai brevi e
infrequenti Sms e messaggi di fuoco che le aveva mandato durante il soggiorno in Inghilterra.
Attravers l'Istituto e scese al sentiero che portava verso la statale, poi la attravers come una saetta
schivando i furgoni dei surfisti e le decappottabili di lusso che andavano da Nobu per il pranzo.
Era esattamente dove pensava che lo avrebbe trovato, una volta arrivata in spiaggia: con il viso
rivolto verso l'acqua e il sole, l'aria salmastra che gli sollevava i capelli e gli increspava il tessuto della
maglietta. Si domand da quanto tempo fosse l, con le mani infilate nelle tasche dei jeans.
Fece un passo incerto sulla sabbia umida. Jules?
Si gir per guardarla. Per un momento parve abbagliato, come se stesse fissando il sole, che
per era sopra di loro: Emma riusciva a sentirne il calore che le scaldava la schiena.
Lui sorrise, e lei si sent percorrere da un'ondata di sollievo. Era il solito sorriso di Julian,
quello che gli illuminava tutto il viso. Emma saltell fino al limitare dell'acqua: la marea stava salendo,
e scivol sulla battigia fino a raggiungere la punta delle scarpe di Julian. Ti sei svegliato presto gli
disse tornando verso di lui con i piedi che, nell'acqua bassa, sollevavano piccole esplosioni di schizzi.
La sabbia era screziata dalle sottili incursioni argentee delle onde.
 quasi mezzogiorno le rispose. La voce era quella di sempre, ma nell'aspetto Emma
continuava a trovarlo diverso: la forma del viso, le spalle sotto la maglietta. Di cosa volevi parlarmi?
Eh? Per un attimo Emma fu colta alla sprovvista, sia dalle differenze in lui sia dalla domanda
a bruciapelo.
Ieri sera spieg. Hai detto che volevi parlarmi. Che ne dici di farlo adesso?
Ok. Emma alz lo sguardo sui gabbiani che volavano in cerchio sopra le loro teste.
Andiamo a sederci da qualche parte. Non ho voglia di inzupparmi completamente, quando salir la
marea!
Si spostarono pi in su sulla spiaggia, dove la sabbia era riscaldata dal sole.
Emma si sfil le scarpe per seppellire le dita dei piedi e gio sentendo i granelli sulla pelle.
Julian rise.
Lei lo guard di sottecchi. Cosa c'?
Tu e la spiaggia. Adori la sabbia, ma detesti l'acqua.
Lo so gli disse, sgranando gli occhi su di lui. Ironia della sorte.
Questa non  ironia. Ironia  il risultato inatteso di una situazione attesa. Questa  solo una
delle tue stranezze.
Ma quante ne sai? lo prese in giro, cercando il cellulare. Sono sconvolta!
Noto del sarcasmo comment lui mentre Emma gli porgeva il telefono. Le foto dell'altra sera
scattate da Cristina si erano caricate. Mentre Julian le studiava, lei gli raccontava di come avesse
seguito la dritta di Johnny Rook sul Sepulchre, di come avesse trovato il corpo e della ramanzina di
Diana dopo che Rook era stato in Istituto. Pi parlava e pi si rilassava, mentre la nuova, strana
sensazione provata nei confronti di Julian si dissolveva. Era tutto normale, quelli erano loro due come
erano sempre stati: due Shadowhunters che parlavano, ascoltavano, collaboravano come doveva essere
tra parabatai. Io lo so che sono gli stessi segni concluse. Non sono impazzita, vero?
Julian sollev lo sguardo su di lei. No. Ma Diana pensa che, se indaghi su questa storia,
potrebbe andarci di mezzo la disponibilit del Conclave a lasciar tornare a casa Helen, giusto?
Giusto. Emma esit, ma poi gli prese la mano. Il braccialetto con i vetri di mare sul polso
produsse un tintinnio musicale. Sent le sue callosit contro le dita, familiari quanto una mappa della
sua stessa camera da letto. Io non farei mai niente per ferire Helen, n Mark, n nessuno di voi. Se
secondo te Diana ha ragione, allora io non... Deglut. Allora lascer perdere.
Julian abbass gli occhi sulle loro dita intrecciate. Era immobile, ma la vena sul collo aveva
iniziato a pulsargli; Emma gliela vedeva battere forte. Doveva essere stato il fatto di aver nominato sua
sorella.
Sono passati cinque anni le disse ritraendo la mano. Non ruppe bruscamente il loro intreccio
n fece niente del genere, semplicemente la ritrasse e si gir verso l'acqua. Un movimento del tutto
naturale, che per diede a Emma una strana impressione. Il Conclave non ha ceduto sul ritorno a casa
di Helen. Non ha ceduto sul proseguire le ricerche per Mark. E non ha ceduto nemmeno sulla
possibilit che i tuoi non siano stati uccisi da Sebastian. Mi sembrerebbe sbagliato sacrificare la ricerca
della verit sulla tua famiglia per una speranza impossibile.
Non dire che  impossibile, Jules...
C' anche un altro modo di vedere le cose prosegu lui, ed Emma ebbe l'impressione di
sentire gli ingranaggi del suo cervello muoversi a tutta velocit. Se tu risolvessi davvero il caso, se lo
risolvessimo, il Conclave sarebbe in debito nei nostri confronti. Io ti credo quando dici che, chiunque
abbia ucciso i tuoi, non  stato Sebastian Morgenstern. Penserei piuttosto a un demone o a qualche altro
tipo di forza con il potere di uccidere gli Shadowhunters e passarla liscia. Se sconfiggessimo una cosa
del genere...
A Emma iniziava a fare male la testa. L'elastico della coda di cavallo stringeva troppo; sollev
una mano per allentarlo. Quindi secondo te ci riserverebbero un trattamento speciale? Perch tutti
starebbero attenti a quello che facciamo?
Dovrebbero per forza. Se tutti sapessero cosa abbiamo fatto. E noi potremmo fare in modo che
tutti sappiano. Esit. Qualche contatto lo abbiamo, in fondo.
Non stai pensando a Jem, vero? Perch io non saprei come raggiungerlo.
N a Jem n a Tessa.
Quindi Jace e Clary dedusse Emma. Jace Herondale e Clary Fairchild erano a capo
dell'Istituto di New York, tra gli Shadowhunters pi giovani ad aver mai occupato una posizione di
quel livello. Emma era amica di Clary da quando aveva dodici anni, ovvero da quando lei l'aveva
seguita fuori dalla Sala del Consiglio a Idris, a quanto pareva l'unica persona di tutto il Conclave a cui
importasse della morte dei suoi genitori.
Jace era forse uno dei migliori Shadowhunters mai esistiti, in termini di abilit nel
combattimento. Clary era nata con un diverso talento: sapeva creare le rune, qualcosa che nessun altro
loro simile era mai stato in grado di fare. Una volta le aveva spiegato di non avere potere sulle rune che
le affioravano alla mente: o comparivano, o non comparivano. Nel corso degli anni aveva aggiunto
diverse utili rune al Libro Grigio, per esempio una per respirare sott'acqua, una per correre lunghe
distanze e un'altra, piuttosto controversa, per il controllo delle nascite, presto diventata una delle pi
utilizzate dell'intero Libro.
Tutti conoscevano quei due. D'altronde era cos che andava, quando salvavi il mondo. Per tanti
erano degli eroi: per Emma, le persone che le avevano tenuto la mano nei momenti pi bui della sua
vita.
Esatto. Julian si gratt la nuca. Sembrava stanco. La pelle sotto gli occhi era leggermente
traslucida, come tesa da una profonda fatica. Si mordicchi un labbro, come faceva sempre quando era
in ansia o preoccupato per qualcosa. Voglio dire, sono i pi giovani capi di un Istituto mai esistiti. E
guarda che cosa ha fatto il Conclave per Simon, e per Magnus e Alec. Quando sei un eroe, fanno molto
per te. Julian si alz in piedi, ed Emma con lui, sciogliendosi la coda. I capelli le ricaddero liberi su
spalle e schiena in morbide onde. Julian le lanci una rapida occhiata, poi distolse lo sguardo.
Jules... fece per dirgli.
Ma lui si era gi girato per tornare verso la strada.
Infil i piedi dentro le scarpe e lo raggiunse dove la sabbia saliva verso il marciapiede. Tutto a
posto?
Certo. Tieni, scusa, mi stavo dimenticando di ridartelo. Porse a Emma il cellulare. Senti, il
Conclave fa le sue regole. E vive secondo le sue regole. Ma questo non significa che, con la giusta
pressione, le regole non si possano cambiare.
Sei criptico.
Le sorrise, increspando gli angoli degli occhi.
A loro non piace permettere che Shadowhunters giovani come noi si immischino in faccende
serie.  sempre stato cos. Per Jace, Clary, Alec e Isabelle hanno salvato il mondo alla nostra et. E si
sono guadagnati molto rispetto. I risultati: ecco cosa fa cambiare idea, a quelli.
Avevano raggiunto la statale. Emma alz lo sguardo verso le colline: l'Istituto era appollaiato
sopra un basso promontorio che sporgeva sopra la strada costiera.
Julian Blackthorn disse mentre attraversavano. Il rivoluzionario!
Quindi s, cerchiamo di vederci pi a fondo, per in maniera discreta. Prima mossa, confronta
le fotografie del corpo che hai trovato con quelle dei tuoi genitori. Tutti saranno disposti ad aiutarci,
non ti preoccupare.
Erano a met strada verso l'Istituto. Il traffico era congestionato persino a quell'ora, con i
pendolari diretti al lavoro in centro. I raggi del sole si riflettevano sui parabrezza.
E se saltasse fuori che quei segni sono solo delle scritte senza senso, e che si tratta di un pazzo
qualunque in preda a una furia omicida?
No, non pu essere. Quelle cose succedono all'improvviso, ma si verificano in posti diversi.
Come se guidi da un posto all'altro sparando alla gente. Quella  furia omicida.
E quindi cosa sarebbe, un omicidio di massa?
Gli omicidi di massa hanno luogo nello stesso momento, ma anche nello stesso posto disse
Julian a bassa voce, con lo stesso tono che utilizzava quando spiegava a Tavvy perch non poteva
mangiare i Cheerios a colazione. Qui si tratta senza dubbio di un serial killer, di un omicida seriale.
Perch i delitti sono distanti nel tempo.
 inquietante sentirti dare queste definizioni concluse Emma. Davanti all'Istituto c'era un
prato di erba riarsa dal sole che si estendeva verso il margine del promontorio, bordato da piante e
cespugli di arbusti. La famiglia vi trascorreva poco tempo: troppo vicino alla strada, senz'ombra,
invaso da ispide erbacce.
Adesso Dru si  appassionata ai crimini realmente accaduti spieg Jules. Erano arrivati sulle
scale dell'Istituto. Non ti puoi immaginare quante cose mi ha detto su come nascondere un corpo!
Emma lo super con uno scatto di tre gradini e si volt per guardarlo. Sono pi alta di te!
annunci. Era un gioco che facevano da quando erano bambini: Emma diceva sempre che sarebbe
cresciuta pi di lui, ma si era arresa quando, a quattordici anni, Julian era schizzato in alto di dodici
centimetri abbondanti.
La osserv. Il sole gli brillava direttamente negli occhi, velando il verde-azzurro d'oro,
facendoli sembrare la patina che riluceva sopra il vetro romano collezionato da Arthur. Em le disse.
Possiamo scherzarci sopra quanto ti pare, ma lo sai che io prendo questa cosa sul serio. Sono i tuoi
genitori. Tu meriti di sapere quello che  successo.
Di colpo lei si sent un groppo in gola.  che adesso mi sembra diverso... mormor. Tu lo
sai quante volte ho pensato di aver scoperto qualcosa e invece non era niente, o quante volte ho seguito
la pista sbagliata. S, ora  diverso. ... reale.
Le suon il telefono. Distolse lo sguardo da Jules per estrarlo dalla tasca. Quando vide il nome
sullo schermo, fece una smorfia e lo rimise dentro. Jules alz un sopracciglio, mantenendo
un'espressione neutra.
Cameron Ashdown? disse. Perch non gli rispondi?
Boh, non mi va. Emma rimase stupita dalle sue stesse parole. Si chiese perch non dicesse a
Jules la verit. Io e Cameron ci siamo lasciati.
La porta d'ingresso dell'Istituto si spalanc. Emma! Jules!
Erano Drusilla e Tavvy, entrambi ancora in pigiama. Tavvy teneva in mano un lecca-lecca e lo
succhiava avidamente. Quando vide Emma, lo sguardo gli si illumin e le corse subito incontro.
Emma! disse, senza togliersi di bocca la caramella.
Lo tir a s e gli cinse la vita rotonda, da bimbo piccolo, strizzandolo fino a farlo ridacchiare.
Tavvy! Non devi correre con il lecca-lecca in bocca. Potresti soffocare lo rimprover Julian.
Tavvy si sfil il bastoncino dalle labbra e lo fiss come si potrebbe fissare una pistola carica. E
morire?
Orrendamente disse Julian. Morire fatalmente, fatalmente. Guard Drusilla, che stava
tenendo le mani sui fianchi. Il suo pigiama nero era decorato da disegnini di motoseghe e scheletri.
Che c', Dru?
 venerd gli rispose lei. Giorno dei pancake, te ne sei dimenticato? Ce lo avevi promesso!
Oh, hai ragione,  vero. Julian tir una treccia alla sorella in segno di affetto. Andate a
svegliare Livvy e Ty, poi...
Sono gi svegli. E in cucina ad aspettarti... Dru lo guardava carica di aspettativa.
Julian sorrise. Ok, arrivo subito. Prese in braccio Tavvy e lo riport dentro. Voi due iniziate
ad andare in cucina e dite ai gemelli di stare tranquilli, altrimenti impazziscono e iniziano a cucinare da
soli.
I ragazzi sgattaiolarono subito via, felici. Julian torn a rivolgersi a Emma con un sospiro.
Sono stato lecca-leccato disse indicando il punto dello scollo della maglietta dove Tavvy era riuscito
a lasciargli un cerchio di zucchero azzurro.
Medaglia d'onore scherz Emma. Ci vediamo in cucina. Io devo farmi una doccia. Corse
su per i gradini, fermandosi davanti al portone per guardare Julian un'ultima volta. Sullo sfondo
dell'oceano e del cielo azzurri, i suoi occhi sembravano far parte del paesaggio. Jules... c'era
qualcosa che mi volevi chiedere?
Il ragazzo distolse lo sguardo, scuotendo la testa. No. Niente, davvero.
Qualcuno stava scuotendo Cristina per la spalla. Lei si svegli lentamente, battendo pi volte le
palpebre. Stava sognando casa sua, la calura estiva, la fresca ombra del giardino dell'Istituto, le rose
che sua madre coltivava nonostante il clima non sempre clemente con il delicato fiore. Le sue preferite
erano quelle gialle, perch erano anche le preferite dello scrittore che pi amava, ma per illuminare il
fiero nome dei Rosales erano necessarie rose di qualsiasi colore.
Nel sogno stava passeggiando in un giardino, ed era sul punto di svoltare l'angolo quando sent
un mormorio di voci familiari. Aument il passo, mentre un sorriso le si allargava sul viso. Jaime e
Diego... Il suo pi vecchio amico e il suo primo amore. Di sicuro sarebbero stati contenti di vederla.
Girato l'angolo, rimase attonita. Non c'era nessuno, soltanto un'eco di voci, il suono distante di
una risata di scherno portata dal vento.
L'ombra e i petali sbiadirono e, quando Cristina alz gli occhi, trov Emma china sopra di lei
con indosso uno dei suoi folli vestiti a fiori. I capelli le ricadevano dalle spalle in ciocche ancora umide
dalla doccia.
Termina de molestarme, estoy despierta! protest, allontanando con uno schiaffetto le mani
dell'amica. Emma, piantala, sono sveglia. Si mise a sedere e si prese la testa fra le mani. Per lei era
fonte d'orgoglio il fatto di non mescolare mai la sua lingua madre all'inglese mentre era negli Stati
Uniti, ma a volte, quando era stanca o quasi in dormiveglia, qualche scivolone le capitava.
Vieni a fare colazione con me cerc di persuaderla Emma. O forse farei meglio a dire
"brunch".  mezzogiorno! Non importa: voglio presentarti a tutti. Voglio farti conoscere Julian...
L'ho visto l'altra sera mentre ero in cima alle scale rispose Cristina a met di uno sbadiglio.
Ha delle belle mani.
Ottimo, potrai dirglielo di persona.
No, grazie.
Alzati, Cristina. Altrimenti mi siedo sopra di te.
L'altra le tir addosso un cuscino. Aspettami fuori.
Pochi minuti dopo, Cristina, che nel frattempo si era infilata in fretta un maglione rosa chiaro e
una gonna a tubo, si ritrov a dover marciare lungo il corridoio. Sentiva delle voci acute provenire dalla
cucina. Tocc la medaglietta che portava al collo, come faceva sempre quando le serviva un pizzico di
coraggio in pi.
Aveva sentito parlare cos tanto dei Blackthorn, soprattutto di Julian, che da quando era arrivata
all'Istituto li aveva quasi mitizzati. Aveva paura di incontrarli: non solo erano le persone pi importanti
della vita di Emma, ma anche quelle in grado di rendere il resto del suo stesso soggiorno piacevole o
tremendo.
La cucina era un'ampia stanza con le pareti intonacate e le finestre che davano sull'oceano
verde-azzurro in lontananza. Al centro trionfava un tavolo lungo e massiccio circondato da sedie e
panche. Il bancone da lavoro e il tavolo stesso erano rivestiti di piastrelle che a un primo sguardo
ricordavano lo stile spagnolo, ma viste da vicino rivelavano scene tratte dalla letteratura classica:
Giasone e gli Argonauti, Achille e Patroclo, Ulisse e le sirene. Qualcuno, un tempo, aveva arredato
quello spazio con amore, selezionando accuratamente il pentolame in rame, il lavandino doppio in
porcellana, la giusta nuance di giallo sulle pareti.
Julian, a piedi nudi, era chino sui fornelli con uno strofinaccio da cucina attorno alle ampie
spalle. I Blackthorn pi giovani erano tutti attorno al tavolo. Emma si fece avanti trascinando Cristina
dietro di s. Ehi! Lei  Cristina. Quest'estate mi ha salvato la vita pi o meno sedici volte, quindi siate
carini con lei. Cristina, ti presento Julian...
Julian si gir verso le ragazze e rivolse loro un sorriso che lo fece sembrare pura luce solare in
forma d'uomo. Non guastava il fatto che lo strofinaccio che aveva addosso fosse decorato con dei
gattini, e che sulle mani ruvide ci fosse della pastella per pancake. Grazie per non aver lasciato che
uccidessero Emma. Al contrario di quello che potrebbe averti detto, qui abbiamo bisogno di lei.
Ciao, io sono Livvy. La bella ragazza che formava met del duo dei gemelli si era fatta avanti
per stringere la mano a Cristina. E lui  Ty. Indic un ragazzo con i capelli neri appollaiato su una
sedia a leggere Il taccuino di Sherlock Holmes. Dru  quella con le trecce, e Tavvy quello con il
lecca-lecca.
Non correre con i lecca-lecca in bocca, Cristina le disse il piccolo. Dimostrava circa sette
anni, e aveva il viso serio e sottile.
Ehm... no, non lo far... gli assicur lei, stupita.
Tavvy brontol Julian. Stava versando la pastella da una brocca di ceramica bianca dentro a
una padella accesa sul fornello. La stanza si riemp dell'odore di burro e pancake. Alzatevi e preparate
la tavola, manica di inutili perdigiorno! Tu no, Cristina aggiunse con aria imbarazzata. Tu sei
ospite.
Rester qui per un anno. Non sono proprio un'ospite disse la diretta interessata prima di
andare a prendere piatti e posate insieme agli altri. C'era un piacevole fermento in quella cucina, e
Cristina sent che si stava rilassando. Se proprio doveva ammetterlo, aveva temuto che i Blackthorn
potessero interrompere il piacevole ritmo che aveva assunto la sua vita l all'Istituto con Emma e
Diana. Ma ora che i ragazzi erano presenti, una presenza reale, si sentiva in colpa per aver anche solo
pensato una cosa del genere.
I primi pancake sono pronti! annunci Julian.
Ty depose il suo libro e afferr un piatto. Aprendo il frigorifero per prendere altro burro,
Cristina lo sent rivolgersi a Julian: Pensavo ti fossi dimenticato che era il giorno dei pancake. C'era
un tono di accusa nella sua voce, oltre a qualcos'altro... una vaga nota di nervosismo? Ricord di aver
sentito dire da Emma che Ty si arrabbiava, quando la sua routine veniva interrotta.
Non me ne ero dimenticato, Ty gli rispose Julian in tono gentile. Ho avuto un attimo da fare.
Ma non me ne ero dimenticato.
Ty parve rilassarsi. Bene.
Si sedette a tavola, e Tavvy saltell al suo seguito. Erano organizzati, i Blackthorn, in quella
maniera inconsapevole come solo una famiglia poteva essere: sapevano a chi spettavano i primi
pancake (Ty), chi li voleva con burro e sciroppo d'acero (Dru), chi con sciroppo e basta (Livvy) e chi
con lo zucchero (Emma).
Cristina mangi i suoi al naturale. Erano burrosi e non troppo dolci, croccanti ai bordi.
Veramente buoni disse a Julian, che finalmente si era seduto su una panca accanto a Emma. Da
vicino riusciva a vedergli i segni di stanchezza attorno agli occhi, segni che sembravano fuori posto sul
viso di un ragazzo cos giovane.
 la pratica. Le sorrise. Li preparo da quando avevo dodici anni.
Livvy fece un balzo sulla sedia. Indossava un vestitino nero con le bretelle che ricord a
Cristina le mondane all'ultimo grido che passeggiavano per farsi notare nei quartieri di Condesa e
Roma, fasciate nei loro abiti aderenti e con ai piedi eleganti sandali alti con i lacci. Aveva i capelli
castani, con qua e l ciocche dorate dal sole. Che bello essere tornati! esclam leccandosi lo sciroppo
d'acero dalle dita. Dalla prozia Marjorie non era la stessa cosa, senza voi due a prendervi cura di noi.
Indic Emma e Julian. Ora capisco perch dicono che non bisogna separare i parabatai! Voi due
andate a braccetto, come...
Sherlock Holmes e il dottor Watson intervenne Ty, che nel frattempo aveva ricominciato a
leggere.
Il cioccolato e il burro d'arachidi disse Tavvy.
Il capitano Achab e la balena aggiunse anche Dru che, trasognata, stava tracciando dei
disegni nello sciroppo rimasto dentro al suo piatto vuoto.
Emma quasi si strozz con il succo. Dru, la balena e il capitano Achab erano nemici!
Vero conferm Julian. La balena senza Achab  soltanto una balena. Una balena senza
problemi. Una balena in pace con il mondo.
Dru aveva un'espressione furba. Vi ho sentiti parlare disse a Emma e Julian. Ero fuori sul
prato prima di entrare a prendere Tavvy. Stavate dicendo che Emma ha trovato un corpo?
Emma guard Tavvy, un po' preoccupata, ma lui sembrava tutto concentrato sul cibo. Ecco...
Mentre voi eravate via, c' stata una serie di omicidi...
Omicidi? E come mai non hai detto niente n a Julian n a noi? Ty ora era vigile e all'erta, il
libro gli penzolava dalla mano. Avresti potuto mandarci una mail, un messaggio di fuoco, una
cartolina...
Una cartolina per un omicidio? fece Livvy arricciando il naso.
L'ho scoperto solo l'altroieri sera disse Emma, poi fece un riassunto di quello che era
successo al Sepulchre. Il cadavere era ricoperto di rune concluse. Gli stessi segni che c'erano sui
corpi dei miei genitori quando li hanno trovati.
Nessuno  mai riuscito a tradurli, vero? chiese Livvy.
Nessuno. Emma scosse la testa. Ci hanno provato tutti a decodificarli. Malcom, Diana,
persino il Labirinto a Spirale spieg facendo riferimento al quartier generale sotterraneo degli stregoni
di tutto il mondo, dove si celava una buona dose di conoscenza arcana.
Prima non si erano mai visti, per quanto ne sapevamo disse Ty. Aveva gli occhi di un grigio
davvero impressionante, come il dorso di un cucchiaio d'argento. Appeso al collo teneva un paio di
cuffie, con il filo che scendeva dentro alla maglietta. Adesso abbiamo un altro esempio. Se li
confrontiamo, magari scopriamo qualcosa.
Ho fatto una lista di tutto quello che so su quel cadavere. Emma estrasse un foglio di carta e
lo mise sul tavolo. Ty lo prese all'istante. Alcune sono cose che ho visto, altre che ho sentito dire da
Johnny Rook e Diana. I polpastrelli erano stati limati, i denti erano rotti, niente portafogli.
Qualcuno sta cercando di nascondere l'identit della vittima osserv Ty.
Forse quello non sar cos insolito ribatt Emma, ma c' anche il fatto che il corpo era
zuppo d'acqua di mare e che presentava segni di ustioni. Inoltre era dentro un anello di simboli
disegnati con il gesso. E ricoperto di scritte. Questo s che  strano.
Il genere di dettagli che potresti andare a cercare negli articoli d'archivio di qualche giornale
mondano. Gli occhi grigi di Ty brillavano dall'eccitazione. Ci penso io.
Grazie, ma... Emma lanci uno sguardo a Julian, poi a tutti gli altri, con un'espressione seria
negli occhi castani. Diana non deve saperne niente, ok?
Perch no? chiese Dru, preoccupata. Tavvy non stava prestando alcuna attenzione; si era
messo sul pavimento e stava giocando sotto il tavolo con dei camioncini giocattolo.
Emma sospir. Diversi cadaveri erano fate. E questo la rende, senza il minimo dubbio, una
questione da cui dovremmo tenerci fuori. Guard Cristina. Se non ci stai, per me va bene. Le fate
sono pericolose e Diana non vuole che ci intromettiamo.
Sai come la penso sulla Pace Fredda rispose lei. Certo che vi aiuter. Ci fu un brusio di
approvazione.
Te lo dicevo che non dovevi preoccuparti. Julian sfior appena la spalla di Emma con una
mano e poi si alz per iniziare a sparecchiare. Ci fu qualcosa in quel contatto, cos leggero e disinvolto,
che fece venire a Cristina un brivido. Oggi non avete lezione, Diana  andata a Ojai, quindi  un buon
momento per metterci al lavoro. Soprattutto considerato che questo fine settimana c' la verifica del
Conclave.
Sconforto generale. La verifica del Conclave era una specie di esame che si svolgeva due volte
l'anno e nel quale gli studenti venivano valutati per capire se erano alla pari o se dovevano essere
mandati in Accademia a Idris.
Ty ignor l'annuncio di Julian. Stava osservando il foglio di Emma. In quanti sono morti, di
preciso? Tra umani e fate?
In dodici. Dodici morti.
Tavvy riemerse da sotto al tavolo. Stavano tutti correndo con il lecca-lecca in mano?
Ty parve confuso, Emma fece un'espressione colpevole, a Tavvy venne un accenno di magone.
Direi che forse per oggi  abbastanza annunci Julian prendendo in braccio il fratellino.
Vediamo cosa riuscite a scoprire voi due, Tiberius e Livia?
Ty fece segno di essere d'accordo e si alz in piedi. Emma disse: Io e Cristina avevamo
intenzione di allenarci, ma possiamo....
No! Non annullate! Livvy balz dritta a sedere. Io ho bisogno di allenarmi! Con un'altra
ragazza. Che non stia leggendo disse, fulminando con lo sguardo Dru. O guardando un film
dell'orrore. Rivolse un'occhiata al suo gemello. Aiuto Ty per una mezz'ora, poi vengo ad
allenarmi.
Ty annu e si mise le cuffie per poi incamminarsi verso la porta. Livvy lo segu, parlando di
quanto le fossero mancati allenamenti e sciabola, e di come l'idea di palestra della prozia fosse il suo
fienile pieno di ragni.
Prima di lasciare la cucina, Cristina si volt e diede un ultimo sguardo. La stanza era invasa di
luce chiara, che proiettava su Emma e Julian uno strano alone capace di sfocare i lineamenti. Julian
teneva in braccio Tavvy e, con Emma china verso di loro, formavano un curioso quadretto famigliare.
Non devi farlo per me stava dicendo Emma, in tono pacato ma serio, con una voce che Cristina non
le aveva mai sentito usare.
Credo di s invece le rispose Julian. Se non ricordo male, ho fatto un giuramento proprio a
questo scopo...
Dove andrai tu, andr anch'io; qualsiasi stupidata farai, la far anch'io? disse Emma. Era
questo il giuramento?
Julian rise. Se tra i due ci furono altre parole, Cristina non le sent pronunciare. Lasci che la
porta si richiudesse alle sue spalle senza pi guardarsi indietro. Una volta pensava che anche lei, un
giorno, avrebbe avuto un parabatai; sebbene fosse un sogno da molto tempo chiuso nel cassetto, c'era
qualcosa, in quel genere di intimit, che rendeva troppo doloroso assistervi da fuori.
4
E FU PER QUESTO
Emma piomb con violenza sul tappetino, rotolando in fretta per evitare che Cortana, ancora
legata alla schiena, potesse danneggiarsi o danneggiare lei. Nei primi anni di addestramento erano state
pi le ferite che si era inflitta da sola per sbaglio, con i taglienti bordi della sua stessa arma, rispetto a
quelle causate dagli esercizi, e questo grazie al suo testardo rifiuto di togliersela di dosso.
Cortana era sua, era stata di suo padre e del padre di suo padre. Lei e Cortana erano ci che
restava della famiglia Carstairs. Quando doveva combattere la portava sempre con s, anche se era
previsto utilizzare pugnali, acqua santa o fuoco. Ecco perch era necessario che sapesse destreggiarsi
tenendosela legata addosso in ogni possibile circostanza.
Tutto bene? Cristina atterr sul tappetino accanto a quello dell'amica con un salto pi
leggero: non era armata, e indossava soltanto i vestiti da allenamento.
Cristina ci sapeva fare, pens Emma, mettendosi a sedere e strofinandosi la spalla indolenzita.
Bene. Si alz, sciogliendo i muscoli. Ancora una volta.
La medaglietta attorno al collo di Cristina brill con discrezione quando lei reclin la testa
all'indietro per guardare Emma che si issava di nuovo sulla scala di corda. Dalle finestre si riversava la
luce del sole del tardo pomeriggio, color oro scuro. Si stavano allenando da ore, e prima erano state
impegnate con il trasferimento di tutti i materiali appesi sul muro degli indizi di Emma (Cristina si
rifiutava di chiamarlo muro da maniaca di thriller) in sala computer, cos che Livvy e Ty potessero
passarli allo scanner. Livvy aveva di nuovo promesso che le avrebbe raggiunte per allenarsi con loro,
ma a quanto pareva la ricerca online di indizi l'aveva assorbita troppo. Puoi fermarti l grid Cristina
quando Emma fu a met scala, ma lei la ignor e continu a salire finch non arriv quasi con la testa
al soffitto.
Emma abbass lo sguardo. Cristina stava scuotendo il capo, riuscendo a risultare composta e
contrariata allo stesso tempo. Non puoi saltare da cos in alto! Emma...
Emma si lasci andare e cadde come un sasso. Colp il tappetino, rotol e si mise di scatto in
posizione rannicchiata, infilando una mano dietro la schiena alla ricerca di Cortana.
Richiuse la mano attorno al nulla. Balz in piedi, allarmata, e vide che la spada era nelle mani
di Cristina. Le era scivolata dal fodero mentre si alzava...
Combattere non  solo saltare da pi in alto possibile e cadere pi lontano possibile le disse
Cristina restituendole l'arma.
Emma la riprese, sconsolata. Mi sembra di sentire Jules.
Forse ha ragione. Sei sempre stata cos spericolata?
Di pi dopo la Guerra Oscura. Emma rimise la spada nel fodero. Si sfil gli stiletti dagli
stivali e ne porse uno a Cristina, girandosi poi verso il bersaglio disegnato sul muro di fronte.
Cristina si mise al suo fianco, impugn l'arma e la sollev, puntando con lo sguardo l'obiettivo.
Era la prima volta che Emma lanciava coltelli insieme a lei, ma non fu sorpresa quando vide che la
posizione e la presa sull'arma, con il pollice parallelo alla lama, erano perfette. A volte mi dispiace
sapere cos poco della guerra. Ero nascosta in Messico, mio padre era convinto che Idris non fosse un
posto sicuro.
Emma ripens alla citt che bruciava, al sangue nelle strade, ai cadaveri ammassati come legna
da ardere nella Sala degli Accordi. Tuo padre aveva ragione.
Cristina lanci. L'arma fendette l'aria e colp l'anello centrale del bersaglio. Mia madre aveva
una casa a San Miguel de Allende. Ci siamo trasferiti l, perch l'Istituto non era sicuro. Quando ci
ripenso, non posso fare a meno di sentirmi una codarda.
Eri solo una bambina. Hanno fatto bene a mandarti in un posto sicuro.
Forse. Cristina parve abbattuta.
Davvero, non lo dico tanto per dire la incoraggi Emma. Insomma, Diego il Perfetto cosa ne
pensa? Lui si sente un codardo?
Cristina fece una smorfia. Ne dubito.
Certo che no. Lui  a posto con tutto. Dovremmo essere tutti un po' pi simili a Diego il
Perfetto!
Ciao! Il saluto che riecheggi nella stanza era quello di Livvy. Era vestita in tenuta da
allenamento e si stava dirigendo verso di loro. Si ferm per accarezzare la sua sciabola, appesa alla
parete accanto alla porta insieme alle altre armi da scherma. Livvy aveva individuato la sciabola come
sua arma d'elezione a circa dodici anni; da allora si allenava con tenacia. Era in grado di discutere delle
varie tipologie, di pregi e difetti delle else in legno rispetto a quelle in plastica o pelle, di punte e
pomelli, ed era meglio non iniziare nemmeno a intavolare l'argomento impugnature anatomiche.
Emma ammirava la sua lealt. Lei non aveva mai sentito il bisogno di scegliere un'arma: la sua
era sempre stata Cortana. Per ci teneva a conoscerle tutte, quindi aveva tirato di sciabola con Livvy
pi di una volta.
Mi sei mancata disse la nuova arrivata coccolandosi l'arma. Ti voglio tanto bene.
Molto commovente scherz Emma. Se lo avessi detto a me quando sei tornata, mi sarei
messa a piangere.
Livvy abbandon la sciabola e balzell felice verso le altre due Shadowhunters. Requis uno dei
tappetini e inizi ad allungare i muscoli. Riusciva senza problemi a piegarsi in due, infilando le dita
delle mani sotto quelle dei piedi. S che mi sei mancata disse con voce smorzata. Era una noia in
Inghilterra, e di ragazzi carini nemmeno l'ombra.
Julian ha detto che non c'erano esseri umani nel raggio di chilometri precis Emma.
Comunque non  che qui ti sei persa niente.
Be', omicidi seriali a parte. Ora Livvy stava attraversando la sala per prendere due coltelli da
lancio. Emma e Cristina si fecero da parte, e lei si mise dritta in corrispondenza del bersaglio.
Scommetto che sei uscita di nuovo con quel Cameron Ashdown, e che poi lo hai scaricato.
Proprio cos disse Cristina, ed Emma la fulmin con uno sguardo che diceva "traditrice".
Ah! Il coltello di Livvy fin dritto al centro del bersaglio. Si gir, facendo rimbalzare la sua
treccia sulle spalle. Emma esce con lui pi o meno ogni quattro mesi, poi lo molla.
Davvero? Cristina lanci uno sguardo di traverso in direzione dell'amica. Come mai  stato
selezionato per ricevere questa speciale tortura?
Oh, dai, per piacere! Non era niente di serio si difese l'interessata.
Non per te ribatt Livvy. Per lui s, scommetto. Porse il suo secondo coltello a Cristina.
Vuoi fare un lancio?
Cristina lo prese e si posizion.
Chi  Diego il Perfetto? le chiese Livvy.
Cristina stava osservando l'arma con scetticismo, ma a quella domanda si gir per guardare,
sbalordita, la sua interlocutrice.
Vi ho sentite prima di entrare annunci tutta pimpante. Chi ? Perch sarebbe cos perfetto?
Perch al mondo esiste un ragazzo perfetto e nessuno me lo ha detto?
Diego  il ragazzo che la madre di Cristina vorrebbe come marito per sua figlia spieg
Emma. Ora toccava a Cristina sentirsi tradita. Non  un matrimonio combinato, altrimenti sarebbe
volgare;  solo che sua madre lo adora, perch anche lei come lui porta il cognome Rosales...
Siete parenti? domand Livvy a Cristina. Ma non sarebbe un problema, in teoria? Cio, so
che quella fra Clary Fairchild e Jace Herondale  una storia d'amore famosa, ma alla fine non erano
davvero fratello e sorella. Altrimenti credo proprio che si tratterebbe di...
Di una storia d'amore molto meno famosa intervenne Emma con un sorriso.
Cristina lanci il coltello. Si conficc vicino al centro del bersaglio. Il suo nome completo 
Diego Rocio Rosales. Rocio  il cognome del padre, Rosales quello della madre, che  poi lo stesso
della mia. Ma questo non vuol dire che siamo parenti! Nemmeno cugini. I Rosales sono una famiglia di
Shadowhunters molto numerosa. Semplicemente, mia madre  convinta che lui sia perfetto, bello,
intelligente, uno Shadowhunter senza pari, perfetto, perfetto, perfetto...
E adesso sai da dove ha preso il soprannome, Livvy. Emma and a riprendersi i coltelli dalla
parete.
Ed  veramente perfetto? volle sapere lei.
No. Quando Cristina era turbata, non andava in collera: smetteva di parlare e basta. Lo stava
facendo ora, fissando il bersaglio dipinto sul muro.
Emma fece girare i coltelli che teneva in mano. Ti proteggeremo noi da Diego il Perfetto. Se
viene qui, giuro che lo infilzo disse mettendosi sulla linea di tiro.
Emma  maestra delle arti infilzatorie comment Livvy.
Allora faresti prima a infilzare mia madre borbott Cristina. Dai, flaquita, stupiscimi.
Vediamo come ne lanci due alla volta.
Con un coltello per mano, Emma indietreggi di un passo rispetto alla linea di tiro.
Ci aveva messo un anno a imparare a lanciare due coltelli contemporaneamente, provando e
riprovando, e il suono delle lame che scheggiavano il legno era un balsamo per i nervi scossi. Lei era
mancina, quindi di norma avrebbe dovuto compiere un passo all'indietro e verso destra, per si era
costretta a diventare quasi ambidestra. Il passo all'indietro fu verticale, non diagonale. Fece oscillare le
braccia prima all'indietro e poi in avanti; apr le mani e i coltelli volarono come falchi ai quali fossero
stati tagliati i geti. Si librarono in aria verso il bersaglio e penetrarono con un tonfo, l'uno dopo l'altro,
dritti al centro.
Cristina fischi. Adesso capisco perch Cameron Ashdown continua a riprenderti ogni volta.
Ha paura di te! And a recuperare i coltelli, compreso il proprio. Adesso ci riprovo. Vedo che ho
molte lacune rispetto a quello che dovrei saper fare.
Emma rise. No, ho barato.  una vita che mi esercito con questa mossa.
E vabb, metti che cambi idea e decidi che non ti sto pi simpatica.  meglio se imparo a
difendermi!
Bel lancio disse Livvy sottovoce, mettendosi dietro a Emma mentre Cristina, a diversi passi
di distanza, faceva avanti e indietro dalla linea di tiro.
Grazie le mormor lei appoggiandosi contro uno scaffale di guanti e attrezzature di
protezione. C' qualche novit con Ty? le disse guardando il suo visino ridente. Poi le fece un'altra
domanda, anche se aveva quasi paura della risposta. Quella storia dei parabatai?
Il volto di Livvy si rabbui. Continua a dire di no.  l'unica cosa in assoluto su cui non siamo
d'accordo.
Mi dispiace. Emma sapeva quanto ci tenesse Livvy a diventare la parabatai di suo fratello
gemello. Non erano molte le coppie fratello e sorella che stringevano quel legame, per era gi
successo. Capitava di rado che Ty dicesse di no a Livvy su qualsiasi argomento, ma su quello era
proprio inflessibile.
La prima lama di Cristina si piant con forza nel bersaglio, proprio al bordo del cerchio pi
interno. Emma esult.
Cristina mi piace bisbigli Livvy.
Bene! Piace anche a me le conferm Emma.
E mi sa che forse Diego il Perfetto le ha spezzato il cuore...
Qualcosa deve aver fatto comment Emma, prudente. Questo mi pare di averlo capito.
Quindi credo che dovremmo farla mettere con Julian.
Per poco Emma non fece cadere lo scaffale. Che cosa?
Livvy scroll le spalle.  carina, mi sembra veramente simpatica, e poi vivr con noi. E Julian
non ha ancora mai avuto una ragazza... Tu sai perch. Emma la guard in silenzio. Era come se si
sentisse la testa invasa da rumore bianco. Voglio dire, non  colpa nostra. Non  colpa mia e di Ty, n
di Dru o di Tavvy. Se devi crescere quattro ragazzini, non ti resta poi tutto questo tempo per uscire a
divertirti. Quindi, visto che in un certo senso  come se gli avessimo tolto la possibilit di fidanzarsi...
Lo vuoi sistemare concluse Emma in tono inespressivo. Insomma, Livvy, quello che voglio
dire  che non funziona proprio cos. Prima dovrebbero piacersi e...
Secondo me potrebbero, se gli diamo una possibilit. Tu che ne pensi?
I suoi occhi verde-azzurro, cos simili a quelli di Julian, erano quelli di chi aveva in testa una
tenera birichinata. Emma apr bocca per dire qualcosa, non sapeva cosa, quando Cristina fece partire il
secondo coltello. Si conficc nella parete con tanta violenza che il legno parve creparsi.
Livvy applaud. Grande! Lanci a Emma uno sguardo trionfante, come per dirle: "Lo vedi
che  perfetta?". Poi guard l'orologio. Ok, ora devo andare ad aiutare Ty un altro po'. Fatemi un
grido, se succede qualcosa di super mega interessante.
Emma annu, leggermente perplessa, mentre Livvy volteggiava verso la parete delle armi per
riappenderle e si dirigeva in biblioteca. Le vennero quasi i capelli bianchi quando una voce le parl da
poco sopra una spalla: Cristina l'aveva raggiunta e sembrava preoccupata. Di cosa stavate parlando?
Hai la faccia di una che ha appena visto un fantasma.
Emma tent di rispondere, ma non scopr mai cosa avrebbe detto, perch in quel momento al
piano di sotto si ud un gran baccano. Sent qualcuno che bussava forte alla porta d'ingresso e dei piedi
che correvano.
Afferr Cortana e, in una frazione di secondo, usc.
I colpi contro il portone d'ingresso dell'Istituto riecheggiavano in tutto l'edificio. Solo un
secondo! grid Julian, chiudendosi la cerniera della felpa e correndo ad aprire. Era quasi felice che
qualcuno si fosse fatto vivo. Ty e Livvy lo avevano cacciato fuori dalla sala computer dicendo che, con
il suo camminare, li stava distraendo, e la noia era salita al punto da fargli prendere in considerazione
l'idea di andare a vedere cosa stesse combinando Arthur, cosa che di sicuro lo avrebbe messo di
malumore per il resto della giornata.
Spalanc la porta. Davanti a lui c'era un uomo alto, con i capelli molto chiari, che indossava un
paio di pantaloni neri aderenti e una camicia sbottonata a met sul petto. Dalle spalle gli pendeva un
giubbotto scozzese.
Sembri uno spogliarellista a domicilio disse Julian a Malcom Fade, Sommo Stregone di Los
Angeles.
C'era stato un tempo in cui Julian era talmente impressionato dal fatto che fosse un Sommo
Stregone  colui al quale dovevano rispondere tutti gli altri stregoni, per lo meno nella California
meridionale  che in sua presenza si agitava. Quella sensazione gli era passata dopo la Guerra Oscura,
quando le sue visite erano diventate all'ordine del giorno. Malcom era, nella realt, ci che la maggior
parte delle persone pensava fosse Arthur: un tipo del genere "professore sbadato". Erano quasi due
secoli che si dimenticava cose importanti.
Gli stregoni, essendo la progenie di esseri umani e demoni, erano immortali. Smettevano di
invecchiare in diversi momenti della loro vita, in base al demone genitore. Malcom aveva l'aria di
essersi fermato a ventisette anni circa, ma era nato (cos sosteneva) nel 1850.
Poich quasi tutti i demoni che Julian aveva avuto modo di vedere fino a quel momento erano
disgustosi, non gli piaceva pensare troppo a come fosse stato l'incontro tra i genitori di Malcom. Lo
stregone, da parte sua, non si dimostrava desideroso di parlarne. Di lui Julian sapeva che era nato in
Inghilterra, e dall'accento si riusciva ancora un po' a intuirlo.
Si possono mandare degli spogliarellisti a domicilio? Malcom sembr divertito, poi si guard
il petto. Scusa, mi sono dimenticato di abbottonare la camicia prima di uscire di casa.
Non fece in tempo a compiere un passo dentro all'Istituto che inciamp, cadendo sulle
piastrelle. Julian si spost di lato e Malcom rotol sulla schiena, scocciato. Guard in fondo al suo
lungo corpo. E a quanto sembra, mi sono anche allacciato le scarpe fra loro.
A volte era difficile, pens Julian, non sentirsi amareggiati dal fatto che tutti gli alleati e gli
amici della sua vita fossero gente alla quale doveva mentire, gente assurda, o entrambe le cose.
Emma scese le scale di corsa, Cortana in pugno. Indossava un paio di jeans e una canottiera; i
capelli umidi erano raccolti all'indietro con un elastico. La canottiera le stava aderente, particolare che
Julian avrebbe preferito non notare. Vedendo di chi si trattava, Emma rallent il passo e si rilass.
Ehi, Malcom! Come mai sul pavimento?
Ho legato le stringhe della scarpa destra con quelle della sinistra... ammise.
Emma lo raggiunse e abbass la lama di Cortana, tranciando perfettamente in due i lacci e
liberando i piedi allo stregone. Ecco fatto!
Malcom la osserv con circospezione. Potrebbe essere pericolosa disse di lei rivolgendosi a
Julian. Ma del resto tutte le donne lo sono...
Di' pure tutte le persone gli rispose Julian. Come mai sei venuto qui, Malcom? Non che non
sia contento di vederti, chiaro.
Lo stregone si rimise in piedi, abbottonandosi la camicia. Ho portato la medicina per Arthur.
Julian sent il cuore pulsare cos forte che fu certo di poterne udire il rumore.
Emma aggrott le sopracciglia. Arthur non sta bene?
Malcom, che si era messo una mano in tasca per estrarne qualcosa, rimase di sasso.
Guardandolo, Julian cap che si era reso conto di aver detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire, e
dentro di s maled lui e la sua sbadataggine un migliaio di volte.
L'altra sera mi ha detto che si sentiva un po' fuori forma spieg Julian. I suoi soliti disturbi.
Sono cronici. In ogni caso si sentiva fiacco.
A saperlo gli avrei cercato qualcosa al Mercato delle Ombre disse Emma, sedendosi
sull'ultimo gradino della scala e distendendo le lunghe gambe.
Pepe di Cayenna e sangue di drago fece Malcom, togliendo una fiala dalla tasca per porgerla
a Julian. Dovrebbero tirarlo su subito.
Quello s che risveglierebbe un morto comment Emma.
La negromanzia  illegale, Emma Carstairs la rimprover Malcom.
Stava solo scherzando. Julian si infil la fiala in tasca, tenendo lo sguardo fisso su Malcom
per pregarlo in silenzio di non dire nulla.
Scusa, Jules, quand' che hai avuto l'occasione di dire a Malcom che tuo zio non stava bene?
chiese Emma.
Julian era felice di darle le spalle, perch era sicuro di essere sbiancato.
Pizza vampiresca disse Malcom.
Eh? fece Emma.
Nightshade ha aperto un ristorante italiano su Cross Creek Road disse Malcom. La miglior
pizza nel raggio di chilometri, e te la portano anche a casa.
Non ti preoccupa cosa potrebbe esserci nella salsa? chiese Emma, ormai sviata. Oh! si
port una mano alla bocca. Adesso che mi ricordo, Malcom. Volevo chiederti se avevi tempo di
guardare una cosa.
 una verruca? Perch posso curarla, ma ti coster.
Perch tutti devono sempre pensare che ci sia di mezzo una verruca? Emma prese il cellulare
e, pochi secondi dopo, stava mostrando allo stregone le foto del cadavere rinvenuto al Sepulchre Bar.
C'erano questi segni bianchi, qui e qui disse, indicandoglieli sullo schermo. Sembrano graffiti, non
di vernice ma piuttosto di gesso, o qualcosa di simile...
Punto primo, che schifo. Ti prego di non farmi mai pi vedere foto di gente morta senza prima
avvertirmi. Malcom osserv pi da vicino. Punto secondo, quelli sembrano i resti di un cerchio
cerimoniale. Qualcuno ha tracciato a terra un anello di protezione. Forse per proteggere se stesso
mentre lanciava chiss quale brutto incantesimo contro il poveretto, uccidendolo.
 stato bruciato. E affogato, credo. Per lo meno, i vestiti erano bagnati e l'odore era quello di
acqua di mare.
Emma aveva la fronte corrucciata e lo sguardo scuro. Poteva essere stato il ricordo del corpo, o
forse solo il pensiero dell'oceano.
Era un oceano che le stava davanti, in riva al quale correva ogni giorno, ma Julian sapeva
quanto la terrorizzava. Riusciva a costringersi a entrare in acqua, stando male e tremando, ma era uno
spettacolo che lui detestava: odiava vedere la sua forte Emma ridotta in frantumi dal terrore per
qualcosa di cos primitivo e ignoto da non riuscire a spiegarlo nemmeno a se stessa.
Gli faceva venire voglia di uccidere, di distruggere pur di proteggerla. Anche se sapeva
proteggersi da sola. Anche se era la persona pi coraggiosa che conoscesse.
Torn di colpo al presente. Inoltrami le foto stava dicendo Malcom. Le guardo meglio e ti
faccio sapere.
Ehi! Livvy comparve in cima alle scale; si era tolta la tenuta da allenamento e cambiata. Ty
ha scoperto qualcosa. Sugli omicidi.
Malcom fece una faccia sbalordita.
Al computer spieg Livvy. Hai presente, no, quel coso che non dovremmo avere. Oh, ciao,
Malcom! Sventol la mano con forza. Credo che dovreste venire di sopra.
Ti andrebbe di restare, Malcom? gli chiese Emma rimettendosi in piedi. Potrebbe servirci il
tuo aiuto.
Be', dipende. Dal vostro computer si possono vedere i film?
Si possono vedere i film, s... rispose Julian, attento a capire dove volesse andare a parare
l'altro.
Malcom sembr felice. Allora guardiamo Notting Hill?
Quello che vuoi tu, se sei disposto ad aiutarci. Emma guard Jules. E poi possiamo vedere
che cosa ha scoperto Ty. Tu vieni, giusto?
Dentro di s, Julian stava maledicendo in silenzio la passione di Malcom per i film romantici.
Quanto gli sarebbe piaciuto chiudersi nel suo studio a dipingere... Per non poteva evitare Ty n
abbandonare Malcom.
Potrei andare a prendere qualcosa da sgranocchiare in cucina propose Emma, speranzosa.
Dopotutto, guardare vecchi film sulla loro TV alimentata a stregaluce e mangiare popcorn sotto quel
chiarore tremolante era un'abitudine che coltivavano da anni.
Julian fece di no con la testa. Non ho fame.
Ebbe quasi l'impressione di poter sentire Emma sospirare. Un secondo dopo era scomparsa
dietro a Livvy, su per le scale. Julian fece per seguirle, invece Malcom lo ferm posandogli una mano
sulla spalla.
 peggiorato, vero? disse.
Zio Arthur? Jules si sent colto alla sprovvista. Non penso. Voglio dire, non  il massimo
essere stato via, ma se avessi continuato a rifiutarmi di andare in Inghilterra qualcuno avrebbe potuto
insospettirsi.
Non Arthur disse lo stregone. Parlavo di te. Lei lo sa?
Sapere cosa?
Non fare lo stupido. Emma! Sa di te?
Julian si sent il cuore contorcersi nel petto. Non riusciva a descrivere lo sconvolgimento
causato dalle parole di Malcom. Era troppo simile a essere ribaltati da un'onda, quando i piedi prima
saldamente appoggiati sul terreno solido cedevano allo slittamento della sabbia. Piantala.
No. Mi piace il lieto fine.
Julian parl a denti serrati. Malcom, questa non  una storia d'amore.
Tutte le storie sono storie d'amore.
Il ragazzo gli diede le spalle e inizi a salire i gradini. Gli capitava di rado di essere veramente
arrabbiato con Malcom, ma in quel momento aveva il cuore a mille. Arriv sul pianerottolo prima che
Malcom lo chiamasse; si gir, sapendo che non avrebbe dovuto, e vide lo stregone con gli occhi alzati
su di lui.
Le leggi non significano nulla, piccolo gli disse, a voce bassa ma ben udibile. Non c'
niente di pi importante dell'amore. E non esiste legge che lo superi.
In teoria l'Istituto non avrebbe dovuto disporre di una sala computer.
Il Conclave si opponeva all'avvento della modernit, ma ancora di pi a qualsiasi
coinvolgimento nella cultura mondana. Tiberius non si era lasciato intimidire: aveva iniziato a chiedere
un computer all'et di dieci anni per poter restare aggiornato sui crimini violenti del mondo dei
mondani, cos, quando erano tornati da Idris, dopo la Guerra Oscura, Julian gliene aveva regalato uno.
Ty aveva perso sua madre, suo padre, suo fratello e sua sorella maggiore: cos aveva detto Jules
all'epoca, seduto sul pavimento in mezzo a un groviglio di cavi cercando di capire come collegare il
computer a una delle poche prese elettriche che avevano; quasi tutto, in Istituto, funzionava con la
stregaluce.
Se fosse riuscito a dargli quello, almeno sarebbe stato qualcosa.
E infatti Ty si era dimostrato entusiasta. Aveva ribattezzato il computer Watson e aveva
studiato ore e ore per imparare a usarlo, visto che nessun altro era capace. Julian gli aveva
raccomandato di non fare niente di illegale e Arthur, rinchiuso nel suo studio, non si era accorto di
nulla.
Quando Ty aveva iniziato a prendere dimestichezza, anche Livvy, sempre attenta al fratello, si
era fatta aiutare e aveva imparato a usarlo. Insieme formavano una squadra fenomenale.
Sembrava che Ty, Dru, Livvy e persino Tavvy si fossero dati un gran daffare. Dru aveva
dispiegato mappe su tutto il pavimento. Tavvy era in piedi accanto a un tabellone dove, con un
pennarello blu, annotava le informazioni potenzialmente utili  a patto di saperle tradurre dal
linguaggio di un bambino di sette anni.
Ty era sulla sedia girevole davanti al computer, con le dita che volavano sulla tastiera. Livvy
era appollaiata sulla scrivania, come spesso succedeva; Ty le lavorava attorno, perfettamente
consapevole di dove si trovasse la gemella e, al contempo, concentrato sul proprio compito.
Allora, trovato qualcosa? chiese Julian quando entr insieme a Malcom.
S, aspetta un secondo. Ty aveva sollevato una mano con fare imperioso. Perch non parlate
tra di voi intanto?
Julian sorrise. Troppo gentile!
Cristina arriv di corsa, raccogliendosi i capelli scuri, ancora umidi, in una treccia. Si era senza
dubbio fatta una doccia, e ora indossava un paio di jeans e una camicetta a fiori. Livvy mi ha detto...
Ssst! Emma si port un dito alle labbra e indic Ty, che teneva lo sguardo fisso sullo schermo
azzurro del computer. Il bagliore gli illuminava i lineamenti delicati. Adorava quando quel ragazzo
giocava a fare il detective: si vedeva che era un ruolo in cui si immedesimava completamente. Lo
faceva entrare nel sogno di essere Sherlock Holmes, l'investigatore che aveva sempre tutte le risposte.
Cristina annu e si mise a sedere accanto a Drusilla sul divano a due posti imbottito. Dru era
quasi alta come lei, anche se aveva tredici anni appena. Era una di quelle ragazze con un corpo pi
maturo rispetto alla sua et: seno e fianchi formavano linee sinuose e abbondanti. Per via di questo
fatto, c'era stato qualche momento imbarazzante con ragazzi che pensavano avesse diciassette o
diciotto anni, pi una manciata di episodi nei quali Emma era riuscita solo per un pelo a evitare che
Julian assassinasse qualche adolescente mondano.
Malcom si accomod su una poltrona a patchwork. Be', se tanto dobbiamo aspettare... disse,
mettendosi a digitare sul telefono.
Cosa fai? gli chiese Emma.
Ordino la pizza al ristorante di Nightshade annunci lo stregone. C' un'app.
Una cosa? domand Dru.
Nightshade? Livvy si volt. Il vampiro?
Ha una pizzeria. E sulla pizza ci mettono una salsa divina! rispose Malcom baciandosi la
punta delle dita.
Non hai paura di cosa potrebbe esserci dentro? fece Livvy.
Voi Nephilim siete davvero paranoici sentenzi lo stregone prima di tornare a dedicarsi al
cellulare.
Ty si schiar la voce e gir sulla sedia per guardare in faccia i presenti. Tutti si erano
accomodati su sedie o divani, fatta eccezione per Tavvy, seduto sul pavimento sotto il tabellone.
Ho scoperto delle cose disse. Non c' dubbio che ci siano stati cadaveri corrispondenti alla
descrizione di Emma. Impronte digitali limate, tracce di acqua di mare, pelle ustionata. Indic, sullo
schermo del computer, la prima pagina di un quotidiano. I mondani pensano che ci sia di mezzo una
setta satanica, questo per via dei segni tracciati con il gesso attorno ai corpi.
I mondani pensano sempre alle sette sataniche osserv Malcom. In realt la maggior parte
dei culti  al servizio di demoni completamente diversi da Lucifero. Lui  piuttosto famoso e molto
difficile da raggiungere. Difficile che faccia favori a chicchessia. Un demone che d davvero poca
soddisfazione ai suoi adepti, direi.
Emma e Julian si scambiarono sguardi divertiti. Ty clicc il mouse e sullo schermo comparvero
delle immagini: volti diversi per et, razza, sesso. Tutti spenti dalla morte.
Solo alcuni omicidi corrispondono al profilo disse. Sembrava compiaciuto di aver utilizzato
la parola "profilo". Nell'ultimo anno ce n' stato uno al mese. Dodici contando quello rinvenuto da
Emma.
E l'anno prima, niente? chiese lei.
Ty scosse la testa.
Allora c' un intervallo di quattro anni dall'uccisione dei miei. Chiunque sia il colpevole, se 
lo stesso, ha smesso e ricominciato.
Non c' nessun legame tra tutte queste persone? volle sapere Julian. Diana ha detto che
alcuni cadaveri erano di fata.
Be', queste sono tutte notizie dei mondani fece notare Livvy. Loro non potrebbero saperlo,
giusto? Sicuramente pensavano che fossero tutti corpi umani, se erano fate con il loro aspetto. Quanto a
un possibile legame tra le vittime... non  stato scoperto niente.
Che strano fece Dru. Ma il sangue? Nei film riescono a identificare tutti facendo esami del
sangue e del DTR.
Dna la corresse Ty. Acido desossiribonucleico. Non c'entra Definire il Tipo di Relazione.
Dunque, stando ai giornali nessuno dei corpi  stato identificato. Pu darsi che, qualsiasi incantesimo
sia stato fatto, abbia alterato il loro sangue. Oppure potrebbero essersi decomposti in fretta, come i
genitori di Emma. Questo avrebbe limitato la possibilit dei medici legali di scoprire qualcosa.
Per c' un'altra cosa disse Livvy. Gli articoli riportavano tutti i punti di ritrovamento, e noi
li abbiamo segnati sulla mappa. Una cosa in comune c'.
Ty si era tolto di tasca uno dei suoi giocattoli antistress, una palla di scovolini per pipa
intrecciati, e ora aveva iniziato a disfarla. Quel ragazzo possedeva una delle menti pi rapide che
Emma avesse mai incontrato, e poter usare le mani per scaricare un po' di quella velocit e intensit lo
calmava. Tutti i cadaveri sono stati abbandonati su delle linee di energia. Tutti. Emma riconobbe
l'eccitazione nella sua voce.
Linee di energia? Dru corrug la fronte, perplessa.
C' una rete di antichi sentieri magici che attraversa tutto il mondo spieg Malcom.
Amplificano la magia, quindi per secoli i Nascosti li hanno utilizzati per creare ingressi nel Regno
delle Fate, o quel genere di cose. Sono invisibili, ma c' chi riesce a imparare a localizzarli. Con
l'espressione pensierosa, fissava lo schermo del computer, sul quale compariva una delle immagini che
Cristina aveva scattato al cadavere del Sepulchre. Puoi fare quella cosa... S, hai presente, quando si
rende l'immagine pi grande?
Intendi zoomare in avanti? chiese Ty.
Prima che Malcom potesse rispondere, qualcuno buss alla porta dell'Istituto. Non era il solito
campanello squillante: sembrava un gong suonato da dentro l'edificio, cos potente da far tremare vetri,
pietra e intonaco.
Emma fu in piedi in un attimo. Vado io disse precipitandosi al piano di sotto, nonostante
Julian si stesse ancora alzando per seguirla.
Voleva stare da sola, almeno per un secondo. Voleva riflettere sul fatto che quegli omicidi
risalissero all'anno della morte dei suoi. Era allora che erano cominciati. Suo padre e sua madre erano
stati i primi.
Quei casi erano correlati. Poteva vedere i fili che si riunivano e formavano un disegno che
adesso riusciva a malapena a indovinare, ma lei sapeva che esisteva concretamente. Qualcuno aveva
fatto quelle cose. Qualcuno aveva torturato e ucciso i suoi genitori, incidendo perfidi segni sulla loro
pelle e buttandoli nell'oceano a marcire. Qualcuno aveva preso la sua infanzia e demolito tetto e pareti
della casa della sua vita, lasciandola esposta al freddo e ai pericoli.
E quel qualcuno avrebbe pagato. Nel letto, la vendetta non ti scalda, aveva detto Diana, ma
Emma non ci credeva. La vendetta le avrebbe riportato l'aria nei polmoni. Le avrebbe permesso di
ripensare ai suoi genitori senza che le si formasse un nodo freddo allo stomaco. Sarebbe stata in grado
di sognare senza vedere i loro visi annegati n sentire le loro voci che gridavano aiuto.
Raggiunse la porta d'ingresso dell'Istituto e la apr. Il sole era appena tramontato. Sulla soglia
c'era un vampiro dall'aria tetra che teneva in mano una pila di cartoni. Sembrava un adolescente con i
capelli castani corti e le lentiggini sulla pelle, ma non era questa la cosa pi importante. Pizza a
domicilio disse con un tono di voce allegro come se gli fossero appena morti tutti i parenti pi cari.
Emma era sorpresa. Sul serio? Malcom non stava scherzando? Consegni davvero pizze a
domicilio?
Lui la fiss con sguardo inespressivo. E perch non dovrei?
Emma si arrabatt per trovare qualche soldo nel mobiletto vicino all'entrata, dove li tenevano di
solito. Non so, sei un vampiro. Pensavo avessi di meglio da fare nella vita. Nella non-vita. Insomma,
come ti pare.
Il vampiro parve addolorato. Hai idea di quanto sia difficile trovare lavoro quando sulla carta
d'identit c' scritto che hai centocinquant'anni, e sai di poter uscire soltanto di notte?
No ammise Emma, prendendo i cartoni. A quello non ci avevo pensato.
Voi Nephilim non ci pensate mai.
Mentre si infilava in tasca una banconota da cinquanta, Emma not che indossava una maglietta
grigia con la scritta MS. Indeciso con la taglia?
Il ragazzo si illumin. Mortal Instruments. Sono un gruppo, di Brooklyn. Non ne hai mai
sentito parlare?
S che sapeva chi erano. Simon, migliore amico di Clary nonch suo parabatai, era stato loro
membro ai tempi in cui era un mondano. Ecco come avevano fatto a prendere il nome dai tre oggetti
pi sacri nel mondo degli Shadowhunters. Ora anche Simon era uno di loro. Si chiese cosa provasse a
vedere la band che andava avanti senza di lui. A vedere tutto che andava avanti senza di lui...
Torn su per le scale, la mente rivolta a Clary e agli altri dell'Istituto di New York. Clary aveva
scoperto di essere una Shadowhunter all'et di quindici anni. C'era stato un periodo in cui aveva
pensato di vivere una vita mondana. A volte con lei ne aveva parlato, come si potrebbe parlare di una
strada non presa. Nella sua vita da Shadowhunter aveva portato molto di s, compreso il suo migliore
amico, Simon. Ma avrebbe potuto fare una scelta diversa. Avrebbe potuto essere una mondana.
All'improvviso, a Emma venne voglia di parlare con Clary di come sarebbero potute andare le
cose. Simon era il suo migliore amico da sempre, come Jules per lei. Poi, da quando anche lui era
diventato uno Shadowhunter, erano addirittura parabatai. Si chiese cosa fosse cambiato. Come ci si
sentiva a passare da migliore amico a parabatai senza aver sempre saputo che sarebbe successo? Che
differenza c'era?
E perch non conosceva da sola la riposta?
Quando torn in sala computer, Malcom era in piedi accanto alla scrivania, con gli occhi
violacei che guizzavano attenti. Vedi, questo non  per niente un cerchio di protezione stava dicendo.
Poi si interruppe quando vide entrare Emma.  pizza!
Non pu essere pizza disse Ty, guardando perplesso lo schermo. Le sue lunghe dita avevano
sciolto quasi tutto l'intrico di scovolini; quando finiva, li raggomitolava e ricominciava da capo.
D'accordo, adesso basta intervenne Jules. Prendiamoci una pausa da omicidi e profili e
mangiamo. Tolse i cartoni dalle braccia di Emma, lanciandole uno sguardo di gratitudine, e li pos su
un tavolino. Adesso potete parlare di quello che vi pare, purch non ci siano di mezzo n omicidi n
sangue. Sangue di alcun tipo.
Ma  pizza vampiresca sottoline Livvy.
Irrilevante disse Julian. Divano. Adesso.
Possiamo guardare un film? propose Malcom, ricordando notevolmente Tavvy.
S, possiamo guardare un film gli concesse Julian. Ora, Malcom, non mi interessa se sei il
Sommo Stregone di Los Angeles: posa le chiappe.
La pizza era buona da non crederci. Emma ci mise davvero poco a decidere che non le
importava cosa ci fosse nella salsa, se teste di topo o pezzi di gente stufata. Valeva tutto, perch era
troppo buona. Aveva la crosta croccante e la quantit perfetta di mozzarella. Si lecc il formaggio dalle
dita e fece una smorfia a Jules, che a tavola vantava maniere ineccepibili.
Quanto al film, era molto pi imbarazzante della pizza leccata dalle dita. Da quanto aveva
capito parlava di un uomo proprietario di una libreria che si era innamorato di una donna famosa, ma
lei non riconosceva nessuno dei due e non sapeva se invece avrebbe dovuto. Cristina guardava allibita.
Ty si mise le cuffie e chiuse gli occhi. Dru e Livvy sedevano una a destra e una a sinistra di Malcom,
dandogli delle piccole pacche sulle spalle mentre lui piangeva.
L'amore  bellissimo disse lo stregone mentre l'uomo sullo schermo correva in mezzo al
traffico.
Quello non  amore comment Julian, appoggiandosi contro lo schienale del divano. La luce
tremula dello schermo giocava sulla sua pelle facendola sembrare diversa dal solito, aggiungendo
lentiggini di oscurit nelle zone pallide e levigate, illuminando le ombre sotto gli zigomi e sul collo.
Quello  solo un film.
Sono venuto a Los Angeles per riportare l'amore disse Malcom, con gli occhi tristi. Tutti i
grandi film parlano d'amore. Amore perduto, amore distrutto, ritrovato, comprato, venduto, morente,
nascente. Io adoro i film, ma si sono dimenticati di cosa parlano. Esplosioni, effetti speciali... Non era
di questo che si trattava quando sono arrivato qui per la prima volta. Si trattava di illuminare il fumo di
sigaretta per farlo sembrare un fuoco celeste e di illuminare le donne per farle sembrare angeli!
Malcom sospir. Sono venuto qui per riportare in vita il vero amore.
Oh, Malcom! esclam Drusilla prima di scoppiare in lacrime. Livvy le porse un tovagliolo di
carta della pizzeria. Perch non hai un fidanzato?
Io sono etero disse lo stregone, sorpreso.
Ok, benissimo, allora una fidanzata. Dovresti trovarti una brava Nascosta, magari una
vampira, cos vivrebbe in eterno.
Dru, non ti intromettere nella vita amorosa di Malcom la rimprover Livvy.
Il vero amore  difficile da trovare sentenzi lo stregone indicando i due che si stavano
baciando sullo schermo.
L'amore da film  difficile da trovare lo corresse Julian. Perch non  reale.
In che senso, scusa? fece Cristina. Stai dicendo che il vero amore non esiste? Io ci credo.
Amore non significa inseguire qualcuno in aeroporto. Julian si chin in avanti, ed Emma
riusc a intravedere, appena sopra lo scollo della maglietta, il bordo del Marchio parabatai sulla
clavicola. Amore significa riuscire a vedere qualcuno. E basta.
A vedere? gli fece eco Ty, incerto. Aveva abbassato il volume della musica, ma continuava a
tenere le cuffie, che gli scompigliavano i capelli neri.
Julian si impossess del telecomando. Il film era finito, e sullo schermo scorrevano le scritte
bianche dei titoli di coda. Quando ami qualcuno, questo qualcuno diventa parte di ci che sei.  in
tutto quello che fai.  nell'aria che respiri, nell'acqua che bevi, nel sangue che ti scorre nelle vene. Il
suo tocco ti resta sulla pelle, la sua voce ti resta nelle orecchie, i suoi pensieri ti restano nella mente.
Conosci i suoi sogni perch quelli brutti ti trafiggono il cuore e quelli belli sono anche i tuoi. E non
pensi che sia perfetto, ma conosci i suoi difetti, la verit profonda dentro al suo cuore, le ombre di tutti i
suoi segreti, che per non ti spaventano: anzi, te lo fanno amare ancora di pi, perch tu non vuoi la
perfezione. Vuoi quella persona. Vuoi...
A quel punto si interruppe, come se si fosse reso conto all'improvviso che tutti lo stavano
guardando.
Vuoi cosa? lo incoraggi Dru, con due occhi grandi cos.
Niente. Dicevo tanto per dire. Julian spense il televisore e radun i cartoni della pizza. Vado
a buttarli disse, e se ne and.
Quando si innamorer fece Dru, osservando il fratello sar una cosa... wow.
Ovviamente a quel punto  probabile che non lo rivedremo pi osserv Livvy. Fortunata lei,
chiunque sar!
Ty aggrott le sopracciglia. State scherzando, vero? Non state dicendo che non lo vedremo pi
veramente, giusto?
Giustissimo lo rassicur Emma. Quando Ty era piccolo, spesso rimaneva stupito di fronte a
come parlavano le persone e alle espressioni che usavano per enfatizzare certi concetti. Amante degli
animali com'era, frasi come "gatta da pelare" lo avevano lasciato non poco perplesso.
A un certo punto Julian aveva iniziato a fargli una serie di disegnini stupidi per fargli capire
prima il senso letterale delle frasi, poi quello figurato. Ty aveva riso davanti all'immagine di un micio
ribelle che cercava di scampare a un rasoio e a quella di un omino a cui cadevano le braccia, cos come
davanti ai fumetti di animali e persone che spiegavano il vero significato dell'espressione idiomatica.
Dopo quel periodo, capitava spesso di avvistare Ty in biblioteca a cercare modi di dire e rispettivi
significati per impararli a memoria. A Ty non dispiaceva che qualcuno gli spiegasse le cose, e non
dimenticava mai quello che aveva imparato, per preferiva studiare da solo.
Tuttora, comunque, capitava che cercasse rassicurazioni in merito al fatto che un'esagerazione
fosse davvero un'esagerazione, anche se ne era gi sicuro al novanta per cento. Livvy, che conosceva
meglio di chiunque altro l'ansia che un linguaggio impreciso causava a suo fratello, si alz in piedi e
gli si avvicin. Lo avvolse fra le braccia e gli pos il mento sulla spalla. Ty le si appoggi contro, con
gli occhi semichiusi. Quando era dell'umore giusto, gli piacevano le dimostrazioni fisiche di affetto,
purch contenute. Gli piaceva, per esempio, quando qualcuno gli scompigliava i capelli, gli dava delle
piccole pacche sulla schiena o gliela grattava. Emma pensava che a volte ricordava un po' il loro gatto,
Church, quando era in cerca di carezze dietro le orecchie.
La stanza si illumin. Cristina si era alzata e aveva riacceso la stregaluce. Il chiarore si diffuse
fino a riempire tutta la sala, e in quel momento Julian torn e si guard attorno; qualsiasi forma di
autocontrollo avesse perso prima, ora l'aveva recuperata.  tardi disse. Ora di andare a letto.
Specialmente tu, Tavvy.
Odio quando  ora di andare a letto disse il piccolo, che stava seduto sulle gambe di Malcom
con un giocattolo ricevuto dallo stregone. Era viola, di forma quadrata, ed emanava scintille luminose.
Questo  lo spirito della rivoluzione comment Jules. Malcom, grazie. Sono sicuro che
avremo ancora bisogno del tuo aiuto.
Malcom fece alzare delicatamente Tavvy e si mise in piedi, togliendosi le briciole dai vestiti
sgualciti. Prese il giubbotto e usc in corridoio, seguito da Emma e da Julian. Bene, allora sapete dove
trovarmi disse chiudendosi la cerniera. Domani devo parlare con Diana di...
Diana non deve sapere lo blocc subito Emma.
Malcom parve non capire. Sapere cosa?
Che stiamo indagando su questa storia rispose Julian prima che potesse farlo lei. Non vuole
vederci coinvolti. Dice che  pericoloso.
Lo stregone non era entusiasta della notizia. Avreste dovuto dirmelo prima. Non mi piace
tenerle nascoste le cose.
Scusa. Julian aveva assunto un'espressione dolce e anche un pizzico costernata. Come
sempre, Emma era colpita e al tempo stesso un po' spaventata dalla sua capacit di recitare. Julian era
un bugiardo professionista quando voleva: sul viso non gli compariva nemmeno l'ombra di quello che
provava veramente. Comunque non possiamo fare chiss cosa senza l'aiuto del Conclave e dei Fratelli
Silenti.
E va bene. Malcom li scrut entrambi, ed Emma fece del suo meglio per imitare l'espressione
impassibile di Julian. A patto che ne parliate con Diana domani. Si infil le mani in tasca, mentre la
luce gli si rifletteva sui capelli incolore. C' una cosa che non sono riuscito a dirvi. Quei segni attorno
al corpo che hai trovato tu, Emma, non erano per un incantesimo di protezione.
Ma avevi detto che... fece lei.
Ho cambiato idea quando li ho visti pi da vicino. Non sono rune di Protezione, sono rune di
Evocazione. Qualcuno sta utilizzando l'energia dei morti per evocare.
Evocare cosa? domand Jules.
Malcom scosse il capo. Qualcosa di questo mondo. Un demone, un angelo, non so. Guarder
ancora un po' quelle foto, chieder in giro nel Labirinto a Spirale senza farmi troppo notare.
Quindi, se era un incantesimo di evocazione...  riuscito oppure no? volle sapere Emma.
Un incantesimo come quello? Be', Emma... Se fosse riuscito, ti assicuro che te ne saresti
accorta.
Emma fu svegliata da un miagolio lamentoso.
Apr gli occhi e vide che, seduto sul petto, aveva un gatto persiano. Un persiano blu, per
l'esattezza, molto rotondo, con le orecchie piegate all'indietro e due grandi occhi gialli.
Lanci uno strillo e balz in piedi. Il gatto fece un volo. Gli istanti successivi furono un caos: lei
inciamp sul comodino e l'animale ricominci a miagolare. Quando alla fine Emma riusc ad
accendere la luce, vide il felino, seduto vicino alla porta della sua stanza, che la guardava con aria
compiaciuta e soddisfatta.
Church... si lagn. E dai! Non hai nessun altro posto dove stare?
Dall'espressione di Church si capiva chiaramente che la risposta era un sonoro no. Church era il
gatto che, a volte, apparteneva all'Istituto. Si era presentato sui gradini d'ingresso quattro anni prima,
dentro una scatola che conteneva anche un bigliettino indirizzato ad Emma: PER FAVORE,
PRENDITI CURA DEL MIO GATTO. FRATELLO ZACCARIA.
All'epoca Emma non era riuscita a capire perch un Fratello Silente, persino un ex Fratello
Silente, le avesse chiesto di prendersi cura del suo gatto. E cos aveva chiamato Clary: lei le aveva
spiegato che una volta quel gatto viveva all'Istituto di New York, ma che in realt apparteneva a
Fratello Zaccaria; se lei e Julian erano d'accordo, avrebbero dovuto tenerlo.
Le aveva detto che si chiamava Church.
Church si rivel quel genere di gatto che non stava mai dove lo mettevi. Non faceva altro che
scappare dalle finestre aperte, facendo perdere le sue tracce per giorni o addirittura settimane. All'inizio
Emma si preoccupava sempre, ma quando lui tornava lo vedeva pi lustro e soddisfatto che mai.
Quando aveva compiuto quattordici anni, il gatto aveva iniziato a tornare con dei regali per lei legati al
collare: conchiglie e frammenti di vetri di mare. Aveva messo le conchiglie sul davanzale della finestra,
e i vetri erano diventati il braccialetto portafortuna di Julian.
A quel punto Emma aveva capito che i regali erano da parte di Jem, ma non aveva modo di
contattarlo per ringraziarlo. E cos aveva fatto del suo meglio per prendersi cura di Church. C'erano
sempre crocchette per lui all'ingresso, e anche acqua fresca. Erano felici di vederlo quando si faceva
vivo, e non si preoccupavano se spariva.
Senza smettere di miagolare, Church inizi a graffiare la porta. Emma era abituata a vederlo
comportarsi cos: le stava chiedendo di seguirlo. Sospirando, si mise una felpa sopra ai leggings e a una
canottiera e infil i piedi in un paio di infradito.
Spero ne valga la pena disse a Church, afferrando lo stilo. Altrimenti ti trasformo in una
racchetta da tennis.
Il gatto non sembrava preoccupato. Fece strada a Emma lungo il corridoio, gi per le scale e
fuori dalla porta principale. La luna, alta e luminosa, si rifletteva sull'acqua in lontananza. Formava un
sentiero verso il quale Emma si incammin, divertita, mentre Church continuava a trotterellarle
davanti. Lo prese in braccio per attraversare la statale e, quando furono dall'altro lato, lo deposit sulla
spiaggia.
Bene, eccoci qui disse. La cassetta igienica per gatti pi grande del mondo.
Church le lanci uno sguardo che lasciava intuire come non fosse particolarmente colpito da
quella battuta, poi salterell verso la riva. Arrivarono insieme al limitare dell'acqua. Era una nottata
tranquilla, con la marea lenta e bassa, pi calma del vento. Di tanto in tanto Church faceva uno scatto
per acciuffare un piccolo granchio, per tornava sempre indietro, zampettando appena davanti a Emma,
verso le costellazioni del Nord. Lei stava iniziando a domandarsi se il felino la stesse davvero portando
da qualche parte quando, a un tratto, si rese conto che avevano superato la curva rocciosa dietro la
quale si nascondeva la spiaggia segreta sua e di Julian. Non era deserta.
Emma rallent il passo. La distesa era rischiarata dalla luce lunare, e Julian se ne stava seduto al
centro, piuttosto distante dalla battigia. Emma gli and incontro, i piedi silenziosi sulla sabbia. Lui non
alz lo sguardo.
Le capitava di rado di poter osservare Julian senza che lui se ne accorgesse. Era strano, forse
persino snervante. La luna splendeva abbastanza da permetterle di distinguere il colore della maglietta
che indossava, rosso, e di vedere che sotto portava un vecchio paio di jeans. Era a piedi scalzi. Il
braccialetto con i vetri di mare sembrava brillare di luce propria. Non le era successo molte volte di
desiderare di saper disegnare, ma adesso invece s: avrebbe voluto essere capace di riprodurre la linea
perfetta e continua che segnava il confine di Julian, dall'angolo della gamba piegata alla curva della
schiena china in avanti.
Si ferm quando fu solo a pochi passi da lui. Jules?
Lo vide alzare gli occhi. Non le sembr per niente sorpreso. Quello era Church?
Emma si guard attorno. Le ci volle un istante prima di localizzare il gatto, appollaiato in cima
a una roccia. Si stava leccando la zampa.  tornato gli rispose, sedendosi sulla sabbia accanto a lui.
Per fare un saluto, sai com'.
Ti ho vista spuntare da dietro le rocce. Le rivolse un mezzo sorriso. Pensavo fosse un
sogno.
Non riuscivi a dormire?
Julian si sfreg gli occhi con il dorso della mano. Aveva le nocche chiazzate di pittura.
Altroch. Scosse la testa. Strani incubi. Demoni, fate...
Be', niente di speciale per gli Shadowhunters comment Emma. Un giorno come un altro,
no?
Grazie per l'aiuto, Emma. Julian si sdrai all'indietro sulla sabbia, e i capelli gli formarono
un'aureola scura attorno alla testa.
Ma se io sono il tuo aiuto fatto persona... Si lasci cadere accanto a lui, e guard il cielo.
L'inquinamento luminoso di Los Angeles non risparmiava nemmeno la spiaggia, rendendo le stelle
fioche, ma comunque visibili. La luna faceva capolino tra le nuvole e poi spariva di nuovo. Emma si
sent pervadere da uno strano senso di pace, la sensazione di essere come a casa. Era da quando Julian e
gli altri erano partiti per l'Inghilterra che non la provava pi.
Stavo pensando a quello che hai detto prima fece lui. A proposito di tutte le piste che non
hanno portato a nulla. Ogni volta pensavamo di aver trovato qualcosa che potesse aiutarci a scoprire
cos'era successo ai tuoi, invece non era niente.
Emma lo guard. La luce della luna rendeva il suo profilo affilato.
Pensavo che, forse, ci fosse un senso prosegu. Che magari la scoperta del colpevole non era
una cosa che poteva succedere prima di adesso. Prima che tu fossi pronta. Ti ho vista mentre ti allenavi,
ti ho vista migliorare. Sempre di pi. Chiunque sia, adesso sei pronta. Puoi affrontarlo. Puoi vincere.
Qualcosa sfarfall sotto la gabbia toracica di Emma. Il senso di familiarit, pens. Quello era
Jules, il Jules che conosceva, che aveva pi fiducia in lei che in se stesso.
Mi piace pensare che le cose abbiano un senso gli disse piano.
E ce l'hanno. Julian fece una pausa tenendo gli occhi puntati verso il cielo. Stavo contando
le stelle. A volte mi sembra che darsi un compito inutile possa aiutare.
Ti ricordi quando, da piccoli, parlavamo di scappare? Di andarcene seguendo la stella polare?
Prima della guerra.
Lui pieg le braccia dietro la testa. La luce della luna gli si riversava addosso, illuminandogli le
ciglia. Vero. Io sarei fuggito per entrare nella Legione Straniera, cambiando nome in Julien.
Perch con quel nome nessuno, e dico proprio nessuno, sarebbe riuscito a risalire alla tua vera
identit! Emma inclin la testa di lato. Jules. Cosa c' che non va? Lo so che c' qualcosa.
Lui rimase in silenzio. Emma gli vedeva il petto gonfiarsi e sgonfiarsi lentamente. Il rumore del
suo respiro era coperto da quello dell'acqua.
Allung una mano per posargliela sul braccio e poi scrivergli con il dito, sulla pelle, C-O-S'-?
Lui gir il viso dall'altra parte. Emma lo vide tremare, come se fosse stato appena percorso da
un brivido di freddo. Mark.
Julian continuava a non guardarla. Lei riusciva a vedergli solo la curva del collo e del mento.
Mark?
Stavo pensando a lui. Pi del solito. Voglio dire, Helen posso sempre sentirla al telefono,
anche se  sull'isola di Wrangel. Mark, invece... Potrebbe anche essere morto.
Emma si mise a sedere dritta. Non dire cos. Lui non  morto.
Lo so. E sai come faccio a saperlo? le chiese, con voce tesa. Aspettavo ogni notte la Caccia
Selvaggia. Ma non  mai venuta. Statisticamente sarebbe dovuta passare di qui almeno una volta negli
ultimi cinque anni. Invece no. Perch Mark non glielo ha permesso.
Perch no? Adesso Emma lo stava fissando. Non capitava quasi mai che Jules parlasse cos,
con quell'amarezza nella voce.
Perch non vuole vederci. Neanche per sbaglio.
Perch vi vuole bene?
O forse perch ci odia. Non lo so. Julian scavava senza sosta nella sabbia. Io ci odierei, se
fossi lui. Anch'io a volte lo odio.
Emma deglut. Jules... Anch'io odio i miei genitori, per essere morti. A volte. Ma non vuol
dire niente.
A quelle parole, lui gir il viso per guardarla. I suoi occhi erano enormi cerchi neri attorno a
iridi verde-azzurro. Non  il genere di odio che intendo io. Parlava con voce profonda. Se lui fosse
qui, sarebbe tutto diverso. Sarebbe stato tutto diverso. Non sarei io quello che a quest'ora dovrebbe
essere a casa, nel caso in cui Tavvy si svegli. Non starei facendo una cosa immorale, solo perch sto
passeggiando sulla spiaggia per prendermi una pausa. Tavvy, Dru, Livvy, Ty... avrebbero qualcuno
che potrebbe crescerli. Mark aveva sedici anni. Io... dodici.
Nessuno di voi due ha scelto...
No, non abbiamo scelto. Julian si rialz. Aveva lo scollo della maglietta slabbrato, sabbia
sulla pelle e nei capelli. Non abbiamo scelto. Perch, se avessi potuto, avrei preso decisioni molto
diverse.
Emma sapeva di non dovergli fare domande. Non quando faceva cos.
Ma in realt non aveva molta esperienza di quel tipo di Julian, non sapeva come reagire, non
sapeva come essere. Che cosa avresti fatto diversamente? gli sussurr.
Non so se avrei voluto un parabatai. Parole forti e chiare, precise e brutali.
Emma trasal. Era stato come trovarsi nell'acqua fino alle ginocchia e, all'improvviso, essere
schiaffeggiati da un'onda inattesa. Dici sul serio? Non lo avresti voluto? Questa cosa, con me?
La luna era comparsa per intero da dietro le nubi e ora splendeva senza filtri, abbastanza
luminosa da permettere a Emma di riconoscere il colore della pittura sulle mani di lui. Le chiare
lentiggini sugli zigomi. La pelle tesa attorno alle labbra e sulle tempie. La tonalit viscerale dei suoi
occhi. Non avrei dovuto disse. Non avrei dovuto, assolutamente no.
Jules... Si sentiva scioccata, ferita e arrabbiata, ma lui se ne stava gi andando, lontano lungo
la costa. Quando lei riusc a rimettersi in piedi, Julian aveva gi raggiunto le rocce. Era un'ombra lunga
e sottile che le scalava. E poi pi niente.
Sapeva che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto raggiungerlo. Per non voleva. Per la prima
volta nella sua vita, non voleva parlare con lui.
Qualcosa le solletic le caviglie. Abbass lo sguardo e vide Church; i suoi occhi gialli
sembravano esprimere comprensione, cos lo prese in braccio e se lo strinse al petto, restando ad
ascoltare le sue fusa mentre la marea saliva.
IDRIS, 2007, GUERRA OSCURA
A dodici anni, Julian Blackthorn uccise suo padre.
C'erano state, ovviamente, delle circostanze attenuanti. A quel punto suo padre non era pi
veramente suo padre, bens qualcosa di pi simile a un mostro che del padre aveva conservato soltanto
il volto. Ma quando arrivavano gli incubi, nel cuore della notte, tutto ci non contava. Julian vedeva la
faccia di Andrew Blackthorn, la propria, mentre stringeva la spada, la spada, che attraversava il corpo
di suo padre. E in quel momento sapeva.
Sapeva di essere condannato.
Era cos che andava quando uccidevi tuo padre. Gli di ti condannavano. Lo aveva detto suo
zio, e suo zio sapeva un sacco di cose, soprattutto sulle maledizioni divine e sul prezzo del sangue
versato.
Julian di sangue versato ne aveva visto parecchio, pi di quanto avrebbe mai dovuto vederne
un dodicenne. Era colpa di Sebastian Morgenstern, lo Shadowhunter che aveva dato inizio alla Guerra
Oscura, che aveva utilizzato trucchi e incantesimi per trasformare normali Shadowhunters in macchine
assassine prive di ragione. Un esercito a sua disposizione. Un esercito pensato per distruggere tutti i
Nephilim che non si sarebbero uniti a lui.
Julian, con i suoi fratelli, le sue sorelle ed Emma, si era nascosto nella Sala degli Accordi. La
sala pi grande di tutta Idris, progettata per resistere al tentativo di ingresso di qualunque mostro. Ma
non degli Shadowhunters, nemmeno se avevano perso l'anima.
L'enorme portone doppio aveva scricchiolato, aprendosi, e gli Ottenebrati si erano riversati
all'interno della Sala: come un gas velenoso liberato nell'aria, dove andavano loro, seguiva la morte.
Fecero a pezzi chi era di sorveglianza e fecero a pezzi i bambini sorvegliati. A loro non importava.
Non avevano coscienza.
Si erano fatti sempre pi strada nella Sala. Julian aveva cercato di radunare i bambini: Ty e
Livvy, i gemelli solenni; Dru, di soli otto anni; Tavvy, ancora molto piccolo. Si era messo in piedi di
fronte a loro con le braccia aperte come se potesse proteggerli, come se potesse far scudo al loro
corpo difendendoli dalla morte.
La morte gli si era parata di fronte. Uno Shadowhunter oscuro, con le rune demoniache che gli
rilucevano sulla pelle, i capelli castani scarmigliati e gli occhi verde-azzurro iniettati di sangue. Lo
stesso colore dei suoi.
Suo padre.
Julian si era guardato attorno per cercare Emma, ma lei era impegnata a combattere contro un
guerriero delle fate, fiera come il fuoco, con la sua spada Cortana che le balenava tra le mani.
Avrebbe voluto raggiungerla, lo desiderava con tutto se stesso, ma non poteva allontanarsi dai
bambini. Qualcuno doveva proteggerli. Sua sorella maggiore era fuori, suo fratello maggiore era gi
stato rapito dalla Caccia Selvaggia. Toccava a lui.
Fu in quel momento che Andrew Blackthorn si avvicin a loro. Aveva il volto sfregiato da tagli
sanguinolenti. La pelle era grigia e flaccida, ma teneva ben salda la presa sulla spada e gli occhi fissi
sui bambini.
Ty aveva pronunciato con voce roca e profonda. E poi aveva guardato Tiberius, suo figlio,
con una fame rapace dentro agli occhi. Tiberius. Il mio Ty. Vieni qui.
I grandi occhi grigi di Ty si erano spalancati. La sua gemella, Livia, lo aveva afferrato per
trattenerlo, ma lui voleva andare da suo padre. Pap? aveva detto.
In quel momento era stato come se il sorriso di Andrew Blackthorn gli tagliasse il viso in due, e
Julian pens di poter vedere attraverso la fenditura che lo apriva, trovandovi cattiveria e oscurit, il
pestilenziale nucleo pulsante e il caos che ora era tutto ci che animava il corpo un tempo appartenuto
a suo padre. Vieni qui, ragazzo mio, Tiberius...
Ty aveva fatto un altro passo in avanti. Julian aveva sfilato la spada corta dalla cintura e
l'aveva lanciata.
Aveva dodici anni. Non era particolarmente forte n particolarmente abile. Ma gli di che
presto lo avrebbero odiato dovevano aver sorriso a quel lancio, perch l'arma vol come una freccia,
come un proiettile, e affond in mezzo al petto di Andrew Blackthorn buttandolo a terra. Mor prima di
toccare il pavimento di marmo, con il sangue che gli si allargava attorno in una pozza rosso scuro.
Ti odio! Ty gli si era scagliato addosso, e Julian lo aveva abbracciato ringraziando
infinitamente l'Angelo del fatto che il suo fratellino stesse bene, respirasse, potesse prenderlo a pugni
sul petto e alzare lo sguardo su di lui con gli occhi rabbiosi e pieni di lacrime. Lo hai ucciso, ti odio,
ti odio...
Livvy lo tratteneva con le mani sulle spalle per cercare di allontanarlo. Julian riusciva a sentire
il sangue scorrere impetuoso dentro le vene di Ty, il suo petto che si gonfiava e si sgonfiava; sentiva la
forza dell'odio di suo fratello e sapeva che era vivo. Erano tutti vivi. Livvy, con le sue parole dolci e le
mani consolatorie; Dru, con gli occhi sgranati dal terrore; Tavvy, con le lacrime di chi non capiva.
Ed Emma. La sua Emma.
Aveva commesso il pi antico e grave dei peccati: aveva ucciso suo padre, la persona che gli
aveva dato la vita.
E lo avrebbe rifatto.
Che razza di persona era?
5
NOBILI PARENTI
Dunque, quando sono stati siglati i primi Accordi? domand Diana. E quale fu il loro
effetto?
Era una giornata troppo bella per riuscire a concentrarsi. I raggi del sole si riversavano nella
stanza dalle alte finestre illuminando la lavagna di fronte alla quale Diana faceva avanti e indietro
battendosi uno stilo contro il palmo della mano. Il programma della lezione era scritto alle sue spalle in
calligrafia quasi indecifrabile: Emma riusciva a distinguere le parole Accordi, Pace Fredda ed
evoluzione della Legge.
Guard Jules di sottecchi, ma lui aveva la testa bassa su dei fogli. Quel giorno non si erano
ancora parlati veramente, a parte qualche battuta di cortesia a colazione. Lei si era svegliata con una
sensazione di vuoto allo stomaco e le mani che le facevano male da tanto aveva stretto le coperte.
Anche Church l'aveva abbandonata, a un certo punto della notte. Stupido gatto.
Furono siglati nel 1872 rispose Cristina. Erano una serie di patti stretti fra le specie del
Mondo delle Ombre e i Nephilim, volti a mantenere la pace e a stabilire regole comuni che tutti
dovevano seguire.
Inoltre proteggevano i Nascosti intervenne Julian. Prima degli Accordi, se i Nascosti si
facevano del male tra loro, gli Shadowhunters non potevano intervenire e non intervenivano. Gli
Accordi garantivano ai Nascosti la nostra protezione. Si interruppe. Almeno fino alla Pace Fredda.
Emma ricordava la prima volta che aveva sentito parlare della Pace Fredda. Lei e Julian si
trovavano nella Sala degli Accordi quando era stata proposta. Era la punizione per le Fate per il ruolo
avuto nella Guerra Oscura di Sebastian. Ripens ai sentimenti contrastanti che aveva provato... I suoi
genitori erano morti a causa di quella guerra, ma come era possibile che toccasse a Mark e Helen, due
persone che adorava, subirne le conseguenze solo a causa del sangue di fata che scorreva nelle loro
vene?
E dove sono stati firmati i documenti della Pace Fredda? chiese Diana.
A Idris ripose Livvy. Nella Sala degli Accordi. Dovevano esserci tutti quelli che di solito
partecipavano agli Accordi, ma la Regina Seelie e il Re Unseelie non si sono mai presentati per firmare
il trattato, che quindi  stato modificato e siglato senza di loro.
E cosa significa la Guerra Fredda per le fate? Lo sguardo di Diana era chiaramente puntato su
Emma, che per abbass la testa sul banco.
Che le fate non sono pi protette dagli Accordi rispose Ty.  vietato aiutarle e a loro 
vietato contattare gli Shadowhunters. Soltanto la Scholomance e i Centurioni possono avere a che fare
con le fate. E anche il Console e l'Inquisitore.
Una fata che ha con s un'arma pu essere punita con la morte aggiunse Julian. Aveva l'aria
esausta, delle ombre scure sotto gli occhi.
Emma voleva che la guardasse. Loro due non litigavano, non litigavano mai. Si chiese se anche
lui fosse sconcertato quanto lei. Continuava a risentire in testa le sue parole: Jules non avrebbe voluto
avere un parabatai... Non avrebbe voluto nessun tipo di parabatai, oppure non avrebbe voluto lei,
nello specifico?
E che cos' il Conclave, Tavvy? Era una domanda troppo elementare per tutti gli altri, ma al
piccolo faceva piacere poter rispondere almeno a una.
Il governo degli Shadowhunters disse. Gli Shadowhunters attivi sono tutti nel Conclave.
Quelli che decidono sono il Consiglio. Nel Consiglio ci sono tre Nascosti, uno per ogni razza: stregoni,
lupi mannari, vampiri. Dopo la Guerra Oscura non c' pi stato un rappresentante delle fate.
Molto bene si compliment Diana, e Tavvy le sorrise, raggiante. Qualcuno mi sa dire quali
altri cambiamenti sono stati apportati dal Consiglio dalla fine della guerra?
Be', hanno riaperto l'Accademia degli Shadowhunters disse Emma. Quello per lei era un
territorio familiare: il Console l'aveva invitata a essere una dei primi studenti, ma lei aveva scelto di
rimanere con i Blackthorn. Ora l ci studiano molti Shadowhunters, e ovviamente ci sono anche molti
aspiranti all'Ascensione, cio mondani che vogliono diventare Nephilim.
 stata rifondata la Scholomance disse Julian. I ricci, scuri e lucidi, gli ricaddero sulla
guancia quando sollev la testa. Esisteva prima della firma dei primi Accordi e, quando il Consiglio 
stato tradito dalle fate, hanno insistito perch riaprisse. La Scholomance svolge ricerche, addestra i
Centurioni...
Pensate a come dev'essere stata la Scholomance durante tutti gli anni in cui  rimasta
chiusa... disse Dru, con gli occhi che le luccicavano di fantasie da film horror. Sperduta fra le
montagne, completamente buia e abbandonata, piena di ragni, fantasmi e ombre...
Se vuoi pensare a qualcosa di spaventoso, pensa alla Citt di Ossa le disse Livvy. La Citt di
Ossa era dove vivevano i Fratelli Silenti: un luogo sotterraneo di gallerie comunicanti costruite a partire
dalle ceneri di Shadowhunters morti.
A me piacerebbe andare alla Scholomance fece Ty.
A me no fece Livvy. Ai centurioni non  permesso avere un parabatai.
Io vorrei andarci lo stesso ribatt il gemello. E volendo potresti venirci anche tu.
Ma io non voglio! Si trova in mezzo ai Carpazi. Fa freddissimo lass, e poi ci sono gli orsi.
Il viso di Ty si illumin, come spesso capitava quando sentiva parlare di animali. Ci sono gli
orsi?!
Basta con le chiacchiere intervenne Diana. Quando ha riaperto la Scholomance?
Cristina, che aveva il posto pi vicino alla finestra, alz la mano. Scusate, c' qualcuno sul
vialetto dell'ingresso disse. Anzi, pi di qualcuno.
Emma lanci ancora uno sguardo verso Julian. Era raro che l'Istituto ricevesse visite inattese.
C'erano solo poche persone che avrebbero potuto permettersi di farne una, e persino gran parte dei
membri dell'Enclave avrebbe prima preso appuntamento con Arthur. Forse era cos. Per, a giudicare
dalla faccia di Julian, se anche avevano appuntamento, lui non ne era al corrente.
Cristina si era alzata in piedi, trattenendo il fiato. Per favore, venite a vedere.
Tutti si precipitarono alla finestra che correva lungo la parete principale della stanza. Dava sulla
facciata anteriore dell'edificio e sul sentiero tortuoso che dall'ingresso scendeva fino alla statale che li
separava dalla spiaggia e dall'oceano. Il cielo era alto, azzurro e sgombro di nuvole. La luce del sole
scintillava sulle briglie argentate di tre cavalli, ognuno con un cavaliere silenzioso che montava senza
sella.
Hadas disse Cristina, dopo una pausa di stupore. Fate.
Non c'era dubbio. Il primo cavallo era nero, e il suo cavaliere indossava un'armatura dello
stesso colore che sembrava fatta di foglie bruciate. Il secondo cavallo era anch'esso nero, e il cavaliere
indossava una veste color avorio. Il terzo destriero era marrone, cavalcato da una figura avvolta dalla
testa ai piedi in una veste color terra munita di cappuccio. Emma non avrebbe saputo dire se si trattasse
di un uomo o di una donna, di un bambino o di un adulto.
Prima lascia passare il cavallo nero, signora, poi lascia passare il morello disse piano Jules,
citando un antico componimento sulle fate. Ce n' uno vestito di nero, uno di marrone, uno di
bianco... Una delegazione ufficiale. Dalle Corti. Julian guard Diana, dall'altra parte della stanza.
Non sapevo che Arthur avesse appuntamento con una delegazione di fate. Secondo te ha avvisato il
Conclave?
Lei fece di no con la testa, chiaramente stupita. Non so, con me non ne ha parlato.
Il corpo di Julian era teso come una corda di violino: Emma riusciva a percepire il nervosismo
che emanava. Una delegazione di quel tipo non era cosa di tutti i giorni, quindi doveva trattarsi di una
questione seria. Prima di poter tenere una riunione serviva il permesso del Conclave, anche al capo di
un Istituto. Diana, io devo andare.
Corrugando la fronte, Diana si picchiett lo stilo contro una mano e poi annu. Va bene. Inizia
ad andare avanti.
Vengo con te. Emma scivol gi dalla seduta sotto la finestra.
Julian, gi diretto verso la porta, si ferm per voltarsi. No disse.  tutto sotto controllo, ci
penso io.
Usc dalla stanza e, per un istante, Emma non si mosse.
Di solito, quando Julian le diceva che non aveva bisogno della sua presenza, o che doveva fare
qualcosa da solo, lei non ci dava troppo peso. A volte gli eventi richiedevano di dividersi.
Ma la sera prima aveva reso concreto il suo disagio. Non sapeva cosa stava succedendo al suo
parabatai. Non sapeva se non la voleva con s oppure se la voleva ma era arrabbiato con lei o con se
stesso, o magari entrambe le cose.
Sapeva soltanto che il Popolo Fatato era pericoloso: non poteva succedere che Julian lo
affrontasse da solo.
Io vengo disse correndo verso la porta. Si ferm per prendere Cortana, appesa l accanto.
Emma la chiam Diana, con un tono di voce carico di significato. Stai attenta.
L'ultima volta che le fate erano state in Istituto avevano aiutato Sebastian Morgenstern a
strappare l'anima dal corpo del padre di Julian. Avevano preso Mark.
Allora Emma aveva messo al sicuro Tavvy e Dru. Aveva contribuito a salvare le vite dei fratelli
e delle sorelle minori di Julian. Ce l'avevano fatta per un pelo.
Ma a quei tempi non aveva alle spalle anni di addestramento. Non aveva ucciso neppure un
demone da sola, non a dodici anni. Non si era ancora allenata senza sosta per combattere, uccidere,
difendere.
Ora non c'erano possibilit che si tirasse indietro.
Fate.
Julian sfrecci lungo il corridoio ed entr nella sua camera, con la mente che gli viaggiava a
mille.
Delle fate alle porte dell'Istituto. Tre destrieri: due neri, uno marrone. Un contingente da una
delle loro Corti, non avrebbe saputo dire se dalla Seelie o dalla Unseelie. Sembrava che non avessero
innalzato stendardi.
Sicuramente volevano parlare. Se c'era una cosa in cui erano brave le fate, quella era proprio
cercare di superare in astuzia gli umani. Persino gli Shadowhunters. Riuscivano a penetrare la verit
nella menzogna, e a vedere la menzogna nel cuore di una verit.
Julian afferr il giubbotto che indossava il giorno prima. Eccola, nella tasca interna. La fiala che
gli aveva dato Malcom. Non si sarebbe aspettato di averne bisogno cos in fretta. Aveva sperato...
Ok, pazienza cosa avesse sperato. Pens per un istante a Emma e al caos delle speranze infrante
che lei rappresentava. Ma non era il momento per certi pensieri: strinse forte la fiala e si rimise a
correre. Arriv davanti alla porta della soffitta, la spalanc, sal i gradini con foga e fece irruzione nello
studio di suo zio.
Arthur, seduto alla scrivania, indossava una maglietta un po' logora, un paio di jeans e delle
ciabatte. I capelli grigio-marrone gli arrivavano quasi alle spalle. Stava confrontando due grossi tomi,
mormorando fra s e prendendo appunti.
Zio Arthur. Julian si avvicin alla scrivania. Zio Arthur!
L'altro fece un gesto come per mandarlo via. Sono alle prese con qualcosa di importante. Di
molto importante, Andrew.
Sono Julian. Si mise dietro allo zio e gli chiuse i due libri facendo sbattere le copertine.
Arthur alz lo sguardo, sorpreso, con gli occhi verde-azzurro che si spalancavano.  arrivata una
delegazione. Dal Regno delle Fate. Sapevi che sarebbero arrivati?
Sembr che Arthur si rimpicciolisse su se stesso. S. Hanno mandato dei messaggi...
Tantissimi messaggi... Scosse la testa. Ma perch?  vietato. Le fate, loro... Loro non possono
venire da noi, adesso.
Julian preg in silenzio di avere pazienza. I messaggi, dove sono i messaggi?
Erano scritti su delle foglie. Che si sono sbriciolate. Perch tutto quello che toccano le fate
avvizzisce, si sbriciola e muore.
D'accordo, ma cosa dicevano quei messaggi?!
Insistevano. Per un incontro.
Julian fece un respiro profondo. E su che argomento sar l'incontro, zio Arthur?
Sono sicuro che nella corrispondenza ne parlavano... disse l'altro, agitato. Ma non me lo
ricordo. Alz gli occhi su Julian. Forse Nerissa lo saprebbe.
Julian si irrigid. Nerissa era la madre di Mark e di Helen. Julian sapeva poco di lei: principessa
del ceto nobile, secondo i racconti di Helen era bellissima e spietata. Era morta da anni, cosa che, nei
suoi giorni migliori, Arthur sapeva benissimo.
I giorni di Arthur erano molto diversi tra loro: c'erano quelli tranquilli, nei quali stava seduto in
silenzio senza rispondere alle domande, e quelli bui, fatti di rabbia, depressione e spesso crudelt.
Il fatto di menzionare i morti non riconduceva n all'una n all'altra di queste tipologie, bens a
una terza: le giornate in cui Arthur era totalmente imprevedibile, quelle in cui poteva esplodere d'ira o
crollare in lacrime. Il genere di giornate che faceva sentire a Julian l'amaro sapore del panico in fondo
alla gola.
Suo zio non era sempre stato cos. Lui lo ricordava come un uomo tranquillo, quasi taciturno,
una specie di ombra raramente partecipe alle feste di famiglia. Ma era stata una presenza piuttosto
eloquente nella Sala degli Accordi, quando aveva preso parola per dire che avrebbe accettato di dirigere
l'Istituto. Nessuno che non lo conoscesse molto, molto bene avrebbe mai capito che c'era qualcosa che
non andava.
Julian sapeva che suo padre e Arthur erano stati tenuti prigionieri nel Regno delle Fate. Che
Andrew si era innamorato di Lady Nerissa e che con lei aveva avuto due figli: Mark e Helen. Ma quello
che era accaduto ad Arthur durante quegli anni era coperto da un manto d'ombra. La sua pazzia, come
l'avrebbe definita il Conclave, per Julian era stata indotta dalle fate. Se non avevano letteralmente
distrutto la sua sanit mentale, di certo avevano piantato i semi per farlo. Avevano reso la sua mente un
fragile castello che, quando anni dopo l'Istituto di Londra fu attaccato e lui venne ferito, and in
frantumi come vetro.
Julian pos una mano sopra a quella dello zio, affusolata e ossuta. Sembrava la mano di un
uomo molto pi anziano. Preferirei che non dovessi andare alla riunione. Ma se non lo fai, potrebbero
insospettirsi.
Arthur si sfil gli occhiali dal viso per poi massaggiarsi la base del naso. La mia
monografia...
Lo so.  importante. Ma lo  anche questa cosa, non soltanto per la Pace Fredda, ma per noi.
Per Helen. Per Mark.
Ti ricordi di Mark? Gli occhi di Arthur erano pi luminosi senza il vetro delle lenti. 
passato tanto tempo...
Non cos tanto, zio. Me lo ricordo perfettamente.
S, sembra ieri. Arthur rabbrivid. Mi ricordo i guerrieri del Popolo Fatato. Sono entrati
nell'Istituto di Londra con le armature completamente ricoperte di sangue. Come se fossero stati tra le
fila degli Achei quando Zeus aveva mandato la pioggia insanguinata. La mano che sorreggeva gli
occhiali trem. Non posso riceverli.
Ma devi farlo! lo incoraggi Julian. Pens a tutte le cose che non si stavano dicendo: che lui
era solo un bambino durante la Guerra Oscura, che aveva visto fate massacrare i pi deboli, che aveva
sentito le grida della Caccia Selvaggia. Non ne parl. Zio, devi andare.
Se avessi la mia medicina... rispose lui, debolmente. Ma l'ho finita quando sei partito.
Ce l'ho io. Julian si tolse la fiala dalla tasca. Avresti dovuto chiederne di pi a Malcom.
Non me lo sono ricordato. Arthur si rimise gli occhiali sul naso e osserv Julian che versava
il contenuto della fiala nel bicchiere d'acqua sulla scrivania. Come trovarlo... Di chi fidarmi.
Ti puoi fidare di me gli disse il nipote, quasi strozzandosi sulle parole. Gli porse il bicchiere.
Tieni, zio. Sai come sono quelli del Popolo Fatato. Si nutrono del disagio degli umani e lo sfruttano a
proprio vantaggio. Questo ti aiuter a mantenere la calma anche se tenteranno uno dei loro scherzi.
S. Arthur guard il bicchiere con un misto fra desiderio e paura. Il contenuto avrebbe avuto
effetto per un'ora, forse meno. Poi gli sarebbe venuto un mal di testa accecante, debilitante, che
avrebbe potuto costringerlo a letto per giorni. Julian non gli dava quasi mai quella medicina proprio
perch gli effetti collaterali erano troppo grandi, ma in quel caso ne valeva la pena. Doveva prenderla.
Esit. Lentamente si port il bicchiere alle labbra, poi sorseggi. Infine deglut.
L'effetto fu istantaneo. All'improvviso fu come se tutto, in Arthur, si mettesse a fuoco,
diventasse nitido, vivace, preciso come un abbozzo che si trasformava in un disegno particolareggiato.
Si alz in piedi e prese la giacca che pendeva da un attaccapanni vicino alla scrivania. Aiutami a
trovare dei vestiti adatti, Julian disse al nipote. Dobbiamo essere presentabili, nel Santuario.
Ogni Istituto possedeva un Santuario.
Era sempre stato cos. L'Istituto era una via di mezzo tra un municipio e una residenza, un posto
dove tanto gli Shadowhunters quanto i Nascosti venivano per parlare con colui che lo dirigeva ed era
anche il rappresentante locale del Conclave. In tutta la California meridionale non esisteva
Shadowhunter pi importante del capo dell'Istituto di Los Angeles, e il posto pi sicuro per incontrarlo
era appunto il Santuario, dove i vampiri non dovevano temere il suolo sacro e i Nascosti erano protetti
da giuramenti.
Il Santuario era dotato di due porte doppie: una dava sull'esterno e chiunque poteva entrarvi,
ritrovandosi dentro all'imponente sala rivestita di pietra; l'altra collegava al Santuario l'interno
dell'Istituto. Come quella d'ingresso dell'edificio, quest'ultima lasciava passare solo chi possedeva
sangue Shadowhunter.
Emma si ferm sui gradini delle scale per guardare dalla finestra la delegazione del Popolo
Fatato. Aveva visto i loro cavalli, senza pi cavalieri, in attesa vicino all'ingresso. Se i nuovi arrivati
avevano avuto in precedenza a che fare con degli Shadowhunters, ed era molto probabile, allora
dovevano essere gi all'interno del Santuario.
La porta interna che dava sul Santuario si trovava al termine di un corridoio che partiva
dall'ingresso principale dell'Istituto. Era fatta di rame da tempo ossidato e aveva una cornice sulla
quale si intrecciavano rune di Protezione e di Benvenuto.
Emma riusciva a sentire delle voci dall'altra parte. Voci sconosciute, una cristallina come
acqua, l'altra crepitante come un ramoscello che ti scricchiolava sotto i piedi. Rinsald la presa su
Cortana e spinse per entrare.
Il Santuario era costruito a forma di luna crescente rivolta alle montagne  i bui canyon, la
boscaglia verde-argento sparsa qui e l. Le vette nascondevano il sole, ma la stanza era comunque
luminosa grazie a un lampadario a bracci appeso al soffitto. La luce si rifletteva contro il vetro
intagliato e rischiarava il pavimento a scacchiera, un'alternanza di rombi in legno pi chiaro e pi
scuro. Se ci si fosse potuti arrampicare sul lampadario per guardare verso il basso, quei rombi si
sarebbero rivelati nella loro vera forma, ovvero quella della runa del Potere Angelico.
Non che Emma avrebbe mai ammesso di averlo fatto. Per, da quella prospettiva, si godeva
davvero di una visuale eccellente sul massiccio seggio in pietra del capo dell'Istituto.
Al centro della stanza c'erano le fate. Erano solo in due, quella con la veste bianca e quella in
armatura nera. Del cavaliere marrone, nessuna traccia. I loro volti non erano visibili. Emma riusciva a
distinguere la punta delle dita di mani lunghe e pallide che spuntavano dalle maniche, ma non capiva se
quelle fate fossero maschi o femmine.
Percepiva tuttavia il potere selvaggio, difficile da tenere a bada, che emanava dai loro corpi: la
nota ansimante dell'essenza ultraterrena. Si sent accarezzare la pelle da una sensazione simile al
freddo della terra umida, accompagnata da un profumo di radici, foglie e fiori di jacaranda.
La fata in nero rise e abbass il cappuccio. Emma sussult. Pelle verde scuro come le foglie,
mani ad artiglio, occhi gialli da gufo. Indossava un mantello ricamato con il disegno di un sorbo
selvatico.
Era la fata che aveva incontrato quella sera al Sepulchre.
Rieccoci qui, bellezza le disse, e la sua bocca, che sembrava una fessura nella corteccia di un
albero, si atteggi a un sorriso. Io sono Iarlath della Corte Unseelie. Il mio compagno in bianco 
Kieran della Caccia. Kieran, abbassa il cappuccio.
L'altra fata alz due mani affusolate che terminavano con unghie squadrate e quasi traslucide.
Afferr i bordi del cappuccio e lo abbass con un gesto imperioso, quasi ribelle.
Emma soffoc un'esclamazione. Lo sconosciuto era bellissimo. Non come Julian o Cristina  in
maniera umana  bens come il bordo affilato di Cortana. Sembrava giovane, non pi di sedici o
diciassette anni, ma doveva essere pi vecchio. Capelli scuri dal lieve riflesso blu incorniciavano un
viso scolpito. La tunica leggera e i pantaloni erano logori e consumati; un tempo eleganti, ora avevano
maniche e orli un po' troppo corti per quel corpo snello e aggraziato. Gli occhi, ben distanziati, erano di
due colori diversi: nero il sinistro e argento scuro il destro. Indossava un paio di guanti bianchi segnati
dall'usura che lo designavano come uno dei principi del Regno delle Fate, ma gli occhi... Gli occhi
dicevano che apparteneva alla Caccia Selvaggia.
 per via dell'altra sera? fece Emma, spostando lo sguardo da Iarlath a Kieran. Al
Sepulchre?
Anche rispose Iarlath. La sua voce suonava come rami che crepitavano al vento. Come le
profondit oscure delle foreste delle fiabe, dove vivevano soltanto i mostri. Emma si stup di non avervi
fatto caso, al locale.
 lei la ragazza? La voce di Kieran era molto diversa: onde che scivolavano verso la
spiaggia, acqua calda sotto una luce tenue. Era seducente, con una nota di freddezza. La guard come
fosse una specie di fiore mai vista prima, qualcosa che non era sicuro di apprezzare.  carina disse.
Non me lo aspettavo. Non lo avevi detto.
Iarlath fece spallucce. Hai sempre avuto un debole per le bionde disse.
Ok, vogliamo fare i seri, per piacere? disse Emma schioccando le dita. Sono qui con voi, nel
caso ve ne foste dimenticati. Non sapevo di essere stata invitata a un concorso di bellezza.
Io non sapevo nemmeno che fossi stata invitata in generale, se  per quello ribatt Kieran.
Parlava in tono disinvolto, come fosse abituato a comunicare con gli umani.
Cafone. Questa  casa mia. Voi cosa ci fate qui? Siete venuti fin qui a dirmi che lui indic
Iarlath non  colpevole dell'omicidio al Sepulchre? Perch mi sembra che vi siate scomodati troppo
solo per venire a dire che non sei stato tu.
Ovvio che non sono stato io ribatt Iarlath. Non essere ridicola.
In qualsiasi altra circostanza, Emma non avrebbe nemmeno dato ascolto a quel commento. Le
fate, per, non potevano mentire. Non quelle con sangue fatato al cento per cento, per lo meno. Le
mezze fate, come Mark e Helen, potevano dire delle non verit, ma erano casi rari.
Incroci le braccia al petto. Ripeti dopo di me: "Non ho ucciso la vittima di cui parli, Emma
Carstairs". Cos sapr che  vero.
Gli occhi gialli di Iarlath si fissarono su Emma con avversione. Non ho ucciso la vittima di cui
parli, Emma Carstairs.
E allora perch siete qui? Ah, aspetta: ti stavi tormentando per l'occasione persa? Ci siamo
visti l'altra sera, hai sentito una scintilla ma non mi hai detto nulla? Be', se  cos mi dispiace, ma non
esco con gli alberi.
Io non sono un albero! Iarlath sembrava arrabbiato, e la corteccia gli si sfald leggermente.
Emma disse una voce dall'ingresso, in tono d'avvertimento.
La ragazza fu sorpresa di vedere che a chiamarla era stato Arthur Blackthorn. In piedi sulla
soglia del Santuario, indossava un completo nero molto severo, e aveva i capelli ben pettinati
all'indietro. Vederlo cos la spiazz: era passato molto tempo dall'ultima volta che lo aveva visto
indossare qualcosa di diverso da una maglietta logora o da un vecchio paio di jeans macchiati di caff.
Accanto a lui c'era Julian, con i capelli castani arruffati. Gli scrut il viso in cerca di tracce di
rabbia, ma non ne trov. In realt le sembrava uno che aveva appena finito di correre una maratona, e
che ce la stava mettendo tutta per non accasciarsi a terra per la stanchezza e il sollievo.
Vi porgo le mie scuse per il comportamento della mia affidata esord Arthur, incedendo nella
sala. Bench non sia proibito bisticciare nel Santuario, va contro lo spirito del luogo. Si accomod
sul seggio in pietra sotto al lampadario. Sono Arthur Blackthorn. E lui  mio nipote, Julian
Blackthorn. Julian, che si era messo accanto allo zio, chin la testa quando Kieran e Iarlath si
presentarono. E ora, prego, ditemi il motivo per cui siete qui.
I due ospiti si scambiarono degli sguardi. Che cosa? fece Kieran. Nemmeno una parola sulla
Pace Fredda o su come questa visita infranga la vostra Legge?
Mio zio non amministra la Pace Fredda intervenne Julian. E non  ci di cui vorremmo
discutere. Conoscete le regole quanto le conosciamo noi: se avete scelto di infrangerle, deve esserci un
motivo importante. Se non siete disposti a condividere quest'informazione, mio zio dovr chiedervi di
andarvene.
Kieran assunse un'espressione fiera. Molto bene. Siamo venuti a chiedere un favore.
Un favore?! ripet Emma, sbalordita. Gli ordini della Pace Fredda erano stati chiari: gli
Shadowhunters non potevano aiutare n la Corte Seelie n quella Unseelie. I rappresentanti delle Corti
non si erano mai presentati per firmare il trattato dei Nephilim; lo avevano disdegnato, e quella era la
loro punizione.
Forse siete un po' confusi fu la gelida risposta di Arthur. Forse avete sentito parlare dei miei
nipoti. Forse pensate che, poich i nostri parenti Mark e Helen possiedono sangue di fata, qui troverete
ascolto pi facilmente che in un altro Istituto. Ma mia nipote  stata allontanata a causa della Pace
Fredda, e mio nipote ci  stato rubato.
Le labbra di Kieran si incurvarono agli angoli. L'esilio di tua nipote  stato un decreto degli
Shadowhunters, non delle fate. Quanto al ragazzo...
Arthur inspir, nervoso. Con le mani stringeva forte i braccioli del suo seggio. Il tradimento
della Regina Seelie ha forzato la mano del Console. I guerrieri Unseelie hanno combattuto al suo
fianco. Non c' impronta di fata che non lasci traccia di sangue: qui non siamo bendisposti nei vostri
confronti.
Non  stata la Pace Fredda a portarci via Mark disse Julian, le guance accaldate. Siete stati
voi. La Caccia Selvaggia. Lo vediamo dai tuoi occhi che cavalchi con Gwyn, e non negarlo.
Oh fece Kieran con un sorrisetto. Non lo negher.
Emma si chiese se qualcun altro oltre a lei avesse sentito Julian trasalire.
Allora conosci mio fratello.
Il sorriso non abbandon il viso di Kieran. Certo che s.
Julian sembrava sul punto di non riuscire pi a trattenersi. E che cosa sai di lui?
Cos' questa finta sorpresa? intervenne Iarlath.  stoltezza. Abbiamo parlato di Mark nella
lettera inviata.
A Emma non sfugg l'espressione sul viso di Julian, una scintilla di shock.
Decise di intervenire subito, non voleva che fosse lui a dover porre quella domanda. Quale
lettera?
Era scritta su una foglia disse Arthur. Una foglia che si  sbriciolata.
Stava sudando; si tolse la pochette dal taschino della giacca e la us per tamponarsi la fronte.
C'era scritto qualcosa su delle uccisioni. Su Mark. Non ci ho creduto. Ero...
Julian fece un passo in avanti, nascondendo in parte lo zio alla vista degli ospiti. Uccisioni?
Kieran guard Julian, e il suo sguardo bicolore si incup. Emma prov la spiacevole sensazione
che il cavaliere delle fate pensasse di sapere qualcosa sul suo parabatai, qualcosa che nemmeno lei
sapeva. Sai delle uccisioni disse. Emma Carstairs ha rinvenuto uno dei cadaveri. E noi sappiamo
che sei al corrente del fatto che ce ne sono state altre.
Perch ti interessa? domand Julian. Di solito le fate non si immischiano negli spargimenti
di sangue del mondo umano.
Invece s, se il sangue in questione  di fata. Kieran guard i visi stupiti attorno a s. Come
saprete, l'assassino ha ucciso e mutilato anche fate. Ecco perch Iarlath era al Sepulchre. Ed ecco
perch Emma Carstairs lo ha incontrato. Stavate dando la caccia alla stessa preda.
Iarlath si mise una mano nel mantello e ne estrasse una manciata di mica luccicante. La lanci
in aria, dove le particelle si separarono per poi formare delle immagini tridimensionali. Erano immagini
di corpi, corpi di fata  fate di ceto nobile simili per aspetto a esseri umani, tutte morte. Avevano la
pelle sfregiata dagli stessi segni aguzzi e inquietanti presenti sul cadavere trovato da Emma nel vicolo.
Senza rendersene conto, a Emma venne spontaneo sporgersi in avanti per cercare di vedere
meglio. Che cosa sono? Fotografie magiche?
Ricordi, conservati con la magia disse Iarlath.
Illusioni lo corresse Julian. Le illusioni possono mentire.
Iarlath gir la mano e le immagini cambiarono. A un tratto Emma stava guardando il morto
rinvenuto nel vicolo tre notti prima. Era la sua immagine esatta, compresa l'espressione terrorizzata sul
suo viso. Anche questa mente?
Emma guard la fata. Dunque l'hai visto. L'hai trovato prima di me, vero?
Iarlath chiuse la mano, e i frammenti di mica luccicante caddero a terra come gocce di pioggia
mentre l'illusione svaniva. S. Era gi morto, non avrei potuto aiutarlo. L'ho lasciato l perch potessi
rinvenirlo tu.
Emma non disse nulla. Dall'immagine era piuttosto evidente che Iarlath stava dicendo la verit.
E le fate non mentivano.
Sappiamo che sono stati uccisi anche degli Shadowhunters disse Kieran.
Capita spesso che vengano uccisi degli Shadowhunters gli fece eco zio Arthur. Nessun
posto  sicuro.
Non proprio. C' protezione dove c' chi ti protegge.
I miei genitori disse Emma ignorando Julian, che stava facendo di no con la testa come per
dirle: Non parlare, non rivelare, non dare niente a questi due. Sapeva che probabilmente aveva
ragione, perch era nella natura delle fate appropriarsi dei segreti e rigirarteli contro. Ma se c'era la
possibilit, la pi remota possibilit che sapessero qualcosa... I loro corpi sono stati trovati, con
quegli stessi segni addosso, cinque anni fa. Quando gli Shadowhunters hanno provato a spostarli, si
sono dissolti in cenere. L'unico motivo per cui sappiamo di quelle scritte  che i Nephilim avevano
scattato delle foto.
Kieran la guard con due occhi scintillanti. N l'uno n l'altro sembravano propriamente
umani: l'occhio nero era troppo scuro, quello argento troppo metallico. Eppure l'effetto complessivo
era impressionante, meraviglioso in una maniera sovraumana. Sappiamo dei tuoi genitori. Sappiamo
della loro morte, e del linguaggio demoniaco che mappava i loro corpi.
Deturpava lo corresse Emma, con il respiro sempre pi concitato. Sent gli occhi di Julian su
di s, promemoria della sua presenza e muto sostegno. Sfigurava. Non mappava.
Kieran rimase impassibile. Siamo anche al corrente del fatto che per anni hai cercato di
tradurre o di capire quei segni, ma senza successo. Noi possiamo aiutarti.
Che cosa vorreste dire esattamente? intervenne Julian. Aveva lo sguardo all'erta, come tutta
la postura, del resto. Solo la tensione nel suo corpo impediva a Emma di esplodere in un fiume di
domande.
Gli studiosi della Corte Unseelie hanno analizzato quei segni spieg Iarlath. Sembra un
antico linguaggio del Regno delle Fate. Che risale a prima della vostra memoria umana. A prima
ancora dell'esistenza dei Nephilim.
A quando le fate erano pi legate alla loro stirpe demoniaca, allora comment Arthur in tono
aspro.
Kieran arricci le labbra come se l'altro avesse appena detto qualcosa di disgustoso. I nostri
studiosi hanno iniziato a tradurli. A quella frase tir fuori dal mantello diversi fogli di carta sottile,
simile a pergamena. Emma riconobbe su di essi i segni che ormai le erano familiari. Sotto, altre parole,
scritte con una calligrafia intricata.
Sent il cuore batterle forte.
Hanno tradotto la prima riga continu Kieran. In effetti sembra parte di un incantesimo. E in
quello non siamo ferrati: il Popolo Fatato non ha a che fare con gli incantesimi, quella  materia da
stregoni...
Avete tradotto la prima riga?! esclam Emma. E cosa dice?
Fu Iarlath a rispondere. Te lo diremo e ti consegneremo il lavoro svolto finora dai nostri
studiosi, se accetterete le nostre condizioni.
Julian guard le fate con sospetto. Perch tradurre solo la prima riga? Perch non tutto?
Gli studiosi avevano a malapena terminato di decifrare il significato di quella riga quando il
Re Unseelie ha impedito loro di continuare disse Kieran.
Dietro a questo incantesimo c' magia nera, di origine demoniaca. Il Re non voleva che
venisse risvegliata nel Regno delle Fate.
Avreste potuto continuare il lavoro voi ribatt Emma.
Il Re ha vietato a tutte le fate anche solo di toccare queste parole ribatt Iarlath. Ma questo
non significa che il nostro coinvolgimento finisca qui. Siamo convinti che questo testo, questi segni,
possano aiutarti a trovare l'assassino, una volta compresi.
E voi vorreste che fossimo noi a continuare la traduzione? Utilizzando la riga gi decifrata
come chiave? fece Julian.
Non solo. La traduzione  solo il primo passo e vi condurr all'assassino. Quando avrete
scoperto di chi si tratta, lo consegnerete al Re Unseelie perch possa essere giudicato e punito per aver
ucciso delle fate.
In pratica ci state chiedendo di condurre un'indagine per vostro conto? disse Julian,
aggressivo. Noi siamo Shadowhunters. Siamo vincolati alla Pace Fredda, proprio come voi. Ci 
vietato aiutare il Popolo Fatato, ci  vietato persino permettervi di rimanere qui. Sapete cosa rischiamo.
Come osate chiederci una cosa del genere?
C'era rabbia nella sua voce, una rabbia sproporzionata rispetto alla proposta, ma Emma non
poteva biasimarlo. Sapeva cosa vedeva lui quando guardava le fate, soprattutto quelle con lo sguardo
della Caccia Selvaggia. Vedeva il freddo deserto dell'isola di Wrangel. La camera da letto vuota
dell'Istituto, dove Mark non dormiva pi.
Non  solo un'indagine per conto loro.  anche una mia indagine. Ci sono di mezzo i miei
genitori gli disse lei in tono calmo.
Lo so, Emma. La rabbia era sparita: al suo posto c'era una voce addolorata. Ma non cos...
Perch venire qui? li interruppe Arthur, con il volto spento e sofferente. Perch non siete
andati da uno stregone?
Lo splendido viso di Kieran si contorse. Non possiamo consultare uno stregone. Nessuno dei
Figli di Lilith tratterebbe con noi. La Pace Fredda ha fatto s che gli altri Nascosti ci evitino. Voi, per,
potreste andare dal Sommo Stregone Malcom Fade, o dallo stesso Magnus Bane, e chiedergli di
rispondere alle vostre domande. Noi abbiamo le mani legate, ma voi... Pronunci la parola con
disprezzo. Voi siete liberi.
Siete venuti dalla famiglia sbagliata disse Arthur. Ci state chiedendo di infrangere la Legge
per voi, come se nutrissimo uno speciale rispetto verso il Regno delle Fate. Ma i Blackthorn non hanno
dimenticato cosa avete sottratto loro.
No intervenne Emma. Quelle carte ci servono, ci serve...
Emma. Lo sguardo di Arthur era tagliente. Basta cos.
La ragazza abbass gli occhi, ma il suo sangue continuava a cantarle nelle vene un'intensa
melodia di ribellione. Se le fate se ne fossero andate, portando con s quei fogli, avrebbe comunque
trovato il modo di rintracciarle, recuperare l'informazione, sapere quello che doveva sapere. In un
modo o nell'altro. L'Istituto non poteva correre rischi, ma lei s.
Iarlath guard Arthur. Non credo che tu voglia prendere una decisione cos affrettata.
Al capo dell'Istituto si irrigid la mandibola. Perch cerchi di anticipare le mie scelte, vicino?
I buoni vicini. Un vecchio, vecchio termine per chiamare il Popolo Fatato. Fu Kieran a
rispondere. Perch abbiamo qualcosa che desiderate sopra ogni altra cosa. E se ci aiuterete saremo
disposti a darvela.
Julian impallid. Per un attimo Emma rimase troppo concentrata sulla sua reazione per capire il
significato dell'allusione di Kieran. Quando la comprese, ebbe un sussulto al cuore.
Cosa? sussurr Julian. Cosa avete che noi vorremmo?
Oh, andiamo fece Kieran. Tu che dici?
La porta del Santuario, quella che portava fuori dall'Istituto, si apr per far entrare la fata vestita
di marrone. Si muoveva con grazia, senza fare rumore e senza dare il minimo segno di esitazione o
ansia. Nei suoi movimenti non c'era niente di umano. Entrata nel disegno della runa angelica sul
pavimento, si ferm. Sulla sala scese il silenzio pi completo quando si port le mani al cappuccio e,
per la prima volta, esit.
Aveva mani umane, dita lunghe, una leggera abbronzatura.
Dita familiari.
Emma aveva smesso di respirare. Non ci riusciva. A Julian sembrava di essere in un sogno. Il
volto di Arthur era inespressivo, confuso.
Abbassa il cappuccio, ragazzo disse Iarlath. Mostra il viso.
Quelle mani familiari si strinsero sulla stoffa e la abbassarono. Spinsero, poi tolsero il
cappuccio dalle spalle, come fosse un fastidio. Emma vide di colpo un corpo lungo e snello, vide
capelli chiari, mani sottili e un mantello scostato con forza che ricadeva a terra in un ammasso scuro.
Al centro della runa c'era un ragazzo con il fiato ansante. Un ragazzo che dimostrava
diciassette, diciotto anni, con i capelli biondi che si arricciavano come foglie di acanto, intrecciate a
ramoscelli e rovi, e scendevano fino alle spalle. Il suo sguardo presentava l'inquietante duplicit della
Caccia Selvaggia: uno era color oro, l'altro azzurro Blackthorn. Aveva i piedi nudi anneriti dalla
sporcizia, i vestiti logori e stracciati.
Emma si sent travolgere da un'ondata di stordimento, insieme a un terribile miscuglio di
orrore, sollievo e meraviglia. Julian era paralizzato, come se avesse preso la scossa. Not la leggera
tensione della sua mandibola, il guizzo di un muscolo nella guancia. Non apr bocca: fu Arthur a
parlare, alzandosi per met dal suo posto, la voce flebile e incerta.
Mark?
Gli occhi di Mark si spalancarono, confusi. Apr bocca per rispondere, ma Iarlath si gir verso
di lui e lo anticip. Mark Blackthorn della Caccia Selvaggia. Non parlare finch non ti sar accordato
il permesso.
Le labbra del ragazzo si sigillarono. Aveva il volto immobile.
E tu esord Kieran, fermando con un cenno della mano Julian, gi pronto ad avanzare. Tu
resta dove sei.
Cosa gli avete fatto? Jules aveva lo sguardo in fiamme. Che cosa avete fatto a mio
fratello?!
Mark appartiene alla Caccia Selvaggia disse Iarlath. Se scegliamo di restituirvelo, sar in
cambio dell'accettazione della nostra proposta.
Arthur si era afflosciato sul suo seggio. Batteva le palpebre come un gufo e continuava a
spostare lo sguardo da Mark alle fate. Sul viso gli era tornato un colorito grigiastro. I morti risorgono
e gli scomparsi tornano disse. Dovremmo innalzare dei vessilli blu in cima alle torri.
Kieran sembr stupito, ma non tanto da perdere la sua freddezza. Perch dice questo?
Julian guard lo zio, poi Mark, poi le due fate.
 sotto shock rispose. La sua salute  cagionevole.  cos da dopo la guerra.
Era la citazione di un'antica poesia degli Shadowhunters intervenne anche Emma. Mi
sorprende che non la conosciate.
Le poesie contengono molta verit comment Iarlath. C'era ironia nella sua voce, ma era
un'ironia amara. Emma si chiese se stesse ridendo di loro o di se stesso.
Julian stava fissando Mark con un'espressione di assoluto stupore misto a smania di correre da
lui. Lo chiam. Mark?
L'altro distolse lo sguardo.
Per Julian fu come essere trafitto dalle punte elfiche, infidi proiettili che ti si piantavano
sottopelle e rilasciavano un veleno mortale. La rabbia che Emma poteva aver provato per lui la notte
prima si dilegu all'istante. Vedere l'espressione che aveva in quel momento era come ricevere delle
coltellate al cuore. Mark disse di nuovo Julian al fratello, poi, in un mezzo sospiro: Perch? Perch
non pu parlarmi?.
Gwyn glielo ha vietato finch non concluderemo l'accordo spieg Kieran. Fiss Mark, e nel
suo sguardo comparve qualcosa di strano. Odio? Invidia? Disprezzava Mark perch era per met
umano? Lo disprezzavano tutti? E come avevano manifestato la loro avversione in quei lunghi anni,
con Mark in loro potere?
Emma capiva quanto costasse a Julian non correre dal fratello. Parl per lui. Quindi Mark  la
vostra moneta di scambio.
Il viso di Kieran divamp di rabbia, improvvisa e terrificante. Perch devi sottolineare cose
ovvie? Perch voi umani dovete sempre farlo? Stupida ragazza...
Julian cambi faccia: distolse l'attenzione da Mark, si mise dritto sulla schiena e assunse un
tono di voce pi deciso. Sembrava calmo, ma Emma, che lo conosceva troppo bene, riconobbe il
ghiaccio nelle sue parole. Emma  la mia parabatai disse. Se provi ancora a rivolgerti cos a lei, il
pavimento del Santuario si macchier di sangue, e non mi importa se verr condannato a morte.
Negli occhi magnetici, alieni di Kieran si accese una scintilla. Voi Nephilim siete fedeli ai
compagni che vi siete scelti, questo devo ammetterlo. Sventol la mano come per liquidare la
questione. Suppongo che s, Mark sia la nostra "moneta di scambio", per usare la tua espressione, ma
non ti dimenticare che  colpa dei Nephilim se abbiamo bisogno di una cosa del genere. C' stato un
tempo in cui gli Shadowhunters avrebbero indagato sulle morti di quelli della nostra specie perch
credevano nella loro missione di proteggere pi di quanto non credessero nel loro odio.
C' stato un tempo in cui il Popolo Fatato sarebbe stato disposto a restituirci uno dei nostri
senza alcun problema intervenne Arthur. Il dolore della perdita colpisce in entrambe le direzioni,
cos come la perdita di fiducia.
Be', dovrete fidarvi di noi. Non avete nessun altro, o sbaglio?
Segu un lungo silenzio. Lo sguardo di Julian torn al fratello e, in quel momento, Emma prov
odio verso il Popolo Fatato perch, tenendo prigioniero Mark, teneva prigioniero anche il cuore fragile
e umano di Julian. Dunque volete che troviamo il responsabile di queste uccisioni disse. E che
mettiamo fine al massacro di fate e umani. Se ci riusciamo, in cambio ci darete Mark?
La Corte  pronta a essere molto pi generosa rispose Kieran. Vi daremo Mark adesso, cos
vi aiuter nelle indagini. Quando saranno concluse, sceglier lui se rimanere con voi o ritornare con la
Caccia.
Sceglier noi ribatt Julian. Siamo la sua famiglia.
Lo sguardo di Kieran balen. Non ne sarei cos sicuro, giovane Shadowhunter. I membri della
Caccia sono fedeli alla Caccia.
Lui non  un membro della Caccia protest Emma. Lui  un Blackthorn.
Sua madre, Lady Nerissa, era una fata. E lui ha cavalcato con noi, mietuto morti con noi, 
diventato un esperto nell'uso di frecce e punte elfiche.  un guerriero formidabile nel senso delle fate,
ma non  come voi. Non combatter come voi. Non  un Nephilim.
S che lo  ribatt Julian. Sangue Shadowhunter non mente. La sua pelle sopporta i Marchi.
Conoscete le leggi.
Kieran non rispose a quella obiezione, guard Arthur e basta. Soltanto il capo dell'Istituto pu
decidere. Devi lasciare che tuo zio parli liberamente.
Anche Emma guard Arthur, cos come tutti gli altri. Lui, nervoso, stava grattando
compulsivamente il bracciolo del suo seggio. Volete che il ragazzo qui, la fata, riferisca a voi il nostro
operato disse finalmente, con la voce che gli tremava. Sar la vostra spia.
La fata. Non "Mark". Emma guard il diretto interessato. Se sul suo viso di pietra pass un
ombra di dispiacere, fu quasi del tutto invisibile.
Se volessimo spiarvi, ci sarebbero modi pi semplici disse Kieran in tono di freddo
rimprovero. Non avremmo bisogno di rinunciare a Mark, uno dei combattenti migliori di tutta la
Caccia. Gwyn patir immensamente la sua mancanza. No, non sar una spia.
Julian si allontan da Emma e si inginocchi accanto allo zio. Gli sussurr qualcosa e, bench
lei fece di tutto per ascoltare, riusc a carpire solo poche parole: "fratello", "indagine", "omicidio",
"medicina" e "Conlave".
Arthur tese una mano tremante, come per zittire il nipote, e si rivolse alle fate. Accettiamo la
vostra offerta disse. A condizione che non ci siano inganni. Al termine delle indagini, quando
l'assassino sar stato preso, Mark decider liberamente se restare o andare.
Certo, purch l'assassino venga identificato senza ombra di dubbio disse Iarlath. Vogliamo
conoscere l'identit di colui che si  sporcato le mani di sangue. Non vi baster dire: " stato quel tale
o quell'altro", e nemmeno: "I responsabili sono i vampiri". L'assassino o gli assassini verranno affidati
alla custodia delle Corti. Saremo noi, e nessun altro, a fare giustizia.
"No, se li prendo prima io" pens Emma. "Ve lo consegner morto, e farete meglio ad
accontentarvi..."
Prima giurate intim Julian, lo sguardo verde-azzurro duro e splendente. Dite: "Giuro che
quando i termini dell'accordo saranno stati rispettati, Mark Blackthorn potr scegliere liberamente se
continuare a far parte della Caccia o tornare alla sua vita da Nephilim".
La bocca di Kieran si irrigid. Giuro che quando i termini dell'accordo saranno stati rispettati,
Mark Blackthorn potr scegliere liberamente se continuare a far parte della Caccia o tornare alla sua
vita da Nephilim.
Il volto di Mark era privo di espressione, immobile sin da quando era comparso, come se
stessero parlando di qualcun altro. Sembrava quasi che riuscisse a vedere oltre le pareti del Santuario,
forse fino all'oceano, o magari fino a un posto ancora pi distante.
Allora direi che siamo d'accordo afferm Julian.
Le due fate si guardarono, poi Kieran and da Mark. Gli pos le bianche mani sulle spalle e gli
disse qualcosa in un linguaggio gutturale che Emma non capiva  non assomigliava a niente che Diana
avesse mai insegnato loro, non era il modo di parlare limpido e flautato delle fate di Corte. Mark non si
mosse, e Kieran indietreggi, senza stupore.
Per ora  vostro disse. Gli lasciamo il suo destriero. Si ... affezionato.
Non potr usare il cavallo fece notare Julian, teso. Non qui a Los Angeles.
Il sorriso di Kieran era colmo di sdegno. Ma questo destriero s, e credo che te ne accorgerai.
Ah! Era stato Arthur a lanciare quel grido. Si pieg in avanti tenendosi la testa fra le mani.
Fa male...
Julian si mise al fianco dello zio e cerc di prenderlo sottobraccio, ma Arthur lo scans e si alz
in piedi respirando affannosamente. Dovete scusarmi annunci. Ho un mal di testa insopportabile.
Aveva un aspetto tremendo, non c'era che dire. La pelle era color gesso sporco, il colletto della
camicia gli si era incollato alla pelle dal tanto sudore.
N Kieran n Iarlath aprirono bocca. E neppure Mark, ancora incerto sui piedi. Le fate
osservarono Arthur con sguardi carichi di avida curiosit. Emma immaginava cosa stessero pensando:
"Guarda il capo dell'Istituto di Los Angeles.  debole, non sta bene...".
La porta interna si scosse fragorosamente: era arrivata Diana. Sembrava tranquilla come
sempre. I suoi occhi scuri esaminarono la scena che aveva di fronte, soffermandosi su Emma un istante;
in fondo a essi c'era una fredda rabbia. Arthur disse. Su hanno bisogno di te. Vai pure, ci penso io
ad accompagnare fuori la delegazione per discutere del patto.
"Da quanto tempo stava origliando?" si chiese Emma mentre Arthur, disperatamente grato,
oltrepassava a fatica Diana per raggiungere la porta. Quando voleva, la sua tutor sapeva essere
silenziosa come un gatto.
Sta morendo? chiese Iarlath, piuttosto interessato, seguendo con lo sguardo Arthur che usciva
dal Santuario.
Siamo mortali disse Emma. Ci ammaliamo, invecchiamo. Non siamo come voi. Ma non
dovrebbe sorprendervi, dico bene?
Ora basta intervenne Diana. Vi accompagno io fuori dal Santuario, ma prima... la
traduzione. Tese una longilinea mano dalla pelle scura verso Kieran.
Lui le porse i fogli quasi trasparenti rivolgendole uno sguardo obliquo. Diana li osserv.
Cosa dice la prima riga? chiese Emma, incapace di trattenersi.
Diana corrug la fronte. Fuoco all'acqua. Cosa significa?
Iarlath le rivolse un unico sguardo distaccato e si avvicin. Sar compito della tua gente
scoprirlo.
Fuoco all'acqua? Emma pens ai corpi dei suoi genitori, affogati e poi sbriciolatisi come
cenere. A quello dell'uomo nel vicolo, bruciato e poi immerso in acqua di mare. Guard Julian,
chiedendosi se la sua mente stesse seguendo i suoi stessi schemi. No, lui stava fissando il fratello,
immobile, come paralizzato sul posto.
Moriva dalla voglia di mettere le mani su quelle carte, ma ora erano piegate dentro la tasca della
giacca di Diana, che a quel punto stava accompagnando i due ospiti verso l'uscita del Santuario.
Capite che indagheremo su questa faccenda senza che il Conclave ne sappia qualcosa disse, con
Iarlath che le camminava accanto. Kieran stava dietro di loro con l'espressione accigliata.
Capiamo che temi il tuo governo, s fece Iarlath. Li temiamo anche noi, gli artefici della
Pace Fredda.
Diana non cadde nella trappola. Se avrete bisogno di contattarci durante le indagini, dovrete
fare molta attenzione.
Verremo solo al Santuario, e voi potrete lasciare qui i messaggi destinati a noi disse Kieran.
Se verremo a sapere che avete parlato del nostro patto con chiunque al di fuori da queste mura,
soprattutto con un non Nephilim, ne saremo molto dispiaciuti. Anche Mark ha ricevuto ordini di
segretezza dalla Caccia. E vedrete che non trasgredir.
Quando Diana apr la porta, il Santuario venne invaso dalla luce del sole. Emma prov un moto
di gratitudine nei confronti della sua tutor, che ora se ne stava andando con le due fate: gratitudine per
aver protetto Arthur e per aver risparmiato a Julian di fingere, anche solo per un altro secondo, che tutto
andasse bene.
Ora Jules stava guardando suo fratello  guardando veramente  senza che nessuno potesse
vedere o giudicare la sua debolezza. Senza che nessuno, all'ultimo minuto, potesse portarglielo via di
nuovo.
Mark sollev lentamente la testa. Era magro come uno stecco, molto pi sottile e spigoloso di
come lo ricordava Emma. Non sembrava granch pi maturo ma pi affilato, come se le ossa del
mento, le guance e la mascella fossero state rifinite da arnesi accurati. Era scarno ma aggraziato, alla
maniera della fate.
Mark disse Julian in un soffio, ed Emma pens agli incubi che lo avevano tenuto sveglio per
anni a gridare quel nome, a quanto le fosse sembrato disperato, perduto. Adesso era pallido, ma gli
occhi gli brillavano come se stesse assistendo a un miracolo. Una specie di miracolo: le fate non
restituivano quello che avevano preso.
O per lo meno, non lo restituivano mai tale e quale.
All'improvviso Emma si sent percorrere le vene da un brivido freddo, ma non emise suoni.
Non si mosse quando Julian fece un passo verso suo fratello, poi un altro, e infine disse, con voce rotta:
Mark. Mark, sono io....
Mark guard Julian dritto in faccia. C'era qualcosa nei suoi occhi bicolore; l'ultima volta che
Emma lo aveva visto, erano entrambi azzurri, e quella differenza sembrava quasi lo specchio di
qualcosa che si era spezzato dentro la sua anima, come una ceramica incrinata in superficie. Osserv
Julian, studiandone l'altezza, le spalle larghe e il fisico asciutto, i capelli castani arruffati, gli occhi dei
Blackthorn. Poi, finalmente, disse qualcosa.
Aveva la voce roca, graffiante, come se non la usasse da giorni.
Padre? disse, e poi, mentre Julian trasaliva, rovesci gli occhi all'indietro e stramazz al
suolo.
6
ALTRI DI NOI PI SAVI
La camera da letto di Mark era piena di polvere.
L'avevano lasciata intatta dopo la sua scomparsa. Poi, il giorno di quello che avrebbe dovuto
essere il suo diciottesimo compleanno, Julian, preso dalla foga, aveva spalancato la porta e sgomberato
tutto. Vestiti e giochi di Mark erano finiti in magazzino. La stanza era stata ripulita e svuotata,
trasformandosi in uno spazio vuoto e spoglio che attendeva di essere riarredato.
Emma corse ad aprire le tende polverose e le finestre per far entrare un po' di luce, mentre
Julian, che aveva portato il fratello in braccio su per le scale, lo adagiava sul letto.
Le lenzuola erano ben tirate, e sulla coperta c'era un sottile velo di polvere. Si sollev una
nuvola sotto il peso di Mark, che toss ma non si mosse.
Emma volt le spalle alle finestre; ora che erano aperte, inondavano la stanza di luce e
trasformavano il pulviscolo in creature danzanti.
Com' magro disse Julian. Mi sembrava che non pesasse niente.
Chi non conosceva Julian avrebbe potuto pensare che fosse inespressivo: il suo viso tradiva solo
una vaga tensione dei muscoli, e la morbida bocca era compressa in una linea sottile. In realt quella
era la faccia che faceva quando una forte emozione lo aveva colpito dritto al cuore ma lui cercava di
nasconderlo, in genere ai suoi fratelli minori.
Emma si avvicin al letto, e per un momento rimasero fermi a osservare Mark. In effetti la linea
dei gomiti, delle ginocchia e della clavicola era paurosamente spigolosa sotto i vestiti che indossava: un
paio di jeans stracciati, con sopra degli stivali in pelle di vitello allacciati fino al ginocchio e una
maglietta diventata quasi trasparente dall'usura e dai lavaggi. I capelli biondi e arruffati gli coprivano
met del viso.
 vero? disse una vocina dalla porta.
Emma si volt. Ty e Livia erano entrati nella stanza, ma di un passo soltanto. Dietro di loro
c'era Cristina, che guard Emma come per farle capire che aveva provato a tenerli lontano, ma senza
successo. Lei scosse la testa: sapeva che era impossibile fermare i gemelli quando volevano essere
coinvolti in qualcosa.
Era stata Livvy a parlare. Ora stava guardando in fondo alla stanza, oltre Emma, nel punto in
cui Mark giaceva sul letto. Trattenne il fiato. Allora  vero...
Non pu essere. Le mani di Ty si muovevano veloci lungo i suoi fianchi. Stava contando
sulle dita, da uno a dieci, da dieci a uno. Lo sguardo che teneva fisso sul fratello svenuto era colmo
d'incredulit. Il Popolo Fatato non restituisce quello che prende.
No gli rispose Julian in tono gentile. Emma si chiese, non per la prima volta, come facesse a
essere cos garbato quando dentro doveva sentirsi una tempesta urlante pronta a distruggerlo in mille
pezzi. Ma a volte restituisce quello che ti appartiene.
Ty non disse nulla. Le mani non avevano interrotto la loro serie di movimenti ripetitivi. Una
volta suo padre aveva cercato di insegnargli a stare immobile quando era nervoso legandogliele ben
strette lungo i fianchi e dicendogli: Fermo, fermo!. Ty si era agitato al punto da vomitare. Julian non
lo forzava mai, limitandosi a dire che tutti avevano le farfalle quando erano nervosi: alcuni ce le
avevano nello stomaco e altri, come lui, nelle mani. Quella spiegazione era piaciuta a Ty. Gli piacevano
le falene, le farfalle, le api  tutto ci che avesse le ali.
Non  come ricordavo disse una voce minuscola. Era Dru, sbucata dalla porta accanto a
Cristina. Era mano nella mano con Tavvy.
Be', ora Mark ha cinque anni in pi spieg Emma.
Non sembra pi grande ribatt l'altra. Sembra solo diverso.
Scese il silenzio. Dru aveva ragione. Mark non sembrava pi grande, di sicuro non di cinque
anni. Un po' perch era cos magro, un po' perch c'era dell'altro.
Ha trascorso tutti questi anni nel Regno delle Fate disse Julian. E il tempo... il tempo l
funziona diversamente.
Ty si fece avanti. Percorse rapidamente il letto con lo sguardo, analizzando il fratello. Drusilla
si tenne in disparte. Quando Mark se n'era andato, lei era una bambina di soli otto anni: chiss che
ricordi poteva avere... Sbiaditi e confusi, probabilmente. Quanto a Tavvy, lui di anni ne aveva appena
due. Per lui il ragazzo nel letto doveva essere un perfetto sconosciuto.
Ty, invece, lui se lo ricordava per forza. Emma lo vide avvicinarsi al letto e riusc quasi a
scorgere la sua mente al lavoro dietro agli occhi grigi. Avrebbe senso. Esistono storie di tutti i tipi su
gente che scompare per una notte quando arrivano le fate e poi, al ritorno, scopre che sono passati
cent'anni. Cinque anni per noi potrebbero essere stati due per lui. Dimostra pi o meno la tua et,
Jules.
Lui si schiar la gola. S. S,  vero.
Ty pieg la testa di lato. Perch lo hanno riportato?
Julian esit. Emma non si mosse: non aveva nessuna idea in pi di lui su come dire a quei
ragazzi che li stavano fissando con gli occhi spalancati che il fratello perduto e ora ritrovato forse non
sarebbe rimasto per sempre.
Sta sanguinando disse Dru.
Che cosa? Julian tocc la stregaluce accanto al letto, trasformando il suo chiarore in una luce
intensa. Emma trattenne il fiato. Un lato della maglietta bianca e cenciosa di Mark, all'altezza della
spalla, era rosso di sangue  una chiazza che si stava lentamente allargando.
Stilo ordin Julian, con la mano tesa. Stava gi strappando la maglietta di suo fratello per
scoprirgli la spalla e la base del collo, dove si era riaperta una ferita non perfettamente rimarginata.
Colava sangue, non a fiotti, ma abbastanza perch a Tavvy sfuggisse un lamento di disagio.
Emma si tolse lo stilo dalla cintura e lo lanci. Non disse nulla: non ce n'era bisogno. La mano
di Julian si alz e lo prese al volo, poi premette la punta dello strumento sulla pelle di Mark per iniziare
a tracciare una runa di Guarigione.
Mark grid.
Apr di scatto le palpebre su due occhi luminosi e folli, poi sferz l'aria con le mani macchiate,
sporche, insanguinate, e fece cadere lo stilo dalla presa di Julian.
Via! ringhi, cercando di alzarsi. Via, quel coso da me!
Mark...
Julian fece per toccarlo, ma il fratello lo respinse con violenza. Era davvero forte nonostante la
magrezza, tanto che Julian barcoll all'indietro. Emma prov una fitta di dolore alla testa. Si gett in
avanti, mettendosi tra i due fratelli.
Stava per gridare a Mark di smetterla, ma lo guard in faccia. Lui aveva gli occhi spalancati e
bianchi di paura, la mano aggrappata come una tenaglia al petto  c'era qualcosa l sotto, qualcosa che
luccicava all'estremit di una catenella attorno al collo  e poi si butt gi dal letto con il corpo scosso
dagli spasmi, mani e piedi che graffiavano il pavimento di legno.
State indietro ordin Julian ai fratelli, senza gridare ma con tono deciso e autoritario. Loro si
tolsero di mezzo rapidamente, sparpagliandosi. Emma colse uno sprazzo del viso triste di Tavvy mentre
Dru lo prendeva in braccio per portarlo fuori dalla stanza.
Mark si era rintanato in un angolo, dove rimase immobile con le braccia attorno alle ginocchia e
la schiena schiacciata contro la parete. Julian fece per raggiungerlo ma poi si ferm, con lo stilo che gli
pendeva inerme dalla mano.
Non toccarmi con quello gli intim Mark. La voce, che era indubbiamente la sua, molto
fredda e precisa, contrastava per in maniera scioccante con l'espressione da spaventapasseri cencioso.
Li teneva a bada con lo sguardo.
Cos'ha che non va? chiese Livvy, producendo poco pi di un sussurro.
 lo stilo le rispose Julian con dolcezza.
Anche Emma non capiva. Ma perch? Come  possibile che uno Shadowhunter abbia paura di
uno stilo?
Stai dicendo che io avrei paura? le fece eco Mark. Insultami ancora e scorrer il tuo sangue,
ragazza.
Mark, questa  Emma! Emma Carstairs! esclam sorpreso Julian.
L'altro cerc di rintanarsi ancora di pi nell'angolo. Menzogne disse. Menzogne e
illusioni.
Io sono Julian. Tuo fratello Julian. E quello  Tiberius...
Mio fratello Tiberius  un bambino! grid Mark, improvvisamente livido, con le dita che
cercavano di arrampicarsi sul muro. Un bambino piccolo!
Segu un silenzio inorridito. A romperlo fu Ty. No disse. Le sue mani continuavano ad
agitarsi lungo i fianchi, pallide farfalle rischiarate dalla luce. Non sono un bambino.
Mark disse qualcosa. Chiuse gli occhi, e da sotto le palpebre scivolarono delle lacrime che gli
segnarono le guance, mescolandosi allo sporco.
Basta. Cristina sorprese tutti quanti. Parve imbarazzata quando si girarono a guardarla, per
non si perse d'animo, anzi alz il mento e raddrizz le spalle. Non vedete che lo stiamo tormentando?
Se uscissimo in corridoio...
Andate voi disse Julian, guardando Mark. Io resto qui.
Cristina scosse la testa. No. Sembrava dispiaciuta, ma irremovibile. Tutti.
Julian esit.
Per favore insist lei.
Attravers la stanza e apr la porta. Emma rimase a guardare allibita mentre i Blackthorn
uscivano uno dopo l'altro. Un attimo pi tardi erano tutti in corridoio, con Cristina che si richiudeva la
porta alle spalle.
Cristina, non so se... fece Julian non appena la porta scatt. Lasciarlo l dentro da solo...
 camera sua gli rispose lei. Emma la guardava in preda allo stupore: come faceva a rimanere
cos calma?
Ma lui non se lo ricorda osserv Livvy, che sembrava agitata. Non si ricorda... niente.
S che ricorda disse Emma posandole una mano sulla spalla.  solo che tutto quello che
ricorda  cambiato.
Noi no. Livvy era cos abbattuta che Emma la tir vicino a s e le diede un bacio sulla testa.
Non fu facile, visto che era solo un paio di centimetri pi bassa di lei.
Oh, s invece. Noi tutti siamo cambiati. Ed  cambiato pure lui.
Anche Ty sembrava agitato. Ma la stanza  piena di polvere. Abbiamo tolto tutte le sue cose.
Penser che lo abbiamo dimenticato, che non ci importa di lui...
Julian ebbe un sussulto. Le ho tenute. Sono in uno dei magazzini al piano terra.
Bene. Cristina batt una sola volta le mani. Ci serviranno. Quelle e non solo. Ci vogliono
anche vestiti per sostituire quelli che indossa ora. Qualsiasi cosa sua che sia stata conservata. Qualsiasi
cosa possa sembrargli familiare. Foto, oggetti che magari ricorda...
Ci pensiamo noi! annunci Livvy. Io e Ty.
Ty parve sollevato di aver ricevuto istruzioni specifiche; lui e Livvy scesero di sotto parlottando
a bassa voce.
Julian, seguendoli con lo sguardo, emise un sospiro irregolare, un misto fra tensione e sollievo.
Grazie di avergli dato qualcosa per tenerli occupati.
Emma prese la mano di Cristina e gliela strinse. Si sentiva stranamente orgogliosa, come se
avesse avuto voglia di indicarla e dire a tutti: "Avete visto? La mia amica s che sa cosa fare!".
Ma come riesci a sapere esattamente cosa fare? chiese ad alta voce, e Cristina la guard
perplessa.
 il mio ambito di studio, ricordi? Le fate e le conseguenze della Pace Fredda.  ovvio che ve
lo abbiano restituito chiedendovi in cambio qualcosa, fa parte della loro crudelt. A Mark serve tempo
per riprendersi, per iniziare a ricordarsi di questo mondo e della sua vita. Loro invece lo hanno ributtato
qui come se fosse facile, per lui, ricominciare a essere uno Shadowhunter.
Julian appoggi la schiena al muro. Emma riconobbe il fuoco cupo dentro ai suoi occhi, coperto
dalle palpebre abbassate. Lo hanno ferito disse. Perch?
Cos avresti fatto quello che hai fatto. Prendere uno stilo gli disse.
Lui imprec, brevemente ma con forza. Per farmi vedere cosa gli hanno fatto e quanto mi
odia?
Lui non ti odia intervenne Cristina. Odia se stesso. Odia il fatto di essere un Nephilim,
perch cos gli avranno insegnato. Rendere odio per odio. Le fate sono un popolo antico, e questa  la
loro idea di giustizia.
Come sta Mark? Era Diana, spuntata in cima alle scale. Corse dai ragazzi, con la gonna che le
frusciava attorno alle caviglie. C' qualcuno con lui?
Mentre Julian spiegava l'accaduto, Diana rimase ad ascoltare in silenzio. Si stava allacciando la
cintura delle armi. Aveva messo gli stivali e raccolto all'indietro i capelli. A tracolla portava una borsa
di pelle.
Speriamo che riesca a riposare disse infine. Kieran ha detto che il viaggio per venire qui 
durato due giorni attraverso il Regno delle Fate, senza pause per dormire, quindi sar distrutto.
Kieran? ripet Emma.  strano chiamare le fate di ceto nobile per nome. Perch lui  nobile,
giusto?
Diana annu. Kieran  un principe del suo Regno. Non lo ha detto, ma  evidente. Iarlath 
della Corte Unseelie, non un principe, per si vede che  una sorta di funzionario.
Julian lanci un'occhiata alla porta della camera di suo fratello. Devo tornare dentro e...
No si oppose Diana. Ora tu ed Emma andate da Malcom Fade. Infil una mano nella borsa
ed estrasse le carte che Kieran le aveva dato poco prima. Da vicino Emma vide che erano fogli di
pergamena sottili come buccia di cipolla; l'inchiostro sembrava inciso sopra. Portategli queste e
vedete cosa pu fare.
Adesso? fece Emma. Ma...
Adesso conferm Diana, risoluta. Il Popolo vi ha dato, anzi, ci ha dato tre settimane. Tre
settimane con Mark per risolvere il caso. Poi se lo riprenderanno.
Tre settimane?! ripet Julian. Ma  assurdo!
Io potrei andare con loro sugger Cristina.
Tu mi servi qui. Qualcuno deve controllare Mark, e non posso lasciare che ci pensi uno dei
piccoli. N posso farlo io, perch devo uscire.
Per andare dove? volle sapere Emma.
Ma Diana scosse la testa. Aveva appena alzato un muro che la ragazza conosceva bene, perch
ci aveva picchiato contro pi di una volta.  una cosa importante fu l'unica informazione che le
diede la tutor. Dovrai fidarti di me, Emma.
Come faccio sempre mormor lei. Julian non apr bocca. Emma sospettava che la
riservatezza di Diana lo infastidisse quanto infastidiva lei, se non di pi, ma non lo dava mai a vedere.
Questo cambia le cose aggiunse, sforzandosi di soffocare l'emozione nella voce, la scintilla di
sollievo, di trionfo persino, che sapeva di non dover provare. Grazie a Mark. Grazie a lui tu sei
disposta a lasciarci scoprire chi  stato.
S. Per la prima volta da quando era salita in corridoio, Diana guard Emma dritto negli
occhi. Ti far piacere disse. Hai avuto esattamente ci che volevi. Adesso non abbiamo scelta:
dobbiamo indagare sugli omicidi, e senza che il Conclave lo sappia.
Ma non sono stata io a fare in modo che andasse cos protest Emma.
Nessuna situazione in cui non si abbia scelta  piacevole, Emma. Alla fine lo capirai. Spero
soltanto che non sia troppo tardi... Forse tu pensi che sia successa una cosa bella, ma ti assicuro che
non  cos. Le diede le spalle, concentrandosi su Julian. Come saprai bene, questa indagine  illegale.
La Pace Fredda vieta la collaborazione con il Popolo Fatato, e senza dubbio vieta tutto quello che in
pratica  lavorare per loro, a prescindere dalle motivazioni. Dobbiamo cercare di risolvere la situazione
nella maniera pi rapida e lineare possibile, cos lasceremo al Conclave meno possibilit di scoprire
cosa stiamo facendo.
E quando avremo finito? chiese Julian. E Mark sar con noi? Come lo spiegheremo?
Qualcosa cambi nello sguardo di Diana. Ce ne preoccuperemo quando sar il momento.
Quindi siamo in competizione con il Conclave e con le Corti. Fantastico! Magari c' anche
qualcun altro a cui potremmo far girare le scatole? Il Labirinto a Spirale? La Scholomance?
L'Interpol?
A nessuno sono ancora girate le scatole, Julian. Cerchiamo di continuare cos disse Diana
prima di porgere le carte a Emma. Tanto per essere chiari: non possiamo collaborare con il Popolo
Fatato e non possiamo ospitare Mark senza dirlo, anche se  proprio quello che faremo, quindi 
evidente che nessuno, fuori da questo edificio, debba sapere. E io mi rifiuto di mentire spudoratamente
al Conclave, quindi spero che riusciremo a portare a termine il tutto prima che inizino a fare domande.
Guard i ragazzi uno per uno, seria. Dobbiamo fare gioco di squadra. Emma, adesso basta ribellarsi a
quello che dico. Cristina, se preferisci essere assegnata a un altro Istituto possiamo capire, per anche
tu dovrai mantenere il segreto.
Emma trasal. No!
Cristina stava gi facendo di no con la testa. Non ho bisogno di essere trasferita. Manterr il
vostro segreto. Sar anche il mio.
Bene. E a proposito di segreti, non dite a Malcom come abbiamo messo le mani su queste
carte. Non nominate Mark, non nominate la delegazione di fate. Se fa domande, ci penser io.
Malcom  nostro amico ribatt Julian. Di lui possiamo fidarci.
Voglio essere sicura che non si metta nei guai se qualcuno dovesse scoprire qualcosa. Deve
avere la possibilit di negare. Diana si chiuse la giacca. Ok, ci vediamo domani. Buona fortuna.
Mettere in pericolo il Sommo Stregone... borbott Julian mentre la tutor spariva in fondo al
corridoio. Di bene in meglio. Che dite, gi che ci siamo andiamo tutti gi al quartier generale dei
vampiri e tiriamo un cazzotto in faccia ad Anselm Nightshade?
Ma pensa alle conseguenze fece Emma. Niente pi pizza!
Julian le rivolse un sorriso sghembo.
Potrei andare da Malcom da sola propose. Mentre tu, Jules, resti qui ad aspettare che
Mark...
No. Malcom si fida di me. Sono quello che lo conosce meglio, e posso convincerlo a
mantenere il segreto. Il ragazzo raddrizz la schiena. Andiamo insieme.
Come parabatai. Come  giusto che sia.
Emma annu e prese per mano Cristina. Faremo pi in fretta possibile. Tu qui te la cavi?
L'altra annu. Si era portata una mano al collo e stringeva la medaglietta fra le dita. Ci penso io
a Mark. Andr tutto bene, vedrai. Andr tutto, tutto bene.
Emma quasi le credette.
Fare il Sommo Stregone doveva rendere bene, pens Emma, cosa che del resto pensava ogni
volta che entrava in casa di Malcom Fade: sembrava un castello.
Malcom viveva pi in collina rispetto all'Istituto, oltre Kanan Dume Road. Era un punto dove la
costa, striata di piante, si elevava parecchio. La casa dello stregone era avvolta da incantesimi, e i
mondani non potevano vederla. Se stavi guidando, come Emma in quel momento, dovevi concentrarti
su un punto fra due rilievi, e solo allora vedevi comparire un ponte d'argento che si inerpicava su per le
colline.
Accost a bordo strada. In quel tratto della Pacific Coast Highway c'erano file di macchine
parcheggiate, quasi tutte appartenenti a surfisti attirati dall'ampia spiaggia rivolta a ovest.
Emma tir un sospiro e spense l'auto. Ok disse. Adesso...
Emma la interruppe Julian.
Lei si blocc. Da quando avevano lasciato l'Istituto, lui non aveva quasi pi aperto bocca. Non
poteva biasimarlo: lei stessa non riusciva a trovare le parole. Si era concentrata sulla guida, sulla
necessit di stare attenta alla strada. Per non si era mai scordata di avere lui accanto, con la testa
appoggiata contro il sedile, gli occhi chiusi, le mani strette a pugno sui jeans all'altezza delle ginocchia.
Mark pensava che fossi mio padre disse all'improvviso, ed Emma cap che Julian stava
rivivendo quel momento terribile, lo sguardo di speranza negli occhi di suo fratello, una speranza che
non aveva niente a che vedere con lui. Non mi ha riconosciuto.
Nel suo ricordo tu hai dodici anni gli fece presente. Per lui siete ancora tutti piccoli.
E anche tu.
Dubito che si ricordi di me in qualsiasi modo.
Lui si slacci la cintura di sicurezza. La luce si riflett sul braccialetto di vetri di mare che
indossava al polso sinistro, creando un gioco di colori intensi: rosso fiammante, oro splendente, azzurro
Blackthorn.
S, invece. Nessuno potrebbe dimenticarsi di te.
Emma lo guard stupita. Un secondo dopo, lui era gi sceso. Si affrett per raggiungerlo,
sbattendo la portiera mentre le macchine sfrecciavano a una sola corsia di distanza.
Jules era gi ai piedi del ponte di Malcom, con lo sguardo all'ins rivolto verso la casa. Emma
riusciva a vedergli le scapole sotto il sottile cotone della maglietta, e anche la nuca, di una tonalit pi
chiara del resto della pelle, perch coperta dai capelli che avevano impedito prendesse sole.
Quelli del Popolo Fatato sono degli imbroglioni disse senza girarsi. Non ci restituiranno mai
Mark: con sangue di fata e sangue di Shadowhunter insieme  troppo prezioso. Ci sar qualche clausola
che gli permetter di riprenderselo a lavoro finito.
Be', ma dipende da lui disse Emma. Potr scegliere se andare o restare.
Julian scosse la testa. Una scelta che sembra semplice, lo so. Ma tante scelte non lo sono.
Iniziarono a salire i gradini di una scala elicoidale che serpeggiava su per le colline. Era
incantata, visibile soltanto alle creature soprannaturali. La prima volta che Emma era stata da Malcom,
lo stregone le era andato incontro e lei non aveva potuto fare a meno di meravigliarsi alla vista dei
mondani che, gi in strada, sfrecciavano a bordo delle loro auto del tutto ignari di una scalinata di
cristallo che saliva incredibilmente verso il cielo.
Adesso era pi abituata. Se l'avevi vista una volta, non ti sarebbe mai pi stata invisibile.
Julian non aggiunse altro mentre avanzavano, ma Emma scopr che non le importava. Quello
che le aveva detto prima, in macchina, lo pensava davvero. Le aveva parlato guardandola dritto negli
occhi. Era stato il vero Julian a parlare, il suo Jules, quello che viveva dentro alle sue ossa e dentro al
suo cervello e alla base della sua spina dorsale, quello che era intrecciato a tutte le sue vene e a tutti i
suoi nervi.
La scalinata si interrompeva improvvisamente in corrispondenza di un vialetto che conduceva al
portone d'ingresso della casa. In teoria c'era qualche gradino da scendere, ma Emma salt, atterrando
con i piedi sul terreno battuto. Un attimo dopo anche Julian era saltato accanto a lei e tendeva una mano
per aiutarla a mantenere l'equilibrio  le sue dita erano linee calde sulla schiena della ragazza. Non
aveva bisogno di quel sostegno, visto che dei due era lei quella con l'equilibrio migliore, ma si rese
conto che era un gesto che lui aveva sempre fatto, inconsciamente. Un riflesso protettivo.
Lo guard, ma Julian sembrava assorto nei propri pensieri, non del tutto consapevole che si
stessero toccando. Si allontan mentre la scalinata alle loro spalle svaniva di nuovo, nascosta
dall'incantesimo.
Ora si trovavano davanti a due obelischi che si ergevano dal terreno arido a formare una sorta di
cancello d'ingresso. Su entrambi erano incisi dei simboli alchemici: fuoco, terra, acqua, aria. Il viale
che portava alla casa invece era bordato da piante del deserto: cactus, artemisia tridentata, ceanoto. Tra
i fiori ronzavano delle api. In prossimit del portone doppio in metallo spazzolato, il terreno si
trasformava in un tappeto di conchiglie frantumate.
Emma buss, e il portone si apr con un sibilo quasi impercettibile. I corridoi della casa di
Malcom erano bianchi, tappezzati di riproduzioni della pop-art, e si snodavano in una decina di
direzioni diverse. Julian era al suo fianco, discreto; non aveva portato con s la balestra, per teneva
legato al polso un coltello: ne indovin la forma quando lui le diede una leggera gomitata.
In fondo al corridoio le disse. Delle voci.
Avanzarono verso il soggiorno. Era tutto di vetro e acciaio, completamente circolare, con vista
sull'oceano. Emma pens che quella avrebbe potuto essere la tipica casa da attore famoso: moderna in
ogni sua parte, dall'impianto audio che trasmetteva musica classica alla piscina a sfioro sopra la
scogliera.
Malcom era sprofondato nel lungo divano che percorreva il perimetro della stanza, dando le
spalle al Pacifico. Indossava un completo nero, molto semplice e palesemente costoso. Annuiva e
sorrideva compiaciuto mentre due uomini vestiti pi o meno come lui, con delle valigette in mano, gli
stavano davanti parlando in tono basso e concitato.
Vedendoli arrivare, lo stregone li salut con un cenno della mano. Gli ospiti erano due bianchi
sulla quarantina, facce qualsiasi. Come niente fosse, Malcom mosse le dita e quelli rimasero immobili
sul posto, con gli occhi fissi nel vuoto.
Quando fai cos mi spaventi sempre gli disse Emma. Si avvicin a uno degli uomini
paralizzati e lo tocc con un dito con molta delicatezza.
Ehi, attenta a non rompermi il produttore cinematografico. Altrimenti poi dovrei nascondere il
suo corpo nel giardino roccioso la avvert lo stregone.
Sei tu che li hai congelati. Julian si sedette sul bracciolo del divano ed Emma sul cuscino
accanto a lui, appoggiando i piedi sul tavolino e sgranchendosi le dita dentro ai sandali.
Malcom era sorpreso. E io come avrei dovuto fare a parlare con voi senza che loro
ascoltassero?
Per esempio chiedendoci di aspettare la fine del vostro incontro rispose Julian. Fare cos
probabilmente non avrebbe comportato gravi rischi per nessuna vita.
Siete Shadowhunters. Con voi pu sempre essere questione di vita o di morte ribatt Malcom,
non a torto. E poi non sono sicuro di accettare la loro proposta. Sono produttori e vorrebbero che
facessi un incantesimo per garantire il successo del loro nuovo film. Ma sembra orrendo! Guard
sconsolato la locandina che aveva accanto a s sul divano. C'erano degli uccelli che volavano verso lo
spettatore, e la didascalia EAGLE EXPLOSION III: VOLANO PIUME.
E succede qualcosa che non sia gi successo in Eagle Explosion I e II? chiese Julian.
Ci sono pi aquile.
Ma cosa cambia se fa schifo? I film peggiori incassano sempre un sacco osserv Emma. Di
cinema ne sapeva pi di quanto avrebbe voluto. La maggior parte degli Shadowhunters si interessava
poco alla cultura dei mondani, ma se vivevi a Los Angeles non avevi scampo.
Cambia, perch serve un incantesimo pi potente. Ovvero pi lavoro da parte del sottoscritto.
Per pagano bene, quello s. E in effetti stavo pensando di far installare un treno in casa... Per portarmi
le nuvole di drago dalla cucina.
Un treno?! fece Julian. Grande quanto?
Piccolo. Medio. Cos disse l'altro abbassando la mano verso il pavimento. Farebbe ciuf
ciuuuf... Schiocc le dita per sottolineare il rumore, e i produttori ripresero vita.
Ops! disse rivolto ai due che battevano le palpebre, perplessi. Non l'ho fatto apposta.
Signor Fade riprese la parola il pi anziano. Prender in considerazione la nostra offerta?
Malcom guard ancora una volta la locandina, scoraggiato. Le far sapere.
I produttori si girarono verso la porta e il pi giovane trasal alla vista di Emma e Julian. Emma
non poteva biasimarlo: dal suo punto di vista, erano comparsi dal nulla.
Scusate, carissimi. Vi presento i miei nipoti. Sapete com', giornata in famiglia.
I mondani guardarono prima Malcom, poi Jules ed Emma, quindi di nuovo Malcom. Si stavano
chiaramente domandando come fosse possibile che un ragazzo sui ventisette anni potesse avere due
nipoti gi adolescenti. Il pi anziano dei due fece spallucce.
Godetevi la spiaggia disse lo stregone, e i due sfilarono accanto a Emma facendo tintinnare le
valigette e lasciandosi alle spalle una scia di raffinata colonia.
Malcom si alz in piedi, inclinandosi lievemente da una parte.
Aveva un modo di camminare un po' strano, tanto che Emma si chiedeva se per caso un tempo
si fosse fatto male e non fosse pi guarito del tutto. Tutto bene con Arthur?
Emma sent Julian irrigidirsi accanto a s. Fu un cambiamento quasi impercettibile, ma non le
sfugg. La famiglia sta bene, grazie.
Gli occhi violacei di Malcom, il suo marchio da stregone, si incupirono per poi tornare limpidi
come un cielo brevemente attraversato da una coltre di nuvole. Quando si avvicin con calma al bar
che correva lungo la parete per versarsi un bicchiere di liquido trasparente, la sua espressione era di
nuovo serena. Come posso aiutarvi, quindi?
Emma and verso il divano. Avevano fatto delle copie dei documenti portati dalle fate, e le
pos sul tavolino. Ricordi di cosa parlavamo l'altra sera...
Malcom mise da parte il bicchiere e prese le carte. Di nuovo quel linguaggio demoniaco.
Quello che c'era sul corpo che hai trovato nel vicolo, e su quello dei tuoi genitori... Si interruppe per
fare un fischio. Ma guarda disse puntando un dito sulla prima pagina. Qualcuno ha tradotto una
riga. Fuoco all'acqua.
 la svolta, vero? fece Emma.
Malcom scosse la sua chioma bianca. Forse, ma io non posso entrarci, se  un segreto per
Diana e Arthur. Non posso accettare di essere coinvolto in una cosa del genere.
Con Diana  tutto a posto gli assicur Emma. Malcom le lanci uno sguardo scettico. Ti
giuro. Chiamala e chiediglielo...
Si interruppe vedendo un uomo che entrava in soggiorno con le mani in tasca. Dimostrava sui
vent'anni, era alto, aveva i capelli neri che sparavano in tutte le direzioni e gli occhi da gatto. Indossava
un completo bianco che contrastava nettamente con la sua pelle scura.
Magnus! esclam Emma, saltando in piedi. Magnus Bane era il Sommo Stregone di
Brooklyn, nonch il detentore del seggio degli stregoni nel Consiglio degli Shadowhunters. Tra i suoi
simili era forse il pi famoso al mondo, anche se non lo si sarebbe mai detto: sembrava giovane, e con
Emma e i Blackthorn era stato gentile e amichevole da quando si erano incontrati durante la Guerra
Oscura.
A Emma era sempre piaciuto. Sembrava che, ovunque andasse, portasse con s un senso di
possibilit infinite. Era uguale a quando lo aveva visto l'ultima volta, sorriso sardonico e pesanti anelli
sulle dita compresi. Emma, Julian, che piacere. Cosa ci fate qui?
Emma guard subito Julian. Loro due saranno anche stati pazzi di Magnus, ma, dall'espressione
del suo parabatai  nascosta in fretta da un'aria di moderato interesse, che per non la fregava  cap
che non era entusiasta della sua presenza. Gi avrebbe dovuto essere un segreto per Malcom:
coinvolgere un'altra persona, che per di pi aveva un seggio in Consiglio...
Cosa fai di bello in citt? chiese Julian a sua volta, in tono disinvolto.
Dalla fine della Guerra Oscura, il Conclave sta tenendo il conto degli episodi che vedono
coinvolto il tipo di magia utilizzato da Sebastian Morgenstern rispose lo stregone. Energia evocata
da fonti malvagie, dimensioni infernali e simili, per ricavarne potere e prolungare la vita.
Necyomanteis, la chiamavano i Greci.
Negromanzia tradusse Emma.
Magnus annu. Abbiamo creato una mappa, con l'aiuto del Labirinto a Spirale, dei Fratelli
Silenti  anche di Zaccaria  che indica i punti in cui viene usata la magia negromantica. Abbiamo
notato qualcosa qui nei dintorni di Los Angeles, vicino al deserto, e cos ho pensato di fare un salto per
vedere se Malcom ne fosse al corrente.
Era un negromante fuorilegge disse Malcom. Diana ha detto che ci ha pensato lei.
Mmh, quanto odio i negromanti fuorilegge! fece Magnus. Perch non possono seguire le
regole e basta?
Forse perch la regola pi importante : "Niente negromanzia"? sugger Emma.
Magnus le fece un sorriso obliquo. A ogni modo. Non  stato un problema fare tappa qui
mentre andavo a Buenos Aires.
Cosa c' a Buenos Aires? chiese Julian.
Alec fu la risposta di Magnus. Alexander Lightwood era il suo fidanzato da circa cinque anni.
Avrebbero potuto sposarsi, con le nuove leggi che permettevano agli Shadowhunters di sposare i
Nascosti (fate escluse), ma non lo avevano fatto. Emma non sapeva perch.  partito per un controllo
di routine a una setta che adora i vampiri, ma ha incontrato un po' di imprevisti.
Niente di grave, vero? s'inform Julian. Conosceva Alec Lightwood da pi tempo di Emma; i
Blackthorn e i Lightwood erano amici di famiglia da anni.
Una situazione complicata, ma non grave rispose Magnus mentre Malcom si staccava dalla
parete.
Vado a chiamare Diana, torno subito annunci il padrone di casa prima di scomparire in
fondo al corridoio.
Allora... Magnus si accomod sul divano, nel posto appena lasciato libero da Malcom.
Cosa vi porta dal Sommo Stregone della Citt degli Angeli?
Emma scambi uno sguardo preoccupato con Julian, ma, a parte tuffarsi dall'altra parte del
tavolino per tirare allo stregone un colpo in testa, mossa sconsigliabile per svariati motivi, non le
veniva in mente altro.
Qualcosa che non potete dirmi, deduco. Magnus si sorresse il mento con le mani. Riguarda
gli omicidi? Di fronte agli occhi sorpresi dei due Shadowhunters, aggiunse: Ho degli amici alla
Scholomance. Catarina Loss, tanto per citarne una. Tutto ci che riguarda la magia fuorilegge o il
Popolo Fatato  di mio interesse. Malcom vi sta aiutando?
Julian fece di no con la testa, un gesto appena percettibile.
Alcuni corpi erano di fata spieg Emma. Non dovremmo immischiarci. La Pace Fredda...
La Pace Fredda  spregevole afferm Magnus, e dalla sua voce era scomparsa ogni traccia di
ironia. Punire una specie intera per le azioni di pochi. Negare dei diritti. Esiliare tua sorella aggiunse
guardando Julian. Le ho parlato. Mi ha aiutato a creare la mappa di cui vi dicevo; qualsiasi magia di
portata cos globale riguarda anche le difese. Tu ogni quanto la senti?
Una volta alla settimana.
Le dici sempre che va tutto bene, ho saputo. Credo fosse preoccupata che non stessi dicendo la
verit.
Julian non rispose. Era vero che parlava con Helen tutte le settimane; i fratelli la salutavano,
passandosi il telefono o il computer avanti e indietro. Ed era vero anche che lui non le diceva mai
niente, solo che andava tutto bene, che stavano bene e che non doveva preoccuparsi di nulla.
Mi ricordo il suo matrimonio disse Magnus, lo sguardo intenerito. Come eravate piccoli voi
due. Per non  l'ultima cerimonia nuziale a cui vi ho incontrati, giusto?
Emma e Julian si guardarono, perplessi. Io credo proprio di s disse Julian. Che altro
matrimonio avrebbe dovuto esserci?
Mmh fece lo stregone. Ho una certa et, forse la memoria inizia a giocarmi brutti scherzi.
Non lo disse come se lo pensasse veramente. Si accomod contro lo schienale e distese le lunghe
gambe sotto al tavolino del soggiorno. Quanto a Helen, sono sicuro che le sue siano semplici
preoccupazioni da sorella maggiore. Di certo anche Alec si preoccupa per Isabelle, che sia necessario o
meno.
Cosa ne pensi delle linee di energia? chiese Emma, all'improvviso.
Le sopracciglia di Magnus schizzarono verso l'alto. In che senso? Gli incantesimi fatti in loro
corrispondenza vengono amplificati.
E conta il tipo di magia? Magia nera, magia degli stregoni, delle fate?
Magnus corrug la fronte. Dipende. Per diciamo che  insolito usare una linea di energia per
amplificare la magia nera. Di solito lo si fa per muovere il potere. Si sfruttano le linee come una sorta
di metodo di consegna per la magia...
Ma pensa un po'! Malcom, tornato in soggiorno, lanci a Emma uno sguardo divertito.
Diana conferma la tua versione dei fatti. Sono sbalordito. Spost lo sguardo su Magnus. Cosa
stavate dicendo?
Una luce gli balen negli occhi, ed Emma non avrebbe saputo dire se si trattasse di divertimento
o di qualcos'altro. C'erano volte in cui Malcom sembrava proprio un bambino, tutto intento a parlare di
treni, nuvole di drago e film sulle aquile. Altre, era la persona pi sveglia e concentrata che avesse mai
conosciuto.
Magnus allung le braccia sullo schienale del divano. Parlavamo delle linee di energia. Stavo
dicendo che amplificano la magia, ma solo di certi tipi, come quella che interessa i trasferimenti di
potere. Tu e Catarina Loss non avevate passato dei guai con le linee di energia quando vivevi in
Cornovaglia?
Sul volto di Malcom comparve un'espressione vaga. Non ricordo di preciso. Magnus, smettila
di tormentare Emma e Julian disse, e nella sua voce risuon una nota di fastidio. Gelosie
professionali, immagin Emma. Questo  il mio territorio. Tu hai gi i tuoi umani senza speranze a
New York.
Uno di quegli umani senza speranze  il padre di mio figlio gli fece notare l'altro.
Magnus non era mai stato in dolce attesa, anche se Emma avrebbe trovato la cosa interessante,
per lui e Alec Lightwood avevano adottato uno stregone bambino, di nome Max, con la pelle di una
tonalit blu marino scintillante.
E in pi aggiunse, tutti gli altri hanno salvato il mondo almeno una volta.
Malcom allora indic Julian ed Emma. Io credo che questi due ragazzi faranno grandi cose.
La bocca di Magnus si distese in un sorriso. Non ne dubito. Comunque adesso devo andare.
Mi aspetta un lungo viaggio e Alec non vuole che arrivi in ritardo.
Gli attimi successivi furono un vortice di saluti. Magnus diede a Malcom una pacca sulla
schiena, poi abbracci prima Julian e quindi Emma. Quando chin la testa verso di lei, le urt la fronte
con una spalla, ed Emma sent la voce dello stregone sussurrarle qualcosa all'orecchio. Lo guard
stupita, ma lui la lasci subito andare e si incammin deciso verso la porta, fischiettando. A met strada
ci fu il consueto scintillio, accompagnato dall'odore di zucchero bruciato che caratterizzava la magia
dei Portali, dopodich Magnus scomparve.
Gli avete detto delle indagini? Malcom pareva in ansia. Ha nominato le linee di energia.
Sono stata io a chiedere ammise Emma. Ma non gli ho detto perch mi interessava saperlo.
E non ho detto niente nemmeno sulla traduzione delle scritte.
Malcom fece il giro per osservare ancora le carte. Immagino non mi direte chi ha decifrato la
prima riga, vero? Fuoco all'acqua. Sarebbe utile sapere cosa significa.
Non possiamo disse Julian. Ma penso che nemmeno il traduttore lo sapesse. Per ti pu
servire, giusto? Per arrivare al resto dell'incantesimo, del messaggio o di qualunque cosa si tratti?
Probabilmente s, ma se conoscessi il linguaggio sarebbe meglio.
 molto antico disse Emma con prudenza. Pi antico dei Nephilim.
Malcom sospir. Non mi state aiutando molto. Ok, linguaggio demoniaco antico, anzi
antichissimo. Verificher insieme al Labirinto a Spirale.
Stai attento quando ne parli gli raccomand Julian. Come dicevamo... il Conclave non deve
assolutamente sapere che stiamo indagando su questa storia.
Il che significa che ci sono di mezzo le fate concluse Malcom, con un'espressione divertita di
fronte a quella attonita dei due Shadowhunters. Non preoccupatevi, non dir niente. Non amo la Pace
Fredda pi di quanto possa amarla qualsiasi altro Nascosto.
Julian aveva riacquistato un'espressione impassibile. Avrebbe dovuto prendere in
considerazione la carriera del giocatore di poker professionista, pens Emma. Quanto tempo credi che
ti servir? Per tradurre, intendo?
Datemi qualche giorno.
Qualche giorno. Emma cerc di nascondere la delusione.
Scusatemi, ma prima non riesco. Malcom sembrava realmente dispiaciuto. Venite, vi
accompagno fuori. Mi serve una boccata di aria fresca.
Il sole era spuntato da dietro le nuvole e ora splendeva sul giardino davanti alla casa. I fiori del
deserto, bordati d'argento, tremavano al vento dei canyon. Una lucertola saett fuori da una macchia di
arbusti e li guard. Emma le fece una linguaccia.
Sono preoccupato disse Malcom tutto a un tratto. Questa storia non mi piace. Magia
negromantica, linguaggi demoniaci, una serie di delitti che nessuno capisce. Lavorare di nascosto al
Conclave. Mi sembra, lasciatemelo dire, una faccenda un po' pericolosa.
Julian aveva lo sguardo puntato verso le colline in lontananza, e non rispose. Fu Emma a
parlare.
Malcom, l'anno scorso abbiamo sconfitto un battaglione di demoni forneus senza faccia e
pieni di tentacoli. Non cercare di spaventarci con questa storia.
Dicevo per dire. Avete presente la parola "pericolo"? Quella cosa da cui la maggior parte della
gente si tiene alla larga?
La maggior parte, ma noi no! esclam Emma, pimpante. Tentacoli, Malcom. Niente
faccia!
Che testarda. Lo stregone sospir. Ok, per promettetemi di chiamarmi se avrete bisogno di
me o se scoprirete qualcos'altro.
Sicuramente disse Julian. Emma si domand se il freddo nodo del senso di colpa che provava
per il fatto di dover nascondere delle cose a Malcom stesse stringendo il petto anche a lui. Il vento che
soffiava dall'oceano aveva guadagnato forza: intrappolava la terra arida del giardino e la faceva
sollevare in piccoli vortici. Julian si scost i capelli dagli occhi. Grazie per l'aiuto aggiunse.
Sappiamo di poter fare affidamento su di te. Si incammin lungo il viale, verso i gradini per il ponte,
che prese vita scintillando.
Malcom si era fatto scuro in viso, nonostante l'intensa luce di mezzogiorno che si rifletteva
dall'oceano. Per non contateci troppo disse, a voce cos bassa che Emma si chiese se volesse essere
sentito.
Perch no? Alz il viso verso di lui, battendo le palpebre al sole. Gli occhi di Malcom erano
del colore dei fiori di jacaranda.
Perch vi deluderei anch'io. Come tutti gli altri fu la risposta di Malcom prima di rientrare in
casa.
7
IN RIVA AL MARE RISONANTE
Cristina era seduta sul pavimento, fuori dalla camera da letto di Mark Blackthorn.
Non ne uscivano pi rumori da quelle che ormai sembravano ore. La porta era dischiusa, perci
riusciva a vederlo, disteso per terra in un angolo della stanza e rannicchiato su se stesso come un
animale selvatico in trappola.
A casa, le fate erano state la sua materia di studio. I racconti sulle hadas l'avevano sempre
affascinata, dai nobili guerrieri delle Corti fino ai duendes che tormentavano i mondani e si facevano
beffe di loro. Non era andata a Idris per la dichiarazione della Pace Fredda, ma suo padre s, e quella
storia le metteva i brividi. Aveva sempre desiderato conoscere Mark e Helen Blackthorn per dire loro
che...
Tiberius comparve in corridoio portando con s una scatola di cartone. Sua sorella gemella gli
stava accanto e teneva in mano una trapunta lavorata a patchwork. Mia madre l'aveva fatta per Mark
quando  rimasto con noi spieg, notando che Cristina la stava guardando. Pensavo che magari
potrebbe ricordarsela.
Non siamo potuti entrare nel magazzino, cos abbiamo portato a Mark dei regali. Per fargli
capire che lo vogliamo qui disse Ty. Aveva gli occhi che guizzavano senza sosta per tutto il corridoio.
Possiamo entrare?
Cristina sbirci dentro la stanza. Mark era immobile. Non vedo perch no. Per cercate di fare
piano e di non svegliarlo.
Livvy entr per prima, e distese la trapunta sul letto. Ty appoggi la scatola di cartone sul
pavimento, poi si avvicin al punto in cui giaceva Mark. Prese la trapunta lasciata da Livvy e si
inginocchi accanto a suo fratello. Un po' maldestramente, lo copr.
In quell'esatto istante, Mark scatt in piedi, e i suoi occhi azzurro dorato si spalancarono di
colpo. Agguant Ty, il quale lanci un urlo spaventato che ricordava il verso di un gabbiano.
Muovendosi a una velocit incredibile, Mark scagli il fratello a terra. Livvy grid e scapp fuori dalla
stanza proprio mentre Cristina si precipitava al suo interno.
Ora Mark stava sopra Tiberius e lo bloccava a terra con le ginocchia. Chi sei? gli gridava.
Cosa stavi facendo?
Sono tuo fratello! Tiberius! Ty si dimenava come un matto, e le cuffie gli scivolarono fino a
cadere a terra. Ti stavo dando una coperta!
Bugiardo! Mark ansimava. Mio fratello Ty  un bambino piccolo! Un bimbo, il mio
fratellino, il mio...
La porta sbatt alle spalle di Cristina. Era Livvy, che si precipit di nuovo in camera, con i
capelli svolazzanti. Lascialo andare! Tra le mani le comparve una spada angelica che iniziava gi a
splendere. Aveva parlato a Mark a denti stretti, come se non lo avesse mai conosciuto. Come se, fino a
qualche istante prima, non stesse portando in giro per l'Istituto una trapunta patchwork per lui. Se gli
fai del male io ti ammazzo. Non mi importa se sei mio fratello: ti ammazzo.
Mark si calm. Ty era ancora in preda a forti spasmi, mentre lui smise completamente di
muoversi. Piano piano, gir la testa verso sua sorella. Livia?
Livvy rimase prima senza fiato, poi scoppi in un fiume di singhiozzi. Per Julian sarebbe stato
orgoglioso di lei, pens Cristina: piangeva senza muoversi, con la spada ben salda in mano.
Ty approfitt dell'attimo di distrazione di Mark per colpirlo con forza alla spalla. Mark sussult
e rotol via senza contrattaccare. Ty balz in piedi e corse da Livvy: fianco a fianco, con gli occhi
sbarrati, rimasero a fissare il fratello.
Voi due, andatevene ordin Cristina. Riusciva a sentire il panico e la preoccupazione che
emanavano a ondate dai loro corpi. Era chiaro che anche Mark se ne fosse accorto. Era scioccato,
apriva e chiudeva le mani come se provasse dolore. Cristina si chin per sussurrare ai gemelli: 
spaventato. Non voleva.
Livvy annu e rimise la spada nel fodero. Prese Ty per mano e gli disse qualcosa nel loro
sommesso linguaggio privato. Lui la segu fuori dalla stanza, facendo solo una breve pausa per
guardare ancora una volta Mark, con espressione ferita e sconvolta.
Lui era seduto con il busto ricurvo sopra le ginocchia e ansimava. Stava sanguinando dalla
ferita che gli si era riaperta sulla spalla, macchiandogli la maglietta. Cristina inizi a indietreggiare
lentamente per uscire dalla camera da letto.
Il corpo di Mark si irrigid. Non andare via, ti prego disse.
Cristina lo fiss. Da quanto ne sapeva, quella era la prima frase sensata che avesse pronunciato
da quando era arrivato in Istituto.
Lui sollev il mento e, per un breve istante, sotto la sporcizia, i lividi e i graffi, Cristina
riconobbe il Mark Blackthorn che aveva visto in fotografia, quello che poteva davvero avere un legame
di parentela con Livvy, Julian e Ty. Ho sete le disse. C'era qualcosa di arrugginito, quasi di
inutilizzato nella sua voce, come un vecchio motore che riprendeva a funzionare. C' un po'
d'acqua?
Ma certo. Cristina armeggi per recuperare un bicchiere dall'armadio e and nel piccolo
bagno comunicante con la stanza. Quando riemerse e diede l'acqua a Mark, lui si era messo seduto con
la schiena appoggiata ai piedi del letto. Guard il bicchiere con un certo stupore. Acqua del rubinetto
disse. Me n'ero quasi dimenticato. Bevve una lunga sorsata e si asciug la bocca con il dorso della
mano. Tu sai chi sono?
Sei Mark. Mark Blackthorn.
Ci fu una lunga pausa prima che il ragazzo annuisse, in maniera quasi impercettibile. Nessuno
mi chiamava pi cos da molto tempo.
 ancora il tuo nome.
E tu chi sei? Probabilmente dovrei saperlo, ma...
Mi chiamo Cristina Mendoza Rosales. Non c' motivo per cui dovresti ricordarti di me, visto
che non ci siamo mai conosciuti.
 un sollievo.
Cristina rimase stupita. Davvero?
Se tu non conosci me e io non conosco te, allora non avrai... aspettative. All'improvviso
Mark sembr esausto. Aspettative su chi sono e su come sono. Per te potrei essere chiunque.
Prima stavi dormendo oppure fingevi?
Ha importanza? chiese a sua volta lui, e Cristina non pot fare a meno di pensare che fosse la
tipica risposta da fate, di quelle che in realt non corrispondevano davvero alla domanda. Mark si
spost lungo i piedi del letto. Perch sei qui all'Istituto?
Cristina si inginocchi, mettendosi all'altezza di Mark. Si rassett la gonna sopra le ginocchia 
anche quando non voleva, le riecheggiavano puntualmente in testa le parole di sua madre su come una
Shadowhunter dovesse essere sempre presentabile e in ordine anche fuori servizio.
Ho diciotto anni disse. L'assegnazione all'Istituto di Los Angeles fa parte del mio anno di
studi all'estero. E tu quanti anni hai?
Questa volta l'esitazione di Mark dur cos a lungo che Cristina si chiese se avrebbe mai
riaperto bocca. Non lo so rispose infine. Sono stato via, anzi pensavo di essere stato via, per
parecchio tempo. Julian aveva dodici anni. Gli altri erano bambini. Dieci, otto e due anni. S, Tavvy
aveva due anni.
Per loro sono stati cinque anni. Cinque anni senza di te gli disse Cristina.
Helen. Julian. Tiberius. Livia. Drusilla. Octavian. Tutte le notti davo alle stelle i loro nomi o il
loro volto, cos non me li dimenticavo. Sono tutti vivi?
S, tutti, anche se Helen non  qui.  sposata e vive con sua moglie.
Quindi sono vive, e felici insieme? Ne sono lieto. Avevo ricevuto la notizia del loro
matrimonio nel Regno delle Fate, anche se adesso mi sembrano trascorsi secoli.
S. Cristina studi il viso di Mark. Angoli, superfici piane, linee taglienti e quella curva sulla
punta dell'orecchio che rivelava sangue di fata. Ti sei perso un sacco di cose.
Pensi che non lo sappia? La voce gli riboll di rabbia mista a smarrimento. Non so quanti
anni ho. Non riconosco i miei stessi fratelli. Non so perch sono qui.
S che lo sai. Eri qui mentre la delegazione di fate parlava con Arthur nel Santuario.
Mark pieg il viso verso di lei. Sul lato del collo aveva una cicatrice, non il segno di una runa
svanita, bens uno sfregio in rilievo. Aveva i capelli sporchi; probabilmente non li tagliava pi da mesi,
forse anni. Le punte bianche arricciate gli toccavano le spalle. Ti fidi di loro? Delle fate?
Cristina fece di no con la testa.
Bene. Mark distolse lo sguardo. Perch non devi fidarti. Prese la scatola di cartone che Ty
aveva lasciato sul pavimento e la tir a s. Cos'?
Cose che loro pensavano ti avrebbero fatto piacere. I tuoi fratelli e le tue sorelle.
Regali di benvenuto disse Mark in tono sorpreso, e si inginocchi accanto allo scatolone per
estrarne un'accozzaglia di strani oggetti: magliette e jeans che probabilmente appartenevano a Julian,
un microscopio, pane e burro, una manciata di fiori selvatici del deserto provenienti dal giardino dietro
all'Istituto.
Mark sollev la testa per guardare Cristina. Aveva gli occhi che luccicavano di lacrime non
versate. La maglietta che indossava era cos sottile e consumata che lei riusciva a vedergli, in
trasparenza, altri sfregi e cicatrici sulla pelle. Cosa dico?
A chi?
Alla mia famiglia. Ai miei fratelli, alle mie sorelle. A mio zio. Scosse la testa. Da una parte
mi ricordo di loro, dall'altra no. Mi sento come se avessi vissuto qui tutta la mia vita, eppure sono
anche sempre stato con la Caccia Selvaggia. Ne sento il rombo nelle orecchie, sento il richiamo dei
corni, il suono del vento. Superano le loro voci. Come faccio a spiegarlo?
Non devi spiegare nulla gli rispose sottovoce Cristina. Di' solo che vuoi bene a tutti e che ti
sono mancati ogni giorno. Che detestavi la Caccia Selvaggia. Che sei felice di essere tornato.
Ma perch dovrei dire queste cose? Non capirebbero che sto mentendo?
Non ti sono mancati? Non sei felice di essere tornato?
Non lo so. Non riesco a sentire il mio cuore n quello che mi dice. Sento solo il vento.
Prima che Cristina potesse ribattere, qualcuno buss con decisione alla finestra. Una volta, poi
ancora, con un ritmo che ricord quasi un codice.
Mark balz in piedi. Attravers la stanza per andare alla finestra e la spalanc, sporgendosi
all'esterno. Quando torn dentro, aveva qualcosa in mano.
Una ghianda. Cristina spalanc gli occhi: le ghiande erano uno dei metodi usati dalle fate per
inviarsi messaggi. Li nascondevano anche dentro a foglie, fiori e altre creature naturali.
Di gi? disse, incapace di trattenersi. Non potevano lasciarlo in pace almeno per un po', con
la sua famiglia, in casa sua?
Pallido e turbato, Mark sgretol la ghianda dentro al pugno. Al suo interno c'era una minuscola
pergamena arrotolata. La prese e lesse il messaggio in silenzio.
Apr la mano, poi scivol a terra, portandosi le ginocchia al petto, prendendosi la testa fra le
mani. I lunghi capelli chiari gli ricaddero in avanti mentre il biglietto fluttuava sul pavimento. Dalla
gola gli usc un suono gutturale, a met fra un lamento scoraggiato e un gemito di dolore.
Cristina raccolse la pergamena. Sopra c'era scritto, a lettere aggraziate, RICORDATI LE TUE
PROMESSE. RICORDATI CHE NIENTE DI TUTTO QUESTO  REALE.
Fuoco all'acqua disse Emma mentre percorrevano la statale in direzione dell'Istituto. Dopo
tutti questi anni, finalmente ho capito cosa significano alcuni di questi segni.
Era Julian a guidare. Emma aveva i piedi appoggiati sul cruscotto, il finestrino abbassato, i
capelli attorno alle tempie sollevati dall'aria resa dolce dall'oceano. Era cos che aveva sempre
viaggiato al fianco di Jules, con i piedi alzati e il vento fra i capelli.
A lui piaceva averla sul sedile passeggero e guidare con il cielo azzurro sopra la testa e una
distesa d'acqua sconfinata a ovest.
Era un quadro che sembrava lasciare spazio a possibilit infinite, come se avessero potuto
continuare a guidare cos, per sempre, con l'orizzonte come unica destinazione.
Ogni tanto Julian si ritrovava a giocare con questa fantasia prima di addormentarsi: loro due che
buttavano quattro cose dentro al bagagliaio di una macchina e lasciavano l'Istituto, in un mondo dove
lui non aveva nessuno a cui badare, dove non esisteva nessuna Legge e nessun Cameron Ashdown,
dove a trattenerli c'erano soltanto i limiti dell'amore e dell'immaginazione.
E se c'erano due cose che Julian trovava illimitate, erano proprio l'amore e l'immaginazione.
Sembra proprio un incantesimo disse, riportando la mente al presente. Mand su di giri il
motore; pi prendevano velocit, pi il vento si riversava con forza dentro al finestrino di Emma. I
capelli di lei si sollevarono, seta color del mais che sfuggiva all'ordine delle sue trecce, facendola
sembrare giovane e vulnerabile.
Ma perch scriverlo sui corpi? gli chiese Emma.
Il pensiero che qualcosa potesse ferirla era una fitta al petto. Eppure lui era il primo a farlo: ne
era consapevole e allo stesso tempo lo detestava. Gli era parsa un'idea geniale quando aveva deciso di
portare i ragazzi in Inghilterra per otto settimane. Perch sapeva dell'arrivo di Cristina Rosales ed era
sicuro che con lei Emma non sarebbe stata sola e triste. Era un piano perfetto.
Aveva pensato che, tornato a casa, le cose sarebbero state diverse. Che lui per primo sarebbe
stato diverso.
Invece no.
Che cosa ti ha detto Magnus? le chiese mentre lei guardava fuori dal finestrino e, con le dita
segnate dalle cicatrici, si tamburellava sul ginocchio piegato. Ti ha sussurrato qualcosa.
Tra le sopracciglia di Emma comparve una ruga. Ha detto che ci sono dei posti dove le linee di
energia convergono. Forse significa che, visto che fanno delle curve, esistono dei punti d'incrocio.
Magari fra tutte quante.
E questo  importante perch...?
Lei scosse la testa. Non lo so. Siamo sicuri che tutti i cadaveri sono stati scaricati su queste
linee, e quello  un tipo specifico di magia. Forse le convergenze hanno delle caratteristiche particolari
che dobbiamo capire. Ci serve una mappa di queste linee di energia... Scommetto che Arthur saprebbe
dove andare a cercare, in biblioteca. Altrimenti possiamo metterci a farlo per conto nostro.
Bene.
Bene? Emma sembr sorpresa.
A Malcom ci vorr qualche giorno per tradurre quelle carte, e nel frattempo io non voglio
starmene in Istituto con le mani in mano, guardando Mark e aspettando che... Aspettando.  meglio se
ci diamo da fare, se ci teniamo occupati. Aveva parlato con una voce che suonava tesa alle sue stesse
orecchie. Lo odiava: odiava qualsiasi segnale visibile o udibile di debolezza.
Per almeno era da solo con Emma, l'unica a cui potesse mostrarli. Emma, l'unica persona
nella sua vita a non avere bisogno delle sue cure. L'unica di fronte a cui non doveva per forza mostrarsi
perfetto o perfettamente forte.
Prima che potesse aggiungere altro, sentirono vibrare il cellulare di Emma e la vide toglierselo
dalla tasca.
Cameron Ashdown. Emma corrug la fronte davanti all'immagine del lama sullo schermo.
Non ora disse, e rimise via il telefono.
Glielo dirai? le chiese, accorgendosi del modo innaturale in cui stava parlando e detestandosi
alquanto. Di tutta questa storia?
Di Mark? Non lo direi mai. Mai.
Julian strinse forte la presa sul volante, e sent le mascelle irrigidirsi.
Tu sei il mio parabatai gli disse Emma, e ora c'era rabbia nella sua voce. Sai che non lo
farei.
Lui fren di colpo. La macchina fece un balzo in avanti, il volante gli scivol dalle mani. Emma
grid mentre uscivano di strada e finivano dentro un fossato al margine della statale, fra la carreggiata e
le dune sopra l'oceano.
Nubi di terra polverosa si alzarono a pennacchi attorno al veicolo. Julian si volt di scatto verso
di lei, che aveva le labbra esangui. Jules!
Non l'ho fatto apposta.
Lo fiss. Cosa?
Il fatto che tu sia la mia parabatai  la cosa pi bella della mia vita. Parole semplici e
schiette, pronunciate senza l'ombra di verit sospese. Si era sforzato cos tanto per trattenersi che ora il
sollievo gli sembrava quasi insopportabile.
D'istinto Emma si slacci la cintura di sicurezza e si mise a sedere dritta per guardarlo con
seriet. Il sole era alto nel cielo. Da cos vicino riusciva a distinguere le venature dorate nel castano
degli occhi di lei, le poche lentiggini chiare sul naso e le ciocche di capelli pi bionde, baciate dal sole,
miste a quelle pi scure della nuca. Terra d'ombra naturale e giallo antimonio misti a bianco. Sentiva
su di lei profumo di acqua di rose.
Emma si sporse verso di lui, e Julian sent il proprio corpo inseguire quel senso di vicinanza, la
possibilit di averla di nuovo accanto. Si scontrarono con le ginocchia. Ma hai detto...
Lo so cosa ho detto. Si volt verso di lei, girandosi con tutto il corpo sul sedile. Mentre non
c'ero, ho capito delle cose. Cose difficili. Anzi, forse le avevo capite gi prima di partire.
Guarda che puoi dirmi quali sono queste cose. Gli accarezz delicatamente la guancia, e lui si
fece teso come una corda di violino. Mi ricordo cosa hai detto l'altra sera su Mark prosegu Emma.
Non eri tu il fratello maggiore. Era lui. Se non lo avessero preso, se Helen fosse potuta rimanere,
avresti fatto scelte diverse perch ci sarebbe stato qualcuno a prendersi cura di te.
Julian sospir. Emma. Dolore allo stato puro. Emma, ho detto quello che ho detto perch...
perch a volte penso di averti chiesto di diventare la mia parabatai per legarti a me. Il Console voleva
che tu andassi in Accademia e io non riuscivo a sopportare quest'idea. Avevo gi perso cos tante
persone... Non volevo perdere anche te.
Lei gli stava cos vicino che riusciva a sentire il calore della sua pelle scaldata dal sole. Per un
momento non disse nulla e gli sembr di stare al patibolo, con il cappio del boia legato attorno al collo.
In attesa soltanto della caduta.
Poi riconobbe la sua mano sopra alla propria, sul portaoggetti che li divideva.
Le loro mani. Quelle di Emma avevano un aspetto delicato, ma pi cicatrici, pi callosit, la
pelle ruvida al contatto. Invece i vetri di mare del braccialetto di Julian brillavano come gioielli alla
luce del sole.
La gente fa cose complicate perch  complicata disse finalmente Emma. Tutte quelle storie
per cui bisognerebbe decidere di diventare parabatai solo per motivi assolutamente disinteressati sono
cavolate.
Volevo legarti a me. Perch io ero legato a questo posto. Forse saresti dovuta andare in
Accademia, forse poteva essere il posto giusto per te. Forse... ti ho privata di qualcosa.
Emma lo osserv. Aveva l'espressione del viso aperta, completamente fiduciosa. Julian ebbe
quasi l'impressione di sentire il rumore delle proprie convinzioni che si sgretolavano, quelle stesse
convinzioni che si era fatto prima di partire all'inizio dell'estate e che si era portato nel viaggio di
ritorno a casa, fino al momento in cui l'aveva rivista. Le sent rompersi dentro di s, come legna
trasportata dalla corrente che andava a sfracellarsi contro gli scogli.
Jules gli disse. Tu mi hai dato una famiglia. Tu mi hai dato tutto.
Di nuovo il cellulare di Emma. Mentre lei lo prendeva, lui riappoggi le spalle allo schienale
con il cuore che gli martellava dentro al petto. La vide scurirsi in volto.
Mi sta scrivendo Livvy. Dice che Mark si  svegliato, e che sta urlando.
Ora Julian stava lanciando la macchina verso casa, con Emma che si teneva stretta alle
ginocchia mentre il contachilometri oltrepassava i centotrenta.
Entrarono sgommando nel parcheggio dietro all'Istituto e inchiodarono. Julian corse gi dalla
macchina ed Emma gli and dietro.
Arrivarono al secondo piano e trovarono i membri pi giovani della famiglia Blackthorn seduti
a terra fuori dalla porta di Mark. Dru era rannicchiata con Tavvy sul fianco di Livvy; Ty era seduto da
solo, con le lunghe mani tra le ginocchia. Avevano tutti gli occhi sbarrati; la porta era socchiusa ed
Emma riusciva a sentire dall'interno la voce di Mark, potente e rabbiosa, e poi un'altra, pi bassa e
rasserenante. Quella di Cristina.
Scusa se ti ho scritto disse Livvy con una vocina timida.  che continuava a gridare. Alla
fine ha smesso, ma... C' Cristina con lui. Se entra qualcuno di noi, ricomincia a sbraitare.
Oh mio Dio... Emma si avvicin alla porta ma fu fermata da Julian, che la fece girare verso
di s. Si accorse che Ty aveva iniziato a dondolarsi avanti e indietro, con gli occhi chiusi. Era una cosa
che faceva spesso quando una situazione diventava troppo difficile per lui da sopportare: perch c'era
troppo rumore, troppa tensione, troppa concitazione o troppo dolore.
Per Ty il mondo era pi intenso che per gli altri, diceva sempre Julian. Era come se i suoi occhi
e le sue orecchie vedessero e sentissero di pi, cosa che a volte era insopportabile per lui. Aveva
bisogno di smorzare i suoni, di percepire qualcosa fra le mani che potesse distrarlo, di dondolarsi avanti
e indietro per calmarsi. Julian diceva che ognuno gestiva lo stress a suo modo. Ty stava bene cos, e
non faceva male a nessuno.
Em. Era Jules. Aveva il volto teso. Devo entrare da solo.
Annu, e lui la lasci andare quasi a malincuore. Ragazzi annunci Julian guardando i fratelli
 il viso rotondo e preoccupato di Dru, quello confuso di Tavvy, gli occhi infelici di Livvy e le spalle
ricurve di Ty. Sar dura per Mark. Non possiamo aspettarci che torni in un attimo quello di prima. 
stato via molto tempo, dovr abituarsi a stare qui.
Ma noi siamo la sua famiglia ribatt Livvy. Che bisogno c' di abituarsi alla propria
famiglia?
Invece pu capitare disse Julian con quel tono di voce paziente che a volte lasciava Emma
incantata. Pu capitare, se sei stato lontano molto a lungo, in un posto dove la mente gioca brutti
scherzi.
Come succede nel Regno delle Fate aggiunse Ty. Aveva smesso di dondolarsi e si era
appoggiato contro il muro; i capelli neri gli ricadevano umidi sul viso.
Giusto. Quindi noi gli daremo tempo. Magari lo lasceremo anche un po' da solo concluse
Julian guardando Emma.
Lei si stamp un sorriso in faccia  come le veniva difficile, rispetto a lui!  e disse: Sentite,
Malcom sta lavorando all'indagine. Agli omicidi. Pensavo che forse potevamo andare tutti quanti in
biblioteca a fare una ricerca sulle linee di energia, che ne pensate?.
Anch'io? fece Drusilla.
Potresti aiutarci a disegnare una mappa, ti va?
Dru annu. Ok. Si alz in piedi e gli altri la imitarono. Mentre conduceva in fondo al
corridoio il gruppetto facilmente persuaso, Emma si gir una volta sola. Julian era in piedi accanto alla
porta della camera di Mark e li stava osservando. I loro occhi si incrociarono per una frazione di
secondo, poi lui distolse lo sguardo, facendo finta di nulla.
Se solo Emma fosse stata con lui, pens Julian spingendo la porta, sarebbe stato tutto pi
semplice. Per forza. Quando stavano insieme, era come respirare il doppio dell'ossigeno, avere il
doppio del sangue, avere due cuori per guidare i movimenti del corpo.
Dava il merito alla magia dei parabatai: lei lo rendeva due volte quello che sarebbe stato
altrimenti.
Per aveva dovuto mandarla via con i ragazzi; non si sarebbe fidato a lasciarli con nessun altro,
e sicuramente non con Arthur. Ripens con amarezza allo zio, che se ne stava rintanato in soffitta
mentre uno dei suoi nipoti cercava disperatamente di tenere insieme la famiglia e un altro...
Mark? disse.
La camera da letto era semibuia, le tende chiuse. Riusciva solo a distinguere Cristina seduta sul
pavimento, con la schiena al muro. Teneva una mano premuta sulla medaglietta che portava al collo e
l'altra sul fianco, dove qualcosa le riluceva fra le dita.
Mark camminava avanti e indietro davanti al letto, con i capelli sul viso. Era magro da fare
male: aveva un po' di muscoli, ma sembravano quelli di chi ha conosciuto anche la fame e si  costretto
ad andare avanti lo stesso. Quando sent Julian chiamare il suo nome, alz la testa di scatto.
I loro occhi si incontrarono e, per un breve istante, Julian vide nello sguardo del fratello una
scintilla di riconoscimento.
Mark ripet, andandogli incontro con una mano tesa. Sono io, Jules.
Non... fece per dire Cristina, ma ormai era troppo tardi. Mark aveva gi scoperto i denti in un
sibilo rabbioso.
Menzogne! ringhi. Allucinazioni. Io ti conosco, Gwyn ti ha mandato per ingannarmi...
Sono tuo fratello gli disse Julian, di nuovo.
Mark era fuori di s. Tu conosci i desideri del mio cuore e li rivolgi contro di me come
coltelli!
Julian guard Cristina, che si stava alzando lentamente, come se, in caso di necessit, fosse stata
pronta a lanciarsi in mezzo ai due fratelli per dividerli.
Mark si gir verso Jules. Aveva lo sguardo cieco, non vedeva. Mi metti davanti i gemelli e li
uccidi volta dopo volta. Il mio Ty, lui non capisce perch non posso salvarlo. Mi porti Dru e, quando
ride e chiede di vedere il castello delle fiabe, tutto circondato da siepi, tu la scagli contro i rovi finch le
spine non si conficcano dentro al suo corpicino. E mi ordini di lavarmi nel sangue di Octavian, perch
il sangue di un bambino innocente  magia sotto la collina.
Julian non fece altri passi. Si stava ricordando di quello che Jace Herondale e Clary Fairchild
avevano detto a lui e a sua sorella, del loro incontro con Mark anni prima sotto le colline delle fate, dei
suoi occhi di colore diverso e dei segni delle frustate sul corpo.
Mark era forte, si era detto nella profonda oscurit delle mille notti seguite a quelle notizie.
Avrebbe resistito. Ma aveva sempre pensato solo alle torture del corpo, non a quelle della mente.
E Julian continu Mark. Lui  troppo forte per spezzarsi. Tu cerchi di romperlo sulla ruota,
e di lacerarlo con spine e lame, ma nemmeno a quel punto lui si arrende. E cos lo porti da Emma,
perch i desideri del nostro cuore per te sono coltelli.
Quello fu troppo per Julian. Barcoll in avanti, aggrappandosi a una delle colonne del letto per
trovare sostegno.
Mark disse. Mark Antony Blackthorn. Ti prego. Non  un sogno, tu sei davvero qui. Sei a
casa!
Tent di prendergli la mano con la propria, ma Mark gliela schiaffeggi, allontanandola da s.
Tu sei fumo ingannevole.
Sono tuo fratello.
Io non ho n fratelli n sorelle, non ho famiglia. Sono solo. Cavalco con la Caccia Selvaggia.
Sono fedele a Gwyn il cacciatore. Mark pronunci quelle frasi come se le avesse imparate a memoria.
Io non sono Gwyn, io sono uno dei Blackthorn. Il loro sangue scorre nelle mie vene cos come
nelle tue.
Tu sei un fantasma e un'ombra. Sei la crudelt della speranza. Mark scost il viso. Perch
mi punisci? Non ho fatto niente per scontentare la Caccia.
Qui non ci sono punizioni. Julian gli si avvicin di un passo. Mark non si mosse, ma il suo
corpo inizi a tremare. Qui sei a casa, e te lo posso dimostrare.
Jules si guard alle spalle, e vide Cristina immobile contro il muro; l'oggetto che le luccicava in
mano era un coltello. Era chiaramente in allerta nel caso in cui Mark decidesse di attaccarlo. Chiss
perch era stata disposta a rimanere in camera da sola con lui... Non aveva avuto paura?
Non esistono prove sussurr Mark. Non valgono, se puoi imbastirmi qualsiasi illusione
davanti agli occhi.
Sono tuo fratello gli ripet. E per dimostrartelo, ti dir una cosa che solo tuo fratello
potrebbe sapere.
A quella frase, Mark sollev gli occhi, e qualcosa vacill al loro interno, come una luce che
brillava in lontananza sull'acqua.
Ricordo il giorno in cui ti hanno preso prosegu Julian.
Mark rimase allibito. Qualunque abitante del Regno delle Fate saprebbe che cosa 
successo...
Eravamo su in palestra. Abbiamo sentito dei rumori e tu sei sceso di sotto. Ma prima di andare
mi hai detto una cosa. Ti ricordi?
Mark era immobile.
Hai detto: "Rimani con Emma". Mi hai detto di restare con lei e io l'ho fatto. Adesso siamo
parabatai. Mi sono preso cura di lei per anni e continuer a farlo per sempre, perch me lo hai chiesto
tu, perch  stata l'ultima cosa che mi hai detto, perch...
In quell'istante si ricord della presenza di Cristina e si interruppe bruscamente. Mark lo stava
fissando in silenzio e Julian sent la disperazione crescergli dentro. Forse quello era un inganno delle
fate; forse avevano restituito Mark, ma cos distrutto e cos svuotato da non essere pi lui. Forse...
Per poco Mark non cadde in avanti, e si lanci verso il fratello per abbracciarlo.
Julian fece fatica a mantenere l'equilibrio per sorreggerlo. Mark era magro ed esile ma forte, e
gli teneva le mani serrate a pugno sulla maglietta. Sentiva il suo cuore palpitare violentemente, sentiva
le ossa appuntite sotto la pelle. Sapeva di terra, muschio, erba e aria notturna.
Julian gli disse, con la voce soffocata e il corpo che tremava. Julian, fratello mio, fratello
mio.
Da qualche parte in lontananza, Julian ud il rumore di una porta che si chiudeva. Cristina li
aveva lasciati soli.
Si mise a singhiozzare. Voleva rilassarsi in quell'abbraccio con il fratello, lasciarsi sollevare
come succedeva una volta. Ma ora Mark era pi delicato di lui, lo sentiva fragile sotto le sue mani. Da
adesso toccava a lui a prenderlo in braccio. Non era ci che aveva immaginato e sognato, ma era la
realt. Quello era suo fratello. Lo strinse ancora pi forte e riaggiust il cuore per poter portare quel
nuovo fardello.
La biblioteca dell'Istituto di Los Angeles era piccola, non c'entrava nulla con le celebri sorelle
di Londra e New York, per era comunque famosa per la sua sorprendente collezione di libri greci e
latini. Ospitava pi volumi sulla magia e l'occultismo nel periodo classico di quanti non ne avesse
l'Istituto di Citt del Vaticano.
Un tempo aveva calde piastrelle di terracotta e finestre in stile revival missionario; ora era una
stanza modernissima. La vecchia biblioteca era andata distrutta durante l'attacco di Sebastian
Morgenstern all'Istituto, con i libri sparpagliati fra le macerie e il deserto. Dopo la ricostruzione, era
tutta vetro e acciaio. Il pavimento era in parquet di frassino lucido, liscio e lucente, su cui erano
applicati degli incantesimi di protezione.
Una scala a chiocciola partiva dal lato nord del primo piano e costeggiava le pareti; all'esterno
ospitava una successione di libri e finestre, mentre dentro, sul lato rivolto verso l'interno della
biblioteca, s'innalzava una ringhiera che arrivava ad altezza spalle. In cima c'era una sorta di grande
occhio, un lucernario chiuso da un grosso lucchetto di rame, fatto di vetro spesso circa trenta centimetri
interamente decorato da rune di Protezione.
Le mappe erano conservate dentro un robusto baule decorato con lo stemma della famiglia
Blackthorn, una corona di spine e, sotto, il loro motto: Lex mala, lex nulla.
Una cattiva legge non  legge.
Emma sospettava che i Balckthorn non fossero esattamente andati sempre d'amore e d'accordo
con il Consiglio.
Drusilla stava rovistando dentro al baule. Livvy e Ty si erano messi sul tavolo con altre mappe,
e Tavvy invece era sotto a giocare con dei soldatini di plastica.
Sai se Julian sta bene? chiese Livvy, guardando Emma con una mano sotto il mento e gli
occhi carichi d'ansia. S, voglio dire, cosa prova...
Emma fece di no con la testa. Tra parabatai non va proprio cos. Cio, riesco a sentire se 
ferito fisicamente, ma con le emozioni non  la stessa cosa.
Livvy sospir. Che bello sarebbe avere un parabatai...
Io non vedo perch obiett Ty.
Perch hai qualcuno che ti guarda sempre le spalle, che ti protegger sempre... gli disse la
gemella.
Io per te lo farei comunque tagli corto lui tirando a s una mappa. Non era una discussione
nuova tra i due: Emma l'aveva gi sentita, in diverse varianti, almeno una dozzina di volte.
Non tutti sono fatti per avere un parabatai disse. Per un istante desider avere le parole
giuste per descrivere come amare quella persona pi di te stesso ti desse forza e coraggio; come
specchiarti nei suoi occhi significasse vedere la versione migliore di te stesso; come, nel caso ideale,
combattere al suo fianco fosse un concerto di strumenti in armonia tra loro, in cui ogni parte musicale
diventava un arricchimento per l'altra.
Avere qualcuno che ha giurato di farti da scudo contro il pericolo... proseguiva Livvy, con
gli occhi che le brillavano. Qualcuno che per te si butterebbe nel fuoco.
Per un attimo Emma si ricord della volta in cui Jem le aveva raccontato del suo parabatai,
Will, che aveva davvero messo le mani nel fuoco per recuperare una medicina che gli avrebbe salvato
la vita. Forse era meglio evitare di riferire l'aneddoto a Livvy.
Al cinema Watson si mette davanti a Sherlock, quando sparano osserv Ty, pensieroso. 
come essere parabatai.
A quel punto Livvy parve un po' demoralizzata, ed Emma prov dispiacere per lei. Se avesse
ribattuto che non era la stessa cosa, suo fratello Ty avrebbe obiettato. Se gli avesse dato ragione, lui
avrebbe sottolineato che non c'era bisogno di essere parabatai per mettersi di fronte a una persona in
pericolo. Non aveva torto, ma lei capiva il desiderio di Livvy di prestare giuramento insieme al
gemello. Cos sarebbe stata sicura di averlo sempre al proprio fianco.
Trovata! annunci Drusilla all'improvviso. Aveva smesso di rovistare dentro al baule e si era
rialzata in piedi tenendo in mano una lunga pergamena. Livvy, abbandonato il dibattito sui parabatai,
le and subito incontro per aiutarla ad appoggiarla sul tavolo.
In una ciotola trasparente a centrotavola c'erano tanti vetri di mare raccolti dai Blackthorn nel
corso degli anni  frammenti celesti, verdi, rame, rossi. Emma e Ty usarono quelli azzurri per tenere
fermi gli angoli della mappa delle linee di energia.
Tavvy, ora seduto sul bordo del tavolo, aveva iniziato a suddividere gli altri vetri in mucchietti
in base al colore. Emma lo lasci fare: in quel momento non avrebbe saputo in quale altro modo tenerlo
occupato.
Linee di energia disse, facendo scorrere l'indice sui lunghi tratti neri disegnati sulla mappa.
Era una cartina di Los Angeles, risalente probabilmente agli anni Quaranta. Oltre alle linee si vedevano
dei punti di riferimento: la torre del Crossroads of the World di Hollywood, il Bullocks su Wilshire
Boulevard, la funicolare Angels Flight di Bunker Hill, il molo di Santa Monica, l'immutata curva della
costa e dell'oceano. Tutti i corpi sono stati lasciati in un tratto di linea di energia. Per Magnus ha
detto che ci sono dei punti dove tutte le linee convergono.
E cosa c'entra con il resto? chiese Livvy, pragmatica come sempre.
Non lo so, ma non credo che lo avrebbe detto se non fosse stato importante. Immagino che il
punto di convergenza catalizzi un bel po' di potere magico.
Mentre Ty tornava a concentrarsi sulla mappa con rinnovata energia, Cristina entr in biblioteca
e fece segno a Emma di raggiungerla. Lei scivol via dal tavolo e la segu fino alla macchinetta del
caff, vicino alla finestra. Era alimentata a stregaluce, quindi il caff c'era sempre, ma non per questo
era anche sempre buono.
Julian sta bene? le chiese. E Mark?
Stavano parlando quando me ne sono andata. Cristina riemp due tazze di caff nero e ci
aggiunse dello zucchero da un barattolino smaltato posato sul davanzale. Julian lo ha calmato.
Julian saprebbe calmare chiunque. Emma prese in mano la seconda tazza, godendosi il calore
contro la pelle; in realt il caff non le piaceva molto, perci tendeva a evitarlo. E poi aveva cos tanti
nodi allo stomaco che dubitava di poter buttar gi qualcosa.
Torn al tavolo dove i Blackthorn stavano discutendo sulle linee di energia. Be', io non posso
farci niente se non ha senso stava dicendo Ty, irritato.  qui che dovrebbe trovarsi la convergenza.
Dove? chiese Emma, avvicinandosi per guardare.
L. Dru indic il cerchio che Ty aveva tracciato sulla mappa a matita. Era sull'area
corrispondente all'oceano dalla parte di Los Angeles, ancora pi al largo dell'Isola di Santa Catalina.
Fine della possibilit che qualcuno svolga attivit magiche in quel punto.
Forse Magnus diceva cos, tanto per dire propose Livvy.
Forse non sapeva che... stava suggerendo Emma, ma si interruppe quando sent la porta
aprirsi.
Era Julian. Entr nella stanza e poi si fece da parte, diffidente, come un cospiratore che stava
per presentare i risultati di una congiura.
Mark entr dopo di lui. Julian doveva essere andato a recuperare le sue cose dal magazzino,
perch ora indossava un paio di jeans un po' troppo corti  probabilmente un suo vecchio paio  e una
delle magliette del fratello, di un grigio mlange piacevolmente sbiadito dai lavaggi. A contrasto, i
capelli erano molto biondi, quasi argentati. Gli arrivavano alle spalle e sembravano un po' meno
intricati di prima, come se si fosse pettinato almeno le punte.
Ciao disse.
I suoi fratelli lo guardarono in silenzio, con gli occhi spalancati per lo stupore.
Mark voleva salutarvi spieg Julian. Si port una mano dietro alla nuca per scompigliarsi i
capelli, divertito, come se non avesse idea di cosa sarebbe successo a quel punto.
Grazie per i regali di benvenuto che mi avete dato riprese Mark.
I Blackthorn continuarono a fissarlo. Nessuno si mosse tranne Tavvy, che pos con cautela un
vetro di mare sul tavolo.
La scatola spieg. In camera mia.
Emma si sent togliere la tazza di caff dalla mano. Le sfugg un verso di protesta, ma si accorse
che Cristina stava attraversando la stanza, oltrepassando il tavolo, per portarla a Mark.
Tieni, ti va? gli disse con gentilezza e decisione.
Sollevato, lui la accett. Si port la tazza alla bocca e deglut, con il resto della famiglia che lo
osservava incantata come se stesse facendo qualcosa di unico al mondo.
Fece una smorfia. Si allontan da Cristina e sput. Cos'era?
Caff... Cristina era sorpresa.
Sa di veleno amarissimo comment Mark, schifato.
Livvy scoppi a ridere. Quel suono ruppe il silenzio che aleggiava sul resto della stanza,
rianimando una scena che sembrava messa in pausa.
Una volta ti piaceva il caff disse al fratello. Questo me lo ricordo!
Mark fece una smorfia. Non riesco a immaginare come facesse a piacermi. Non ho mai
assaggiato niente di cos disgustoso!
Gli occhi di Ty saettarono prima verso Julian, poi verso Livvy. Sembrava entusiasta,
emozionato, e con le lunghe dita non smetteva di picchiettare il tavolo di fronte a s. Non  pi
abituato al caff. Nel Regno delle Fate non ce l'hanno.
Tieni disse Livvy, alzandosi e prendendo una mela dal tavolo. Mangia questa. And a
portarla al fratello, e a Emma sembr una moderna Biancaneve, con il frutto stretto in una mano
candida. Le mele ti piacciono, vero?
Quale premura, graziosa sorella. Mark si inchin e prese il frutto con Livvy che lo guardava a
bocca semiaperta.
Tu non mi hai mai chiamato "graziosa sorella" disse girandosi verso Julian con sguardo
accusatore.
Lui sorrise. Perch ti conosco troppo bene, marmocchia.
Mark si sfil una catenella dalla quale pendeva la punta di una freccia. Era trasparente, come se
fosse fatta di vetro, ed Emma ricord di aver gi visto qualcosa del genere in alcune immagini che
Diana aveva mostrato loro.
Il ragazzo inizi a utilizzarne il bordo per sbucciare la mela, con molta abilit. Tavvy, che aveva
fatto sbucare solo la testa da sotto al tavolo per monitorare la scena, fece un verso di apprezzamento.
Mark lo vide e gli fece l'occhiolino. Lui allora scapp di nuovo sotto, ma a Emma non sfugg che stava
sorridendo.
Per il resto non riusciva a staccare lo sguardo da Jules. Pens a quando lui aveva sgomberato la
camera di Mark, accatastando con rabbia tutte le cose del fratello in un mucchio, come se questo
potesse servire a distruggere il suo ricordo. Quella foga era durata solo un giorno, ma da allora c'erano
sempre state delle ombre nel suo sguardo. Se Mark fosse rimasto, sarebbero finalmente svanite?
Ti sono piaciuti i regali? domand Dru. C'era ansia sul suo viso rotondetto. Io ti ho messo il
pane con il burro, nel caso ti fosse venuta fame...
Non sapevo bene cosa fossero ammise candidamente Mark. I vestiti sono stati molto utili.
Ma quell'oggetto di metallo nero...
Quello era il mio microscopio disse Ty, guardando Julian in cerca di approvazione. Ho
pensato che magari potesse piacerti.
Julian si appoggi al tavolo. Non chiese a Ty perch Mark avrebbe dovuto desiderare un
microscopio, e si limit a rispondergli con uno dei suoi teneri sorrisi sghembi.  stato un bel gesto,
Ty.
Tiberius vuole fare il detective spieg Livvy a Mark. Come Sherlock Holmes.
Mark sembr non capire.  qualcuno che conosciamo? Uno stregone, forse?
 il personaggio di un libro! esclam Dru ridendo.
Io ho tutti i libri di Sherlock Holmes sottoline Ty. Conosco tutte le storie. Cinquantasei
racconti e quattro romanzi. Se vuoi ti posso dire di cosa parlano. E posso anche farti vedere come si usa
il microscopio.
Io... credo di averlo imburrato ammise Mark, imbarazzato. Non ricordavo che fosse uno
strumento scientifico...
Emma guard Ty, preoccupata. Lui era molto meticoloso con le sue cose: se qualcuno gliele
toccava o spostava, poteva arrabbiarsi molto. Invece ora non sembrava infastidito. Era come se
qualcosa, nell'ingenuit di Mark, lo affascinasse, allo stesso modo in cui a volte lo affascinava un
insolito genere di icore o il ciclo vitale delle api.
Mark aveva tagliato con cura la mela in tanti pezzetti che ora stava mangiando lentamente,
come se fosse abituato a far durare il pi possibile il cibo a disposizione. Era proprio magro, pi magro
degli Shadowhunters della sua et, che invece venivano costantemente incoraggiati a mangiare e ad
allenarsi, mangiare e allenarsi, mettere su muscoli e sviluppare resistenza.
Per via dell'addestramento fisico estenuante e regolare, quasi tutti avevano fisici asciutti,
longilinei o un po' pi muscolosi, ma Drusilla per esempio aveva una corporatura morbida, cosa che
con il passare del tempo la preoccupava sempre di pi. A Emma dispiaceva vedere le sue guance che si
coloravano di rosso quando faticava a entrare nella tenuta per le ragazze del suo gruppo d'et.
Ho sentito che parlavate di convergenze disse Mark avvicinandosi agli altri  con prudenza,
come se temesse la loro accoglienza. Sollev lo sguardo e, sorprendendo Emma, lo rivolse verso
Cristina. Le convergenze delle linee di energia sono luoghi in cui  possibile praticare la magia nera
senza essere individuati. Il Popolo Fatato le conosce molto bene e le utilizza spesso. Ora la punta di
freccia usata per sbucciare la mela era tornata al collo, e scintill quando lui chin la testa per
esaminare la mappa sul tavolo.
Questa  una mappa delle linee di energia a Los Angeles gli spieg Cristina. Tutti i corpi
sono stati rinvenuti lungo il loro tracciato.
No disse Mark, sporgendosi in avanti.
S, invece,  cos ribatt Ty, contrariato.  una mappa delle linee di energia, e i corpi sono
stati abbandonati proprio su quelle.
Ma  la mappa ad avere torto. Le linee non sono accurate, e nemmeno i punti di convergenza.
Mark accarezz con le lunghe dita della mano destra il cerchio a matita disegnato da Ty. No, non 
per niente corretta. Chi  che l'ha fatta?
Julian si avvicin e, per un istante, lui e suo fratello furono spalla a spalla, capelli chiari e scuri
in stridente contrasto. Penso che sia la mappa dell'Istituto.
L'abbiamo presa dal baule disse Emma, sporgendosi sopra di essa dal lato opposto del tavolo.
Insieme a tutte le altre.
Be',  stata manomessa dichiar Mark. Ce ne serve una giusta.
Forse potrebbe procurarcela Diana propose Julian prendendo un blocchetto di carta e una
matita. Oppure chiedere a Malcom.
O magari dare un'occhiata al Mercato delle Ombre sugger Emma, sorridendo impenitente
alla faccia che fece Julian. Ehi,  un'idea come un'altra.
Mark guard Julian, poi tutti gli altri, chiaramente preoccupato. Ho fatto bene? O non avrei
dovuto dirlo?
Ma sei sicuro? disse Ty, spostando lo sguardo dalla mappa a Mark. Qualcosa, nel suo viso, si
era aperto come una porta. Che la mappa sia sbagliata, dico.
Lui annu.
S, allora hai fatto bene. Avremmo potuto sprecare giorni con una mappa errata. Forse anche di
pi.
Mark tir un sospiro di sollievo. Julian gli mise una mano sulle spalle, Livvy e Dru sorrisero
raggianti. Tavvy sbirciava da sotto al tavolo, curioso. Emma guard Cristina. Era come se i Blackthorn
fossero legati fra loro da una specie di forza invisibile; in quel momento erano una famiglia in tutto e
per tutto, e a Emma non dispiaceva se lei e Cristina ne erano escluse.
Potrei tentare di correggerla, ma non so se sono capace. Helen... Lei s che potrebbe farcela.
Mark guard Julian. Ora  sposata e abita lontano, ma penso che per una cosa del genere tornerebbe,
giusto? E magari per rivedere me?
Fu come osservare un pezzo di vetro che andava in frantumi al rallentatore. Nessuno dei
Blackthorn si mosse, nemmeno Tavvy, ma sul viso di tutti loro l'espressione si spense, mentre si
rendevano davvero conto di tutte le cose che Mark ancora non sapeva.
Il ragazzo sbianc e pos con cautela il torsolo della mela sul tavolo. Che c'?
Mark gli disse Julian, guardando verso la porta. Vieni, andiamo a parlare in camera tua, non
qui...
No si oppose l'altro, alzando la voce per la paura. Me lo dite adesso. Dov' la mia sorella di
sangue, la figlia di Lady Nerissa? Dov' Helen?
Ci fu un silenzio dolorosamente imbarazzato. Mark stava fissando Julian, e ora non erano pi
vicini. Si era allontanato da lui, cos in fretta e in silenzio che Emma non se n'era nemmeno accorta.
Avevi detto che era viva disse, spaventato, in tono d'accusa.
Ed  vero! si affrett a spiegargli Emma. Sta bene.
Mark fece un verso d'impazienza. Allora vorrei sapere dove si trova. Julian?
Ma non fu lui a rispondere. L'hanno mandata via quando  stata siglata la Pace Fredda
confess Ty, sorprendendo Emma. Era stato diretto, pragmatico. L'hanno esiliata.
C' stata una votazione aggiunse Livvy. Una parte del Conclave voleva ucciderla, per via
del suo sangue di fata, ma Magnus Bane ha difeso i diritti dei Nascosti. E cos  stata spedita sull'isola
di Wrangel per studiare le difese.
Mark si appoggi al tavolo, con il palmo della mano piatto sul legno come se stesse cercando di
riprendere fiato dopo aver ricevuto un pugno. Isola di Wrangel... sussurr. Fa freddo, ci sono
ghiaccio e neve ovunque. Ho cavalcato sopra quelle terre con la Caccia. Non avrei mai immaginato che
l sotto, tra quelle lande desolate, ci fosse mia sorella...
Anche sapendolo, non ti avrebbero mai permesso di vederla disse Julian.
Ma voi avete lasciato che venisse mandata via. Gli occhi bicolore di Mark sfolgoravano.
Che la esiliassero.
Eravamo bambini. Io avevo dodici anni. Julian non alz la voce, e i suoi occhi azzurri erano
freddi e inespressivi. Non avevamo scelta. Parliamo con lei tutte le settimane e scriviamo al Conclave
una volta all'anno per chiedere che ritorni.
Parole e lettere! esclam Mark, disgustato. Tanto varrebbe non fare niente. Lo sapevo...
sapevo che avevano scelto di non venire a cercarmi disse tra s. Lo sapevo che mi avevano
abbandonato alla Caccia Selvaggia. Deglut amaramente. Pensavo fosse per paura di Gwyn e della
vendetta dei cavalieri. Non perch mi odiavano e mi disprezzavano!
Non era odio disse Julian. Era paura.
Ci dicevano che non potevamo cercarti aggiunse Ty. Si era tolto un giocattolino dalla tasca:
un pezzo di corda che si passava sopra e sotto le dita, piegandolo a forma di otto. Era vietato. Ed 
vietato anche andare a trovare Helen.
Mark rivolse a Julian uno sguardo scuro di rabbia, splendente di nero e bronzo. Ci avete mai
provato?
Non voglio litigare con te, Mark rispose lui. Gli tremava un angolo della bocca, una cosa che
succedeva quando era profondamente scosso. E che, pens Emma, in quel momento solo lei stava
notando.
E non vuoi nemmeno lottare per me, questo  chiaro fu la risposta di Mark. Si guard attorno.
A quanto pare sono tornato in un mondo dove non sono desiderato sentenzi, poi usc dalla
biblioteca sbattendo la porta.
Per un attimo, nessuno fiat.
Vado io annunci finalmente Cristina, correndo fuori dalla stanza. Nel silenzio lasciato dalla
sua uscita di scena tutti i Blackthorn guardarono Jules, ed Emma dovette reprimere l'istinto di andare a
mettersi fra lui e gli occhi supplichevoli dei suoi fratelli. Lo stavano fissando come se potesse risolvere
la situazione, risolvere tutto come aveva sempre fatto.
Ma Julian era immobile, con gli occhi semichiusi, le mani serrate a pugno. Emma ripens a
come lo aveva visto in macchina, disperato. C'erano poche cose al mondo in grado di turbare la calma
di Julian, ma Mark era, da sempre, una di quelle.
Andr tutto bene disse Emma, allungando una mano per dare una lieve pacca sul braccio a
Dru. Ovvio che sia arrabbiato, ne ha tutto il diritto. Per non ce l'ha con nessuno di voi. Guard
Julian da sopra la testa di Drusilla, cercando di incrociare il suo sguardo per dargli coraggio. Si
sistemer tutto.
La porta si riapr, e Cristina ricomparve nella stanza. Julian si volt di scatto a guardarla.
Le sue trecce scure e lucenti erano arrotolate attorno alla testa; quando la scosse, i riflessi
splendettero alla luce. Sta bene annunci lei, ma si  chiuso in camera sua e credo che sia meglio se
lo lasciamo un po' tranquillo. Se volete posso aspettare in corridoio.
Anche Julian scroll il capo. Grazie, ma non c' bisogno che gli facciamo la guardia.  libero
di andare e venire.
E se si fa male? Era stata la debole vocina di Tavvy a porre quella domanda.
Julian si pieg per prenderlo in braccio, stringerlo forte e poi rimetterlo gi. Tavvy per non
lasci la presa sulla sua maglietta. Non succeder lo rassicur.
Voglio salire nello studio disse il piccolo. Non voglio stare qui.
In un primo momento Julian esit, ma poi annu. Quando il suo fratellino era spaventato, spesso
lui lo portava nello studio dove dipingeva. Tavvy si calmava con i colori, i fogli, persino con i pennelli.
Ok, ti porto su. Se qualcuno vuole, in cucina ci sono un po' di pizza avanzata e dei panini. Ah,
anche...
S, Jules,  tutto ok disse Livvy. Si mise a sedere sul tavolo sporgendosi sopra al gemello, che
intanto scrutava la mappa delle linee di energia a labbra strette. Ci pensiamo noi alla cena, non ti
preoccupare.
Vengo su io a portarti qualcosa si offr Emma. Anche a Tavvy, ovviamente.
Grazie le sillab lui in silenzio prima di girarsi verso la porta. Prima che potesse uscire, Ty,
che non aveva pi parlato da quando Mark se n'era andato, riapr bocca. Non lo punirai disse,
stringendo forte la cordicella avvolta attorno alle dita della mano sinistra. Non lo punirai, vero?
Julian si volt, chiaramente sorpreso. Punire Mark? E per cosa?
Per tutte le cose che ha detto. Ty era arrossito mentre faceva scivolare lentamente il pezzo di
corda tra le dita. Dopo tutti quegli anni passati a osservarlo, e a cercare di capirlo, Julian era giunto alla
conclusione che, quando si trattava di luci e suoni, Ty fosse molto pi sensibile della maggior parte
delle persone. Se invece c'era di mezzo il tatto, ne era affascinato. Era cos che aveva imparato a
distrarlo e a costruirgli oggetti da manipolare, osservandolo mentre dedicava ore ad analizzare la
consistenza della seta o della carta vetrata, le increspature sulla superficie delle conchiglie e la
ruvidezza dei sassi. Erano vere. Erano la verit. Lui ci ha detto la verit e ha contribuito alle indagini.
Non dovrebbe essere punito per questo.
Certo che no lo rassicur Julian. Nessuno di noi lo punir.
Non  colpa sua se non capisce tutto aggiunse Ty. O se per lui tutto questo  troppo. Non 
colpa sua.
Ty-Ty lo chiam Livvy. Era il soprannome che Emma aveva dato a Tiberius quando era
piccolo, e da allora tutti avevano iniziato a usarlo. Gli sfreg una spalla. Andr tutto bene.
Io non voglio che Mark se ne vada di nuovo. Capisci, Julian?
Emma vide il peso di quell'ennesima responsabilit posarsi letteralmente sulle spalle di Julian.
Capisco, Ty.
8
UN GRAN VENTO SOFFI DA UNA NUBE
Emma apr la porta dello studio di Julian con una spalla, facendo di tutto per non rovesciare la
zuppa dalle scodelle che stava trasportando. Lo studio era composto da due stanze: quella in cui faceva
entrare tutti e un'altra. Sua madre Eleanor aveva usato il locale pi grande come studio e quello pi
piccolo come camera oscura per sviluppare fotografie. Ty aveva chiesto pi volte se le soluzioni
chimiche e l'attrezzatura fossero ancora intatte e, nel caso, se potesse usarle.
Ma la seconda stanza era l'unico argomento sul quale Julian non cedeva alla volont dei fratelli
minori, l'unico caso in cui non offriva loro ci che era suo. La porta dipinta di nero rimaneva sempre
chiusa a chiave, e neppure a Emma era consentito l'accesso.
Non che lei gli avesse mai chiesto di entrare. Julian era cos aperto che non voleva rinfacciargli
giusto quella piccola fetta di riservatezza che poteva rivendicare.
La stanza principale dello studio era stupenda. Due pareti erano interamente di vetro: la prima
dava sull'oceano, la seconda sul deserto; le altre due erano dipinte di un color tortora tendente al crema,
e a decorarle c'erano ancora le tele della madre di Julian, quadri astratti dai colori vivaci.
Ora Jules era in piedi davanti all'isola centrale, un blocco di granito massiccio con la superficie
ricoperta da fasci di carte, scatole di acquarelli e un cumulo di tubetti di colori dai nomi poetici: cremisi
d'alizarina, rosso cardinale, arancio cadmio, blu oltremare.
Sollev una mano e si mise un dito sulle labbra, lanciando uno sguardo al suo fianco. Seduto
davanti a un piccolo cavalletto c'era Tavvy, armato di cofanetto di colori atossici aperti. Li stava
spalmando su un lungo foglio di carta paraffinata e sembrava soddisfatto dalla sua creazione
multicolore. I riccioli neri del bambino erano sporchi qua e l di pittura arancione.
Sono appena riuscito a calmarlo bisbigli Julian quando Emma si avvicin con le scodelle.
Come va? Qualcuno ha parlato con Mark?
Ha ancora la porta chiusa rispose Emma. Gli altri sono in biblioteca. Dai, mangia. L'ha
preparata Cristina. Zuppa di tortilla. Anche se dice che abbiamo i peperoncini sbagliati.
Julian prese una scodella e si inginocchi per porgerla a Tavvy. Suo fratello alz lo sguardo e fu
stupito di vedere Emma, come se prima non si fosse accorto della sua presenza. Jules ti ha fatto vedere
i disegni? chiese. All'arancione e al giallo tra i suoi capelli si era aggiunto anche il blu. Sembrava un
tramonto.
Quali disegni? chiese Emma mentre Julian si rimetteva dritto.
I nostri. Le carte.
Emma inarc un sopracciglio. Quali carte?
Lui arross. Ritratti. Li ho fatti nello stile dei tarocchi Rider-Waite.
I tarocchi dei mondani? domand Emma mentre lui prendeva la cartelletta in cui riponeva i
suoi lavori. In genere gli Shadowhunters si tenevano ben alla larga dagli oggetti della superstizione
mondana: strumenti per la chiromanzia o l'astrologia, sfere di cristallo, tarocchi. Non era vietato
possederli o toccarli, per venivano associati a personaggi sgradevoli che vivevano ai margini della
magia, come Johnny Rook.
Un po' modificati disse Julian aprendo la cartelletta e facendo scorrere vari fogli con
illustrazioni vivaci e molto caratteristiche. C'era Livvy con la sua sciabola e i capelli al vento: sotto,
anzich il suo nome, c'era scritto LA PROTETTRICE. Come sempre, Emma ebbe l'impressione che le
creazioni di Julian fossero in grado di sbucare fuori dal foglio o dalla tela, entrando in contatto diretto
con il suo cuore e facendola sentire in sintonia perfetta con lo stato d'animo di Jules nel momento in
cui aveva dipinto. Osservando il ritratto di Livvy, Emma prov una scossa di ammirazione, amore,
persino timore della perdita. Lui non ne parlava mai, ma sospettava che stesse vedendo Livvy e Ty
diventare adulti con pi che un pizzico di apprensione.
E poi c'era Tiberius, con una falena, sfinge testa di morto, che gli sfarfallava sulla mano, il bel
viso abbassato e nascosto agli occhi dello spettatore. Quel disegno trasmetteva a Emma un senso di
amore fiero, un misto di intelligenza e vulnerabilit. Sotto, la scritta IL GENIO.
Poi c'erano LA SOGNATRICE, ovvero Dru con la testa immersa in un libro, e
L'INNOCENTE, alias Tavvy in pigiama, con la testolina addormentata sulla mano semichiusa. Colori
caldi, amorevoli, suadenti.
E poi c'era Mark. Braccia incrociate al petto, capelli biondo paglia, indossava una maglietta con
il disegno di due ali dispiegate. Su ognuna c'era un occhio: oro da una parte, azzurro dall'altra. Attorno
alla caviglia aveva una corda che usciva dalla cornice.
IL PRIGIONIERO, diceva la didascalia.
Emma sent la spalla di Julian contro la propria quando si sporse in avanti per studiare meglio
l'immagine. Come tutti i disegni che faceva, anche quello dedicato a Mark sembrava parlarle in un
linguaggio muto: denunciava perdita, dolore, anni impossibili da recuperare.
 a questi che stavi lavorando mentre eri in Inghilterra? chiese.
S. Speravo di completarli tutti. Si mise una mano fra i capelli e scosse l'intrico di riccioli
scuri. Forse dovrei cambiare titolo alla carta di Mark. Ora che  libero...
Se rester libero. Emma mise da una parte il disegno e vide che il successivo era il ritratto di
Helen in mezzo ai banchi di ghiaccio, con i capelli chiari coperti da un berretto di lana. LA
SEPARATA, diceva la didascalia. C'era un'altra carta, LA DEVOTA, per sua moglie Aline, con i
capelli scuri che le formavano una nuvola attorno alla testa e l'anello dei Blackthorn al dito. L'ultima
carta era per Arthur, seduto alla sua scrivania. Sul pavimento sotto di lui correva una striscia rosso
sangue. Non c'era didascalia.
Julian prese i disegni e li rimise nella cartelletta. Non sono ancora ultimati.
E io avr la mia carta? scherz Emma. Oppure  esclusiva dei Blackthorn, per diritto di
nascita o matrimoniale?
Perch non disegni Emma? chiese Tavvy guardando il fratello. Non hai mai fatto un ritratto
a Emma.
Emma vide Julian irrigidirsi. Era vero. Capitava di rado che Julian disegnasse le persone, e
comunque con Emma aveva rinunciato anni prima. L'ultima volta era stata in occasione del dipinto di
famiglia al matrimonio di Helen e Aline.
Stai bene? gli chiese, a voce abbastanza bassa da poter sperare di non essere sentita da Tavvy.
Lui sospir, forte, e apr gli occhi, distendendo i muscoli. I loro sguardi si incrociarono, e il
nodo di rabbia che lei aveva iniziato ad avvertire dentro allo stomaco si dissolse. Julian aveva
un'espressione aperta, vulnerabile. Mi dispiace disse.  solo che... Ho sempre pensato che, al suo
ritorno, al ritorno di Mark intendo, lui ci avrebbe aiutati. Che avrebbe preso le redini, si sarebbe
occupato di tutto. Non avrei mai immaginato di ritrovarmi con un'altra emergenza da gestire.
In quell'istante Emma venne riportata indietro a tutte le settimane, ai mesi, seguiti al rapimento
di Mark e all'esilio di Helen, quando Julian si svegliava di notte gridando i nomi dei fratelli maggiori
che non c'erano pi, che non ci sarebbero pi stati. Si ricord del panico che lo faceva correre in bagno
a vomitare, delle notti in cui lei lo aveva tenuto stretto sul freddo pavimento di piastrelle, mentre
tremava come se avesse avuto la febbre.
Non ce la faccio le aveva detto. Non posso farcela da solo. Non posso crescerli io. Non
posso crescere quattro bambini. Emma sent di nuovo la rabbia diffondersi per tutto lo stomaco, ma
stavolta era nei confronti di Mark.
Jules? lo chiam Tavvy, agitato. Julian si pass una mano sul viso. Era una specie di gesto
compulsivo, come se stesse pulendo un cavalletto dalla pittura; dopo che la mano si fu riabbassata,
paura ed emozione gli erano sparite dallo sguardo.
Sono qui disse al piccolo prendendolo in braccio. Tavvy, assonnato, gli pos la testa sulla
spalla, sporcandogliela tutta di pittura, ma non sembrava che a Jules desse fastidio. Appoggi il mento
sui ricci del fratellino e rivolse a Emma un sorriso.
Fai finta che non ti abbia detto niente, dai. Adesso lo porto a letto, ed  meglio se ci vai anche
tu.
Ma Emma si sentiva bruciare nelle vene un potente elisir di rabbia mista a senso di protezione.
Nessuno doveva ferire Julian. Nemmeno il suo tanto sospirato, tanto amato fratello.
Come no. Prima per devo fare una cosa.
Julian parve allarmato. Emma, non provare a...
Ma lei era gi sparita.
Adesso Emma era in piedi davanti alla porta di Mark, con le mani sui fianchi. Mark! Buss
per la quinta volta. Mark Blackthorn, so che sei l dentro. Apri.
Silenzio. Curiosit e rabbia lottarono contro il rispetto per l'intimit di Mark, e ne uscirono
vincitrici. Le rune di Apertura non funzionavano con le porte dell'Istituto, perci si tolse un coltello
dalla cintura e lo infil nella fessura tra l'anta e lo stipite. Il chiavistello scatt e la porta si spalanc.
Emma si sporse con la testa dentro la camera. Le luci erano accese, le tende chiuse sul buio
esterno. Coperte aggrovigliate e letto vuoto.
Anzi, vuota tutta la stanza: di Mark non c'era traccia.
Emma richiuse la porta e si gir, sbuffando per l'esasperazione. Per poco non le venne un
infarto: dietro di lei c'era Dru, con gli occhi scuri sbarrati. Stringeva al petto un libro.
Dru! Lo sai che di solito quando qualcuno mi sorprende alle spalle io lo pugnalo? Emise un
sospiro tremante.
Dru sembrava gi di corda. Stai cercando Mark.
Emma non vedeva motivi per non ammetterlo. Vero.
L dentro non c'.
Vero anche questo. Serata perfetta per ribadire cose ovvie, eh? scherz Emma, rivolgendo a
Dru un sorriso. In realt dentro prov una fitta di dispiacere. I gemelli erano cos uniti, e Tavvy ancora
cos dipendente da Jules, che per Dru era difficile trovare la sua collocazione all'interno della famiglia.
Star bene, tranquilla.
 sul tetto disse Dru.
Emma alz un sopracciglio, perplessa. Cos' che te lo fa pensare?
Ci saliva sempre, quando c'era qualcosa che non andava. Guard in direzione della finestra in
fondo al corridoio. E stando l sopra, poi, sar sotto il cielo. Potrebbe vedere la Caccia Selvaggia, se
passasse.
Emma rabbrivid. Non passer. I loro cavalieri non passeranno di qui, non se lo porteranno via
di nuovo.
Nemmeno se  lui a volerlo?
Dru...
Vai su e riportalo qui. Ti prego, Emma.
Emma si chiese se anche vista da fuori non sembrasse sconvolta, visto che era cos che si
sentiva dentro. Perch io?
Perch sei carina rispose Dru, un po' malinconica, abbassando lo sguardo sul proprio corpo
rotondeggiante. E i ragazzi fanno quello che vogliono le ragazze carine. Lo ha detto la prozia
Marjorie. Ha detto che se non fossi la palla di ciccia che sono, sarei carina e i maschi farebbero quello
che dico io.
Emma rimase scioccata. Quella vecchia str... strega, scusa, ha detto cosa?
Dru strinse pi forte a s il libro. Be', palla di ciccia non suona proprio cos male, o s? Magari
potrei essere qualcosa di tenero, tipo uno scoiattolo grigio o un criceto.
Tu sei molto pi bella di un criceto. Hanno dei denti assurdi, e poi squittiscono in maniera
fastidiosa ribatt Emma arruffandole i capelli. Sei una meraviglia, Dru, e lo sarai sempre. Adesso
lasciami andare a vedere cosa riesco a combinare con tuo fratello.
I cardini della botola che dava sul tetto non venivano oliati da mesi; cigolarono forte quando
Emma, aggrappandosi all'ultimo piolo della scala, diede una spinta verso l'alto. La botola si apr e lei
usc sul tetto.
Si mise in piedi, tremando. Il vento che soffiava dall'oceano era freddo, e sopra a jeans e
canottiera indossava soltanto una giacchina di cotone. Sentiva le tegole ruvide sotto i piedi nudi.
Era salita su quel tetto troppe volte per poterle contare. Era piatto, quindi era facile camminarci
su; presentava solo un leggero pendio vicino ai bordi, dove le tegole lasciavano il posto alle grondaie di
rame. C'era addirittura una sedia di ferro pieghevole, dove a volte Julian si sedeva a dipingere. Aveva
attraversato un'intera fase artistica di tramonti sull'oceano, poi interrotta quando si era messo a
inseguire i colori cangianti del cielo convinto che ogni momento fosse migliore del precedente, e
finendo quindi per produrre solo tele nere.
C'erano pochi posti in cui nascondersi, l sopra, ed Emma ci mise un secondo a individuare
Mark, seduto sul bordo del tetto con le gambe a penzoloni nel vuoto e lo sguardo fisso verso l'oceano.
Gli si avvicin, con le trecce bionde che le sferzavano il viso per colpa del vento. Le scost,
irritata, chiedendosi se Mark la stesse ignorando apposta o proprio non si fosse accorto del suo arrivo.
Si ferm a qualche passo da lui, ripensando a quanto fosse stato duro con Julian.
Mark.
Lui volt lentamente la testa. Alla luce della luna era una figura in bianco e nero: sarebbe stato
impossibile indovinare che aveva gli occhi di colore diverso. Emma Carstairs.
Nome e cognome. Non era di grande incoraggiamento. Sono venuta qui per riportarti di sotto.
Stai spaventando la tua famiglia e stai sconvolgendo Jules gli disse tenendosi le braccia incrociate al
petto.
Jules... ripet lui piano.
Julian. Tuo fratello.
Voglio parlare con mia sorella. Voglio parlare con Helen.
Bene. Quando ti pare. Le puoi telefonare, oppure possiamo fare in modo che sia lei a chiamare
te. Puoi anche usare, che ne so, Skype, se preferisci. Te lo avremmo detto prima, se non ti fossi messo a
sbraitare.
Skype? Mark la guard come se le fossero spuntate tre teste.
 una cosa del computer. Ty sa come si usa. Mentre parli con una persona, puoi anche
vederla.
Come lo specchio nero delle fate?
Pi o meno. Emma avanz appena, come se stesse tentando di avvicinare un animale che
avrebbe potuto spaventarsi. Torni gi?
Preferisco stare qui. Dentro soffocavo con tutta quell'aria morta, schiacciata dal peso di tutte
quelle costruzioni artificiali... Tetto, legno, vetro e pietra. Come fate a vivere cos?
Per sedici anni te la sei cavata benissimo.
Me lo ricordo a malapena... Sembra un sogno. Si rimise a fissare l'oceano. Quanta acqua
disse. La vedo e posso vederle anche attraverso. Distinguo i demoni nelle sue profondit. La vedo, e
non mi sembra vera.
Quello Emma lo capiva. L'oceano aveva preso i corpi dei suoi genitori e poi li aveva restituiti
distrutti, svuotati. Dai rapporti sapeva che erano gi morti quando li avevano buttati in acqua, ma
questo non contava. Ripens ai versi di una poesia sull'oceano che una volta aveva sentito recitare ad
Arthur: Acqua morta si stende, e alte navi si inabissano, e profonda aspetta la morte.
Ecco cos'era per lei l'oceano dietro le onde. La morte che aspettava profonda.
Ma nel Regno delle Fate ci sar dell'acqua, o no? chiese.
Neanche un mare. L'acqua non basta mai. Spesso la Caccia Selvaggia cavalcava senza bere
per giorni. Gwyn ci permetteva di fermarci solo se stavamo per svenire. E nella Regione selvaggia del
Regno delle Fate esistono delle fontane, da cui per scorre sangue.
Perch tutto il sangue che viene versato sulla terra scorre attraverso le sorgenti di quel
Paese... disse Emma. Non pensavo fosse in senso letterale.
E io non sapevo che conoscessi questi antichi versi. Mark la guard con vero interesse per la
prima volta da quando era tornato all'Istituto.
Tutta la famiglia ha sempre cercato di imparare pi cose possibili sul Regno delle Fate gli
spieg, mettendosi seduta al suo fianco. Da quando siamo tornati dalla Guerra Oscura, Diana ci ha
tenuto lezioni, e anche i pi piccoli volevano sapere del Popolo Fatato. Perch c'eri tu.
Dev'essere una parte del programma scolastico degli Shadowhunters particolarmente sgradita,
considerata la storia recente.
Non  colpa tua quello che il Conclave pensa delle fate disse Emma. Tu sei uno
Shadowhunter e non hai mai partecipato al tradimento.
Sono uno Shadowhunter,  vero, ma faccio anche parte del Popolo Fatato, come mia sorella.
Mia madre era Lady Nerissa.  morta dopo la mia nascita e non avendo nessuno che si occupasse di noi
io e Helen siamo stati restituiti a nostro padre. Per mia madre apparteneva al ceto nobile, uno dei
ranghi pi alti delle fate.
E nella Caccia ti trattavano meglio per questo?
Mark scosse la testa una volta soltanto. Credo che ritengano mio padre responsabile della sua
morte. Perch, andandosene, le aveva spezzato il cuore. E questa convinzione non li ha resi bendisposti
nei miei confronti. Si port una lunga ciocca di capelli biondi dietro all'orecchio. Niente che il
Popolo Fatato abbia mai fatto al mio corpo o alla mia mente  stato duro quanto scoprire che il
Conclave non sarebbe venuto a riprendermi. Che non avrebbero mandato delle squadre di ricerca. Me
lo ha detto Jace, quando ci siamo incontrati nel Regno delle Fate. "Fagli vedere di che pasta  fatto uno
Shadowhunter." Ma di che pasta sono fatti, se abbandonano i loro simili?
Quelli del Consiglio non sono tutti gli Shadowhunters del mondo, Mark. In tanti pensano che
quello che ti hanno fatto  sbagliato. E Julian non ha mai smesso di provare a far cambiare idea al
Conclave. Emma pens per un attimo di dargli una pacca sul braccio, ma poi ritenne che non fosse il
caso. In quel ragazzo c'era ancora un che di ferino. Sarebbe stato come allungare una mano per
accarezzare un leopardo. Lo vedrai tu stesso, ora che sei a casa.
Sono a casa? ripet Mark. Scosse la testa, come un cane che si scrollava l'acqua di dosso.
Forse sono stato ingiusto con mio fratello. Forse non avrei dovuto aggredirlo cos. Mi sento come...
come se fossi in un sogno. Mi sembrano passate settimane da quando sono venuti alla Caccia a dirmi
che dovevo tornare nel mondo.
Ti hanno detto che saresti tornato a casa?
No. Mi hanno detto che non avevo altra scelta se non lasciare la Caccia. Era un ordine del Re
della Corte Unseelie. Mi hanno tirato gi da cavallo e mi hanno legato le mani. Abbiamo cavalcato per
giorni... Mi hanno dato da bere un intruglio che mi ha fatto venire le allucinazioni e immaginare cose
che non esistevano. Abbass lo sguardo sulle proprie mani. Cos non sarei pi riuscito a trovare la
strada per tornare indietro. Ma avrei preferito se non lo avessero fatto. Sai, mi sarebbe piaciuto arrivare
qui come sono stato per anni, da valoroso membro della Caccia. Mi sarebbe piaciuto farmi vedere dai
miei fratelli fiero e orgoglioso, non strisciante e pieno di paure.
In effetti adesso sembri molto diverso gli disse Emma. Era vero. Sembrava una persona che
si  risvegliata dopo cent'anni di sonno e si scrolla di dosso la polvere di sogni secolari. Aveva provato
terrore; ora le sue mani erano ferme e l'espressione cupa.
A un tratto le fece un sorriso obliquo.
Quando mi hanno ordinato di svelare la mia identit, al Santuario, pensavo di essere in un altro
di quei sogni.
Un bel sogno?
Mark esit, poi scosse la testa. I primi giorni con la Caccia, quando disobbedivo, mi
inducevano dei sogni, incubi terrificanti, visioni dei miei famigliari che morivano. Pensavo che li avrei
rivisti solo cos, da morti. Ero terrorizzato, non per me stesso, ma per Julian.
Ma adesso sai che non  un sogno. Hai visto la tua famiglia, la tua casa...
Emma, basta. Strinse forte le palpebre come se provasse dolore. Posso dirti queste cose
perch tu non sei una Blackthorn. Non hai il loro sangue nelle vene. Io sono stato nel Regno delle Fate
per anni, ed  un posto dove il sangue mortale viene trasformato in fuoco.  un posto di bellezza e di
terrore che va oltre quello che si potrebbe immaginare qui. Ho cavalcato con la Caccia Selvaggia. Ho
scolpito un chiaro sentiero di libert tra le stelle e ho corso pi veloce del vento. E adesso mi viene
chiesto di camminare ancora sulla terra.
Il tuo posto  dove ti vogliono bene gli disse Emma. Era una frase che le aveva detto suo
padre, qualcosa in cui aveva sempre creduto. Il suo posto era l perch Jules e i ragazzi le volevano
bene. Ti volevano bene, nel Regno delle Fate?
Fu come se un'ombra scendesse sugli occhi di Mark: una tenda che si chiude in una stanza buia.
Ci tenevo a dirtelo. Sono sinceramente costernato per i tuoi genitori.
Emma rimase in attesa di sentire che dentro le si accendesse quel fuoco di rabbia nauseante
scatenata da chiunque nominasse i suoi genitori, fatta eccezione per Jules, invece non accadde nulla.
C'era stato qualcosa nel modo in cui Mark aveva pronunciato quella frase, qualcosa in quella strana
commistione di formalit tipica delle fate e dispiacere autentico, che in un modo o nell'altro l'aveva
tranquillizzata.
E a me dispiace per tuo padre gli disse.
L'ho visto trasformato. Per non l'ho visto morire nella Guerra Oscura. Spero non abbia
sofferto.
Emma prov un brivido di shock che le sal su per la spina dorsale. Mark non sapeva come era
morto suo padre? Nessuno glielo aveva detto? ...  successo nel pieno della battaglia. Una cosa
molto rapida.
L'hai visto?
Emma si affrett a rimettersi in piedi. Adesso  tardi. Meglio se andiamo a dormire.
Lui la osserv con il suo sguardo inquietante. Tu non vuoi dormire le disse, e all'improvviso
le sembr selvaggio: selvaggio come le stelle o il deserto, selvaggio come tutte le cose naturali e
indomite. Tu sei sempre stata un'amante delle avventure, Emma, e non credo che ora le cose siano
cambiate, giusto? Per quanto tu possa essere legata al mio mansueto fratellino...
Julian non  mansueto come intendi tu protest, infastidita.  una persona responsabile.
E vorresti farmi credere che c' differenza?
Emma alz lo sguardo verso la luna, poi lo riabbass su Mark. Cosa vorresti dire?
Mentre osservavo l'oceano mi  venuta in mente una cosa disse lui. Forse potrei essere in
grado di trovare il punto di convergenza delle linee di energia. Ho gi visto posti di quel genere, con la
Caccia. Emanano una forza che le fate sono in grado di percepire.
Che cosa?! Ma come...
Te lo mostrer. Vieni a cercare questo posto con me. Perch aspettare? L'indagine  urgente,
no? C' un assassino da trovare, mi sembra.
Emma si sent travolgere dall'entusiasmo e da una voglia matta di entrare in azione. Cerc di
non lasciar trasparire quanto fosse intenso il suo desiderio, il suo bisogno di sapere, di agire, di buttarsi
a capofitto nelle ricerche, nei combattimenti, nelle scoperte. Jules disse. Dobbiamo dirgli di venire
con noi.
Mark non fu felice della proposta. Non mi va di vederlo.
Emma non cedette. Allora non andiamo. Lui  il mio parabatai: dove va lui, vado anch'io.
Qualcosa balen negli occhi di Mark. Se non vuoi venire senza di lui, non se ne fa niente. Non
puoi costringermi a darti quest'informazione.
Costringerti? Mark, ma... Emma si interruppe, esasperata. E va bene, va bene. Andiamo.
Noi due e basta.
Noi due e basta ripet Mark, alzandosi in piedi. I suoi movimenti erano rapidi e leggiadri in
maniera sconvolgente. Ma prima devi farti valere.
E con quella frase fece un passo gi dal tetto.
Emma corse verso il ciglio e si sporse: eccolo l, aggrappato alla parete dell'Istituto, a un
braccio di distanza sotto di lei. La stava guardando con un sorriso fiero stampato in faccia: un sorriso
che parlava di vento freddo e di vuoto, della superficie impetuosa dell'oceano, del bordo sfilacciato
delle nubi, che ammiccava al lato libero e selvaggio di Emma, quello che sognava fuoco e battaglia,
sangue e vendetta.
Scendi insieme a me le disse, e adesso nella voce c'era una nota di scherno.
Tu sei pazzo sibil Emma, ma intanto lui aveva gi iniziato ad arrampicarsi in discesa lungo
la facciata sfruttando, con mani e piedi, appigli che Emma non riusciva nemmeno a vedere. Le manc il
fiato. Il palazzo era piuttosto alto: se fosse caduta dal tetto dell'Istituto sarebbe potuta tranquillamente
morire. Non c'era garanzia che un iratze l'avrebbe salvata.
Si pieg sulle ginocchia e diede le spalle all'oceano. Scivol verso il basso, grattando le tegole
con le unghie, poi si ritrov appesa alla grondaia con le mani, mentre le gambe penzolavano in aria.
Cerc a tentoni la parete con i piedi nudi; grazie all'Angelo non portava gli stivali, e la loro
pelle era ispessita dalle lunghe camminate e dai combattimenti; scivol lungo il muro finch non trov
una crepa. Ci infil dentro gli alluci e allegger il peso dalle braccia.
Non guardare in basso.
Da quando aveva memoria, la voce dentro la testa che calmava il suo panico era sempre stata
quella di Jules. La sentiva anche adesso, mentre abbassava le mani e inseriva le dita nello spazio fra
due mattoni. Scese con il corpo, prima di un paio di centimetri soltanto, poi un po' di pi quando trov
un altro appiglio per i piedi. Le sembr di sentire Jules: "Stai scendendo dagli scogli di Leo Carrillo.
Sei a pochi passi dalla sabbia soffice. Non c' pericolo".
Il vento le soffiava i capelli sul viso. Gir la testa per toglierseli dagli occhi e si rese conto di
essere in corrispondenza di una finestra. Dietro alle tende brillava una luce tenue. La stanza di Cristina,
forse?
Sei sempre stata cos spericolata?
Di pi dopo la Guerra Oscura...
Era arrivata a met strada, dedusse alzando gli occhi verso il tetto che si allontanava sempre di
pi. Aveva preso velocit, le dita delle mani e dei piedi trovavano in fretta nuovi appigli. L'intonaco tra
i mattoni era d'aiuto, impediva ai palmi sudati di scivolare quando li afferrava e poi li lasciava
premendo forte il corpo contro la parete. Poi, a un tratto, abbassando il piede scopr di aver toccato
terra.
Si lasci cadere morbidamente sulla sabbia. Erano sul lato est dell'edificio, di fronte al giardino,
prima del piccolo parcheggio e del deserto.
Mark era gi l, ovviamente, rischiarato dalla luce lunare e quasi parte integrante del deserto,
un'insolita scultura di pietra nuova e pallida. Emma aveva il fiatone mentre si allontanava dalla parete
dell'Istituto, ma era per colpa dell'euforia: aveva il cuore che le martellava dentro al petto e il sangue
che le pulsava forte nelle vene. Sentiva il sapore del sale nel vento, in bocca.
Mark si dondol all'indietro, con le mani in tasca. Seguimi sussurr, poi si allontan
dall'edificio andando verso la sabbia e gli arbusti del deserto.
Aspetta! Mark si ferm e gir la testa per guardarla. Armi gli disse. E scarpe. Emma
and verso la sua macchina, apr il bagagliaio grazie a una veloce runa di Apertura e all'interno trov la
tenuta, oltre a una catasta di armi. Si mise a rovistare affannosamente finch non trov un paio di stivali
di riserva e una cintura. Allacci in fretta quest'ultima, ci ficc dentro qualche pugnale, ne prese un po'
di scorta e si infil gli stivali.
Per fortuna, nel viaggio-lampo di ritorno da Malcom aveva dimenticato Cortana nel bagagliaio.
Prese l'arma e se la mise sulla schiena prima di correre da Mark, che accett senza parlare la spada
angelica e i coltelli che lei gli offr e poi le fece segno di seguirlo.
Dietro al muretto che circondava il parcheggio sorgeva il giardino roccioso, un luogo
solitamente tranquillo dove crescevano cactus intervallati qua e l da statue di gesso che raffiguravano
eroi classici, un'idea di Arthur. Quando si era trasferito all'Istituto se le era fatte spedire
dall'Inghilterra, e ora spuntavano fra i cactus come presenze anomale.
Ma adesso l c'era dell'altro. Un'ombra scura, imponente, coperta da un drappo. Mark si
avvicin, ancora con quello strano sorriso; Emma si fece da parte per lasciarlo passare e rimase a
osservarlo mentre sollevava il grande telo nero.
Sotto c'era una motocicletta.
Emma si lasci sfuggire un breve sussulto. Non era di una marca che conoscesse:
bianco-argento, sembrava fatta d'osso scolpito. Brillava sotto la luce della luna, e per un attimo ebbe
l'impressione di potervi vedere attraverso, come a volte vedeva attraverso gli incantesimi,
riconoscendovi una criniera che si scuoteva e due grandi occhi...
Quando prendi un destriero del Regno delle Fate, fatto di sostanza magica, la sua natura pu
cambiare per adattarsi al mondo dei mondani le disse Mark, sorridendo di fronte alla sua espressione
allibita.
Mi vuoi dire che una volta questa era un cavallo? Quindi  una ponycicletta? chiese Emma,
dimenticandosi di sussurrare.
Il sorriso di lui si allarg. Sono tanti i tipi di destrieri che viaggiano con la Caccia Selvaggia.
Emma era gi accanto all'insolito mezzo e lo stava accarezzando. Il metallo era liscio come
vetro e freddo sotto le sue dita, color bianco latte e splendente. Era da una vita che voleva salire in sella
a una moto. Jace e Clary erano andati su una moto volante. C'erano dei quadri che li ritraevano.
Vola?
Mark annu, e lei perse la testa.
Voglio guidarla. Non solo salirci, guidarla proprio.
Mark le fece un cerimonioso inchino. Fu un gesto aggraziato, fuori luogo, adatto alla corte di un
Re di cent'anni addietro. Allora prego, accomodati.
Julian mi ammazzerebbe disse d'istinto, senza smettere di accarezzare la moto. Bella
com'era, il pensiero di guidarla le diede un brivido d'impazienza  non aveva il tubo di scappamento n
il contachilometri o altri pezzi normalmente presenti su un mezzo di quel genere.
Non mi sembri una tanto facile da ammazzare le disse Mark, e ora aveva smesso di ridere. La
guardava negli occhi, con aria di sfida.
Senza sprecare un'altra parola, Emma sal a cavalcioni sulla moto. Si pieg in avanti per
afferrare le manopole e fu come se si arcuassero per adattarsi meglio alle sue mani. Guard Mark.
Salta dietro, se vuoi partire.
Sent la moto muoversi sotto di lei mentre anche Mark saliva a bordo, aggrappandosi
delicatamente ai suoi fianchi. Sospir, con le spalle che si irrigidivano.  viva le sussurr lui.
Risponder ai tuoi comandi, se lo vorrai.
"Vola" pens.
La moto schizz in aria e Emma lanci un grido, met di paura e met di piacere. Sent le mani
di Mark stringerla pi forte mentre insieme sfrecciavano verso il cielo, sempre pi lontano da terra.
Erano avvolti dal vento. Libero dalla gravit, il veicolo correva al comando di Emma, alla quale
bastava piegarsi in avanti per comunicare con il corpo la volont di accelerare.
Saettarono oltre l'Istituto, lungo la strada che scendeva verso la statale. Corsero sopra di essa
mentre, man mano che si avvicinavano alla Pacific Coast Highway, il vento del deserto lasciava posto
al sale sulla lingua. Sotto di loro le macchine erano linee di luce continua che scorrevano
strombazzando. Grid di gioia, spingendo la moto al massimo: pi veloce, pi veloce.
La spiaggia scivolava sotto i loro piedi, sabbia oro pallido tinta di bianco dalla luce delle stelle,
finch non furono sopra l'oceano. La luna li invitava a percorrere un sentiero d'argento; Emma sent
che Mark le stava gridando qualcosa nell'orecchio, ma in quell'istante per lei esistevano solo l'oceano
e la moto, mentre il vento le sferzava i capelli all'indietro facendole lacrimare gli occhi.
Finch abbass lo sguardo.
Da un lato e dall'altro rispetto al sentiero rischiarato dalla luna c'era l'acqua, blu scuro
nell'oscurit. La terra era una linea distante di puntini luminosi, l'ombra delle montagne
un'impressione sullo sfondo del cielo. E sotto c'era l'oceano, la distesa sconfinata dell'oceano. Fu
allora che Emma riconobbe il freddo familiare della paura, come un blocco di ghiaccio che veniva
applicato senza preavviso sulla nuca e si trasmetteva per tutto il corpo.
L'oceano e poi, ecco, la sua immensit, ombre e sale, fiera acqua scura piena di vuoto alieno e
dimora di mostri. Immagina di cadere in quell'acqua e di sapere che  sotto di te, anche mentre
annaspi disperatamente per cercare di rimanere in superficie: il terrore di capire cosa c' sotto 
profondit di nulla e di mostri, una distesa infinita di tenebre e un fondale lontanissimo  porterebbe la
tua mente alla follia.
Sent la moto dare dei colpi, ribellarsi sotto le sue mani. Si morse forte un labbro, richiamando
il sangue in superficie, concentrandosi al massimo.
Il veicolo fece inversione e ripart veloce in direzione della spiaggia. Pi veloce, gli chiese
Emma, colta all'improvviso da un bisogno incontrollabile di appoggiare di nuovo i piedi a terra. Ebbe
come l'impressione di vedere delle ombre muoversi sotto la superficie dell'acqua. Ripens agli antichi
racconti di marinai le cui navi venivano sollevate da dorsi di balene e mostri marini. Storie di piccole
imbarcazioni devastate da demoni acquatici, di equipaggi finiti in pasto agli squali...
Trattenne il fiato quando la moto si mise a sobbalzare, facendole perdere per un attimo la presa
sul manubrio. Iniziarono a precipitare. Mark grid mentre sfrecciavano seguendo la direzione delle
onde che si infrangevano, puntando dritti verso la spiaggia. Le dita di Emma cercarono alla disperata e
finalmente ritrovarono le manopole: quando la ruota anteriore stava gi sfiorando la sabbia, vi si
richiusero saldamente attorno e la moto ricominci a salire, oltrepassando la spiaggia, innalzandosi al
di sopra della statale.
Sent Mark ridere. Fu un suono selvaggio, dentro al quale riecheggiavano la Caccia, il richiamo
del corno e lo scalpitio degli zoccoli. Stava respirando aria fresca e pulita, i capelli le svolazzavano
dietro la schiena, non c'erano regole. Era libera.
Ti sei fatta valere, Emma le disse. Potresti cavalcare con Gwyn, se lo volessi.
La Caccia Selvaggia non accetta donne gli fece notare lei con parole che il vento le strappava
di bocca.
Peggio per loro. Le donne sono molto pi feroci degli uomini. Indic la riva, verso la cresta
delle montagne che correvano lungo la costa. Da quella parte. Ti porto al punto di convergenza.
9
REGNO IN RIVA AL MARE
Non c'era da stupirsi se Jace Herondale si fosse buttato a capofitto sulla possibilit di volare con
una moto, pens Emma. Un viaggio del genere ti offriva un punto di vista sul mondo completamente
diverso. Avevano seguito il percorso della statale nord, volando sopra ville con piscine immense a
strapiombo sull'oceano e castelli nascosti fra canyon e pareti scoscese; una volta erano anche scesi
abbastanza da poter vedere una festa in pieno svolgimento nel giardino di qualcuno, con tanto di
lanterne multicolore accese.
Mark la aiutava da dietro a tenere la direzione toccandole i polsi; il vento si era alzato troppo
perch potessero comunicare a voce. Passarono sopra un ristorante di pesce aperto fino a tardi, dalle cui
vetrate uscivano luce e musica. Emma c'era stata: ricordava di essersi seduta con Jules a uno dei suoi
grossi tavoli da picnic per intingere ostriche fritte nella salsa tartara. Fuori erano parcheggiate decine di
Harley Davidson, ma dubitava che anche una sola tra quelle potesse volare.
Sorrise fra s, incapace di trattenersi, ubriaca di vertigine e aria fredda.
Mark le tocc il polso destro. Una liscia distesa di sabbia partiva dalla spiaggia e saliva fino a
met scogliera. Emma impenn finch non furono quasi in verticale e sfrecci su per uno strapiombo.
Passarono rasenti alla roccia e poi accelerarono, sfiorando con le ruote le cime dei cardi campestri che
crescevano tra l'erba alta.
Di fronte a loro si ergeva una collinetta tondeggiante in cima alla scogliera. Pieg la schiena
all'indietro, preparandosi a spingere la moto al massimo, ma Mark le si avvicin per gridarle
nell'orecchio: Ferma! Ferma!.
La moto si arrest di colpo subito dopo che ebbero oltrepassato l'intrico di piante che bordava il
pendio. Al di l di quegli arbusti si apriva una distesa erbosa che arrivava fino alla bassa collina. In
alcuni punti l'erba sembrava calpestata, come se qualcuno vi avesse camminato sopra; in lontananza,
sulla destra, Emma intravide anche l'accenno di un percorso sterrato che da lass serpeggiava gi fino
alla statale.
Smont dalla sella. Mark la imit, e per un attimo rimasero fermi in piedi: l'oceano era un
bagliore lontano e la collina un'ombra scura di fronte a loro.
Guidi troppo veloce le disse Mark.
Emma sbuff e controll la chiusura della cinghia con cui si teneva Cortana legata al petto. Mi
sembri Julian.
Sono stati attimi di gioia riprese lui, andandole pi vicino.  stato come volare ancora con la
Caccia e assaggiare il sangue del cielo.
Ok, adesso mi sembri Julian strafatto. Si guard attorno. Dove siamo?  questo il punto di
convergenza delle linee di energia?
Laggi. Mark indic la buia apertura dentro alla roccia della collina. Mentre si avvicinavano,
Emma si mise una mano dietro la schiena per toccare l'elsa di Cortana. Qualcosa in quel posto le stava
facendo venire i brividi... Poteva essere solo il potere della convergenza, ma pi procedevano e pi
sentiva i capelli rizzarsi sulla nuca, perci ne dubitava.
L'erba  schiacciata disse, indicando con una mano l'area attorno alla caverna. O meglio
calpestata. Qualcuno  passato di qui, anzi pi di qualcuno. Per non ci sono tracce recenti di
pneumatici sulla strada.
Mark si guard attorno tenendo la testa piegata all'indietro, come un lupo che fiuta l'aria. Era
ancora a piedi nudi, ma sembrava che camminare sul terreno accidentato non gli desse per niente
fastidio, nonostante i cardi e le rocce affilate visibili tra l'erba.
Si sent un trillo netto e acuto: il telefono di Emma che squillava. "Jules" pens, togliendoselo
subito dalla tasca.
Emma? Era Cristina. Per una volta, la sua voce dolce e profonda la fece sobbalzare: un
brusco ritorno alla realt dopo il surreale volo attraverso il cielo. Dove sei? Hai trovato Mark?
S, l'ho trovato disse guardando in direzione del ragazzo. Lui sembrava intento a esaminare le
piante che crescevano attorno all'ingresso della grotta. Siamo alla convergenza.
Che cosa?! E dove si trova, scusa?  pericoloso?
Non ancora le rispose mentre Mark si sporgeva nell'antro. Mark! lo chiam. Mark, non...
Mark!
Cadde la linea. Emma imprec, poi si rimise il cellulare in tasca e prese la stregaluce. Si
sprigion un bagliore morbido e intenso che, espandendosi a raggi tra le sue dita, arriv a illuminare
l'ingresso della caverna. Si avvicin, maledicendo Mark fra s.
Lo trov a pochi passi dall'entrata, ancora con gli occhi sulle stesse piante di prima, che
circondavano la roccia asciutta e cedevole. Atropa belladonna disse. Una pianta velenosa.
Emma fece una smorfia.  normale che cresca qui attorno?
Non in questa quantit. Si chin per toccarla. Emma lo afferr per il polso.
Fermo! Hai detto che  velenosa!
Solo se ingerita. Zio Arthur non ti ha raccontato niente sulla morte di Augusto?
Niente che non mi sia impegnata a fondo per dimenticare.
Mark si rialz e lei moll la presa. Poi ebbe bisogno di sgranchirsi le dita: nelle braccia di Mark
aveva sentito una forza sottile ma tenace.
Mentre si addentravano nella grotta, che cominciava a diventare una galleria, non pot fare a
meno di ricordare l'ultima volta che aveva visto Mark: sorridente, con gli occhi azzurri e i capelli
biondi tagliati corti che si arricciavano sulle punte delle orecchie. E con le spalle larghe  o almeno cos
le sembravano a dodici anni. Di sicuro ai tempi era pi robusto di Julian, pi alto e massiccio di tutti
loro. Un adulto, insomma.
Adesso, a muoversi furtivo davanti a lei, c'era una sorta di bambino inselvatichito, con i capelli
che brillavano alla stregaluce. Procedeva come una nuvola in cielo, vapore alla merc di un vento che
avrebbe potuto dissolverlo.
Lui spar dietro una curva di roccia e per poco Emma non chiuse gli occhi davanti all'immagine
di un Mark svanito. Lui apparteneva al passato che conteneva anche i suoi genitori, e nel passato ci
potevi anche affogare, se gli permettevi di prenderti mentre eri al lavoro.
Ma lei era una Shadowhunter. Era sempre al lavoro.
Emma! la chiam Mark, e la sua voce riecheggi contro le pareti. Vieni a vedere.
Lei gli corse dietro nel tunnel, scoprendo che dava su una stanza circolare rivestita di metallo.
Emma fece un lento giro su se stessa, a bocca aperta. Non avrebbe saputo cosa aspettarsi l dentro, ma
di certo non qualcosa che somigliasse all'interno di un transatlantico dell'occulto. Le pareti erano di
bronzo, ricoperte da strani simboli in un miscuglio confuso di lingue diverse: alcune demoniache, altre
antiche ma umane... Riconobbe il greco demotico e il latino, qualche passaggio biblico...
Incastonate nelle pareti c'erano anche due grosse porte di vetro simili a obl, chiuse con dei
bulloni, tra le quali era stata fissata una strana decorazione. Attraverso il vetro Emma riusciva a vedere
solo un mare di buio, come se fossero sott'acqua.
Non c'erano mobili, ma sul pavimento di pietra nera levigata era stato tracciato con il gesso un
cerchio di simboli. Prese il cellulare e inizi a scattare delle fotografie; il flash era quasi inquietante, in
quella penombra.
Mark and verso il cerchio. Non... tent di dirgli riabbassando il telefono. Entrarci
concluse sospirando.
Lui era gi dentro e si stava guardando attorno con curiosit. Lei per vedeva solamente Mark e
il pavimento spoglio.
Esci, per piacere gli disse, cercando di convincerlo. Se l c' qualche incantesimo magico
che ti ammazza, spiegarlo a Jules sarebbe un tantino strano.
Quando Mark usc dal cerchio Emma not un leggero scintillio. "Un tantino strano" mi sembra
un eufemismo le rispose in tono calmo.
 questo il punto.  per questo che fa ridere, come frase.
Lui parve non capire.
Come non detto, Mark.
Una volta ho letto che spiegare una battuta  come sezionare una rana le disse. Scopri come
funziona, ma nel frattempo la rana muore.
Forse dovremmo uscire di qui prima di essere noi a morire, altro che la rana. Ho scattato
qualche foto con il cellulare, quindi...
Ho trovato questo annunci mostrandole un oggetto quadrato, di cuoio. Era dentro al
cerchio, insieme ad alcuni vestiti e a quelli che mi sono sembrati dei... denti rotti concluse corrugando
la fronte.
Emma gli prese l'oggetto dalle mani. Era un portafogli, un portafogli da uomo semibruciato.
Io non ho visto niente, il cerchio mi sembrava vuoto.
C' un incantesimo. L'ho sentito quando ci sono passato attraverso.
Emma apr il portafogli e sent un tuffo al cuore. Dietro la plastica trasparente c'era una patente
con una fotografia che le era familiare. Si trattava dell'uomo che aveva trovato morto nel vicolo.
C'erano anche soldi e carte di credito, ma lei tenne gli occhi fissi sulla patente e sul nome che
riportava: Stanley Albert Wells. Aveva gli stessi capelli piuttosto lunghi e ingrigiti e lo stesso viso
rotondo che lei ricordava, solo che in quella foto i lineamenti non erano distorti n sporchi di sangue.
L'indirizzo sotto il nome era stato bruciato per farlo diventare illeggibile, ma data di nascita e altre
informazioni erano chiare.
Mark... Mark! Sventol il portafogli sopra la testa. Abbiamo un indizio. Un vero indizio. Ti
amo!
Le sopracciglia di lui schizzarono verso l'alto. Se dicessi una cosa del genere nel Regno delle
Fate, dovremmo fare una promessa di matrimonio e tu potresti impormi un geis per non farmi pi
allontanare da te, pena la morte.
Emma si infil il portafogli in tasca. Be', qui  solo un modo per dire: "Mi piaci molto" o
persino: "Grazie di questo portafogli sporco di sangue".
Voi umani sapete essere davvero precisi con le parole!
Tu sei umano, Mark Blackthorn.
Un'eco rimbomb nella stanza. Mark stacc gli occhi da Emma e sollev la testa. A lei parve di
immaginare le orecchie appuntite di lui che si drizzavano in direzione del suono, e quella visione la
spinse a soffocare un sorriso.
Fuori. C' qualcosa qui fuori.
Sent sparire ogni accenno di allegria. Si infil dentro al tunnel, mettendosi la stregaluce in
tasca per smorzarla. Mark la segu. Emma estrasse lo stilo con la mano sinistra e si scribacchi una
serie di rapide rune sulle braccia: Colpo Sicuro, Passo Svelto, Furia della Battaglia e Silenzio. Quando
furono vicini all'ingresso si volt verso Mark, ancora con lo stilo in mano, ma lui le fece cenno di no
con la testa. Niente rune.
Se lo rimise nella cintura. Avevano raggiunto l'entrata della caverna, dove l'aria era pi fresca
ed era possibile vedere il cielo punteggiato di stelle sopra l'erba tinta d'argento dalla luna. Sembrava
che nel prato davanti alla grotta non ci fosse nessuno. Emma non vedeva altro se non erba e cardi
premuti a terra come se fossero stati calpestati da stivali, da l fino al bordo della scogliera. Nell'aria
c'era un suono acuto, musicale, come un ronzio di insetti.
Mark sussult all'improvviso dietro di lei. Quando parl, ci fu un'esplosione di luce. Remiel.
La spada angelica di Mark aveva preso vita. Come se il suo bagliore avesse rimosso un
incantesimo, all'improvviso Emma riusc a vederli. Eccoli mentre fischiavano e frinivano in mezzo
all'erba alta.
Demoni.
Sguain Cortana cos rapidamente che fu come se l'arma le fosse saltata in mano di sua
spontanea volont. Erano a decine, disseminati fra la grotta e il bordo della scogliera. Avevano
l'aspetto di enormi insetti: mantidi religiose, per l'esattezza. Testa triangolare, corpi allungati, lunghe
zampe pronte a ghermire bordate di lame di chitina taglienti come rasoi. Avevano gli occhi spenti,
vacui e lattiginosi.
Si trovavano fra lei e Mark da una parte, e la moto dall'altra.
Demoni mantide sussurr Emma. Non possiamo sconfiggerli tutti. Guard Mark, che
aveva il viso illuminato da Ramiel. Dobbiamo raggiungere la moto.
Mark annu. Vai le disse, deciso.
Emma fece un balzo in avanti. Appena tocc l'erba con gli stivali, si sent intrappolare da
un'ondata di freddo che sembr rallentare il tempo. Vide una delle mantidi girarsi verso di lei per
aggredirla con le tenaci e appuntite zampe anteriori. Pieg le ginocchia e spicc un salto, sollevandosi
in aria per colpirla dall'alto al basso e amputarle la testa.
Ci fu uno spruzzo di icore verde. Emma atterr sul terreno bagnato mentre il corpo dell'essere
si ripiegava su se stesso e svaniva, risucchiato nella dimensione a cui apparteneva. Colse una scintilla
con la coda dell'occhio. Si gir di scatto e colp di nuovo, conficcando la punta di Cortana nel torace di
un'altra mantide. La estrasse, affond ancora e poi rimase a guardare la creatura mentre si disintegrava
attorno alla lama.
Si sentiva il cuore pulsare nelle orecchie. Quelli erano i momenti in cui tutto l'allenamento,
tutte le ore, la passione e l'odio si riducevano a un singolo punto di concentrazione e determinazione.
Uccidere i demoni. Salvare Mark. Ecco cosa contava.
Mark, con la spada angelica che illuminava l'erba tutto attorno, si stava scagliando contro una
mantide, amputandole le zampe anteriori. La creatura barcoll e frin, ancora viva. Il viso di Mark si
contrasse per il disgusto. Emma corse verso un gruppo di rocce, prese lo slancio e poi si abbatt
sull'insetto, spaccandolo in due. Lo vide svanire mentre riatterrava di fronte a Mark.
Quella avrei dovuto finirla io le disse lui con sguardo freddo.
Fidati, ce ne sono quante vuoi. Lo afferr con la mano libera per farlo voltare. Cinque
mantidi stavano avanzando verso di loro passando attraverso le fessure nella collina di granito. Pensa
tu a loro gli disse. Io intanto prendo la moto.
Mark and alla carica lanciando un grido che sembrava il suono di un corno da caccia. Tagli
zampe anteriori e posteriori, e le bestie menomate gli ricaddero attorno spruzzando icore verde-nerastro
che puzzava di benzina bruciata.
Emma si mise a correre verso il bordo della scogliera e i demoni la inseguirono. Cerc di
colpirli nei punti in cui erano pi vulnerabili, ovvero dove la corazza era pi sottile, e cos facendo
stacc teste dai toraci, zampe dagli addomi. Aveva jeans e felpa intrisi di sangue demoniaco. Scivol
nei pressi di una mantide morente, prosegu a fatica verso il margine della scogliera e...
Rimase di gelo. Uno dei demoni stava sollevando la moto con le zampe anteriori. Sarebbe stata
pronta a giurare che le stesse anche ridendo in faccia, con quella testa triangolare che si apriva per
rivelare file di denti sottili come aghi mentre chiudeva il veicolo in una morsa, facendolo a pezzi. Il
metallo stridette, gli pneumatici scoppiarono, la mantide frin di gioia mentre la moto cessava di
esistere e i suoi pezzi rotolavano gi dalla scogliera, portando con s ogni possibilit di scappare.
Lanci al demone un'occhiata di fuoco. Per tua informazione, quella era una moto da paura!
Si tolse un coltello dalla cintura e lo lanci.
La lama and a conficcarsi nel torace della creatura; dalla bocca le usc un getto di icore mentre
indietreggiava, in preda agli spasmi, finendo per seguire la moto gi dal precipizio.
Stupido essere mormor Emma, girandosi verso il prato. Odiava usare i coltelli da lancio per
uccidere i nemici, soprattutto perch era altamente improbabile riaverli indietro. Nella cintura ne
conservava altri tre, pi una spada angelica e Cortana. Sapeva che mai e poi mai sarebbero stati
sufficienti per affrontare la ventina di mantidi ancora in agguato nell'erba. Per non aveva altro. E
avrebbe dovuto farseli bastare.
Vide Mark, arrampicatosi nel frattempo sulla collina e ora appollaiato su un affioramento, che si
lanciava verso il basso con la spada in pugno. Si mise a correre nella sua direzione. Schiv
l'aggressione di una zampa, lanciando Cortana per amputarla senza smettere di correre. Ud la mantide
emettere un gemito acuto di dolore.
Uno dei demoni pi grossi stava raggiungendo Mark, con le micidiali zampe anteriori pronte a
colpire. Lui affond Remiel con forza, decapitando il mostro; mentre quest'ultimo crollava a terra,
per, ne comparve subito un altro, che serr le mascelle sulla lama. Stava morendo, ma era riuscito a
prendere Remiel: scomparvero insieme in una pozza sfrigolante di icore e adamas.
Mark non aveva pi armi. Era con le spalle contro la roccia quando un'altra mantide si avvent
su di lui. A Emma sal il cuore in gola: scatt in avanti, precipitandosi verso il muro, tentando il tutto
per tutto per raggiungere Mark in tempo. Questa che stava per attaccarlo era enorme: Mark si rivolse al
collo della creatura che avanzava a bocca aperta, ed Emma avrebbe voluto gridargli di non affrontarla,
di darsi alla fuga.
Ma qualcosa brill tra le dita di lui. Una catenella d'argento da cui pendeva una punta di
freccia. Mark la us per sferzare la testa della creatura e squartare i suoi sporgenti occhi bianchi, dai
quali esplose un fluido lattiginoso. Il demone indietreggi gridando proprio nel momento in cui Emma
salt sulla sporgenza rocciosa accanto a lui e tagli l'essere in due con l'aiuto di Cortana.
Mark si rimise il ciondolo al collo, Emma imprec e gli pass l'unica spada angelica che aveva.
Dalla lama di Cortana colava icore che le ustion la pelle. Strinse i denti e ignor il dolore mentre Mark
sollevava la sua nuova arma.
Dalle un nome gli disse, tra un respiro affannoso e l'altro, togliendosi un coltello dalla
cintura. Lo strinse forte con la mano destra, e Cortana con la sinistra.
Mark annu. Raguel disse, e la lama divamp di luce. Le mantidi emisero un verso stridulo,
acquattandosi e ritraendosi di fronte al bagliore, e in quel momento Emma salto gi dalla roccia.
Mentre piombava verso il basso, fece roteare attorno a s sia il pugnale sia Cortana come
fossero pale di un elicottero. L'aria si riemp di striduli versi di dolore mentre le sue armi fendevano
chitina e poi carne.
Il mondo si stava muovendo al rallentatore. Lei stava ancora cadendo, aveva tutto il tempo del
mondo. Scagli le braccia in avanti, a destra e a sinistra, staccando teste da toraci, mesotoraci da
metatoraci, facendo a pezzi le mascelle di due mantidi perch soffocassero nel loro stesso sangue.
Venne aggredita da una zampa posteriore: la smembr con un colpo diagonale di Cortana. Quando
finalmente tocc terra, dopo di lei caddero anche sei cadaveri di mantide che produssero un tonfo sordo
e poi si dissolsero nel nulla.
Rimase solo una zampa anteriore, piantata nel terreno come uno strano cactus. Le mantidi
superstiti avevano formato un cerchio, sibilavano ed emettevano schiocchi metallici, per ancora non
attaccavano. Sembravano guardinghe, come se persino i loro minuscoli cervelli d'insetto avessero
capito che Emma rappresentava un pericolo concreto.
A una di loro mancava una zampa anteriore.
Emma guard Mark: era ancora in equilibrio sull'affioramento di roccia, e non poteva
biasimarlo, visto che combattere da l presentava notevoli vantaggi. Sotto i suoi occhi, una mantide si
scagli contro di lui cercando di colpirlo al petto con uno dei suoi affilati arti; Mark per rispose con un
fendente che le lacer l'addome. L'essere grid di dolore e barcoll all'indietro.
Nell'intensa luce della spada angelica, Emma vide del sangue fiorire sulla maglietta di Mark,
rosso nerastro.
Mark... sussurr.
Lui si volt con grazia, spezzando il demone in due con la spada: i suoi resti si dissolsero
nell'esatto momento in cui la notte esplose di luce.
Una macchina era uscita dalla strada e stava puntando a tutta velocit verso il centro della
radura. Era una Toyota rossa che Emma conosceva bene. I suoi fari fendettero l'oscurit, passando sul
prato come raggi e illuminando le mantidi.
C'era una figura in ginocchio sul tettuccio; teneva una balestra leggera appoggiata contro la
spalla.
Julian.
La macchina viaggiava a tutta velocit, ma nonostante ci Julian si alz in piedi con la balestra.
Era un'arma complicata, la sua, capace di sparare pi dardi in rapida sequenza. Si gir verso i demoni e
tir prima un dardo, poi un altro, il tutto senza smettere di cavalcare il tetto dell'automobile come fosse
una tavola da surf, tenendo i piedi ben saldi sulla carrozzeria mentre la Toyota sobbalzava sul terreno
accidentato.
Emma si sent travolgere da un'ondata di orgoglio. Spesso la gente si comportava come se
Julian non potesse essere un guerriero perch era troppo gentile nella vita di tutti i giorni, con gli amici
e con la famiglia.
La gente si sbagliava.
Tutti i dardi andarono a segno, piantandosi dentro al corpo delle bestie. Erano coperti di rune:
quando colpivano, le mantidi esplodevano lanciando urla mute.
L'auto ora sgommava a destra e a sinistra per tutta la radura. Al volante c'era Cristina,
concentrata come non mai. I demoni si stavano dileguando, scomparendo nell'ombra. Cristina mand il
motore su di giri e riusc a investirne molti, spiaccicandoli a terra. Mark salt gi dalla roccia,
atterrando in posizione rannicchiata, e fin un demone che si stava contorcendo premendogli lo stivale
sulla testa a forma d'incudine e spappolandone il contenuto sull'erba. A quel punto aveva la maglietta
nera di sangue. Mentre l'orrenda creatura svaniva emettendo un gorgoglio appiccicoso, Mark croll in
ginocchio, con la spada angelica che ricadde al suo fianco sull'erba.
L'auto si ferm di colpo. Cristina aveva appena spalancato la portiera del lato conducente
quando una delle mantidi sbuc strisciando da sotto le ruote e tent di avventarsi su Mark.
Julian vol gi dal tetto lanciando un grido. La mantide ormai incombeva su Mark, il quale nel
frattempo cercava di afferrare la catenella che aveva al collo.
Emma si sent percorrere da una scarica di energia, una specie di iniezione di caffeina. Era la
presenza di Julian a darle pi forza. Estrasse la zampa di mantide che era conficcata nel terreno e la us
come arma, lanciandola. Sferz l'aria, ruotando come un propulsore, e urt il corpo della bestia con un
colpo secco. Il demone lanci un grido agonizzante e spar in una nuvola di icore.
Mark affond nell'erba. Julian era gi chino su di lui, Emma stava correndo da loro. Jules aveva
estratto lo stilo. Mark stava dicendo quando Emma li raggiunse. Mark, ti prego...
No si oppose lui con voce stanca. Scacci le mani del fratello. Niente rune. Si trascin
sulle ginocchia, poi riusc a rimettersi in piedi, seppure barcollando. Niente rune, Julian. Emma, stai
bene? le chiese guardandola.
Io sto bene gli rispose mentre rimetteva Cortana nel fodero. Il sudore freddo della battaglia
era sparito, e ora Emma si sentiva girare la testa. Alla luce della luna, gli occhi di Julian erano di un
azzurro ghiaccio scintillante. Indossava la tenuta da combattimento, aveva i capelli sconvolti dal vento
e con la mano destra stringeva il fusto della balestra.
Con la sinistra le sfior il viso, facendola sentire ipnotizzata dal suo sguardo. Dentro le sue
pupille vedeva il riflesso del cielo notturno. Stai bene? le chiese lui con voce profonda. Stai
perdendo sangue.
Julian riabbass la mano. Aveva le dita rosse. Emma si tocc subito la guancia, e solo allora si
rese conto di avere una ferita aperta che perdeva sangue. E bruciava. Non me ne ero accorta! disse,
pensando subito ad altro. Ma voi come avete fatto a trovarci? Jules, come hai fatto a sapere dove
andare?
Prima che Julian potesse rispondere, la Toyota riprese vita, gir e and loro incontro. Cristina si
sporse con la testa dal finestrino e la sua medaglietta le luccic al collo. Vmonos. Leviamoci di qui, 
pericoloso.
I demoni non se ne sono andati concord Mark. Si sono soltanto ritirati.
Non si stava sbagliando. La notte attorno a loro era ancora popolata da ombre che si
muovevano. Salirono a bordo in fretta: Emma davanti, accanto a Cristina, Julian e Mark sui sedili
posteriori. Mentre la macchina fuggiva via, Emma si infil una mano nella tasca della sua giacca di
cotone per toccare l'oggetto quadrato di cuoio.
Il portafogli. C'era ancora. Tir un sospiro di sollievo: era l, in macchina, con Julian vicino e
una prova in tasca. Andava tutto bene.
Ti serve un iratze, Mark stava dicendo Julian.
Stai alla larga da me con quel coso gli rispose il fratello con voce seria e profonda, guardando
storto lo stilo nella mano di lui. Altrimenti mi butto fuori dal finestrino con la macchina in corsa.
Oh no che non lo farai disse Cristina, in tono calmo e gentile, facendo scattare sonoramente il
tasto che bloccava tutte le portiere.
Ma stai sanguinando! C' sangue dappertutto protest Julian.
Emma si volt per guardarli. Mark aveva la maglietta intrisa di sangue, per non sembrava
soffrire particolarmente. Aveva lo sguardo infastidito. La Caccia Selvaggia mi ha fatto un
incantesimo, le mie ferite guariscono in fretta. Non dovete preoccuparvi. Prese l'orlo della maglietta e
lo us per tamponarsi il petto; Emma intravide uno sprazzo di pelle bianca tesa su addominali duri e
lembi di vecchie cicatrici.
Meno male che siete arrivati proprio in quel momento disse lei rigirandosi per guardare prima
Cristina e poi Julian. Non so come abbiate fatto a capire quello che stava succedendo, per...
Infatti non lo avevamo capito rispose brevemente lui. Dopo che hai chiuso la telefonata con
Cristina, abbiamo controllato il Gps del tuo cellulare e abbiamo visto che ti trovavi in questa zona. Ci 
sembrato abbastanza strano da decidere di seguirti.
Ma non sapevi che eravamo nei guai ribatt Emma. Soltanto che eravamo alla
convergenza.
Cristina le lanci uno sguardo eloquente. Julian non disse nulla.
Emma si tolse la giacca, trasferendo il portafogli di Wells nella tasca dei jeans. La battaglia ti
avvolgeva in una specie di stordimento, ti toglieva la consapevolezza delle ferite per farti andare avanti.
Fitte e dolori le stavano piombando addosso solo ora; trasal quando si sfil la manica e vide il suo
avambraccio. Dal gomito al polso aveva un'ustione dai bordi rosso-nerastri.
Alz lo sguardo sullo specchietto retrovisore e vide che anche Jules stava osservando la sua
ferita. Si era sporto in avanti. Potresti accostare qui, Cristina, per cortesia?
Julian e la sua immancabile gentilezza. Emma cerc di sorridergli nello specchietto, ma lui non
la stava pi guardando. Cristina lasci la statale ed entr nel parcheggio del ristorante sopra al quale
Emma e Mark avevano volato poco prima. Sull'edificio fatiscente campeggiava un'enorme insegna
luminosa con la scritta IL TRIDENTE DI POSEIDONE.
I quattro scesero dall'auto. Il locale era quasi deserto, fatta eccezione per qualche tavolo
occupato da camionisti che arrivavano da lontano e gente che stava nei campeggi della zona, tutti chini
su tazze di caff e piatti di ostriche fritte.
Cristina insistette per entrare e ordinare qualcosa da bere e da mangiare; ci fu qualche protesta,
ma poi venne accontentata. Julian butt il giubbotto su un tavolo per occuparlo. Fuori, sul retro, c'
una doccia all'aperto. E un po' di privacy. Venite.
E tu come fai a saperlo? gli chiese Emma, andandogli dietro mentre lui girava deciso attorno
all'edificio. Non le rispose. Sapeva che era arrabbiato, e lo capiva non soltanto dal modo in cui la
guardava, ma anche dal pesante nodo che si sentiva sotto la gabbia toracica.
La stradina sterrata che faceva il giro del locale si allargava in una zona circondata da bidoni
dell'immondizia. C'era un grosso lavandino doppio in acciaio e, come Julian aveva promesso, anche
un'ampia doccia all'aperto vicina a un deposito di attrezzature da surfisti.
Mark cammin sulla sabbia che lo separava dalla doccia e apr il rubinetto.
Aspetta fece Julian. Se fai cos ti...
L'acqua si rivers verso il basso, investendo Mark completamente. Lui alz il viso in tutta
calma, come se si stesse lavando sotto una cascata tropicale anzich in una doccia d'acqua non
riscaldata, di notte.
... bagni tutto sospir Julian. Si pass le dita tra i capelli arruffati. Capelli di cioccolato,
pensava Emma da piccola. Tanta gente pensava che i capelli castani fossero banali, ma lei no: quelli di
Julian erano punteggiati d'oro, con qualche accenno color ruggine e caff.
Emma and al lavandino e si lav il braccio ferito, poi si sciacqu viso e collo dall'icore. Il
sangue di demone era tossico: poteva ustionarti la pelle, ed era una pessima idea correre il rischio di
farne arrivare qualche goccia in bocca o negli occhi.
Mark chiuse il rubinetto della doccia e usc, scuotendo il corpo. Emma si chiese se si sentiva a
disagio, con i jeans e la maglietta incollati addosso e i capelli appiccicati al collo.
Lo sguardo di lui incontr il suo. Azzurro gelido e intenso da una parte, oro ancor pi freddo
dall'altra. In fondo a quegli occhi Emma leggeva l'indomabilit della Caccia, il vuoto e la libert dei
cieli. Ebbe un brivido.
Not che Julian le stava lanciando uno sguardo tagliente. Lo vide mentre diceva qualcosa a
Mark, il quale annu e spar dietro a un lato dell'edificio.
Chiuse il rubinetto del lavandino con un sussulto di dolore: aveva una scottatura sul palmo della
mano. Prese lo stilo.
No. Era la voce di Jules, e all'improvviso sent una presenza calda dietro di lei. Si aggrapp
al bordo del lavandino e chiuse gli occhi, colta da un leggero capogiro. Il calore del corpo di Jules era
palpabile, se lo sentiva scorrere su e gi per la schiena, e sapeva vagamente di fuoco, pittura e chiodi di
garofano. Lascia fare a me.
Le rune di Guarigione, anzi tutte le rune, funzionavano meglio se a fartele era il tuo parabatai,
perch la magia del vincolo ne amplificava l'effetto.
Julian le stava cos vicino che dovette girarsi con cautela per non urtarlo. Le venne la pelle
d'oca quando lui le prese il braccio, tenendola per il polso, ed estrasse lo stilo con la mano libera.
Riusciva a sentire il sentiero che ognuna delle dita di lui stava tracciando sulla sua pelle. Erano
dita indurite dai calli, irruvidite dalla trementina. Jules gli disse. Scusami.
Lui pos la punta dello stilo. Scusami per cosa?
Perch sono andata alla convergenza senza di te. Non stavo cercando di...
Perch lo hai fatto? le chiese, e lo stilo inizi il suo viaggio sull'epidermide, formando le
linee di una runa di Guarigione. Perch te ne sei andata con Mark?
La moto... Ci stavano solo due persone. Lui la guard con aria perplessa. La motocicletta
gli ripet, ma poi si ricord del demone mantide che stritolava il veicolo fra le sue zampe taglienti.
Cio, hai presente il destriero di Mark? Quello di cui parlava la delegazione delle fate al Santuario?
Era una moto. E una delle mantidi l'ha distrutta, quindi ora direi che  un'ex moto.
L'iratze era finito. Emma ritrasse la mano e vide la ferita rimarginarsi come una cucitura che si
chiudeva.
Non ti sei nemmeno messa la tenuta le disse lui. Dal tono di voce sembrava tranquillo,
concentrato, ma le dita gli tremavano mentre metteva via lo stilo. Sei ancora un essere umano,
Emma.
Ma stavo bene e...
Non puoi farmi questo. Sembrarono parole riportate in superficie dal fondo dell'oceano.
Emma rimase di sasso. Questo cosa?
Sono il tuo parabatai le disse, come se quella frase bastasse a spiegare tutto. E in un certo
senso era proprio cos. Prima che arrivassimo io e Cristina stavi affrontando cosa, forse una ventina di
demoni mantide? Se lei non ti avesse telefonato...
Li avrei sconfitti ribatt Emma, decisa. Sono contenta che siate arrivati, grazie, ma sarei
riuscita a tirarci fuori dai guai anche...
Forse! Julian aveva alzato la voce. Forse ce l'avresti fatta anche da sola. E se invece no? Se
fossi... morta? Mi avrebbe ucciso, Emma. Ucciso. Lo sai cosa succede...
Non complet la frase. "Lo sai cosa succede quando il tuo parabatai muore" avrebbe voluto
dire.
In piedi, si guardavano negli occhi respirando forte. Mentre tu eri lontano, Jules, io lo sentivo,
qui disse toccandosi il braccio nel punto dove c'era la runa parabatai. Tu lo sentivi? Appoggi il
palmo della mano aperta sulla maglietta calda della pelle di lui. La runa di Julian si trovava sul bordo
esterno della clavicola, a una decina di centimetri dal cuore.
S le rispose abbassando le ciglia mentre, con gli occhi, seguiva i movimenti delle sue dita.
Mi faceva male starti lontano. Mi sembrava di avere un uncino piantato sotto le costole, con qualcosa
che tirava in senso opposto. Come se fossi fisicamente legato a te, a prescindere dalla distanza.
Emma inspir bruscamente. Stava ripensando a Julian, quattordicenne, dentro agli anelli di
fuoco sovrapposti della Citt Silente, dove si era svolta la cerimonia parabatai. Rivide l'espressione sul
suo viso mentre entravano tutti e due nel cerchio centrale e le fiamme crescevano attorno a loro, finch
lui non si era sbottonato la camicia per permettere a lei di toccargli la pelle con lo stilo e tracciare la
runa che li avrebbe uniti per il resto dell'eternit. Sapeva che, se avesse mosso la mano ora, avrebbe
potuto sentire la runa incisa sul suo petto, la runa che lei aveva creato...
Gli tocc la clavicola. Avvert il calore della sua pelle attraverso la stoffa. Lui socchiuse gli
occhi, come se quel contatto gli facesse male. "Ti prego, Jules, non essere arrabbiato" pens dentro di
s. "Ti prego."
Io non sono una Blackthorn disse lei con voce tremante.
Come?
Io non sono una Blackthorn ripet. Faceva male pronunciare quelle parole: arrivavano da un
luogo profondo di verit, un posto che Emma esitava a scrutare troppo da vicino. Io non appartengo
all'Istituto. Io sono qui per te, perch sono la tua parabatai, per questo mi hanno dovuto concedere di
restare. Voi non dovete dimostrare che state facendo qualcosa in cambio. Tutto quello che faccio io,
invece, ...  una prova.
Il viso di Julian era cambiato. Adesso la stava guardando, sotto la luce della luna, con l'arco di
cupido delle labbra dischiuso. Le strinse delicatamente le mani attorno alle braccia. A volte era come se
lei fosse un aquilone, e Julian la persona che lo faceva volare: lei saliva su su nel cielo, e lui la teneva
ancorata a terra. Senza Julian, si sarebbe persa fra le nuvole.
Alz la fronte. Sentiva il respiro di lui sul viso. C'era qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che si
apriva, non come una crepa in un muro ma piuttosto come una porta che si spalancava, lasciandole
vedere la luce.
Io non ti sto mettendo alla prova, Emma le disse. Tu a me hai gi dimostrato tutto.
Nel sangue sentiva una sensazione selvaggia, il desiderio di afferrare Julian, di fare qualcosa,
qualcosa, stritolargli le mani dentro alle proprie causando dolore a tutti e due, costringendo entrambi ad
assaporare la stessa famelica disperazione. Non riusciva a capirla, e questo la terrorizzava.
Si spost di lato, interrompendo delicatamente la presa di Julian su di s. Dobbiamo tornare da
Mark e Cristina mormor.  un po' che siamo qui.
Gli diede le spalle, ma non prima di aver visto l'espressione di lui chiudersi di colpo, come una
porta in faccia. Fu una voragine allo stomaco, l'ingestibile certezza che, a prescindere da tutti i demoni
che aveva ucciso quella sera, il coraggio le fosse mancato proprio quando ne avrebbe avuto pi
bisogno.
Tornati davanti al ristorante trovarono Mark e Cristina seduti a un tavolo da picnic e circondati
da cartoni di patatine fritte, pane e burro, vongole fritte, tacos di pesce. Cristina aveva in mano una
bottiglia di gazzosa al lime, e stava sorridendo per qualcosa che le aveva detto Mark. Il vento che saliva
dall'oceano gli aveva asciugato i capelli, che ora gli volavano leggeri attorno al viso enfatizzando
quanto somigliasse a una fata e quanto poco a un Nephilim.
Mark mi stava raccontando del combattimento al punto di convergenza disse Cristina quando
Emma si infil nel loro tavolo prendendo una patatina. Julian si sedette dopo di lei e agguant una
bibita.
Emma si lanci nel racconto della sua versione degli eventi, dalla scoperta della grotta e del
portafogli alla comparsa dei demoni mantide. Hanno sbriciolato la moto di Mark per impedirci di
scappare!
Mark sembrava triste.
Allora addio destriero, giusto? Che sbatti... gli disse Emma. Te ne procureranno un altro?
Improbabile. Il Popolo Fatato non  generoso rispose lui.
Julian guard Emma con le sopracciglia sollevate. "Che sbatti"?
Eh lo so, ogni tanto mi scappa si difese facendo spallucce.
Cristina tese una mano verso di lei. Voglio vedere cosa hai trovato, dopo tutta la fatica che hai
fatto.
Emma si tolse il portafogli di cuoio dalla tasca e lasci che gli altri se lo passassero di mano in
mano. Poi prese il cellulare e mostr a tutti le fotografie dell'interno della grotta con le strane scritte
sulle pareti.
Il greco e il latino possiamo tradurli disse. Ma per le altre lingue dovremo farci un giro in
biblioteca.
Stanley Wells disse Julian guardando dentro al portafogli mezzo bruciato. Mi suona
familiare come nome.
Quando torniamo all'Istituto chiediamo a Ty e a Livvy di scoprire chi . E poi possiamo
cercare anche l'indirizzo dove abitava, vedere se in casa sua c' qualcosa di interessante, se c' un
motivo per cui forse lo hanno scelto come vittima di un sacrificio...
Magari li scelgono a caso sugger Julian.
Invece no intervenne Mark.
Rimasero tutti in silenzio, Julian con la bottiglia in mano.
In che senso? chiese Emma.
Non tutti possono essere il soggetto ideale per il sacrificio richiesto da un incantesimo di
evocazione spieg Mark. Non pu essere una scelta completamente casuale.
Vi insegnano molte cose sulla magia nera, nella Caccia Selvaggia? domand Julian.
La stessa Caccia Selvaggia  magia nera. Ho riconosciuto il cerchio nella grotta. Batt il dito
sullo schermo del cellulare di Emma. Questo  un cerchio sacrificale. Negromanzia. Potere della
morte incanalato per qualche ragione.
Rimasero tutti in silenzio per qualche secondo. Il vento freddo dell'oceano scompigli i capelli
umidi di Emma. Le mantidi erano guardie disse. Chiunque sia il negromante, vuole che nessuno
scopra la stanza cerimoniale segreta.
Perch gli serve aggiunse Jules.
Oppure le serve. Non  che i serial killer psicopatici e magici siano solo uomini gli fece
notare Emma.
Ok, te lo concedo. In un caso o nell'altro, vicino alla citt non c' nessun altro posto in cui le
linee di energia convergano cos. La negromanzia praticata in corrispondenza di una linea
probabilmente comparirebbe sulla mappa di Magnus, ma quella fatta in un punto d'incrocio?
Potrebbe benissimo restare nascosta ai Nephilim disse Mark. L'assassino potrebbe svolgere
i suoi riti sacrificali nei punti di convergenza, e poi...
E poi abbandonare i corpi sui prolungamenti delle linee di energia concluse Cristina. Ma
perch? Perch non lasciarli nella grotta?
Forse vogliono che i corpi vengano ritrovati osserv Mark. Dopotutto, su quei cadaveri
c'erano delle scritte. Potrebbe trattarsi di un messaggio, di qualcosa che vogliono comunicare.
Allora avrebbero dovuto scrivere in una lingua che conosciamo! borbott Emma.
I messaggi potrebbero non essere rivolti a noi le fece notare Mark.
Dovremo tenere d'occhio la convergenza, monitorarla disse Cristina. Non ce ne sono altre:
prima o poi, l'assassino dovr per forza tornarci.
Allora siamo d'accordo disse Julian. Bisogna architettare qualcosa alla convergenza.
Qualcosa che possa avvertirci.
Domani, di giorno disse Emma. I demoni mantide dovrebbero essere inattivi...
Julian scoppi a ridere. Sai che cosa abbiamo domani? La verifica! Due volte all'anno, Diana
era tenuta a controllare la preparazione dei ragazzi su certe materie di base, dal disegno delle rune alla
conoscenza delle lingue, riferendo poi i progressi al Conclave.
Si scaten un coro di proteste, e Julian alz le mani. Ok, ok, mander un messaggio a Diana.
Per se non la facciamo il Conclave potrebbe insospettirsi.
Mark disse qualcosa di irripetibile a proposito di ci che il Conclave avrebbe potuto farsene dei
suoi sospetti.
Non avevo mai sentito quella parola! comment Cristina, con lo sguardo divertito.
Mi sa che non la sapevo nemmeno io le fece eco Emma. Eppure di parolacce ne conosco...
Mark indietreggi con la schiena accennando un sorriso, ma poi inspir a denti stretti. Tir lo
scollo della maglietta e si guard il petto ferito.
Julian pos la bottiglia. Fammi dare un'occhiata.
Mark lasci andare la maglietta. Non c' niente che potresti fare. Guarir.
 una ferita demoniaca, fammela vedere.
Mark lo fiss, allarmato. Accanto a loro, il placido sciabordio delle onde. Fuori dal ristorante
non era rimasto nessun altro; tutti i tavoli si erano svuotati. Era la prima volta che Mark sentiva parlare
Julian con quella voce, pens Emma. Una voce che non tollerava repliche, che sembrava appartenere a
un uomo maturo. Di quelli che stavi ad ascoltare.
Mark si sollev la maglietta. La ferita gli attraversava in maniera irregolare il petto: ora non
sanguinava pi, ma la vista di quella carne pallida dilaniata spinse Emma a serrare i denti.
Ok, adesso lasciami... fece per dire Julian, ma Mark si alz di scatto dal tavolo.
Sto bene! Non mi serve la tua magia guaritrice. Non ho bisogno delle vostre rune di
Sicurezza. Si tocc la spalla, dove un Marchio nero si apriva come una farfalla: una runa di Protezione
Permanente. Ce l'ho da quando avevo dieci anni disse. Lo avevo quando mi hanno preso, quando
mi hanno distrutto e reso uno di loro. Non mi ha mai aiutato. Le rune dell'Angelo sono menzogne
gettate al Paradiso.
Nello sguardo di Julian il dolore si accese e poi si spense. Non sono perfette. Niente  perfetto,
per aiutano.  solo che non voglio vederti soffrire.
Mark lo chiam Cristina, con voce dolce. Ma lui era andato altrove, in un luogo dove nessuna
delle loro voci poteva raggiungerlo. Era in piedi con gli occhi fiammeggianti, le mani che si aprivano e
si richiudevano a pugno.
Lentamente alz una mano, afferr l'orlo della maglietta e se la tir sopra la testa. La sfil e la
butt sulla sabbia. Emma vide una pelle bianca, molto pi bianca della propria, un petto tonico e una
vita stretta percorsa dalle linee sottili di vecchie cicatrici. Poi Mark si volt.
Aveva la schiena ricoperta di rune, dalla nuca alla vita. Per non erano quelle normali degli
Shadowhunters, con i Marchi che alla fine si riducevano a fini linee bianche sulla pelle, ma in rilievo,
spesse e livide.
Julian impallid. Ma cosa...
Quando sono arrivato per la prima volta nel Regno delle Fate, mi hanno preso in giro per il
mio sangue di Nephilim. Il Popolo della Corte Unseelie mi ha tolto lo stilo e lo ha rotto, dicendo che
era soltanto uno stupido bastoncino. E quando ho lottato per riprendermelo, hanno usato i coltelli per
incidermi le rune dell'Angelo nella pelle. Dopo quella volta ho smesso di litigare con loro a proposito
degli Shadowhunters. E ho giurato che nessun'altra runa mi avrebbe mai pi sfiorato la pelle.
Si chin per raccogliere la maglietta insanguinata e li guard. Ora la rabbia era sparita. Era
tornato vulnerabile.
Forse si possono ancora guarire tent Emma. I Fratelli Silenti...
Non ho bisogno che guariscano. Mi servono da promemoria fu la risposta di Mark.
Julian si alz dolcemente da tavola. Promemoria per cosa?
Per ricordarmi che non mi devo fidare.
In mezzo alle teste dei due ragazzi, Cristina guard Emma. Sul suo viso c'era una profonda
tristezza.
Mi dispiace se la tua runa di Protezione ha fallito disse Julian, e la sua voce era bassa e
delicata. Emma pens che non aveva mai voluto stringerlo fra le braccia come in quel momento,
mentre affrontava suo fratello sotto un chiaro di luna bagnato d'oceano, con il cuore negli occhi. I suoi
capelli erano un groviglio, i morbidi ricci dei punti interrogativi sulla fronte. Ma ci sono altri tipi di
protezione. La tua famiglia ti protegge. Noi ti proteggeremo sempre, Mark. Non permetteremo che ti
costringano a tornare.
Mark fece il pi strano e mesto dei sorrisi. Lo so, mio gentile fratellino. Lo so.
...
FINE Parte 1.